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venerdì 31 ottobre 2025

L' ARTE DI ESSERE FRAGILI



                                                     La fragilità ci permette di scoprire la meraviglia.... 

                                                          



FILOSOFIA DELLA CONSOLAZIONE


Leggo

che la pienezza è l' annientamento dell' assenza,

e che è felice soltanto

chi ha perso ogni speranza.

Coloro che scrivono questo

non possono comprendere che dalla ferita

che duole e puzza nascono api bionde

e che il loro miele

è la flebile luce che ci illumina.

Essi,

padroni della loro conquistata circonferenza,

non sanno

che è sterile la pace che non vivi.




                                Piedad Bonnet   da     Stratagenni del debole



martedì 1 aprile 2025

LA STAGIONE DELL' AMORE

 


                                                                La stagione dell' amore viene e va...



Dal momento che ci siamo incamminati sul sentiero dolce e tortuoso dell' amore, propongo - a compendio dell' argomento - una riflessione del filosofo Umberto Galimberti , perché ci offra qualche ulteriore spunto di riflessione :



"Parlare d' amore non è mai semplice. L' amore è forse il sentimento più discusso, raccontato e frainteso nella storia dell' umanità. Eppure, ci troviamo spesso a viverlo senza comprenderlo pienamente. Quando parlo d' amore, non mi riferisco solo alla passione romantica o all' attrazione fisica, ma a quell' esperienza che ci mette di fronte alla parte più profonda e vulnerabile di noi. L' amore è - prima di tutto - un rischio. Amare significa consegnare una parte di noi a un' altra persona, sapendo che potremmo soffrire, che potremmo essere non ricambiati o, peggio, che potremmo perderci nell' altro fino a smarrire noi stessi. Questo- però- non è il limite dell' amore, ma la sua essenza. Amare significa accettare che l' altro esista non come proiezione dei nostri desideri, ma come individuo autonomo con i suoi bisogni e i suoi limiti. Nel mondo contemporaneo, l' amore si scontra con le dinamiche di un' epoca che tende a ridurre tutto a consumo, persino i sentimenti. La velocità con cui viviamo ci porta spesso a confondere l' amore con l' eccitazione del momento o con il bisogno di riempire vuoti emotivi. Ma l' amore, quello vero, richiede tempo. E' un sentimento che cresce, si trasforma e resiste alle tempeste della vita. E' un atto di pazienza, di ascolto e di cura ".




                                   Umberto  Galimberti



martedì 10 maggio 2022

UN SENSO POLITICO DELLA FILOSOFIA?

 


                                                              Ludwig Wittgenstein



" In segreto la filosofia ha sempre nutrito un desiderio struggente di dimostrare la propria efficienza nella polis, di provare il proprio " realismo" .  ( Hans Blumenberg )




Nel 1939, quando Wittgenstein insegnava a Cambridge, aveva un giovane allievi e amico, Norman Malcolm. Scrive Malcolm:

" Un giorno, mentre passeggiavamo lungo il fiume, leggemmo a un'edicola di giornali, la notizia che il governo tedesco accusava quello inglese di aver istigato un recente attentato contro Hitler. Era l'autunno del 1939. Wittgenstein disse : " Non mi stupirei affatto se fosse vero". Ribattei affermando di non poter credere che gli alti esponenti del Governo britannico potessero fare una cosa simile: intendevo dire che gli inglesi erano troppo civili e leali per mene così occulte. E aggiunsi che un simile gesto era incompatibile con il carattere nazionale inglese. La mia osservazione mandò il filosofo su tutte le furie; la giudicò un'enorme stupidaggine e anche una prova che io non imparavo nulla del suo insegnamento filosofico. Disse queste cose in tono assai veemente, e quando mi rifiutai di ammettere la stupidità della mia osservazione, non volle più rivolgermi la parola, e subito dopo ci separammo.



                                  ***


In seguito Wittgenstein e Malcom si riconciliarono, ma il filosofo tornò altre volte su quell'episodio in apparenza marginale. Ancora nel Novembre 1944, Ludwig scriveva a Malcom :

" Un giorno, mentre passeggiavamo insieme lungo il fiume verso il ponte ferroviario, avemmo un'accorata discussione durante la quale Lei disse qualcosa a proposito del carattere nazionale: qualcosa che mi stupì per la sua superficialità. Pensai allora : a che vale studiare filosofia se serve soltanto a consentirci di parlare con qualche plausibilità di astrusi problemi di logica, etc,  se non migliora il nostro modo di pensare ai problemi importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualsiasi ... giornalista nell'impiego delle frasi " pericolose" come quelle di cui si avvale la gente per i suoi scopi. Certo, so che è difficile parlare " bene" intorno alla certezza, alla percezione, alla probabilità e così via. Ma è ancora più difficile pensare o tentare di pensare - con vera onestà - alla nostra vita e a quella degli altri. E il guaio è che pensare a queste cose non è appassionante, ma spesso senz'altro brutto ( nasty ). E quando è brutto, allora è estremamente importante ".


                                  ***


La reazione di Wittgenstein colpisce perché nelle sue lezioni a Cambridge e altrove, egli non ha mai trattato temi di filosofia politica o di politica in generale, bensì sempre e solo " astrusi problemi di logica " come lui stesso li definiva. Eppure, l'aver detto un'ingenuità  politica - nell'autunno del 1939 la guerra tra Gran Bretagna e Germania era già scoppiata - appare a Wittgenstein come un fallimento del proprio insegnamento. Il filosofo non lo ha mai scritto ( pubblicato ) ma lo ha detto in questo caso a Malcolm ( e ad altri in altre occasioni ), cioè che il senso del suo insegnamento, in apparenza puramente logico, era etico - politico. Diciamo allora che il senso politico della sua filosofia era del tutto confidenziale.

Lo aveva già detto parlando del " Tractatus" molti anni prima. Scriveva infatti nell' Ottobre del 1919 :

" Il mio lavoro consiste di due parti : quello che ho scritto, e inoltre di tutto quello che non ho scritto. E proprio questa seconda parte è quella importante. Questa parte non scritta, è precisamente l'" Etico", che il Tractatus delimita - per così dire - dall'interno e sono convinto che l'etico sia da limitare rigorosamente in questo modo ".( Lettere a Ludwig von Kicker ).




                 Estratto  da  La poca saggezza della filosofia  di Sergio Benvenuto



martedì 8 marzo 2022

IL MALE DI DOSTOEVSKIJ

 


                                                           Dostoevskij sul letto di morte



IL MALE


 Forse pochi filosofi hanno sentito e compreso come Dosoevskij la forza del male, che vince sulle speranze, sugli ideali e sulla Storia dell'uomo. Le pagine più famose di questo autore sono quelle in cui si cimenta nella descrizione della malvagità umana.


Pur non avendo mai affrontato in modo sistematico il problema del male, Dostoevskij offre nei suoi scritti una serie di riflessioni che ci permettono una schematizzazione delle sue idee. Egli giunge a distinguere due tipi fondamentali di male :

il primo è il MALE EMPIRICO, che è il più comune : esso riguarda le passioni, i vizi e i difetti degli uomini. Verso questo tipo di male lo scrittore ha un interesse soprattutto psicologico, come dimostra nella magistrale descrizione di molti personaggi dei suoi romanzi. E' interessante notare che non c'è - da parte sua - nessun atteggiamento di tipo moralistico; anzi appare evidente una profonda comprensione ( d'altra parte  riteneva egli stesso di essere  un uomo pieno di vizi e un grande peccatore ). Possiamo aggiungere che in lui è sempre presente la convinzione che molto spesso il male è un'espressione della libertà dell'uomo e del suo desiderio di autorealizzazione. Questo tipo di male, oltre ad essere individuale, è talvolta anche sociale, e può diventare la caratteristica di una classe o di un intero popolo. Anche in questo caso il giudizio di Dostoevskij - in sostanza - non cambia.

C'è poi il MALE ONTOLOGICO : esso si colloca molto più in profondità e attira in modo straordinario l'attenzione del filosofo. Questo tipo di male non è spiegabile - a differenza del male empirico - con motivazioni psicologiche o sociali; dunque Dostoevskij non cerca di spiegarlo, ma di descriverlo. Il male ontologico si manifesta sia a livello individuale che collettivo. Per quanto riguarda quello di tipo individuale, lo scrittore ci presenta le figure dei " doppi", cioè coloro che hanno subito profonde fratture e lacerazioni nella coscienza, e in particolare quelli in cui  " la passione per le idee " spinge a manifestare fenomeni che possono far pensare a una possessione demoniaca. Nei confronti di questi personaggi Dostoevskij assume un atteggiamento di timore per il fascino spirituale che sprigionano, e che si spande su quanti li circondano. Egle ne teme la forza interiore che li rende capaci di dominare gli altri, di trasformarli, di traviarli. Essi esprimono - più o meno esplicitamente - talvolta a parole, ma più spesso attraverso il comportamento il senso dell'affermazione :" Dio non esiste, perciò tutto è lecito". Con loro non sono efficaci né la ragionevolezza  né la pazienza, né le buone intenzioni. Il personaggio che più di ogni altro incarna questo tipo di male è Stavrogin nel romanzo " I Demoni ". Anche questo tipo di male, però, non è invincibile : a volte è la vita stessa, attraverso fallimenti e delusioni, a portare ad un ripensamento; altre volte sono la sofferenza interiore del " posseduto", o la nausea, il vuoto, l'insoddisfazione, che lo spingono sulla via della guarigione spirituale.

Dostoevskij sostiene che il male ontologico di tipo collettivo è il più terribile. Esso è legato ad alcune idee e alla loro dialettica; prima di tutto a una delle idee che stanno alla base della cultura moderna, quella che di solito è indicata come " Umanesimo non religioso" e che Dostoevskij definiva con termini molto decisi e con grande chiarezza " religione dell'uomo - dio ". Questa nuova religione, che si fonda sulla negazione di Dio e sulla conseguente deificazione dell'uomo possiede - secondo lo scrittore russo - un grande fascino. Un po' alla volta essa inculca nelle menti l'idea che l'uomo è in grado di compiere, con la sola arma della propria razionalità, un cambiamento razionale della società. E in questa nuova società, che sorgerà dalla distruzione di quella attuale, l'uomo vivrà la pienezza della libertà e la piena realizzazione di sé.

Per molto tempo non se ne avvedono le reali conseguenze; poi, piano piano essa penetra e condiziona tutta l'atmosfera della vita collettiva : cambia i valori, i sentimenti e i rapporti, fino a trasformare la società intera in qualcosa che appare al filosofo russo una possessione diabolica collettiva. Si sviluppa in sostanza una dialettica che, partendo dalla promessa della massima libertà dell'uomo e della piena realizzazione di sé, porta al massimo della schiavitù e a una tale oppressione quale  la Storia non ha mai conosciuto.



                                            f.



domenica 28 novembre 2021

LA FILOSOFIA DELLA GIOIA 1

 


                                                                                                Stavano tutte tese le mie ore

                                                                            erano poche. Le guardavo

                                                                             dal lato che non muore

                                                                             sentivo peso e colore

                                                                             festa e patimento.


                                                                              ( M. Gualtieri )

                                                                              



(...) In una pagina delle sue bellissime " Lezioni americane", scrive Italo Calvino : " In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione più o meno avanzata a seconda delle persone e dei luoghi, ma che non risparmiava nessun aspetto della vita. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa." L'immagine di un graduale farsi pietra delle persone e delle cose riporta alla durezza delle situazioni del nostro presente . Benché viviamo nella più flessibile delle società mai esistite, in cui ciò che è solido sembra volatilizzarsi, non possiamo non avere qualche volta la sensazione che la vita intorno a noi si stia facendo più dura, fino a paralizzarsi. E benché la Terra sia sottoposta da tempo ad un processo di surriscaldamento climatico, si ha spesso la percezione che la temperatura fra gli uomini  si stia facendo quasi polare, nella penuria di simboli, nella sconsolante mancanza di passione, nel lento estenuarsi del desiderare. Da un lato, si assiste al dialogare delle " passioni fredde", asettiche e imprenditoriali, la cui carica fissa è contraddistinta da uno spiccato ( e spesso cinico ) spirito da prestazione e da una sostanziale caduta di ogni attaccamento appassionato. E' un miscuglio di apatia e risolutezza, è un atteggiamento cool che opera come dispositivo di raffreddamento di ogni istinto partecipativo e passione per il comune. E' la condizione paradossale dello spirito metropolitano, la cui economia psichica interiorizza, assimila e rispecchia i meccanismi del mercato, mentre cerca istintivamente zone franche di disaffezione e disinteresse. (...)



               Isabella  Guanzini  da  Filosofia della gioia ( Una cura per le malinconie del presente )


LA FILOSOFIA DELLA GIOIA 2

 

(...) Dall'altro, troviamo il gioco ambivalente delle " passioni calde" - della rabbia, della rivolta e dell'indignazione - generatrici di identificazioni reali, ma sempre pronte a rovesciarsi in una retorica della paura o nella deriva populistica dell'antipolitica: cioè nel rifiuto del futuro e nella fuga dal rischio e dalla libertà. C'è chi ha addirittura parlato di " un'età del rancore ", attraversata da onde di aggressività e di risentimento incontenibili, che si espandono all'improvviso per un nonnulla. Si accendono incomprensibilmente reazioni emotive - compulsive piene di disprezzo, che si diffondono come un virus difficile da identificare perché è soprattutto la rete digitale il suo terreno di coltura, che amplifica e moltiplica impulsi primordiali e non mediati nel circuito onnicomprensivo dei social. Questo gioco ambivalente delle passioni si è poi realizzato negli ultimi tempi entro un paesaggio sociale desertificato, soggetto a un'inattesa e indecifrabile mortificazione. Il tempo del contagio ha visto nascere ed espandersi sentimenti inediti e contrastanti, in cui si sono ad un tratto scoperte la pesantezza, l'opacità e l'inerzia del mondo. Queste qualità hanno avvolto le esistenze in modi sempre più stretti, esercitando una forte pressione. Hanno incurvato molte traiettorie di vita all'interno, spingendole verso il basso, dove si fa più fatica a vedere, dove tutto si chiude e si fa buio.(...)



            Isabella Guanzini  da  Filosofia della gioia ( Una cura per le malinconie del presente )


LA FILOSOFIA DELLA GIOIA 3

 

(...) In un tempo in cui lo sguardo inesorabile della Gorgone sembra pietrificare lentamente la vita delle cose e delle persone, si invoca qualcosa o qualcuno capace di interrompere questo processo di indurimento, invertendo - per così dire - il corso del tempo. Urge qualcuno o qualcosa capace di tagliare la testa della Medusa, prima che tutto si faccia di pietra. E' una questione politica che, nel nostro presente della disillusione, invoca forme e forze della sensibilità e della ragione capaci di plasmare gli infiniti modi soggettivi e collettivi di incontro del mondo. In questo circuito ambivalente, dominato dalla durezza e da un'infinita stanchezza, si tratta di liberare tutta la potenza positiva delle passioni, per trasformarle in affetti: ciò richiede l'uscita da uno stato di passività della mente dominato da impulsi depressivi e distruttivi e insieme l'apertura di un campo di relazioni consapevoli, capaci di mobilitare legami vitali, nell'ordine della socialità e della circolazione del desiderio.  (...)



            Isabella Guanzini  da  Filosofia della gioia ( Una cura per le malinconie del presente )


LA FILOSOFIA DELLA GIOIA 4

 

(...)  In gioco è l'esigenza di disseminare reti sociali di senso più profonde e durevoli di quelle dei social e di ridestare, in una generazione fortemente tentata dalla rassegnazione e dall'anestesia, una nuova e potente affezione gioiosa per la ricostruzione della comunità degli umani. L'eroe che oggi ci viene in soccorso, colui che possiede la forza necessaria per decapitare la Gorgone senza lasciarsi a sua volta pietrificare, è ancora una volta Perseo con i suoi sandali alati, che vola leggero sui venti e le nuvole, portando la testa mozzata in un sacco. E' infatti colui che sa sollevarsi sulla pesantezza e la durezza del mondo senza tuttavia rimuoverle, guardandole - per così dire - di traverso, in modo indiretto, assumendole insieme come proprio fardello. Perseo è stato capace di vincere la mostruosità della Medusa, ma senza ingiuriarla : come Ovidio racconta, dovendo posare il capo irto di serpi sulla rena ruvida, prima la ammorbidisce con un tappeto di foglie e di ramoscelli marini perché questo non si danneggi. I piccoli rami acquatici che vengono a contatto con la testa della Gorgone si trasformano poi miracolosamente in coralli, tanto che le ninfe ammirate accorrono alla testa orrenda avvicinandone altri, divertendosi nel vedere che il prodigio si ripete. (...)



      Isabella  Guanzini  da  Filosofia della gioia ( Una cura per le malinconie del presente )



martedì 16 novembre 2021

IL CONCETTO DI AMORE IN AGOSTINO ( presentazione )

 

" Il concetto dell'amore in Agostino" pubblicato a Berlino nel 1929, è lo scritto di Hanna Arendt in cui maggiormente emerge l'inquietudine del rapporto con Heidegger, figura fondamentale per la formazione della giovane pensatrice. La trattazione dell'amore in Agostino segna l'abbandono di alcuni dei termini di riferimento del pensatore heideggeriano : l'essere per la morte, il presente come tempo della decisione. Oltre a questo, l'autrice mette qui in campo tutta la ricchezza e la complessità dell'opera di Agostino, pensatore in bilico tra due mondi, quello greco e quello cristiano. Pensatore sommo e originale, impegnato in uno sforzo tremendo -di cui sono segno le linee interrotte del suo pensiero - credente, per il quale non si trattò di abbandonare le incertezze della filosofia a favore di una verità rivelata, ma di scoprire le implicazioni filosofiche della sua nuova fede ".



                        Laura  Boella



IL CONCETTO D'AMORE IN AGOSTINO 1

 


" Non si deve amare ciò che può essere tolto ;ciò che può essere tolto all'amore che perdura e ne gode ".




LA STRUTTURA DELL'APPETITUS


(...) " Amare non è altro che inclinare verso una cosa, considerandola di per se stessa.". E ancora :" Ogni appetitus  è collegato a qualcosa di determinato, che esso appetisce. Il che cosa del suo appetire ha dapprima acceso il desiderio stesso, indirizzandolo verso di sé. Esso è definibile secondo ciò che lo ha determinato, ciò che è stato dato in partenza al suo tendere. Ciò che lo ha determinato non viene scoperto per via, ma gli è sempre già dato in anticipo: il desiderio si orienta verso un mondo conosciuto. La res conosciuta è un bonum,  in quanto si aspira ad essa propter se ipsam. Nel suo essere oggetto di ispirazione, la res per l' amor  è indipendente dal riferimento ad altri oggetti e rappresenta solo il bonum che le inerisce, nell'isolamento. Caratteristica di questo bonum è che non viene posseduto. Se così fosse, l' appetitus  cesserebbe, a meno che non sussista il pericolo di perdere quanto si è acquisito; in questo caso l' appetitus habendi si rovescia nel  metus amittendi. Poiché aspira ad un bonum  e non a cose di qualunque genere, l'appetitus  ha, accanto all'essere rivolto a ... il carattere retrospettivo del per .... Esso si riferisce con un movimento a ritroso all'uomo che conosce il bonum del mondo e anela a beate vivere . L'appetitus  trova ogni volta come condizione data in partenza il suo bonum  nella forma dell'atteggiamento fondamentale del beatum esse velle. L' appetitus  o amor è la possibilità per l'uomo di entrare in possesso del suo bonum.(...).




              Hanna  Arendt   da   Il concetto d'amore in Agostino


IL CONCETTO DELL'AMORE IN AGOSTINO 2

 

(...) Questo amor si rovescia in metus. : " Nessuno dubita che non ci sia un altro motivo di timore all'infuori di quello che si ha temendo di perdere ciò che amiamo - dopo averlo ottenuto - o di non ottenerlo, dopo averlo a lungo sperato". La paura della perdita ha origine nel voler possedere e nel voler mantenere propri dell' appetitus . Nel momento del possesso, il desiderio si trasforma in paura. Così come il desiderio desidera il bene, la paura teme il male. Il male, che la paura fugge, minaccia la vita felice consistente nel possesso del bene. Finché l'uomo desidera le  res temporales, si espone costantemente a tale minaccia e al desiderio di possedere corrisponde sempre il timore della perdita. I beni temporali nascono e periscono indipendentemente dall'uomo che è legato ad essi attraverso il desiderio. Legato, attraverso il desiderio e la paura, ad un futuro di cui si ignora ciò che produrrà, il presente perde ogni calma, ogni possibilità di godimento e insieme il suo significato originario. Ogni presente è determinato, non solo dal futuro in quanto tale, ma anche da eventi specifici temuti o attesi,, che il soggetto desidera e a cui cerca di pervenire o che fugge e fa deviare il suo cammino. La beatitudo consiste nell' habere, tenere un bene e tanto più nella sicurezza di non perderlo. Tale significato negativo della sicurezza, unica garanzia del possesso reale del bene, non può essere compreso se non sulla base della determinazione concreta del bene stesso. Bene e male sono buoni e cattivi per colui che vuole vivere felice. Agostino mostra che tutti gli uomini vogliono vivere felici, ma che ognuno intende una cosa diversa per felicità e per i beni che le ineriscono e che egli di conseguenza desidera. Cionondimeno essi concordano nel voler vivere felici. Ne consegue che la beata vita è la vera vita intesa diversamente da ciascuno. La vita minacciata costantemente dalla morte non è vita, in quanto è perennemente esposta al rischio di perdere ciò che è, pur essendo peraltro sicura di perderlo un giorno. La vita felice si trova là dove il nostro essere non incorrerà nella morte. Il bene -dunque - al quale aspira l'amore è la vita, e il male - che la paura fugge - è la morte. La vita felice è quella che non può essere perduta. La vita terrestre è una mors vitalis  oppure una vita mortalis,una vita inscritta nella morte. Tale vita diventa una costante paura. " Ma se si teme che si ponga termine alla buona salute e alla vita, allora non è più vita. Infatti, non è vivere sempre, ma temere sempre."  (...)



                    Hanna  Arendt   da   Il concetto d'amore in Agostino



mercoledì 22 settembre 2021

LE PAROLE DELLA CURA

 


                   " Lo scopo dell'arte medica è la salute, il fine ottenerla" - ( Galeno )





TRA MITO E STORIA


(...) Il mito che racconta l'origine della medicina è descritta da Apollodoro, la cui versione rinvia ad altre fonti antiche. Protagonista della vicenda è Asclepio, nato dalla relazione di Apollo con Coronide, figlia di Flegia, re della Tessaglia. La giovane donna, in attesa di un figlio frutto dell'unione con il dio, ma contravvenendo alle indicazioni del padre, aveva scelto di rifiutare il matrimonio con Apollo, perché innamorata di Ischi, fratello di Caneo. Avvertito da un corvo del rifiuto di Coronide, Febo maledice l'uccello e lo trasforma da bianco in nero, per poi uccidere la donna. Mentre il corpo di lei brucia, il dio sottrae il bambino alle fiamme e lo conduce presso il centauro Chirone, che lo alleva e gli insegna la medicina e l'arte della caccia. E' da notare che la narrazione della modalità della nascita di Asclepio, strappato dal grembo della madre morente, accomuna colui che sarà considerato il dio della medicina ad altre figure caratterizzate dal motivo della " nascita nella morte", prima fra tutte Dioniso, la cui madre Semele viene incenerita dal fulmine di Zeus al settimo mese di gravidanza, mentre il piccolo è salvato per intervento diretto del nume olimpico.

Secondo una variante del mito, Flegia sarebbe giunto a Epidauro per raccogliere in segreto informazioni sulla ricchezza del paese e la forza dell'esercito, col proposito di saccheggiarlo, giovandosi delle virtù militari dei migliori guerrieri greci al suo servizio. Nel viaggio, il te tessalo è accompagnato dalla figlia, già  incinta di Apollo. Sorpresa dalle doglie, Coronide dà alla luce un figlio, che viene subito esposto sul monte Tizione, che sarebbe poi diventato famoso per le virtù medicinali delle sue piante. Mentre il neonato sta per essere raccolto da un pastore di passaggio sul monte, compare lo stesso Apollo, circonfuso di luce abbagliante che porta con sé il piccolo Asclepio.

In entrambe le versioni, ritorna il tema di " una doppia nascita " - la prima connessa col parto di Coronide, la seconda conseguente all'intervento di Apollo - quale sigillo originario di una identità che si preciserà sempre più esplicitamente nel segno della duplicità.

Tutto ciò è confermato dallo sviluppo del racconto. Affidato alle cure di Chirone, anch'egli di natura doppia, come ibrido di uomo e cavallo, raggiunta la maturità  di Asclepio, riceve da Atena il sangue che era sgorgato dalla testa mozza della Medusa, quando Perseo l'aveva decapitata. Unica mortale fra le tre Gorgoni, la Medusa è essa stessa una potentissima icona della duplicità. Umana e animale, maschile e femminile, giovane e vecchia, bella e brutta, benigna e malefica, la Gorgone è al centro di una vicenda sulla quale è impresso il segno inconfondibile dell'ambivalenza. (...)



  Umberto Curi   da   Le parole della cura ( Medicina e filosofia )



lunedì 28 giugno 2021

UN'ALTRA VITA PER TRIMEGISTO

 


                                                               Ci vuole un'altra vita...



" La conoscenza universale può essere rivelata solo ai nostri fratelli che hanno affrontato le nostre stesse prove.

La verità va dosata a misura dell'intelletto, dissimulata ai deboli - che rendono pazzi - nascosta ai malvagi, che solo potrebbero afferrarne qualche frammento di cui farebbero arma letale.

Racchiudila nel tuo cuore, che essa parli attraverso le tue opere.

La scienza sarà la tua forza, la fede la tua spada, il silenzio la tua corazza impenetrabile. "



            Ermete  Trimegisto  da    Scritti filosofici ( Corpus Hermeticum)



martedì 15 giugno 2021

DISCRIMINAZIONI DI GENERE ( Basta la parola! )

 


                                       " Le prostitute del cimitero " dell'Antica Roma




LE  PARI OPPORTUNITA' NELLA LINGUA / CIVILTA' ITALIANA


Uomo disponibile =  Tipo gentile e premuroso

Donna disponibile = mignotta


Cortigiano = Gentiluomo di corte

Cortigiana= mignotta


Un cubista = Artista seguace del cubismo

Una cubista = mignotta


Passeggiatore = Chi ama camminare

Passeggiatrice = mignotta


Mondano= Chi fa vita di società

Mondana= mignotta


Omaccio = Uomo dal fascino robusto e dall'appetito massiccio

Donnaccia = mignotta


Un professionista = Uno che conosce bene il suo lavoro

Una professionista = mignotta


Intrattenitore = Uomo socievole, affabulatore

Intrattenitrice = mignotta


Uomo Molto sportivo = Che pratica numerosi sport

Una donna molto sportiva = mignotta


Tenutario= Proprietario terriero di campagna

Tenutaria= mignotta ( che ha fatto carriera )


Uomo con un passato= Che ha avuto una vita degna di essere raccontata

Donna con un passato= mignotta


Uno squillo = Suono del telefono

Una squillo = mignotta


Accompagnatore = Pianista che suona la base musicale

Accompagnatrice = mignotta


Uomo di malaffare = Birbante, disonesto

Donna di malaffare = mignotta


Prezzolato= Sicario o factotum di qualcuno

Prezzolata = mignotta


Buon uomo = Probo, onesto

Buona donna = mignotta


Uomo allegro= Buontempone

Donna allegra = mignotta


Omino= Piccoletto, inoffensivo

Donnina = mignotta




            Edoardo Lombardo Vallauri   da    Ancora bigotti ( Gli italiani e la morale sessuale )



venerdì 28 maggio 2021

EDUCARE ALLA LIBERTA'

 


                                            In memoria degli innocenti del Mottarone




(...) Come scrive Antonio Polito su " Il Corriere" ( a proposito della tragica vicenda del Mottarone ), il problema è ben più grave delle esternalità negative provocate dalla massimizzazione dei profitti : " In questi casi si dice che si è messo il profitto davanti a tutto. Ma non è neanche così. Trascuriamo il fattore umano. Perché dietro ogni norma, dietro ogni tecnica, c'è un uomo che compie scelte in base al suo libero arbitrio; e noi dipendiamo da quello, dalla sua scala di valori, dal rispetto degli altri che lo anima, dal suo senso del dovere".

Se il vero tema è il fattore umano, la sua capacità di scelta tra ciò che è bene e ciò che è male, si converrà allora come il fattore decisivo sia l'educazione, l'introduzione alla vita e a ciò che essa davvero vale. Ma chi oggi ha chiaro che la vera scommessa sta qui?Gustave Thibon, il filosofo contadino, maestro di Simone Weil, ammoniva:" Libertà. Niente è più instabile e provvisorio di questa incredibile facoltà. Essa ci viene data perché muoia, perché sia uccisa. Tutto dipende dal livello al quale soccombe: in basso, la schiavitù; in alto, l'amore. I santi si affrettano a metterla nelle mani di Dio perché gli idoli non se la portino via". E gli idoli sono - lo sappiamo - il denaro, il successo, la fama, il benessere, la forma fisica... fate voi. Ognuno sceglie la sua forma di schiavitù. Per questo educare è la prima grande impresa, il primo grande investimento, educare all'uso della libertà, educare al sentimento delle vite degli altri, educare ad alzare lo sguardo dal proprio ombelico e immediato interesse, educare ad una costruzione comune.

Il 18 Novembre 2003, la copertina del Tg2 delle 20,30, scritta da Don Luigi Giussani per i funerali delle vittime di Nassiriya, titolava così: " Bontà è il motivo di azione per l'uomo. Se un'educazione del cuore della gente diventasse orizzonte d'azione ! Se ci fosse un'educazione del popolo, tutti starebbero meglio. "  (...)



                               Riccardo Bonacina




sabato 24 aprile 2021

IL CINISMO DI SOCRATE

 


                                                 Vorrei essere compagno d'altra pioggia...




AMORI  MIEI


Amori miei, 

vincete e perdonatevi:

i figli nudi hanno lungo riposo

nell'inverno abbrutito dei paesi.

La gelosia non muta la virtù :

e come non cambiano gli occhi e le vene,

le ore sordissime si coprono da sole,

s'ammucchiano come la neve.



                                                  ***


BATTISTERI


Ignoro quando i cirri nomadi

mi hanno dissetato.

Forse le notti di lune insicure

son troppe in un sonno soltanto,

così simili a maree

che Dio dispone una sopra ognuna.

Se fossero fugate l'ombra e la nube

che i peccatori chiamano peccato...

- piovuto!

Finalmente sono colmi i battisteri.



                                                ***


LA SEMINA DEL DIVENIRE


Ti dono un piccolo pensiero,

non uno sguardo severo,

ma un sorriso che precede lo spirito.

E' alto l'oblio che segna

il circolo più largo,

e la tua parte assopita

non desidera i ricordi.

Vorrei anch'io in questa sospensione del cadere

essere compagno d'altra pioggia

e fare il bordo alla tua veste.

Seguiamo con fortuna le lacrime di prima,

e seminiamo larga mano il divenire.



                                           ***


LASCIVIA


Alla figlia di Caronte

ho donato una calla appassita.

Questa bugia copre di nero

la sera delle feste,

e seguirò la provvidenza

nella tana di me stesso.

Il sonno delle vie

nell'ora in cui si deve amare

divide vita e morte:

forse una clessidra

le ha vedute cadere.



                                             ***


TETTI D'INVERNO


Non è la ragione pigra

che mi chiude nella lana:

ritornerò dov'ero lentamente,

ma fuori del mio anello

un nevischio non attacca e quasi piove.

Si compie una stagione senza l'uomo

sulle vie più stanche ;

le mani indurite o scorticate

volgono a sparire.

Si sciolgono le strade

ove per largo alcuno non ha piede,

e come forse dice Omero :

- Tutti stanno sotto il coperchio delle case.




                       Giovanni  Strocchi   Inediti  da    Socrate il cinico


mercoledì 14 aprile 2021

FILOSOFIA AL FUTURO

 


"Coloro che sono in grado di pensare al futuro hanno cervelli profetici e visionari." (C. Trivellin )





(...) Interpreto la svolta postumana come una felice opportunità di decidere insieme cosa e chi possiamo divenire, una possibilità unica per l'umanità di reinventarsi in senso affermativo, attraverso la creatività e il miglioramento delle relazioni etiche, e non solo in senso negativo, attraverso la vulnerabilità e la paura . (...) *




                 Rosi Braidotti  da     Il postumano. La vita oltre l'individuo, oltre la specie, oltre la morte.



*Il libro presentato è del 1914, ma mi sembra che le questioni che pone siano ancora più attuali pensando ad un ( possibile ) futuro post - pandemico.


                                           frida




lunedì 11 gennaio 2021

SULLA VITA MONACALE




                                 Canti dei monaci dell' Abbazia di Silos in Spagna




                                                         "Chi vive con dei fratelli

                                 non deve essere un cubo

                                 dagli spigoli pungenti,

                                 ma una sfera, per poter

                                 ruotare verso tutti".


                                               Abba  Mateus

                                                                                       

lunedì 27 luglio 2020

HEGEL E LA TEORIA






                                 " Wenn die Tatsachen nicht der Theorie
                   ubereinstimmen, um so schlimmer fur
                   die Thatsachen "

                                  (  F. Hegel )


                   " Se i fatti non concordano con la 
                      teoria, tanto peggio per i fatti".


Pare che Hegel l'abbia detto dopo che lo  avevano informato che esisteva un altro pianeta, Urano, che lui non aveva calcolato, e questo contestava la sua teoria che potessero esistere solo sei pianeti nel sistema solare, come a dire "tanto peggio per Urano: sappia di non esistere! "
Che l'abbia detto o no, gli corrisponde, e corrisponde al massacro che lui ha innescato, quello per cui l'idea vale più della realtà - convinzione che in psico- dinamica sarebbe definizione di stato psicotico, ma in filosofia ha avuto la più accreditata cittadinanza e ha creato il marxismo, il nazismo e tutte le ideologie opposte o simili. E i Gulag, e le oppressioni del popolo cinese sotto Mao Tse - Tung e tanto altro.



                       Fabio  Rosini   da    L' arte di ricominciare



venerdì 24 luglio 2020

FIAT VOLUNTAS TUA






                                    ( ...) Che senso avrebbe questo se la nostra bambina
                               fosse soltanto una carne malata, un po' di vita
                              dolorante e non invece una bianca piccola ostia
                              che ci supera tutti, un'immensità di mistero e di
                              amore che ci abbaglierebbe se lo vedessimo
                             faccia a faccia... (...)



 Emmanuel Mounier  da   Una lettera che scrisse alla moglie Paulette

per riconsiderare la dolorosa vicenda della loro piccola e unica figlia Françoise che, colpita da una meningite poco dopo la nascita, fu affetta da una grave forma di disabilità e non recuperò mai l'uso della parola né alcuna autonomia. Inoltre, a due anni, nel 1940,la bimba entrò in coma e vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1954, quando il filosofo era già deceduto da quattro anni a causa di una crisi cardiaca.