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domenica 21 giugno 2020

COMPOSITA SOLVANTUR




                                                   Fu dolce - in altro tempo - primavera...



COMPOSITA SOLVANTUR

Transi hospes et orna mensam
et ne differas de die in die.
Repulsa est a pace anima mea.
Tetigit eam ventus urens
et fructus suas destrinxit.
Transi hospes  et orna
mensa... Solem nube tectum
cernitur nec de coelo
nobis fulgit luna.


( I COMPOSTI SI DISSOLVONO )

Vieni straniero e prepara la tavola
e non rimandare di giorno in giorno.
E' stata allontanata dalla pace l'anima mia,
l'ha colpita un vento ardente
e ha colto i suoi frutti.
Vieni straniero e prepara
la mensa... Il sole coperto da una nube
vediamo, né dal cielo
a noi brilla la luna. )


                                          ***

SE VOLESSI UN'ALTRA VOLTA...

Se volessi un'altra volta queste minime parole
sulla carta allineare ( sulla carta che non duole )
il dolore che le ossa già comportano

si farebbe troppo acuto, troppo simile all'acuto
degli uccelli che al mattino tutto chiuso, tutto muto
sull'altissima magnolia si contendono.

Ecco scrivo, cari piccoli. Non ho tendine né osso
che non dica in nota acuta " Più non posso".
Grande fosforo imperiale, fanne cenere.


                                     ***

APRILE TORNA...

Aprile torna e a sera un frescolino
irrora gote di ragazze accese:
in un palio ciclistico protese
volanti rubiconde mutandine.

Come rauche ora vociano parole
quasi laide nell'aria della sera!
Fu dolce - in altro tempo - primavera.
Godono pepsi- cola ignude gole.

I ragazzi le annusano. Una bella
passò, di zinne e deltoidi ribaldi
e d'altro che acre un dì mi fu diletto.

Ma come mai sensibile diletto
trovar non so che me attonito scaldi?
Sì, d'aprile il dormire è cosa bella.


                                               ***

QUELLA CHE...

Quella che
è ritornata questa notte in sogno.

Uno dei miei compivo ultimi anni.
" Sono - le chiesi - vicino a morire ?"
Sorrise come allora.
" Di te so - mi rispose - tutto. Lascia
quel brutto impermeabile scuro.

Ritornerai com'eri. "


                                                 ***

DA UNA CANZONE DEI PRIMI DEL SECOLO

O vita, o vita mia,
o cuore di questo cuore,
come sono corse le nostre ore,
come lunga la via!

Se parole dico ancora, se
guardo e non so più che cosa,
la prima e l'ultima sarai per me,
ansia mia amorosa.


                                        ***

COMPIENDO SETTANTACINQUE ANNI

Com'è che sei venuto a questo sole chiaro
e al sedile delle lisce mattonelle?
Ora sul fondo delle tue pupille
il mondo senza fine vero appare.

Sei quel che allora un giovane non vide:
lo spruzzo del delfino, la dritta sterna bianca,
questa ira ostinata che ti stanca,
la gabbianella minuta che ride.




                  Franco  Fortini       da       Composita solvantur



giovedì 24 maggio 2018

L'INFANZIA DI MARIA

 
 

                     Per i sacerdoti fu colpa la tua verginità che si tingeva di rosso...



NEL SEGNO DELL'ANTICA MADRE MEDITERRANEA

(...)L'immagine della Vergine si incontrò con le madri della fertilità
     sostituendosi e compenetrandosi con il complesso patrimonio
     rituale del popolo. Antiche divinità protettrici furono assorbite
     da Maria che - dunque - diventò custode del mistero della
     procreazione, depositaria delle chiavi di lettura per
     comprendere la vita stessa e, per questo, vicina alle donne- fonti
     della vita -. Su di lei si riversarono le funzioni e i titoli riservati
     alle dee presenti nel pantheon mediterraneo : Ishtar,
    ( dispensatrice di vita ), Iside ( madre del dio Horus ), Cibele
    ( la grande madre )la Regina del cielo alla quale le stesse donne
     ebree avevano tributato onori idolatrici.  L'incontro tra la
     religiosità pagana e il Cristianesimo portò all'affermarsi del
     culto della Vergine nel mondo mediterraneo attraverso un lungo
     processo fatto di continuità e discontinuità che,ben collegandosi
     alle istanze dei tempi, mantenne la sua immagine però sempre
     attuale. Maria non era solo Madre di Dio, ma anche madre dell'
     intera comunità, e la percezione della sua maternità si
     collegava bene con i residui culturali relativi alla fertilità.
     Sostanzialmente, le problematiche di carattere dogmatico non
     furono determinanti nella vita dei fedeli, che crearono un vero
     e proprio codice non scritto di tradizioni e devozioni ,
     recuperando gli aspetti più teneri e compassionevoli della
     Vergine. La figura caritatevole, umana, serena e accogliente di
     Maria poteva rassicurare il popolo piegato da dolori, fatiche,
     tribolazioni, epidemie, e dal terrore della stessa morte.
     Nella religiosità popolare, la Madre di Gesù, che incarnava il
     dolore umano, rappresentò il luogo che accoglie tutte le
     sofferenze, mediatrice per una umanità bisognosa di protezione.
     (...)


Adriana  Valerio      da     Maria di Nazaret  ( Storia, tradizioni, dogmi )
 

IL SOGNO DI MARIA

 
 

-  Lo chiameranno Figlio di Dio - parole confuse nella mia mente, svanite in un sogno, ma impresse nel ventre ...

                                              

ANTICHI E NUOVI SIMBOLI

(...) La maternità è una delle immagini più profonde e radicate nell'
      esperienza umana, simbolo archetipo della fecondità e del
      grembo che genera vita. Maria è l'archetipo della Grande
      Madre,la matrice ricettiva che, nel profondo della coscienza
      umana,completa l'immagine divina del Padre.Questa maternità
      ha spesso innalzato Maria al limite estremo dell'umanità e l'ha
      avvicinata alla sfera divina. Molti degli appellativi che la
      devozione mariana ha creato, richiamano antichi culti di
      divinità della terra e del cielo: Maria viene chiamata " Regina
      del cielo" o " Stella del mare " come Iside; " Salute degli
      infermi" come Giunone; " Patrona" di una città come Atena.
      Non è un caso che tante chiese a lei dedicate sono o
      trasformazioni di antichi templi o fondazioni sorte in prossimità
      di luoghi di culto di divinità femminili pre - cristiane.
      La sua maternità va intesa a differenti livelli che richiamano
      valori e significati diversi.Se la madre di Gesù - infatti - ha una
      sua identità storica e possiamo indicarne le caratteristiche, l'
      espressione " Madre di Dio " rimanda ad un significato traslato
      che può risultare ambiguo e paradossale. Dio ( il Verbo ) ha
      una madre e questa madre gli è subordinata come Figlio ( che
      si è incarnato in un maschio ).
      Pensiamo al Canto di Dante : " Vergine madre, figlia del tuo
      figlio, umile ed alta più che creatura " ( Paradiso, 33, 1-2 ).
      Maria manifesta - comunque - l'esigenza insopprimibile di un
      volto materno.In lei l'archetipo materno, esiliato dall'immagine
      di Dio presentato con i caratteri maschili austeri e giudicanti, è
      recuperato ed espresso nella maniera più alta, costituendo un
      orizzonte di significati che entra nel profondo della coscienza
      umana. E' lei la madre che protegge al di là del merito, vicina
      all'umanità bisognosa di accoglienza, di conforto, di cura e di
      misericordia; è lei che risponde alle necessità affettive di chi è
      fragile e oppresso dal dolore della vita che lei assume e
      trasforma. E' lei la madre compassionevole che suscita vita
      nuova, generando figli chiamati ad essere come lei, fecondi; è
      lei - come ogni madre - a svolgere la funzione di mediatrice tra
      i credenti e Dio : a dispensare grazie .  (...)


 Adriana  Valerio   da     Maria di Nazaret  ( Storia, tradizioni, dogmi)