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giovedì 1 agosto 2019

MEZZOGIORNO DI VUOTO 1

 
 
 
 
 
La frase qui sotto riportata si trova scritta su uno dei " barattoli" di cui si parla.  Ma sento - con questi post - di dovere una spiegazione di senso ai lettori di questo blog.
Il libro di cui si parla risale al lontano 1976 ed è un " avanzo" di biblioteca: fa parte cioè di quei libri ci cui si sbarazzano anche le biblioteche, perché desueti o - essenzialmente - perché non più richiesti.
Il titolo mi ha incuriosita ,se non altro per il riferimento palese - e voluto - ad un famoso film western: così mi sono presa  la briga di leggerlo. Non  ne ho ricavato nulla che non sapessi già, ma mi ha fatta riflettere tutto quel favoleggiare dell'epoca intorno alla cosiddedetta " liberazione ". E' ovvio  che dopo più di 40 anni le cose siano cambiate e che certe " categorie " non esistano più. Ma mi chiedo: eliminati gli " incasellamenti" siamo davvero diventati più liberi?
Ma - soprattutto -  quel vuoto  che è l'elemento centrale del testo e del motivo di tutta l'indagine - è stato superato/ colmato, o no?
 E questa presunta " liberazione" che cosa ha prodotto ?
O non è che - per caso- questo  vuoto di valori, di civiltà , di cultura e persino di umanità sia diventato ora più che mai dilagante e imperante?
 
( La parola ai lettori )
 
" Dopo il mezzogiorno ci sarà il pomeriggio, e sarà lungo. Gli slogan dell'entusiasmo saranno avvizziti e resterà il vuoto. Eppure oggi - che è mezzogiorno - si può ancora costruire molto e il vuoto non è più irresistibile " 

 
 
DANZA ITALIANA DEI BARATTOLI

(…) Quali sono i segni del dominio reale del capitale ad esempio in
       Italia? Piaccia o non piaccia, tali segni - ad esempio - si
       chiamano :psichiatria democratica, magistratura democratica,
       movimento femminista etc...
      Parliamo di " segni". Ma alla fine vedremo come questi segni
      potranno lasciare il posto a qualcosa di  meno teatrale e molto
      più solido e capace di permanere.
      Resta il fatto che oggi sono questi gli attori della ribalta del
      grande spettacolo del mezzogiorno di questa società.
      Cosa fanno? Fanno la grande danza dei barattoli vuoti e delle
      scatole. Su questi barattoli sta dipinto il sole di mezzogiorno, il
      sole chiamato liberazione: liberazione della donna, degli
      ospedalieri, degli ospedalizzati, deli impiegati statali, dei pazzi,
      dei vecchi, dei bambini… C'è una liberazione per tutti e ogni
      barattolo ne garantisce una.
      Ci sono poi gli addetti al barattolo: psichiatri democratici,
      magistrati democratici, femministe, assistenti sociali
      progressisti, brigatisti, pedagogisti progressisti, etc...
      Il loro compito è "liberare" tutti da credenze, complessi,
      servaggi di classe e aiutare ciascuno ad entrare nel rispettivo
      barattolo per la " grande liberazione ".
      A tutti deve essere dato un posto, un diritto alla vita in questa
      società  specie in quella futura che si sta preparando. Ognuno
      deve poter portare il suo posto dignitosamente stampato sulla
      fronte: femminista abortista, psicoterapista di gruppo,
      occupatori di case, terrorista democratico.
      Tutto questo potrebbe ricordare la " folle che Chaillot "
    ( espressione popolare francese risalente al Medioevo secondo 
      cui si potrebbe scambiare l'anima col diavolo in cambio di
      beni materiali, n.d.r. ), se non si vedesse la tragedia che ormai
      traspare.  (…)


          Lion  Vela  & Dora  Demàs  da    Mezzogiorno di vuoto  


MEZZOGIORNO DI VUOTO 2



(…) Taylor aveva scoperto il lavoro parcellizzato: oggi stiamo
        garantendo a tutti gli uomini il loro posto, ruolo parcellizzato
        di vita.
      " Finalmente c'è posto per tutti, nessuno va emarginato, questa
         è la vera democrazia: chi non ha un posto manifesti la sua
         richiesta, faccia un'associazione per ottenerlo ".
         Se non sei un emarginato in cerca di un tuo posto, se non sei
         un inquilino, un abitante, in cerca di una tua associazione, un
         minorato in cerca di una pensione per la tua minorazione, 
         allora inizia a pensare che non sei " adatto" a questo
         progresso.La società futura, la società democratica degli
        adattati, pone una sola condizione:adattarsi nei vari barattoli.
        Un pazzo, un malato, una ragazza madre non devono sentirsi
        più emarginati: il loro barattolo è come quello degli altri. Ma
        se un vecchio vuole anche essere " altro" che non solamente
       " vecchio ", se vuole finire la sua vita da clochard e filosofo e
       non da anziano democratico protetto,allora le cose cominciano
       a non andare. Se una ragazza madre ama l'uomo che le ha
       dato un figlio e vuole riconquistarlo, e non le va di essere solo
       femminista e scopre di essere anche donna, se non vuole una
       sessualità divisa, spiegata in modo sociale e politico,ma fattore
       di espressione dell'amore che scopre in sé; se non vuole perciò
       fare ideologia ma accingersi alla lunga strada di un rapporto
       d'amore, allora viene rigettata dal barattolo. (…)



                    Lion  Vela  &  Dora  Demàs  da  Mezzogiorno di vuoto

mercoledì 31 luglio 2019

MEZZOGIORNO DI VUOTO 3


IL VUOTO NON DICHIARA SE STESSO

(…) Si è detto che tutti siamo d'accordo nel bollare questa società
       come società delle divisione. Ma l'accordo è un'istintiva
       reazione di solidarietà a una parola - divisione - che si afferma
       confusamente come percorsa da una critica. E l'accordo è
       piuttosto sull'aspetto più generico di tale critica. L' accordo è
      insomma sul "troppe cose non vanno ", sull' "andiamo a rotoli",
      sul " siamo alla deriva ".
      Mentre dire :" questa società è una società della divisione",
      significa mettersi dalla parte di una unità, e non semplicemente
      di una unità per lottare, ma di una unità per vivere, che vuol
      dire al caso anche lottare. E non per sopravvivere, ma proprio
      per vivere.
    L'ultima grande illusione che ci si può trovare addosso in questo
     momento è quella di dover abbattere tutto per poter poi
     ricostruire. Se qualche energia è rimasta a qualcuno - nel
     declino organizzato di ogni risorsa umana - si può solo sperare
     che diventi chiara la stolidità di quest'ultima illusione. Questo
     può proprio essere il tempo delle risorse umane che  
     scarseggiano, in tutti i sensi. Usarle unicamente per abbattere,
     per criticare, per corrodere, può voler dire trovarsi presto
     senza fiato e senza nemmeno aver scalfito un sistema che ha
     usato secoli per diventare quello che è. Qualcuno allora forse
     potrebbe ripetere la terribile frase del protagonista del
     Gattopardo : " Doveva pur cambiare qualcosa, perché tutto
     restasse come prima ". Sarebbe dunque bene che chi in Italia
     oggi desidera un cambiamento,  si domandasse se gli conviene
     fare la parte del qualcosa che cambia in funzione del fatto che
     tutto possa tranquillamente restare come prima.
     Per questo sarebbe importante che l'essere d'accordo non fosse
     sul generico " tutto va male", ma sulla società della divisione,
     alla quale si può solo opporre un'unità di vita; e sulla società
     del vuoto, alla quale si può opporre solo una pienezza di
     significato nell'esistenza di individui e di popoli.  (…)


             Lion Vela  &  Dora Demàs   da   Mezzogiorno di vuoto


MEZZOGIORNO DI VUOTO 4


(…) Il vuoto di questa società è un vero vuoto culturale, cioè di
       significato. Lo svuotamento operato è sul perché delle cose e
       delle azioni, o meglio, è una tale polverizzazione dei motivi 
       che il singolo individuo spesso preferisce non parlarne più
       piuttosto che rischiare il marchio infamante dell'arretratezza.
       Per chi invece non fosse disposto ad accettare di non parlarne
       più, la soluzione c'è. Il vuoto si riempie di fantasmi. Fantasmi
       di lotte per una giustizia, per una umanità, per una convivenza
       libera, per una democrazia, per la conquista di un determinato
       tipo di vita. Ombre di significato che nell'esperienza dei
       singoli e dei gruppi non reggono al minimo urto, ma nell'
       immagine che la società dà di se stessa, vengono ricostruite e
       alimentate.
       Il vuoto non potrebbe sussistere se si definisse come vuoto.
       Nessuno lavorerebbe, lotterebbe, se domani tutti i giornali di
       tutto il mondo stampassero  la notizia che i Capi di Stato, i
       grandi industriali, i militari,le centrali  del potere dell'intero
       avessero dichiarato che dietro la facciata della loro
       burocrazia e degli incentivi ideologici non c'è nulla. Nessun
       motivo, nessuna spinta di quelle che nella Storia hanno
       mobilitato le masse, o forse solo una spinta molto circoscritta
       e brutale: la sopraffazione.
       Ma questo non è un motivo di vita, bensì solo una legge
       elementare di selezione della vita che non è più umana. E'
       comunque un vuoto di significato, è comunque un'assenza di
       cultura. Ma se questa pazzesca dichiarazione venisse fatta, la
       reazione sarebbe di un cinismo dilagante, di una ribellione
       totale: " Abbiamo aderito a un vuoto, ci hanno fatto lottare
       inutilmente, ci hanno fatto  morire per niente ".
       E così tutti coloro che avessero fatto quella dichiarazione
       avrebbero vinto .  (…)


                      Lion Vela  & Dora  Demàs   da  Mezzogiorno di vuoto

MEZZOGIORNO DI VUOTO 5


(…) E così tutti coloro che avrebbero fatto quella dichiarazione, o
       avrebbero potuto farla, avrebbero vinto.
       Avrebbero ragione di dire che il vuoto è comunque da tutte le
       parti e che valeva la pena che qualcuno lo riempisse di ombre
       per trarne partito. Ma è stato possibile popolare il vuoto e
       trarne partito, perché l'uomo non è fatto per il vuoto: l'uomo
       lavora, produce,crea,ama. La differenza è che se non ha radici
        di vita vera e sperimentabile come vera, lavora, produce, crea
        e ama a profitto di chi vuol trarne profitto; al contrario, se ha
        una vita piena e posseduta, lavora, produce, crea e ama per
        sé e per il mondo.
        Se invece a quella pazzesca dichiarazione, un insieme di
        persone, gruppi e interi popoli potessero rispondere: a quel
       nulla dietro la facciata non abbiamo mai aderito;al miserevole
       spirito della sopraffazione non abbiamo mai dato da vivere ,
       abbiamo invece alimentato le radici della nostra cultura, della
       nostra fede  nonostante tutto ciò che ci circondava, nonostante
      gli errori, nonostante noi stessi. Abbiamo lavorato e costruito
       delle identità di popoli, delle realtà con un volto, con una
       parola da dire che non era nel vocabolario delle gigantesche
       macchine di parole che si trovano agli angoli delle strade; con
       una vita da vivere che ci ha fatto gustare la possibilità di
       essere uomini. Se ci fosse questa risposta, allora i grandi
       profittatori del vuoto avrebbero fatto male i loro conti e si
       troverebbero di fronte a qualcosa di cui non saprebbero cosa
       fare, tranne che creare nuove fonti di divisioni e ricominciare
       da capo. Ma dopo essersi così smascherati, forse non sarebbe
       altrettanto facile.
       Questa pazzesca ipotesi non sarà mai. Il vuoto non si dichiara
       vuoto, perché in quel caso gli uomini si accorgerebbero di
       troppe cose; perché in realtà gli uomini non reggono il vuoto.
       Hanno bisogno di fingere almeno brandelli di pienezza. Anche
       se sono solo brandelli e non riempiono nulla.
       Ecco perché si è più facilmente d'accordo sul generico" contro
       il sistema " che sul capire che cosa significhi " società della
       divisione " o " società del vuoto ".
       Perché in questo secondo caso si tratterebbe appunto di essere
       d'accordo su una posizione che è critica solo in diretta
       funzione di una costruttività che non è un modello futuro, ma
       una sperimentabilità ancora raggiungibile. Per il momento.
       (…)



              Lion Vela  & Dora Demàs  da    Mezzogiorno di vuoto