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mercoledì 28 luglio 2021

I CLAMORI DEL MONDO

 


                                                           Mondo, esisti buonamente...




AL MONDO


Mondo, sii, e buono;

esisti buonamente,

fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,

ed ecco che io ribaltavo eludevo

e ogni inclusione era fattiva

non meno che ogni esclusione;

su bravo, esisti,

non accartocciarti in te stesso in me stesso.


Io pensavo che il mondo così concepito

con questo super- cadere super- morire


il mondo così fatturato

fosse soltanto un io male sbozzolato

fossi io indigesto male fantasticante

male fantasticato mal pagato

e non tu, bello, non tu " santo" e " santificato"

un po' più in là, da lato, da lato.


Fa' di ( ex - de - ob - etc ) - sistere

e oltre tutte le preposizioni note e ignote,

abbi qualche chance,

fa' buonamente un po':

il congegno abbia gioco.

Su, bello, su.



                                   Andrea Zanzotto    da     La beltà



sabato 3 aprile 2021

ELEGIA PASQUALE



                                                               Caravaggio - Deposizione





Pasqua ventosa che sali ai crocifissi

con tutto il tuo pallore disperato,

dov'è il crudo preludio del sole?

e la rosa, la vaga profezia ?

Dagli orti di marmo ecco l'agnello flagellato

a brucare scarsa primavera

e illumina i mali dei morti

pasqua ventosa che i mali fa più acuti.


E se è vero che oppresso mi composero

a questo tempo vuoto

per l'esaltazione del domani,

ho tanto desiderato

questa ghirlanda di vento e di sale

queste pendici che lenirono

il mio corpo ferito di cristallo;

ho consumato purissimo pane.


Discrete febbri screpolano la luce

di tutte le pendici della pasqua,

svenano il vino gelido dell'odio;

è mia questa inquieta

gerusalemme di residue nevi,

il belletto s'accumula nelle

stanze nelle gabbie spalancate

dove grandi uccelli covarono

colori d'uova e di rosei regali,

e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario

dei propri lievi silenzi.


Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra

le bocche non sono che sangue

i cuori non sono che neve

le mani sono immagini

inferme della sera

che miti vittime cela nel seno.



                Andrea  Zanzotto   da     Dietro il paesaggio, 1951



giovedì 2 maggio 2019

I POETI E LE ROSE

 
 

                                                  Un po' smemorata, come tu sarai allora…


E' MAGGIO…

E' maggio e io scrivo delle rose.
E' la paleobotanica che dice
semplicemente che sono un mistero.
Mistero voglio chiamarvi - rose - ticchettìo
di una fuga, silenzio che ha colore,
sosta d'altro mondo dentro il mondo,
fuoco che rinfresca, respiro vero
di creature piccole alate.
Voi dettate una legge d'eleganza
una sprezzatura di ciò che osa
durata e non profuma o chiama
come voi la luce. Fino a cadere
dentro una passione che vi bagna.
Voi vi spandete tutte in un'altura
di battiti - visione che vi induce
a sparire senza rumore. Rose.


                               Mariangela  Gualtieri


                                           ***

XXIV

Rosa, occorre lasciarti fuori,
così squisita?
Che fa una rosa là dove la sorte
su di noi si consuma?

Nessun ritorno. Anche tu
dividi
- con noi smarrita - questa vita, questa vita
che non è del tuo tempo.


                             Rainer  Maria  Rilke


                                        ***

ROSE AI PILASTRI

Rose ai pilastri, rose lungo i muri
e dentro i vasi, da per tutto rose
che sbocciano fiammanti e sanguinose
come ferite sopra i seni impuri.

Rose thee dai bei labbri immaturi
dalle fini ceramiche untuose,
rose di siepe, rose rugiadose
avvinghiate ai cancelli e ai vecchi muri.

Eruzione di rose nei giardini,
di rive sanguinose e odorose,
vive e rampanti per la mia ringhiera.

Rose e rose ne' miei vasi murrini,
rose odorose, rose sanguinose
rosee bocche della primavera!


                            Andrea  Zanzotto


                                  ***

ELOGIO DI UNA ROSA

Rosa della grammatica latina
che forse odori ancor del mio pensiero,
tu sei come l'immagine del vero
alterata dal vetro che s'incrina.

Fosti la prima tu che al mio furtivo
tempo insegnasti la tua lingua morta
e mi fioristi gracile e contorta
per un dativo o un accusativo.

Eri un principio tu: ma che ti valse
lungo il cammino il tuo mesto richiamo?
Or ti rivedo e ti ricordo e t'amo
perché hai la grazia delle cose false.

Anche un fior falso odora, anche il bel fiore
di seta o cera o di carta velina,
rosa della grammatica latina:
odora d'ombra, di fede, d'amore.

Tu sei più vecchia, e sei più falsa e odori
d'adolescenza e sembri viva e fresca,
tanto che detta e quasi pedantesca
sai perché t'amo e non mi sprezzi o fori.

Passaron gli anni: un tempo di mia vita.
Avvizzirono i fiori del mio giardino.
Ma tu, sempre fedele al tuo latino,
tu sola - o rosa - non sei più sfiorita.

Nel libro la tua pagina è strappata, strappato
il libro e chiusa la mia scuola,
ma tu rivivi nella mia parola
come nel giorno in cui t'ho " declinata ".

E vedo e ascolto: il precettore in posa,
la vecchia Europa appesa alla parete
e la mia stessa voce che ripete
sul desiderio di non so che cosa:


Rosa, la rosa Rosae, della rosa…


                                  Marino  Moretti


                                        ***

LA ROSA BIANCA

Coglier per te
l'ultima rosa del giardino,
la rosa bianca che fiorisce
nelle prime nebbie.
Le avide api l'hanno visitata
sino a ieri,
ma è ancora così dolce
che fa tremare.
E' un ritratto di te a trent'anni,
un po' smemorata, come tu sarai allora.


                              Attilio  Bertolucci


venerdì 30 marzo 2018

NELLA DIREZIONE DI...( La Pasqua adveniente ) 1

 
 


                                                            " Elì  Elì   lemà  sabactàni..."


CROCIFISSIONE

A questo crocevia di tenebre
davanti a noi sorgi tremendo,
albero secco, stadera
che reggi il gran corpo inerte.

Un nudo legno trasversale
taglia lo spazio
e un nudo legno verticale
svetta oltre il tempo:

assi cartesiane
della vita e della morte,
intorno a cui si schiude
ora il nero quadrifoglio.

Nei lobi in alto, il vuoto e il terrore
come al grido :" Mio Dio
perché mi hai abbandonato?".
In basso, fatto roccia in tre figure,
tutto il dolore umano.

Ma ecco avanza l' Agnello vittorioso
verso la sua piagata controparte.
E un profeta ci addita - perentorio -
salvezza nella metafora.


             Margherita Guidacci  da         L'altare di Isenheim





ELEGIA PASQUALE

Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
con tutto il tuo pallore disperato,
dov'è il crudo preludio del sole?
e la rosa la vaga profezia?
Dagli orti di marmo ecco l'agnello flagellato
a brucare scarsa primavera
e illumina i mali dei morti
pasqua ventosa che i mali fa più acuti.

E se è vero che oppresso mi composero
a questo tempo vuoto
per l'esaltazione del domani,
ho tanto desiderato
questa ghirlanda di vento e di sale
queste pendici che lenirono
il mio corpo ferita di cristallo;
ho consumato purissimo pane.

Discrete febbri screpolano la luce
di tutte le pendici della pasqua,
svenano il vino gelido dell'odio;
è mia questa inquieta
Gerusalemme di residue nevi,
il belletto s'accumula nelle
stanze nelle gabbie spalancate
dove grandi uccelli covarono
colori d'uova e di rosei regali,
e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
dei propri lievi silenzi.

Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
le bocche non sono che sangue
e i cuori non sono che neve
le mani sono immagini
inferme della sera
che miti vittime cela nel seno.


               Andrea  Zanzotto   da        Dietro il paesaggio





PERCHE' HAI GRIDATO...

Perché hai gridato
che Ti lasciava
se era Tuo padre
e T' amava?



ANCHE TUA MADRE

Anche tua madre
ha gridato.
S'è afferrata alla mangiatoia
quando dal ventre
le uscivi.
Sapeva anche lei
che nascendole Cristo
come Dio le morivi?



NON SAREI GIUDA

Non sarei Giuda.
Sarei chi uccide
colui che diceva
d'essere Dio.
Un delitto da strada,
un delitto da camera ad ore.
Un delitto soltanto
d'impossibile amore.



NON E' VERO

Non è vero.
La croce non si rinnova.
Chi non ha bevuto quel sangue
non potrà berlo mai più.
Chi non è stato Tuo amante
sarà per sempre un passante.


            Giovanni Testori   da      Nel tuo sangue