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mercoledì 31 luglio 2024

L ' AMORE INDIANO

 


                                           Amami ogni giorno come se davvero fosse unico...




AMAMI


Amami ma non fermare le mie ali se vorrò volare, non chiudermi in una gabbia per paura di perdermi.

Amami con l' umile certezza del tuo Amore e io non andrò più via.

E se sarò in un cielo lontano, ritroverò la strada del tuo pensiero e se sarai con me ti insegnerò a volare.

E tu mi insegnerai a restare.

Amami con ogni parte di te perché io possa appartenere all'anima e non al corpo quando ti bacerò e abbraccerò le tue forme.

Amami senza nascondere quella tenerezza che ti fà bambino sulle mie pupille e non vergognarti mai se ti dirò " ti amo".

Amami qualunque sia l'aspetto che assumerà il nostro Amore o il luogo in cui ci scambieremo un altro sguardo.

Amami anche se ti sembrerà selvaggia la mia passione e i miei modi a volte risulteranno bruschi e forti.

Amami per quello che sono e io ti seguirò lungo i passi della dolcezza e proteggerò dal mondo la tua fragilità.

Amami e accompagnerò ogni tuo gesto senza bisogno di parole.

Amami un po' di più di quanto chiederò al tuo cuore perché lo stesso farò io camminandoti accanto.

Amami e non guardare il mio aspetto trasandato o le mie forme che non sanno di bellezza; non indugiare sul colore dei miei occhi o su ciò che mi farà grande o piccolo o debole o forte.

Amami per ciò che vedi ad occhi chiusi o per quello che senti quando resto in silenzio nelle tue mani stretto.

Amami per questo e non per quello che la gente dirà su di me.

Amami perché lo vivi il nostro amore e non farne un bisogno per non sentirti sola e nemmeno per convincerti che sarà per sempre.

Amami ogni giorno come se davvero fosse unico, ma non l'ultimo... solo così ogni volta conoscerai la mia bellezza.




                                           Poesia indiana



venerdì 19 luglio 2024

QUALCOSA CHE MI RIGUARDA ( dice Daniela )

 


                                                         Non vedere più la bellezza uccide...




HO TRASCURATO DI DIRE QUALCOSA CHE MI RIGUARDA


Ho trascurato di dire qualcosa che mi riguarda

ma che riguarda anche voi che mi siete vicini.

Amo la luce che indietreggia quando gli alberi

flettono le foglie nel vento simili ad aironi verdi,

mi commuove l'orizzonte di mare

che emerge dal buio come un ricordo

e il sole che arriva a toccare l' acqua senza scalzarla;

vorrei parlarvi dei miei percorsi sotto i portici di

piazza Vittorio dove ristagna il fiato di tante voci

e del raccoglimento della luce quando scende sulla

tavola apparecchiata, ma anche della prima vastità del giorno

o della prima oscurità del giorno quando un antifurto

mette in scena la scintilla dell'idea


io sono una che raccoglie sassi

ma non sono una collezionista

li stringo in pugno per ricordare il

corpo, scrivo dialoghi di lunghe

frasi con la vita per non sprofondare

scrivo per ingraziarmi la morte -

sono una sospesa nella paura

che prima di spalancare la finestra

e sparire nei cunicoli della notte

allagherà di luce le pagine dell'infanzia.



                                                   ***


Anche senza sangue il male fa paura

anche se non ci sono sciami di bombe che cadono sulla

città *, anche se non ci sono volte di fumo nella stanza

anche senza labbra nere il male fa paura


morire prima della morte fa paura

ma non vedere più la bellezza uccide.




                           Daniela  Attanasio   da      Vicino e visibile



*  era il 2017 e le bombe  non cadevano sulle città ( non così vicine a noi, almeno )




martedì 23 aprile 2024

IL CORPO DESIDERATO DA ALBERTO

 


                                                       Antonio  Canova   -   Amore e Psiche




ANIMA  AMANTE


Anima amante mia per sbaglio

segnata

come una data

in un estraneo anno domini

io ti ho forse

perché ho tutto quello

che non dovrei avere per averti

mio sapore d'altrove

cerchiamo di fare in fretta

la nostra eternità

sta godendo di poche ore.



                                            ***


IL TUO NOME


Più il tono mi sale

alla gola

più parlo per tacerlo: si fa presto

a nominare il buio col buio

ma è la sagoma solitaria

silenziosamente possibile

al di dentro che fa paura:

vivrò nell'ignoranza

di ciò che so

fin nelle viscere

che somatizzano quel nome

e si torcono,

mi fanno sentire più vecchio ogni mattino.



                                              ***


AMORE CONVINCITI


... amore, convinciti, è una sera

come le altre

ci faremo luce insieme,

ora, fra poco,

dovrò

pur ritrovarla la lampada.

Era qui

solo un eterno fa.

Amore, il gioco

- aspetta, abbi pazienza -

sta per ricominciare : nessuna

assenza, manchi solo tu,

cosa vuoi 

che sia, un'inezia.



                                                  ***


COME UN ALBERO, COME UNA RONDINE


Saremo un giorno lontani

se ciò che dicono è vero,

saremo un reciproco pensiero

o una cosa dimenticata

dalla nostra reciproca memoria :

io non so, tu mi auguro

al tuo strambo paradiso,

amica mia che salvavi

in ogni orrore innocenze sfuggite

alla distrazione del boia.

Ho esaurito la lista,

non ho che un Dio

da farti salutare,

ma se lo incontri per caso, non darti

pena di cercarlo per questo :

che altro? resto

... è l'ultima davvero 

telefonata tra noi, ma vorrei

lo tenessi presente che l'amore

è il mancato appuntamento e insieme

il momento azzeccato.



                                               ***


SIMILITUDINE A DUE


... hai la bellezza della farfalla che muore

sulla rovente lampada tenuta accesa

da un uomo insonne fino al giorno :

bruciata impronta del confine

fra il grande sogno e la notte breve.

Bellezza, un senso del nulla,

il solo - forse -

che percepisce il mondo

che ci scruta dal fondo del suo specchio

dove riflette solo chi ci manca.



                     Alberto  Bevilacqua   da   Il corpo desiderato



mercoledì 14 dicembre 2022

L'ORA PRESENTE DI BONNEFOY



                                                       Le occorreva non sapere...




Quelle mani che si avvinghiavano a lei, di notte,

le sentiva innumerevoli, non cercava 

di dar loro un volto. Le occorreva 

non sapere, desiderando non essere.


Anima e corpo, per stringere le vostre dita, unire le vostre labbra

davvero occorre l'approvazione degli occhi?

Pensano i nostri occhi, che il linguaggio obbliga 

a sventare senza posa troppi inganni!


Psiche aveva amato che il non vedere

fosse come il fuoco quando avvolge

l'albero di qui degli altri mondi della folgore..


Eros, lui desiderava tenere tutto quel volto

tra le mani, non l'abbandonava

che con vivo rammarico ai capricci del giorno.



                                           ***


LE NOSTRE MANI NELL'ACQUA


Noi agitiamo quest'acqua. In essa le nostre mani si cercano,

talvolta si sfiorano, forme spezzate.

Più in basso, è una corrente, qualcosa di invisibile,

altri alberi, altre luci, altri sogni.


E guarda, sono anche altri colori.

La rifrazione trasfigura il rosso.

Era un giorno d'estate? No, è il temporale

che " cambierà il cielo" e fino a sera.


Noi immergevamo le mani nel linguaggio,

vi afferrarono parole delle quali non sapemmo

che fare, non essendo i nostri desideri.


Noi invecchiammo.  Quest'acqua, nostra trasparenza.

Altri sapranno cercare più nel profondo

un nuovo cielo, una nuova terra.



                                                      ***


IO TI OFFRO QUESTI VERSI...


Io ti offro questi versi non perché il tuo nome

possa mai fiorire in questo suolo povero,

ma perché tentare di ricordarsi,

sono fiori recisi, il che ha senso.


Certi dicono, persi nel loro sogno" un fiore",

ma significa non sapere che le parole tagliano,

se credono di designarlo, in quel che nominano,

trasmutando ogni fiore in idea di fiore.


Tranciato il vero fiore diventa metafora,

questa linfa che cola, è il tempo

che finisce di liberarsi dal suo sogno.


Chi vuole avere, talvolta, la visita deve amare

in un mazzo che abbia solo un'ora,

la bellezza non è offerta che a tal prezzo.



                                             

                          Yves Bonnefoy da   L'ora presente ( da Poeti contemporanei francesi , Trad. di M. Borio )




domenica 30 ottobre 2022

GLI EDIFICI PERICOLANTI DI MASSIMILIANO



 
                                                          Siamo qui per la bellezza...





AL REPARTO GASTROENTEROLOGIA


Questo uomo sul fondo del letto

che a fatica riemerge, a fatica

afferra un pugno d'aria

è il tuo ritratto, nei ritratti infiniti

di ogni uomo sul fondo di ogni letto.

E' un dolore cordiale, una mezza allegria

regalare due gocce d'acqua

alle labbra spaccate, che sono state tue

che sono state d'altri

sotto questa luce

che non distingue le ombre dalle ombre

nello scambio di respiri dell'ultimo minuto.

Adesso è molto tempo che questo vuoto è tuo

questo luogo

disabitato da un morto, abbandonato da un vivo.



                                           ***


SULLA STATALE PER KILLINI


Ma io alla fine è con l'aria che combatto

e levo in alto le braccia per tradurre

una carne in una frase, un risorgere impossibile

e così torno al volante, così incontro

il cane morto per la strada.


Se la tua parola era di inciampare nella ruota

e il vuoto che hai lasciato è ignorato da ogni cosa

con che grammatica interrotta chiami, ora

quelli che passano, e non si fermano

perché di te hanno paura

tanto terribilmente presente sei in tutta la tua assenza.



                                          ***


IL MATERIALE


E' molto il materiale, che risale

fino alla superficie : del tuo giorno

del passante, di quest'animale

sull'asfalto, aperto in due

all'eccessivo sentimento

per un solo corpo, questo


sopravvivere, gravido di cose

da fare, da acquistare

un articolo, questo conviene

il calcolo del margine. Guardi

non vedo margini di manovra.

Eccessivo il materiale

che acquista, che figlia, che insiste

nell'avventura umana e dura :

la nessuna avventura.



                                            ***


LA BELLEZZA


Siamo qui per la bellezza, ma

come rifugiati tra due porte

in attesa di un fuoco qualunque

che commuova il calendario.


In questo venire e andare di corpi

non hai nemmeno il tempo di dargli un nome

lanciano sul tavolo poche parole, si alzano.


Siamo qui per la bellezza, ma

come pieni di linee scure

che potevano essere albero, nuvola : attendiamo,


nell'apnea delle disattese

è la tua voce a filo d'acqua

che modula una fiamma

per chi - liquido - sta.




                 Massimiliano  Damaggio  da   Edifici pericolanti



martedì 25 ottobre 2022

L' ARRESTO IN GABBIA


      

                                         La bellezza non si stringe, non si possiede...




" L' indagine poetica di questa raccolta parte dall'immagine di copertina : un uso del linguaggio non verbale che simboleggia un cerchio luminoso e sbarrato attorniato dal buio pesto. Questa foto, è essa stessa premessa alle poesie, una via di accesso a una raccolta con delle scelte tematiche in cui l'indagine dell' Io mette al centro la caducità della vita umana e le parabola di oblio che la attraversano. La luce è sbarrata e attorno non ha nulla, quasi fosse simbolo di un viaggio terminato lì, dove non trova più aneliti di libertà né di contatto. Uno spostamento verso il buio, l'ignoto che si raggiunge nel perenne movimento che dall'alto - repentinamente - raggiunge il basso. E tutto si smarrisce. Perde forma, meta. " .  (  G. Bocchinfuso )



                                                


NULLA CHE NON SIA OMBRA ALLA LUCE


I


Stamane avrei voluto stringerla quella vita

quella bellezza: tutto

quell'autunno al cospetto degli occhi.

                                          Ma la bellezza

non si stringe non si possiede :

si contempla si contiene si lascia..



II


Anche solo esser ombra su una strada

anche solo esser aria che spira

o foglia, che volteggia e si posa

nello sguardo

              che innerva

                         nella sfera

l'immane

movimento della vita.



                                            ***


BISBIGLI


Poi v'è quel modo

di star dentro alle cose

- di starvi poggiato,

fra valichi e case - ;

bisbigli luci salmodie afflati,

tenui raschiano

un freddo.



                                            ***


GIU'


S' innesta, s' appresta

- giù -

nella scorta di delirium

un tuo monile.


Tu in ogni caso

percorri un calvario.


Dischiudendolo,

ne suggelli il fulcro.



                                          ***


A FONDO INFISSA


Muri scontrosi in Contrada Santa Croce avanzano

- adornano diafano un viso - fra scaglie residue

d'un tempo rimasto a ciò che del tempo tuo

ti rimane e l'immensa corona di spine

ogni giorno più a fondo infissa

nel cranio d'avorio e aria

che t'è toccato in vita.



                                     ***


AVVENTO


Defraudato nel corpo

dal corso di ogni possibile

avvento e nella mente dal

presente nell'assenza d'ogni

essente: la tragicità del vero -

il divenire incarnato d'un calco.



                                   

                            Gabriele  Gabbia   da      L' Arresto



giovedì 28 luglio 2022

UNA ( cara ) SERIE FOSSILE


     Che pena, che nostalgia, non guardarti negli occhi...






EVOCARE L'ALBA

sono io che ti suscito?

                                                  questa tenera cosa
questo caldo  umano
che si leva da te
è tutto fatto dalle mie parole

                              oppure
preesisteva


e risponde al richiamo?

tu esisti e tu prescindi
sei tu l'origine di questa specie

di bellezza parlante
che si offre, orlo
alla tua bellezza

viva

e incredula,
                                  resuscitata.





Maria  Grazia Calandrone    da   Serie fossile



giovedì 29 luglio 2021

MATTINO DI UN GIORNO D'ESTATE

 


                                                 La tue eterna estate non dovrà sfiorire...




XVIII


Dovrei paragonarti a un giorno d'estate?

Tu sei ben più raggiante e mite:

venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio

e il corso dell'estate ha vita troppo breve :

talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo

e spesso il suo volto d'oro si rabbuia

e ogni bello a volte da beltà si stacca

spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.

Ma la tua eterna estate non dovrà sfiorire

né perdere possesso del bello che tu hai;

né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,

perché al tempo contrasterai la tua eternità :

finché ci sarà un respiro od occhi per vedere

questi versi avranno luce e ti daranno vita.




                            William Shakespeare  da    I Sonetti



mercoledì 17 marzo 2021

BELLEZZA NEOGRECA AL FEMMINILE

 


                                                  Pitocrito -  La Nike di Samotracia



FORBICI


Le mie forbici hanno ritagliato di nuovo il cartamodello.

 Il tuo corpo non gli sta più bene.

E' pieno di buchi

che non diventeranno farfalle.


Vivo con i disegni

Stoffe buttate per terra

Bozze d'amore

Tensione irregolare di stati d'animo.


E due fili che si legavano nel futuro

pieno di nodi

impigliati alle dita

come un serpente che cresce sul mio busto.



                                     ***


FUMO IN SALITA


E' passato del tempo da quando così tanta lava mi bruciò

Corpo giovane che ora ritorna

per prosciugarsi nel tuo sguardo

e farmi bruciare tutta quanta.

Diventare cenere e spargermi

sovrana della tua vita.

Per la prima volta la cenere d'amore

potrà costruire un corpo

simile all'angelo della resurrezione.



                                         ***


LE CINQUE STAGIONI DEL ROSSO


Il dottore ha sentenziato

Cristalli rotti

i vasi delle mie dita.


E io mi stupivo

di come potessero scrivere

con tanto sangue

la luce

e spegnersi

con tante altre vite


la notte.



                                          ***


Il corpo si raffredda facilmente;

è per questo forse che gioca con il fuoco

gli piace il calore che emana

anche se conosce bene quanto sia facile

che il fuoco afferri la pelle

se gioca con il  tempo.

Ma è solo un corpo che si raffredda facilmente.

Quindi gioca costantemente con il fuoco

trascurando che sotto l'anima

c'è una pineta

che basta una scintilla  per farla sparire.


E poi dove troverai le mani

per rimboschirla.



                                       ***


MENISCO


Che rivelazione nel dizionario

Piccola luna

E' per questo forse che si dirige verso l'eclissi

fino al ginocchio la tua assenza fa orribilmente male.

Il corpo ricorda

la perdita.

Apparizione lunare di menisco.

Apparizione dolorosa di mezza luna.



                                    ***


L'IMPLACABILE ACQUA


Mattino d'inverno.

Che bello quando tarda il mattino.

I  caldi raggi del sole

sbucano dalla persiana accostata

che hai dimenticato di chiudere la scorsa notte.

Giocano a nascondino sulle fredde invernali coltri

sulle membra gelide.

L'ora passa.

Salgono.

Ora accarezzano il collo

il viso

pallido

giallo come il sole.


Lo carezzano 

dalla notte

come la persiana semiaperta

dimenticato

corpo vuoto.



                             da     Poesia del nostro tempo


                

domenica 7 marzo 2021

LA BELLEZZA NON E' PIU' DI MODA

 


                                                            Prassitele -  Afrodite Cnidia




(...) La Bellezza, senza scomodare Keats e il suo motto comunque sempiterno " Beauty is Truth, Truth Beauty, that is all // ye know on earth and all ye need to know ", è la gioia del contatto con il mistero : non può avere luogo con nulla che sia solo contingente, ma è ontologicamente qualcosa di " out of sight ", anche se la riconosciamo in qualcosa che vediamo.
Baudelaire ne " Lo straniero", la definisce " divina e immortale", ed è proprio così. Nella vera arte la Bellezza si fa verbo e immagine. Tutto qui. E la sua essenza non cambia perché non dipende dal tempo storico ( lo trascende infatti ); non cambia per il fatto che domini il brutto. Quando domina il brutto, vuol dire semplicemente che ci sono in circolazione meno anime belle. Oggi è così. La Bellezza, come la Grandezza, non è di moda. Sì, è esatto dire che è dileggiata. Umiliata e offesa, sta per lasciarci o ci ha già lasciati. Anche lei  ( come gli dei e gli angeli ). " Per puro spavento" ( a dirlo, è ancora una volta la sovrumana Emily ). Beauty has no cause. Il exists ( or not ). Chi la ama, la scorge o sente ancora " l'indizio del suo nume " e - oggi con molta fatica - riesce ancora a farla respirare. Quanto a chi non la ama, peggio per lui. La Bellezza " dovrebbe" salvare il mondo, ma se il mondo non vuole salvarsi, non lo salverà. (...)



                                    Silvio Raffo



lunedì 15 febbraio 2021

IGOR, IL POETA- GENIO

 



                                                  Come fresche e belle eran le rose...



TUTTO COME UNA VOLTA


" Tutto come una volta",

disse, teneramente : " tutto, come una volta".

La fissava negli occhi disperato -

Tutto, come una volta.

Mi baciava forte, mi abbracciava:

tutto, come una volta.

Ma... qualche cosa pure mi mancava:

tale quale, come una volta.



                                           ***


CLASSICHE ROSE


Come fresche e belle eran le rose

del mio giardino. Che fascino arcano!

Come pregavo: o gelide notti,

non toccatele con la fredda mano!



                                        ***


TUTTI DICONO LA STESSA COSA


Gli usignoli del giardino claustrale,

come tutti gli usignoli del Signore,

dicono che una sola è la gioia -

ed essa è nell'amore.


Anche i fiori del prato claustrale,

con la grazia dei fiori innata,

dicono che l'unico merito -

è sfiorare la bocca amata.


Il lago del bosco claustrale,

tutto di azzurro colmato,

dice: non c'è sguardo più azzurro

di quelli di chi ama ed è amato...



                                        ***


POESIA DELLA STRANEZZA DELLA VITA


Si incontrano per separarsi...

S'innamorano per disamorarsi...

Mi va di scoppiare a ridere,

e di scoppiare a piangere - e non vivere!


Giurano per violare il giuramento...

Sognano per maledire i sogni...

Oh, triste colui che comprende

quanto i piaceri siano vani!


In campagna si vuole la città...

In città, un luogo appartato...

E ovunque volti di uomini

senza l'anima umana.


Come spesso la bellezza è deforme...

E nella deformità la bellezza è presente...

Come spesso la pochezza è nobile

e iniqua la bocca innocente.


Come non scoppiare a ridere,

non scoppiare a piangere, come vivere

quando è possibile lasciarsi,

quando è possibile cessare di amarsi?



                              Igor'   Severjanin   tradotto da P. Statuti



sabato 9 gennaio 2021

L'IRIS SELVATICO DI LOUISE

 


                                                               
                                                               Vincent Van Gogh -   Iris




L' IRIS SELVATICO


Alla fine del mio soffrire

c'era una porta.


Sentirmi bene: ciò che chiami morte

lo ricordo.


Sopra, rumori, rami di pino smossi.

Poi niente. Il sole debole

tremolava sulla superficie secca.


E' terribile sopravvivere

come coscienza

sepolta sulla terra oscura.


Poi finì : ciò che temi, essere

un'anima e non poter

parlare, finì a un tratto, la terra rigida

un poco curvandosi. E quel che mi parve

uccelli sfreccianti in cespugli bassi.


Tu che non ricordi

passaggio dall'altro mondo

ti dico che seppi parlare di nuovo : tutto ciò

che ritorna dall'oblio ritorna

per trovare una voce:


dal centro della mia vita venne

una grande fontana, ombre blu

profondo su acqua di mare azzurra.



                                             ***


MATTUTINO


Padre irraggiungibile, quando all'inizio fummo

esiliati dal cielo, creasti

una replica, un luogo in un certo senso

diverso dal cielo, essendo

pensato per dare una lezione: altrimenti

uguale... la bellezza da entrambe le parti, bellezza

senza alternativa... Solo che

non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,

ci esaurimmo a vicenda. Seguirono

anni di oscurità; facemmo a turno

a lavorare il giardino, le prime lacrime

ci riempivano gli occhi quando la terra

si appannò di petali, qui

rosso scuro, là color carne...

Non pensavamo mai a te

che stavamo imparando a venerare.

Sapevamo solo che non era natura umana amare

solo ciò che restituisce amore.



                                                ***


APRILE


Nessuna disperazione è come la mia disperazione...


Non avete luogo in questo giardino

di pensare cose simili, producendo

i fastidiosi segni esterni; l'uomo

che diserba cocciuto tutta una foresta, la donna che zoppica, rifiutando di cambiare vestito o lavarsi i capelli.


Credete che mi importi

se vi parlate?

Ma voglio che sappiate

mi aspettavo di più da due creature

che furono dotare di mente: se non

che aveste davvero dell'affetto reciproco

almeno che capiste

che il dolore è distribuito

fra voi, fra tutta la vostra specie, perché io

possa riconoscervi, come il blu scuro

marchia la scilla selvatica, il bianco

la viola di bosco.



                                                  ***


FINE DELL'ESTATE


Dopo che mi vennero in mente tutte le cose,

mi venne in mente il vuoto.


C'è un limite

al piacere che trovavo nella forma...


In questo non sono come voi,

non ho risoluzione in un altro corpo,


non ho bisogno di un riparo

fuori di me...


Mie povere ispirate

creazioni, siete

distrazioni, in ultimo,

puri inceppi; siete

alla fine troppo poco simili a me 

per piacermi.


E così candide:

volete essere ripagate

della vostra scomparsa,

pagate tutte con qualche parte della terra,

qualche ricordo, come una volta eravate

compensate per il lavoro,

lo scriba pagato

con argento, il pastore con orzo

per quanto non è la terra 

a durare, non

queste schegge di materia...


Se apriste gli occhi

mi vedreste, vedreste

il vuoto del cielo

specchiato in terra, i campi

di nuovo nudi, senza vita, coperti di neve...


poi luce bianca

non più travestita da materia.



                                                 ***


TRAMONTO


La mia grande felicità

è il suono che fa la tua voce

chiamandomi anche nella disperazione; il mio dolore

che non posso risponderti

in parole che accetti come mie.


Non hai fede nella tua stessa lingua.

Così deleghi 

autorità a segni

che non puoi leggere con alcuna precisione.



Eppure la tua voce mi raggiunge sempre.

E io rispondo costantemente,

la mia collera passa

come passa l'inverno. La mia tenerezza

dovrebbe esserti chiara

nella brezza della sera d'estate

e nelle parole che diventano

la tua stessa risposta.




             Louise  Gluck  da   L'iris selvatico ( Trad. di M. Bacigalupo )



sabato 19 dicembre 2020

LA BELLEZZA DI PEPPINO

 



                    Oggi - in una società che non sa andare
                    oltre un'esteriorità esasperata e spesso
                    involgarita - più che mai ne abbiamo
                    bisogno.


                                      frida 


E CI INDOSSIAMO STROPICCIATI...

 


                                                           foto di Irving  Penn                                                                                          

                                                                                    "Non c'è nulla di più animale
                                                                   della coscienza pulita
                                                                   sul terzo pianeta del Sole."  

                                                                       W. Szymborska              




LA VERITA', VI PREGO, SULL'AMORE


E adesso - vi prego - facciamo silenzio.


Lasciamo a casa ceri, crocifissi e corone,

senza scomodare il fuoco eterno.

Che ognuno senta nella carne

com'è lancinante decidere 

chi deve restare e quando andare.


Ma facciamolo da soli

nelle nostre stanze

senza farci intervistare

da domande come:

" Cosa prova di fronte a questa decisione? "


Pensiamo al nostro cane.


Chi vuole scelga il gatto

e poi decisa se è facile parlare

attorno alla speranza che va via.


Ma lo faccia sottovoce,


Dio ci ascolta anche quando

lo pensiamo con la " d " minuscola.



                                             ***


IL CACCIATORE DI ANIME


Ho cassetti pieni di pezzetti d'anima

che svolazzano nell'aria

di qualche pagina di versi,


talvolta li riapro e trovo :

                                     "... tu, un'urgenza prima del bisogno,"

pure

                                     "...ci si arrende nell'attesa dell'ingovernabile"

e anche                

                                     "...nessuno si affiancava nei miei silenzi"

e poi

                                     "... la nostalgia che soffro è dell'adesso "

e a questa così vera

                                     "...scriviamo del dolore nelle pieghe di poche  poesie venute male"


volano in alto e 

chiedono d'essere catturate 

perché non sanno vivere

senza essere prese

e portate via dentro il cuore.


Le afferro con un'occhiata

nello spazio di un battito di strofe,

senza fatica, sono lì, leggere

e talvolta qualcuna

offre il corpo con la riservatezza di chi

si spoglia per la prima volta

e teme il giudizio di chi l'osserva.


Guardo, quasi le accarezzo,

ma ce n'è una che mi sfugge sempre,

e la vorrei accanto per parlare :

è l'anima che avrei voluto solo sfiorare

perché canta sempre

in solitaria

                          Conta quel che chiudi 

                          nel pugno.

                          Il cuore, per esempio, conta.

                                                  Mia madre sostiene

                                                  del pugno

                                                                che sia l'unità di misura

                                                                del riso.



                                             ***


VIVERE TRA PARENTESI


Certo, si può anche tentare di vive

dentro due parentesi tonde, lasciare

il mondo fuori e leggere nella notte

i racconti di Sherzade;


con un poco di buona volontà

si potrebbero anche aggiungere

due parentesi quadre supplementari

e allora la narrazione sarebbe più protetta

dagli influssi delle correnti

dal rimorso per le sofferenze

dei nostri comportamenti,

- regali a chi , forse, non li meritava -.


Volendo, con la fantasia, potremmo

anche ricorrere a due ulteriori

parentesi graffe, così lo scudo protettivo

ci sembrerebbe eterno,


ma l'algebra insegna

che prima i poi tutte le parentesi

devono essere sciolte per ottenere

la risposta all'equazione,


e ben sappiamo che non ci basterà

andare a cercare la soluzione

all'ultima pagina del libro degli esercizi

per scoprire se quella adottata

era stata la risposta esatta.



                                                         ***


LA NON APPARTENENZA


Trapassa anche te il malessere

della non appartenenza come se

viaggiassi dietro vetri oscuri?


Al risveglio ti succede 

di indossare abiti non tuoi, poveri

indumenti che coprono le debolezze

e fanno vergognare dei pensieri?


Oppure ti sembra che la vita

talvolta sia un fiato tronco,

e cerchi il respiro del giorno

dentro gli occhi di chi incontri?



                                                  ***


UN SOGNO RIMESSO IN PIEDI


Se non capisci il fascino che possiede

un giardino abbandonato e non avverti

né la stanchezza che c'è dietro i cancelli

arrugginiti e chini davanti alle sterpaglie

che impediscono il passo, né il respiro

di un catenaccio sferragliante

che sembra miagolare, non saprai gustare

la bellezza di quelle rose imbastardite

che rifioriscono malgrado ogni incuria.



                Luigi Paraboschi  da     ... e ci indossiamo stropicciati