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domenica 5 luglio 2026

LA LINEA SPEZZATA

 


                                                         Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...




In una recente intervista, l' autore afferma che  " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice  - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema  democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita  ( di un figlio,  di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.




La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra

la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno

si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse

la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo

borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.

di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica

e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,

la sua voce sapeva di ruggine e paura.



                                                  ***


Non posso fare altro che correre

controvento

nell' aria gelida di questa mattina

che nasconde i cattivi

pensieri. La ferita / il tumore che ti

ha prosciugato.

E' rimasto l' airone a controllare il

canale,

si prende il tempo necessario a

spiccare il volo.

Mi osserva prima di sparire nel

cielo nero.



                                          ***


é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni 

morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,

sotto il cavalcavia della stazione.


ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio

non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento

l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma

nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente

di padre, come un film guardato al contrario.



                                      ***


Che venga - anche inaspettata - l' ora

che ci separa.

Che il tempo si posizioni nel punto

cieco dell' occhio.

Cerchiamo altre strade, altre vie di

fuga, un soffio

di tempesta, un accidente, un urlo

tra noi e il mondo.

E' come scappare stando fermi /

come farci male

senza capirne il motivo, senza dare

tempo

al fiato che manca di ritrovare

l' aria. Con la paura

sussurrata nelle ossa che diventa

misura.

Presto, che il respiro si faccia

notte.



                                              ***


graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde

di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla

la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo

buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte

che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.



                                                   ***


ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci

lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida

e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico

usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.



                                                  ***


Colpiscimi là dove si genera la

parola. Porta

silenzio, danno e ferita. Inciampa

su di me mentre

vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso

che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.



                                       ***


sono passi di una voce ben riconoscibile

i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.

l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori

e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.

i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova

cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.


guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia

e le campagne allagate tra Roma e Firenze.

arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria

di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.



                                                ***


Ti passerò dentro attraverso la linea curva

dell' amore, lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie.

Qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo

un rumore lieve, una ferita che rimargina piano.





                         Fabrizio  Lombardo   da    La linea spezzata



sabato 26 dicembre 2020

COORDINATE PER LA CRUDELTA'


 


        Rimetterò a te i debiti, gli sbagli...




Custodirò il tuo dolore, sino alla fine
nella penombra che rimane tra di noi, nel cielo nero
appeso fuori e scuro a ricordarmi il falso / il vuoto
a misurarmi il tempo / il poco che è rimasto dentro
dietro agli scuri chiusi ai groppi in gola e ai crampi.
Rimetterò a te i debiti / gli sbagli. I troppi inciampi.


***

Nel freddo tagliente delle frasi fatte
dentro al vuoto idiota delle pagine
il corto circuito del tempo è il punto d'arrivo.
la fine del progetto. nessuna furia devastatrice.
neppure ferite da portare indietro come trofei.


***

Solo la dissonanza ci descrive. un modo per dire
che tutto quello che è venuto a mancare - non l'amore
intendo ( non qui ), ma il rancore / la gola che brucia,
la voce inceppata, raccolta dietro i vetri,
fra i libri, o fra le giunture delle mani - è un altro
silenzio ancora / una memoria che dobbiamo - tu e io -
mescolare a questo rumore/ perché possa appartenerci ancora.


***

Una natura come questa spaventa. Ci sposta
in un angolo del paesaggio. Siamo la firma.
Le due lettere in basso tra scogliera e cielo.


***

Ho dimenticato ancora una volta le coordinate per la crudeltà.
Riprovo con i vetri aguzzi, il ghiaccio fra i denti,
l'incertezza /la resa. Abito vestiti soliti.
Con poche sfumature di grigio e di nero
per mimetizzarmi meglio con la ghiaia davanti a casa.


***

E' molto più onesto ora farsi da parte, dirsi fuori quota
per gare come questa. Ammettere che non è il terreno
adatto. Che è stata solo una falsa partenza. Dire
che la pazienza è andata. O anche scrivere
delle solite cose, riprendere i fondamentali
e risparmiare fiato per i giorni che verranno
per l'ennesimo novembre di silenzio e allenamenti mancati.




Fabrizio Lombardo  da     Coordinate per la crudeltà