Dolce annientarsi
nella rarefazione
di là dallo sguardo terreno.
Gisella Genna
... il mio canto libero sei tu ...
SONETTO XVII
Non ti amo come se fossi una rosa di sale, un topazio,
o freccia di garofani che propagano il fuoco :
ti amo come si amano certe cose oscure,
- segretamente - tra l' ombra e l' anima.
Ti amo come la pianta che non fiorisce, ma porta
la luce di quei fiori - nascosta - dentro di sé,
e grazie al tuo amore l' aroma intenso che si è sprigionato
dalla terra, vive debolmente nel mio corpo.
Ti amo senza sapere come, né quando, né da dove;
ti amo direttamente, senza problemi né orgoglio:
ti amo così perché non conosco altro modo di amare,
eccetto in questa forma in cui io non sono né tu sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicini che i tuoi occhi si chiudono con i miei sogni.
Pablo Neruda da One Hundred love sonnets
ESTATE
C'è un giardino chiaro, fra le mura basse
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. E' una luce che sa di mare.
Tu respiri quell' erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.
Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un' erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d' aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.
Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.
Cesare Pavese da Lavorare stanca
" Agnosco veteris vestigia flammae... " ( Virgilio - IV Libro dell' Eneide )
GUARDANDO A EST
I
Ci sono luoghi dove tutto
ancora si ripete, mai sazio
il ventre tellurico della fiera
feroce che possiamo essere,
che siamo, persi alla mano
custode del destinale brivido
azzurro della vita : luoghi
dove il margine è slabbrato,
l' occulto rovescio del mondo
rivelato nel ferro e nella pietra
che ingombrano lo sguardo,
nel vento sfibrato
che non trova più luce.
*
II
Eppure ha un nome anche
il futuro dissanguato senza
ormai più bene dopo tanta
distruzione; il nome proprio
della perdita, che cerca ma
non trova una consolazione.
*
III
Le vite degli altri ci riguardano
anche quando non vorremmo -
mobilia residua che ingombra
le stanze della mente , e cerca
un riparo all' eco della Storia.
***
Talvolta il cuore velato
delle cose non si schiude
al raggio che tenta l' ingresso,
rimane indistinto nel tempo
cifrato che ancora lo serba,
invisibile anche a se stesso.
***
Le cose non esistono più, ma sono accadute per sempre.
C'è un guasto oltre il lampo che ci percorre,
anime trascolorate nel silenzio che ritorna.
C'è un dire che si ripercuote nel vuoto,
un sentire vivi i giorni addosso. Arma
riposta in attesa dell' ora, quella giusta
che arriva, nel segno indelebile tracciato
dall' orma : il sangue rappreso
di tutte le guerre.
***
TERRA DI NESSUNO
Anche se mi hai desolato la terra, e seminata a sale
giace nella sua inerzia ; se le radici non trovano
alimento per i frutti, e diffidano ormai del ventre
tellurico dove avevano attecchito ; se l' aria è di ferro
e l' orizzonte di piombo, e il mare un pensiero
annegato, un paesaggio dimenticato : io
conto i giorni, e ripasso me stessa a memoria.
***
" Rinnova i nostri giorni, rendili come quelli di prima "
Lamentazioni, 5
TRASCENDENZA
I
Quando la luce diventa nero
e il lampo incenerisce l' albero
mi misuro con la tua mancanza.
Nel respiro tagliato dall'ombra
la sostanza cieca di una pena antica.
*
II
La luce di Maggio resuscita il mondo
e i colori accesi per la gioia dello sguardo
che torna a misurarsi con l' orizzonte.
Ma il pensiero è riverso, assiderato
e il cuore in un letargo ostinato.
*
IV
Ogni volta che si è chiuso il cerchio
della nostalgia restaurando la pienezza
dell' intero ; ogni volta che ho riconosciuto
quell' unico che poteva dire chi ero : ogni
volta che ho sentito di aver amato davvero.
Giovanna Rosadini da Cicatrici
Ammore mio/ se non ce stess' o mare e tu / nun ce stesse manch' io...
FINE REPLAY
... cosa ci resta
oltre il rumore del mare
che annaspa alla deriva
con l' inedia che non s' incurva
in quest' aria malandrina
a noi che camminiamo
coi piedi nell' acqua
per non sentire la calura
in questa devastazione esiziale
nell' aria zolforosa
delle fumarole della solfatara
sulla curvatura del moto ondoso
dove un manipolo di parole
sghembe
tentano di resistere agli ossimori
dislocati nel volo
di un rivolo di vento...
***
IL CORPO CANTA IL SUO DOLORE
... il corpo canta il suo dolore
linguaggi logorati dall' uso
cercano parole tra lucciole corrotte
follia è adagiarsi nel loro luccichìo
come vorresti confezionassero la tua vita
con una parola rinviata o una che esplode
ma non dura che un istante
il tuo desiderio se la parola brancola nel buio
na vranca ' penziere si trasformano
in onda incantata confusa e rassegnata
di una marea fonemica
ma non dura che un istante...
***
PARLAMI DEL MARE
... non parlarmi di morte
a me che l' ho guardata
tante volte negli occhi :
parlami del mare
e dimmi se sorride...
Giorgio Moio da Marea
STRADE
Inutile chiedersi che lago protetto da aironi
si trovava nell' altra vallata,
o rimpiangere i canti del bosco
che non avevo attraversato.
Inutile chiedersi dove
potevano portare altre strade,
dato che portavano altrove;
poiché è solo qui e ora
la mia vera destinazione.
E' dolce il fiume nella tenera sera
e tutti i passi della vita mi hanno
portato a casa.
Ruth Bidgood
" I sentimenti sono ambivalenti , e sono fatti contemporaneamente di luce e di ombra. " ( frida )
Da qui si doveva incominciare : il cielo.
Finestra senza davanzale, telaio, vetri.
Un' apertura e nulla più,
ma spalancata.
Non devo attendere una notte serena
né alzare la testa
per osservare il cielo.
L' ho dietro a me, sottomano e sulla palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Perfino le montagne più alte
non sono più vicine al cielo
delle valli più profonde.
In nessun luogo ce n'è più che in un altro.
La nuvola è schiacciata dal cielo
inesorabilmente come la tomba.
la talpa è al settimo cielo
come il gufo che scuote le ali.
La cosa che cade in un abisso
cade da cielo a cielo.
Friabili, fluenti, rocciose,
infuocate ed eteree,
distese di cielo, briciole di cielo,
folate e cataste di cielo.
Il cielo è onnipresente
perfino nel buio sotto la pelle.
Mangio il cielo, evacuo il cielo.
Sono una trappola in una trappola,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
La divisione in cielo e terra
non è il modo di pensare a questa totalità.
Permette solo di sopravvivere
a un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
Miei segni particolari :
incanto e disperazione.
Wislawa Szymborska da Vista con granello di sabbia
" La mia temporanea cecità mi ha tratta in inganno : mi ha fatto supporre che la luminescenza - flebile, intermittente e temporanea delle lucciole - fosse la luce del Sole ". ( frida )
MILLE PEZZI
E se potessi
un giorno
smontarmi in mille pezzi,
raccomanderei alle mani -
alle mie mani di bambina e gioia -
di non rimontarmi
per evitare la caduta,
il gambo che si spezza,
la cesoia del cuore.
Mi metterei in cerca
dei pezzi di ricambio:
stelle,
soffi,
ali
per volare.
La vita ti smonta
e riassembla
a suo piacimento.
A te non resta che
asciugarti le lacrime,
franare e risalire,
sentirti morta, sapendo
che sei ancora viva.
***
CONSISTENZE COMMESTIBILI
Non so che
consistenza ho.
Anelo la mollica
della rosetta
che cercavo da bambina,
e invece sono rigida
come la crosta del pane.
C' è però un tempo
in cui mi addento,
e mi scopro spalmabile
come se potessi stendermi
all' infinito
e diventare piatta e lunga
come il cielo.
E' quel tempo
che cerco :
un tempo di briciole e nuvole
in cui, anche se piove,
io rimango cielo.
***
SIPARIO
Il cielo tira le tende
come se si vergognasse
della sua nudità;
poi inizia a gridare
come mia madre
quando tornavo a casa
con tre in fisica.
Apre la bocca
e intona un Do
come un tenore
sprezzante del silenzio.
Taglia in due la città
e il cuore dei deboli.
Al via le finestre
con i tamburi
bum bum,
la pioggia si frantuma sui vetri,
e il suo odore di viaggiatrice
è il nuovo interprete,
la voce che serve
ai disperati
per credere che
altrove
ci sia il sole.
Poi tutto finisce.
Cala il sipario.
Applausi.
***
CHI SEI
Donna fragile
a cui hanno spezzato gli occhi.
Rimesti il passato
cercando nuovi ingredienti,
ma l' amore è altrove,
e presto lo scoprirai.
Non stringere il tuo cuore:
fallo parlare.
Per troppo tempo
hai messo da parte
il tuo sentire.
Ma ora
ascolta le urla
che dentro ti lacerano.
Sono le stesse che -
quando il sangue si secca
e la ferita si suppura -
ti faranno essere bella.
" Oh, sono viva ! "
dirai allo specchio,
ma ciò che rifletti è molto di più.
Sei donna che parla,
che per occhi
ha fiumi
che qualcuno ha cercato
di interrompere.
Ma lo sanno le dighe :
contro la corrente
non c'è niente.
Scorri, donna.
Scorri -
e arriva dappertutto.
***
VENTO DEL NORD
Corpo che trema :
vento dal nord del cuore.
L' estate scivola
sulla pelle -
che avvampa
e suda -
ma non è che
un' emozione.
Un bagliore :
l' alba sul tuo viso
sorge il giorno -
una nuova stagione
d' amore.
Corpo che ti muovi,
gusti solo ora
la dolcezza di ciò
che entra in noi
e poi se ne va :
un baleno
e la sua scia.
Martina Maria Mancassola da Per capire chi sono
" Forse la Poesia non salverà il mondo ; mi aspetto tuttavia che salvi me " ( frida )
PROMETTI A TE STESSO
di essere così forte che niente possa disturbare la pace della tua mente.
di parlare di salute , felicità e prosperità ad ogni persona che incontri.
di far sentire a tutti i tuoi amici che c'è qualcosa di speciale in loro.
di guardare il lato positivo di ogni cosa e rendere il tuo ottimismo realtà.
di pensare sempre per il meglio, di lavorare solo per il meglio, e di aspettarti solo il meglio.
di essere entusiasta del successo degli altri tanto quanto lo sei del tuo.
di dimenticare gli errori del passato e di puntare verso i più importanti traguardi del futuro.
di avere sempre un' aria allegra e di donare ad ogni essere vivente che incontri un sorriso.
di dedicare così tanto tempo al miglioramento di te stessa da non avere tempo per criticare gli altri.
di essere troppo capace per le preoccupazioni, troppo nobile per la rabbia, troppo forte per la paura, e troppo felice per permettere la presenza di problemi.
di pensare bene di te stesso e di proclamarlo al mondo non con parole gridate, ma con azioni grandiose.
di vivere credendo che il mondo intero sia dalla tua parte, finché sarai fedele a tutto il meglio che c'è in te.
Christian D. Larson da The Optimist Creed
Si prende il tempo necessario a spiccare il volo...
In una recente intervista, l' autore afferma che " da sempre quello che per me è fondamentale in poesia, è lo spazio bianco : ciò che manca, ciò che non si dice, o che non si può o non si vuole dire. Il vuoto dopo il punto ". In questa frase - all' apparenza semplice - vi leggo tutta la vertigine della poesia, il peso del silenzio, la potenza del non detto. la necessità di dire tutta la verità, ma non in modo obliquo. E l'utilizzo dell' ellissi non è per nascondere, ma per rispetto a ciò di cui non si dovrebbe parlare, ma che chi scrive tenta comunque di far arrivare. La realtà oggettiva come concetto astratto non esiste, è illusoria. : esistono tuttavia realtà singole filtrate dai singoli sguardi, dalle esperienze personali di ognuno, e la cosa che risalta dalla lettura di questo libro è la profonda onestà dell' autore nell' intenzione di restituire un vissuto comune attraverso il proprio. Ne " La linea spezzata " ci sono cinquant' anni di vita, dalla lotta armata al Covid e c'è l' amarezza per aver " adottato un sistema democratico usa e getta "; per le scelte sbagliate e la politica abbandonata come se non ci riguardasse; ma c'è anche la volontà di cercare un punto fermo, stabile su cui puntare i piedi per far resistenza. E poi c'è l' amore, filo che tiene tutto insieme. Senza scampo , una " ferita che rimargina piano ", ma che comunque rimane rischio irrinunciabile. Perché, quello che resta dopo il dolore, non è mai vuoto, ma trasformazione : quando si ama non si rimane più gli stessi, si viene irrimediabilmente trasformati, e quello che resta - dopo la perdita ( di un figlio, di una persona cara che ci lascia o di un amore che finisce ), non è mai solo un vuoto, ma la consapevolezza di essere intimamente vivi, di nuovo capaci di sentire e di rischiare.
La ricordo con i capelli scuri, ricci, passare da casa nostra
la domenica, mentre l' odore dell' arrosto e di patate al forno
si sentiva dalla terrazza. mi chiedo se avesse
la P38 nascosta nella giacca, se quel pranzo fin troppo
borghese la infastidisse o se fosse una perfetta copertura.
di certo quando stava davanti al picchetto della fabbrica
e non lasciava entrare nemmeno noi, figli degli operai,
la sua voce sapeva di ruggine e paura.
***
Non posso fare altro che correre
controvento
nell' aria gelida di questa mattina
che nasconde i cattivi
pensieri. La ferita / il tumore che ti
ha prosciugato.
E' rimasto l' airone a controllare il
canale,
si prende il tempo necessario a
spiccare il volo.
Mi osserva prima di sparire nel
cielo nero.
***
é stato facile dimenticare i luoghi, certi compagni
morti male. l' eroina prima di entrare a scuola,
sotto il cavalcavia della stazione.
ora che la strada é chiusa e da qui l' edificio
non é più visibile, rimonto i pochi fotogrammi, sento
l' attrito della memoria, l' ombra che sfuma
nell' ombra. ribalto lo sguardo in questo presente
di padre, come un film guardato al contrario.
***
Che venga - anche inaspettata - l' ora
che ci separa.
Che il tempo si posizioni nel punto
cieco dell' occhio.
Cerchiamo altre strade, altre vie di
fuga, un soffio
di tempesta, un accidente, un urlo
tra noi e il mondo.
E' come scappare stando fermi /
come farci male
senza capirne il motivo, senza dare
tempo
al fiato che manca di ritrovare
l' aria. Con la paura
sussurrata nelle ossa che diventa
misura.
Presto, che il respiro si faccia
notte.
***
graffi e grida, risvegliarti tra le braccia fredde
di un muro / il cucciolo stretto al petto oscilla
la lampada appesa ad un invisibile filo nel troppo
buio, di nuovo botte e calci, il sangue. poi la morte
che qui é quasi uguale ad uno spazio bianco.
***
ha gettato la sfortuna per strada, decine di gratta e vinci
lanciati sull' asfalto si muovono nel vento, tra l' erba umida
e il canale. il paese ha adottato un sistema democratico
usa e getta, di scegliere l' illusione prima della fine del mese.
***
Colpiscimi là dove si genera la
parola. Porta
silenzio, danno e ferita. Inciampa
su di me mentre
vai via. Lascia traccia, solco, suono inconcluso
che si perda nella stanza, concedimi memoria e distanza.
***
sono passi di una voce ben riconoscibile
i tuoi, risuonano nel vuoto delle scale del condominio.
l' ora in cui rientri dalla fabbrica, è novembre fuori
e la stufa di ghisa fatica a scaldare l' appartamento.
i logaritmi che non riesco a domare. il rischio di una nuova
cassa integrazione senza sapere come tenerci in equilibrio.
guardo dal vetro su questo Frecciarossa, la pioggia
e le campagne allagate tra Roma e Firenze.
arriva così, un dolore che non ti aspetti / che stratifica la memoria
di chi si fa vecchio e non è più capace di dominare il tempo.
***
Ti passerò dentro attraverso la linea curva
dell' amore, lasciando ad altri i corridoi bui e le scorciatoie.
Qui nel lato nascosto - dove c'è quello che non vedi - saremo
un rumore lieve, una ferita che rimargina piano.
Fabrizio Lombardo da La linea spezzata
... è un battello abbandonato...
La mia vita è un battello abbandonato
non ligio, in ermo porto, al suo destino.
Perché non salpa e non segue l' istinto
di navigare, sposato al suo faro ?
Ah, manca chi lo lanci in mare, e alato
renda il suo scafo in vele; peregrino
fresco d' allontanamento , nel divino
amplesso del mattino, puro e amaro.
Morto come corpo d' azione senza voglia
che lo viva, ombra sterile di vivere,
fluttuando al fiore vano del rimpianto.
Le alghe tingono verde la tua chiglia,
ti culla il vento senza che ti muova,
ed è oltremare l' isola agognata.
Fernando Pessoa da Poesie scelte