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lunedì 20 febbraio 2023

SAGGIO SULLA PAURA ( di Fabrizio )


                                                                                Foto dal web


" Saggio sulla paura " quale trattato poetico sulla paura. Tuttavia " saggio" sulla paura si può si può anche intendere come uno stato di consapevolezza : l'essere edotti sul male di vivere contemporaneo, conseguenza di uno stato economico e sociale iniquo e brutale. Nel filone delle opere di riferimento del genere, Fabrizio Migliucci trova una originale sintesi letteraria davvero riuscita per autenticità e depurazione da qualsiasi interferenza retorica sia anacronistica che intellettualistica.




Incipit dell'opera con testo epistolare diretto a Carlo Bordini.


(...) Caro Carlo,

 io mi volevo ammazzare. Sono giorni che vado a vuoto come un fesso e ho il terrore che questa infelicità sia diventata il mio unico spasso. Ho io il tuo accendino, quello marrone. Non mi faccio, non faccio praticamente più niente, non sono praticamente nessuno.

Hi ragione, la poesia è un encefalogramma. Sto scrivendo questa poesia alla stazione, mentre cammino a testa bassa. Ho deciso di scrivere un saggio sulla paura, lei ormai non mi dice più niente. (...)





SBATTERE


Molto spesso ho paura di andare a sbattere. Sogno

di tuffarmi da una piattaforma di cemento

cammino nel buio schermando lo spazio di gesti da insetto

mi alzo in piedi di scatto e non mi ricordo perché.



                                                       ***


Da dove arrivano i tonfi

le esplosioni le raffiche di vento

a questo quinto piano

esposto alla bufera. Il rumore

della distruzione ci penetra

le ossa, la cronaca

avanza dalla strada come un grido

e i pusher attraversano i semafori

già rossi, non pensano ai domani.



                                                     ***


Costruiamo questa vita monca

fatta di atti mancati poche possibilità di tirare avanti.

Gli orizzonti che vediamo non sono lineari, hanno una piega

in mezzo come delle V infinitamente espanse.

Passiamo il sabato a discutere i difetti di un bilocale sulla Casilina

ipotizziamo che trasferirsi ancora di più in periferia abbasserebbe la rata del

mutuo

attraversiamo Alessandrino Torre Maura Giardinetti e non vediamo niente.

Ma non è alienazione, è qualcosa che non sappiamo spiegare.

Il tempo ammucchia fuori dalla finestra, il lavoro si assottiglia

come una candela, identità privata e collettiva diventano ogni giorno più

divaricate.

Nel legno della nostra convivenza, un parassita ha dissodato un solco.

Potremmo alzare la testa e vedere cosa è fuori, ma fuori

è lo specchio irriflesso di quello che è dentro, un bisogno

in cui siamo giocati fino all'ultimo lembo di pelle.



                                               ***


Penso a quando questo libro sarà finito

io perderò il lavoro

lo sfratto sarà ingiunto

tu mi lascerai

e le analisi non saranno affatto rincuoranti.

La mia routine si cova nella certezza del disastro

d' altra parte me l'ha detto anche mia madre, prima o dopo

arriverà una lettera spedita dal comune

in cui ci sarà scritto

che è tutto da rifare.



                                                  ***


Dev'esserci stato un momento in cui qualcuno sulla nostra linea di sangue

ha provato a invertire il corso della natura.

Per un  periodo della mia adolescenza io stesso ho trovato essenziale essere

divorato dall'ansia. Non c'era alcun filtro tra gli istinti vitali e un'atavica

monomania: esprimevo in quel modo il bisogno degli altri.

E' a causa di questo profondo senso di esistere che le nostre parabole hanno

la forma ogivale del desiderio. Un taglio le recide all'incontro tra la psiche e

il frammento presente dello stato reale.

Poiché nelle vene mi scorre un luminoso richiamo alla disgregazione,

dobbiamo essere stati allontanati dalla tribù, aver transitato in qualche eremo

o ghetto dove anziché pace abbiamo trovato miseria e rancore.

Capri espiatori mancati. Mia madre mio fratello e la memoria di mio padre

attraversano le strade degli esseri umani come se fossero altrove. Il nero corvino del pelo ci avvicina e ci rassomiglia alla terra.

Nessun ritratto può restituire l'immagine di tutto questo, dimenticata

famiglia che cammini in una perenne primavera d'inverno.




                  Fabrizio Migliucci   da    Saggio sulla paura



lunedì 13 settembre 2021

LA MERAVIGLIA

 


                                                                        Foto dal web



" Una buona pratica preliminare di qualunque altra è la pratica della meraviglia. Esercitarsi a non sapere e a meravigliarsi. Guardarsi attorno e lasciar andare il concetto di albero, strada, casa, mare e guardare con sguardo che ignora il risaputo. Esercitare la meraviglia cura il cuore malato che ha potuto esercitare solo la paura.".



                Chandra  Livia Candiani  da   Questo immenso non sapere



sabato 12 giugno 2021

HELLO... LINEA DI GALLEGGIAMENTO

 



                           Indosso la memoria della pioggia nella prima volta con la terra...






Il corpo si costituisce 

otto ore a notte

e la pena si sconta su un fianco

diventando la metà di un uomo.

E' trapianto la parte mancante

in chi è spezzato dalle onde

e ha per linea di galleggiamento

la cicatrice di uno scudiscio.



                                                 ***


Sollevare la tapparella

cercando una notizia per risorgere

oltre quel vetro così sottile

che diventa una nuova cute.

Indosso la memoria della pioggia

nella prima volta con la terra:

la paura nella forma pregiata

di non sapere come si ama.



                                              ***


Le mani accecate dal sapone

non sanno chi andranno a salvare

se un coltello o una tazza

l'appetito o la pienezza.

Meglio una fitta nell'equilibrio

che la fermezza dell'abbandono

e si deforma lo scolapiatti

per accogliere tutti.



                                             ***


Il semaforo ci affianca

e qualcuno si sbircia :

la stessa malattia tra le mani

la stessa solitudine nei sedili.


Poco tempo per sedimentare

scambiando un segno di luce :

il verde riapre la caccia

e il sangue torna una miccia.



                                              ***


La bottiglia socchiusa dell'acqua

sul comodino è una Madonna

e attorno il resto della salvezza:

telefono - fazzoletto - pastiglia.


Coricarsi è un pellegrinaggio

chiedendo la grazia del sonno

per smarrirsi nelle coperte

giocando a non esistere.



                                             ***


Un rettangolo di cotone

tra il legno e la fame

e nutrirsi senza strozzare con le mani

è ricomparire dalla parte degli uomini.


Due volte in un giorno

la memoria diventa indirizzo

e sono le briciole ai lati dei piatti

il numero civico dei nostri ritorni.



                                                         ***


Tutte le frasi dette

si radunano alla morte

ed è la classifica dei verbi

a destinare i nostri corpi.


Chi ha soccorso verrò sostenuto

e chi ha aggredito verrà assaltato:

nella lacrima che sigilla la vista

lavorano un ponteggio e una ruspa.



            Luca  Bresciani    da    Linea di galleggiamento



venerdì 19 febbraio 2021

IL SOGNO E LA PAURA 3

 


                                               Paul Delvaux  -  Les phases de la lune



(...) La paura rappresenta un meccanismo di difesa che ha lo scopo di far percepire un pericolo possibile e mettere in atto una serie di comportamenti per evitarlo o per affrontarlo in modo utile. La paura induce nel corpo dei cambiamenti : aumentano il battito cardiaco e l'irrorazione degli organi e ogni senso viene attivato ( gli occhi si spalancano, l'udito si dispone ad avvertire il minimo rumore, le fibre muscolari si tendono... ) in modo da essere pronti a fronteggiare gli eventuali pericoli. La paura è - dunque - la risposta che segue la percezione di qualcosa che può accadere oppure che si manifesta, come camminare su un sentiero di montagna e vederlo attraversare da una vipera. E' importante ribadire che - comunque - la paura attiva un sistema difensivo percependo o immaginando di incontrare un pericolo. Nel sogno si può sperimentare la paura alla stessa maniera di un'esperienza concreta, senza muovere il corpo, ma attivandolo. Si può scappare da un nemico che non c'è o attaccarlo, avendo l'impressione di compiere azioni che in realtà non si realizzano, ma esprimono la stessa energia che si sarebbe posta da svegli di fronte ad un nemico in carne e ossa. (...)




                   Vittorino  Andreoli   da    Le sorgenti del sogno



LA PAURA NEL SOGNO 4

 


                                                     Paul Delvaux , 1897 - 1994 



(...) La paura, nel sogno, non è esclusivamente una funzione mentale, ma anche un' esperienza che attiva tutto il corpo, pur non esprimendo alcuna azione concreta. Basterebbe - a indicarlo - il risveglio dagli incubi. Anche alla luce di queste osservazioni, il termine " esperienza" si mostra difficile da definire. Lo si applica abitualmente a quanto accade nella veglia, quando è funzionante la percezione di trovarsi dentro il tempo e lo spazio, quando cioè ci muoviamo nel  mondo che definiamo concreto. Ma è esperienza anche quella che si lega agli eventi del sogno. E' persino possibile affermare che il sogno è un'esperienza. Lo dimostra la partecipazione del nostro corpo, i vissuti emotivi che si provano, anche se si è distesi in un letto e addormentati. Sul piano delle reazioni mentali non c'è molta differenza tra incontrare una persona violenta in una strada di città oppure nel teatro del sogno, anche se in un caso il nostro corpo si muove nel tempo e nello spazio, mentre nell'altro queste due dimensioni sono escluse. Di fatto, anche una fuga sognata, che ci vede correre, è al di fuori di questi parametri che si legano al concreto. Si può però anche dire che il vissuto chiuso nella dimensione interiore ( fuori dal tempo e dallo spazio ) non è differente, poiché anche nel sonno comporta effetti equivalenti sul piano mentale. Ciò non toglie che si debba distinguere nettamente un'esperienza solo mentale da una che coinvolge l'aspetto somatico, in uno spazio fisico e in un tempo cronologico. Sarebbe tuttavia un errore concludere che nel sogno  manca la percezione del tempo che passa, poiché l'azione sognata implica una consequenzialità .(...)



            

            Vittorino  Andreoli      da    Le sorgenti del sogno


               

  

martedì 29 settembre 2020

LE SMARGINATURE DI GIORGIA




Capì quanto il principio possa essere uno scandalo...


La pelle si grana e l'acqua non purifica,

non ripara, non è più ritorno vitale:

corpo lattiginoso reclama muto.

E' sempre stata questa la fronte,

le mani, questo il neo sul collo.

Non potrei giurarlo.

L'oblio non è definitivo.



                                             ***


Spiegarono, grosso modo così :

quello di sua figlia è uno spettro di ereditarietà

mal smaltito. Un principio

di psicosi. Ne soffriva anche

la zia, il padre, il fratello.

E' ormai certo che un giorno

sfidò il buio come un gran

nemico, seminando il piscio

come acquasanta. Quando

la notte, al Grimaldi, la " sana",

la madre, le restò a fianco,

capì quanto il principio 

possa essere uno scandalo.



                                                  ***


Il desiderio è fastidio,

e la verità del corpo

copre solo insidie silenziate :

non puoi toccarmi.


Smarginature oltre la solidità del pensiero,

librarsi sulle mura prima di abbatterle,

ridursi a ossa, pelle e sangue:

a verità che non sappiamo dire.



                                                  ***


La radice profonda della follia

è una madre che sbatte le porte

e martella la terra vergine

del cranio: il futuro mattatoio

da versare in altri corpi.


Vorrei  strapparti

da quell'insonnia mortuaria degli occhi,

calmare il battito ammansendo le vene,

rigare dritti nel viale di ciottoli e limoni,

se è ancora possibile un mezzogiorno.



                                                    ***


In quale pozzo fu benedetto, gli chiedo

sfiorando con paura l'assenza del mito,

il non approdo in cui si inarcò il vagito.


Per le lunghe scale è l'eco la dimora

dell'orco, più su la campana cinerina

dell'infanzia , l'odore acre del limone -

incredibile credersi salvi.


Tu respingi le due braccia tese

nello sforzo di separare i lembi.

Tu vuoi l'intero nella crepa.



                                 Giorgia  Esposito  da   Smarginature


Dalla   Gialla   di  Pordenonelegge



venerdì 25 settembre 2020

SUL BORDO ROVESCIATO DI VIVERE


                                                       Lupa alla deriva sull'orizzonte...


La voce di Nicole Brossard, definita in un prima momento " femminista ", è quella sontuosa e mai scontata di una cittadina del pianeta che naviga al di sopra della questione dei generi, nei mari aperti della parola piena e consapevole. Sa benissimo che l'inferno è qui, " sul bordo rovesciato di vivere ", ma continua per la sua strada avendo davanti a sé l'infinito da esplorare, per quel desiderio inarrestabile di " spargere baci tra i continenti" o forse per l'utopia di lenire il dolore del mondo.



DERIVA / INVERSA


e urta per magia

l'epidermide consentendo

tutte le sorti che l'attraversano

e circolano curve lente

nelle zone proibite

consenti

affinché la bestia s'innamori

d'estraneità e sollevi gli artigli

fino al tuo collo.

                                                ***

ti esponi senza motivo muscolo

ti scortichi le curve

e nel ritmo ti fai inarcare

la schiena e danzare le grazie

lupa spostata nella stagione

alla deriva sull'orizzonte

una lenta immagine di piacere.

                                                    ***

e lentezza celata

il pelo

svegliandosi innescò divorante

la nostra strategia

la seduzione deviò.



                                          ***

SE SISMICO


se abbaiare o annegare la voce

tra le immagini e le parole

sveglia un po' di timore

ospita allora il volto scelto

il bordo rovesciato di vivere

labello spazioso


se qualche stoffa di seta persiste

sulle labbra e troppo eccita

respira con un'aria naturale

anche se domani corre svelto

nell'anatomia

cerca altri racconti


se a colpi minimi di lingua

d'espressione la tensione continua

ravvicina le parolacce

l'orizzonte se necessario

fino alla bocca


se il timbro della voce

si tramuta e se troppo caos

o malinconia s'insedia

mischia l'assortimento delle risposte

la teatralità di parlare


se questo ricomincia e fa caldo

troppo caldo ancora nelle giunture

pigia ovunque sul quotidiano

restano grandi squarci

sapori inspiegabili

baie, corallo, littorine


sì, tremi, e vedi

per forza c'è del bianco

è vero e per forza

tremi.



                                          ***

ETERNITA'


tutte le forme di eternità sono state

precisamente inventate calde o insostenibili, 

monologo ultimo, sete intima .

è a bruciapelo che alberga l'eternità

nei nostri letti, prova orale

nei nostri racconti

l'eternità invade la vita

la parte silenziosa del delirio.



                                            ***

LINGUA


poiché avviene con la bocca

la parola è una giostra massima

attorno al ventre

un flusso di tenerezza e di paura

che dà al verso essere la sua dismisura

recto verso la parola lecca tutto.



                                            ***

NUCA


 ascolto ancora al confine delle lingue

il rumore degli incendi

le  domande, l'arte

delle palpebre il mormorìo dei minuziosi addii

il suono familiare dei nostri tuffi nella sete

la malinconia e il suo fervore d'origine.




                                   Nicole  Brossard    da    A' tout regard


          

domenica 16 agosto 2020

LA PAURA DI CARMEN 1




                                                     Fà' che il tuo occhio nella stanza sia un cero,
                                         lo sguardo un lucignolo,
                                         fammi essere cieco quel tanto
                                        da mettergli fuoco.

                                                              Paul  Celan

                                                              
Come avere paura degli occhi
come sapere che tutte le bocche
professano il falso
e per prima la tua
dirà cose che non vuole
vedrà cose che non sa
ma il vero più del falso
resta nelle parole che non riconosco
perché non hanno la tua forma
la calce bianca dei tuoi sensi
deformati per l'occasione
parole annerite, scartavetrate
cercano rifugio tra le mie
ma non trovano
che una pace fatta di spilli
di mura che non tengono
di soldati che non parlano la tua lingua.


                                          ***

Chiamarti in disparte a parlare
mettersi a contare gli anni
con gli occhiali nascosti
nella curva di un braccio
aggrappato, uno spazio
non troppo verticale
per trovarsi e tenersi
le mani pronte al lancio
e sdraiarsi l'uno accanto all'altro
e lasciare solchi di calore nella terra.


                                          ***

Abitarsi nelle mani e addormentarsi
a poche bocche di distanza
al riparo della corteccia
della sua forma improvvisata
c'è un vento che ci ascolta
arrivare da lontano
da dove è profondo e non si tocca
da dove si resta vivi a guardare
a largo, ancora più a largo
la terra si fa grido fermo
noi la sentiamo
nelle sere che non riempiamo
nelle facce che risalgono il fondo
crespo di ogni superficie
la luce ci sorprenderà estranei
da ciò che non abbiamo scelto
nella perdita degli occhi
tutto sembrerà inseguirci
ma noi impareremo a vivere
a essere senza di noi
polmoni pieni d'aria
sotto il vetro dell'acqua.


                                          ***

E mai più cercare ragione del torto
perché il torto lo portiamo al collo
come una pietra levigata nella stretta
un silenzio da osservare da vicino
allentare la presa non è ancora
respirare ma entra l'aria lo senti
nelle spalle che accolgono il colpo
nelle braccia liberate in dispersione
come se gli occhi fossero finalmente
da un'altra parte come se la fronte
non stesse lì a dividere il soffitto dalla gola
e la caduta è rivendicazione silenziosa
di ogni cosa al di qua della visione

una domanda che scende dagli occhi
e non si riempie e non si svuota.


                                                 ***

Portarsi i pazzi a casa
dare loro da mangiare
la nostra lunghissima sera
togliere il nome alle cose che non tornano
prima che sia troppo tardi anche per noi
afferrarsi le maniche e chiedere ragione
di questi occhi che non si chiudono
di queste risa strette contro il giorno

oggi si accendono le luci
i cani non girano più armati.




                        Carmen  Gallo   da   La paura degli occhi

LA PAURA DI CARMEN 2




Resistere all'aria immobile
degli scompartimenti
e respirare lo spazio nuovo
che si nasconde in alto
abitare i soffitti cavi delle parole
e tendersi a raccogliere
solo i tempi imprecisi delle cose.


                                                      ***

Non restare buchi neri
fondi fedeli al vuoto
affilare la lama che separa
i lati bianche della strada
nel paese che nasconde
il cielo nelle cave
essere terra non chiamata
invocazione senza nome
distanza da percorrere sottovoce.


                                                   ***

E' arrivato il dono, il fuoco
il rosso
è arrivata la terra, la città
che non conosco
e dovrebbe essere facile
a questo punto
sistemarvi al centro
la trama visibile dei polsi
la schiena curva delle parole
e lasciare che gli occhi sentano
che la pelle infine veda
ma qualcosa ancora trema
e io resto immobile
a guardare la trama
che hai scelto per me
la sollevo e penso
scegli me
scegli me.


                                           ***

Quanto basta a specchiarsi e a riaversi
senza più attendere il nome delle cose
legare al letto ciò che non ci sopravvive
con la bocca sulla bocca difendere
ciò che non detto pure esiste
ma poi arriva
l'elenco necessario delle cose che hai
e non ti importa più di perdere
ciò che muto non ti somiglia.


                                        ***

Nella gravità delle cose
che non cadono

sostenere lo sguardo
del disastro.



                 Carmen  Gallo   da    La paura degli occhi


sabato 23 maggio 2020

CORONAVIRUS E ABBRACCI




LA PROSSIMA GENERAZIONE SI RICORDERA' COME SI DA' UN ABBRACCIO ?

(...) A causa dell'attuale pandemia qualcosa cambierà dentro di 
      noi. Per anni a venire guarderemo con diffidenza chi volesse
      avvicinarsi per scambiare un bacio a una festa, mentre la
      stretta di mano tra persone che hanno appena firmato un
      accordo resterà un gesto folle. Gli abbracci? Comportamento
      a rischio. Una carezza affettuosa al primo incontro... chissà.
      Immaginiamo un negozietto sprovvisto di disinfettante per le
      mani o un barista senza guanti, oppure il gesto di prelevare 
      una busta dalla cassetta della posta senza passarla subito con
      un panno igienizzante, per poi correre a lavarsi le mani che
      hanno toccato la busta, che è stata toccata dal postino e da
      qualcun altro ancora all'ufficio postale, e lavarsi le mani
      daccapo perchè hai dimenticato di pulire le chiavi che hai
      afferrato dopo aver aperto la porta di casa.
      Roba da barzellette.
      Penso anche ai nostri cari in tempo di crisi. Oggi, anziché
      stringerci tutti assieme nel nostro appartamento, che ci fa
      sentire al sicuro perchè ci raccoglie tutti sotto lo stesso tetto,
      occorre star lontano l'uno dall'altro per timore di infettarci.
      I miei figli non vengono a vedermi per paura di contagiarmi
      con qualcosa che forse hanno già preso, ma di cui non 
      mostrano ancora i sintomi. Gli amici degli amici vanno tenuti
      alla larga, per esempio. Il tecnico della TV è diventato un 
      pericoloso intruso. E così mi viene da riflettere sul tempo in
      cui ripenseremo alla nostra vecchia vita e ricorderemo quando
      non ci si pensava due volte prima di andare a teatro o al
      ristorante, o a stendersi a terra su un tappetino pulito alla
      svelta in palestra, o quando un vagone affollato della  metro
      non ci spaventava affatto, se riuscivi a infilarti accanto al tizio
      che bloccava l'ingresso dei passeggeri solo perchè gli piaceva
      appoggiarsi alle porte quando si richiudevano.
      Immaginare che a quel tempo si facevano programmi per l'
      estate. Programmi per l'estate? Volete scherzare. Biglietti
      aerei, prenotazioni alberghiere, concerti, eventi sportivi, 
      lezioni private, appuntamenti dal dentista, la vita stessa :
      abbiamo cancellato tutto, se non siamo già stati cancellati 
      dagli altri. Cene con gli amici? Una cosa del passato. E 
      pensare che a qualcuno di noi piacevano persino le sale
      affollate del cinema. Mai più.
      Oggi, se sento un colpo di tosse, prendo subito la porta !
      C'è chi sostiene che questo virus ci condizionerà per una
      generazione a venire. Il che equivale a vent'anni. Per allora
     ci saremo dimenticati come si fa a toccare qualcosa o qualcuno
     senza farci la doccia con il disinfettante.
     Che mondo, quello che si annuncia !   (...)



             André  Aciman    da     C'è un posto nel mondo...Siamo noi.



martedì 5 maggio 2020

LE STAGIONI DI KAMIZIERZ




                                                Sono calate in me le stagioni dell'anno...


COSA FACCIO ?

A Marzo:
sollevo nella neve i capolini degli anemoni,
accelero la primavera e il bel tempo
perché al più presto fino alle ginocchia
erompa l'erba incredibile:
voglio una cosa nuova
e giovane.

A Giugno:
frequento gli uccelli,
perché - non lo so.
Ciò mi calma.
Cammino nei boschi:
dicono che i galli forcelli
amino le uova di formica.

A Ottobre:
rastrello le foglie del giardino,
le porto nella carriola alla forra.
Mi troverai - Laura - di sera
sotto l'acero stabilito,
nella selva del buio bar.

A Dicembre:
spalo la neve davanti a casa
perché arriva fino alla finestra
e si ghiaccia su di essa.
Spargo la cenere sul marciapiede
perché si scivola e i marinai
tornano dalla città
ubriachi.

Sempre:
sto in piedi davanti alla finestra.
Guardo il barometro,
guardo un funerale,
guardo la gente nella folla,
guardo di fronte l'orologiaio
che, con la lente all'occhio, pulisce il meccanismo,
guardo e mi impegno come posso,
guardo attentamente,
guardo a lungo
tutto questo.
E non capisco.


                                          ***

SUL RAMO

Nessuno grida di gioia per essersi svegliato,
soltanto gli uccelli all'alba, gli uccelli dietro
la finestra,
tutti temono ciò che il giorno porterà loro.
Soltanto noi sul ramo, no.

Nessuno vuol rinunciare a ciò che possiede
e nel folto letto si aggrappa ai resti del sonno;
tutti vivono come se dovessero vivere in eterno.
Soltanto noi sul ramo, no.


                                                  ***

IL BAULE

In soffitta dorme il mio ritorno,
la valigia, il baule con le borchie in ottone,
tutta la mia patria,
i passaporti, le cittadinanze,
i visti dell'emigrazione.

Il baule, la mia grande proprietà,
che qui devo custodire,
normale inizio dell'infelicità
e demente fine.

Baule di vecchi bambini ranciditi,
pronti a rimbambirsi e incretinire ancora,
e tra le cianfrusaglie che non servono a niente
la selvaggia solitudine, l'amarezza della nostalgia,
il ciarpame più disperato.

L'ululo dei cani oltre la mia terra carpatica,
il singhiozzo che mi vergogno di confessare -
e trasloco dopo trasloco,
dall' America in Europa,
il baule sulle spalle,
le scale scese,
la patria.

Tale il bagaglio, tale il viaggio.
Tale il mio orario:
tutti i lati del mondo aperti
e l'uscita da nessuno.

Tale è la trappola. Né cosa prendere da qui,
né con che giungere alla fine:
soffitta mia e ritorno,
perdizione e amore.
Che non so uccidere
né custodire.


                                        ***

DETTO CON UN SUSSURRO

Se fosse possibile entrare come Claudel
un giorno in Notre Dame
e uscirne come altro uomo.

Potrei incontrare là mia madre,
mi darebbe la mano raggrinzita
e direbbe con un sussurro:
capisco, è la più grande intimità,
capisco, è l'agghiacciante timidezza,
intuisco la vergogna
e non chiedo del timore.

Ma in fin dei conti cosa fai tu di diverso
da me che non ci sono più ?
Esci dall'uomo per vederlo meglio,
un oscuro profilo tracci sull'abisso del tempo,
vuoi intuire lui e te stesso;
ma più oltre vai, tanto meno c'è ritorno.

La ragione dell'uomo non gli ha mostrato il bene,
il genio non ha scelto quello che dovrebbe scegliere,
diciamo umanesimo, pensiamo speranza
e nessuno eleverà mai
la perdizione al di sopra della salvezza.

Cosa fai tu di diverso da me?
Vuoi essere testimone di idee non spente,
vuoi essere la guida di un eterno processo,
lo sconforto riempi di vana invocazione.
Cerchi soccorso a me
come io cerco te.
Tu che non sai ma sei,
e io che so ma
non sono.


                                        ***

LA QUINTA STAGIONE DELL'ANNO

Un uccello mi è volato attraverso; un uccello,
e ha lasciato la porta aperta,
e la sera stessa, al crepuscolo,
sono calate in me le stagioni dell'anno
vive e morte.
La prima giovanile, allegra,
ancora la sogno, ancora mi chiama
( Ah, vuote risate, assurdità ! );
la seconda fervida, ardente,
con il rosso labbro appena mi tocca.
La terza autunnale, la quarta invernale
e la quinta: morte ed eternità.




         Kazimierz   Wierzynski  da  Varie Raccolte tradotte da Paolo Statuti



martedì 24 marzo 2020

L' ANIMA DI ELSE






                                                          Stroncati gli alberi dall'uragano


Oh, foresta fu l'anima,
stroncati gli alberi dall'uragano.
Mi avete  sentito piangere?
Ché spalancati vidi i tuoi occhi e impauriti.
Stelle spargono il nero della notte
nel sangue che scorre.
Ormai la mia anima si sdraia nel sonno
ed esita in punta di piedi.



                     Else Lasker - Schuler     da       Meine Wunder




   

mercoledì 4 marzo 2020

A TU PER TU CON LA PAURA 1





  " O è il male ciò di cui abbiamo paura, o  il male è che abbiamo paura "  ( Sant' Agostino )


(...) La paura affligge e spesso domina tutti gli aspetti della nostra
       vita - come parliamo, come lavoriamo, come mangiamo, come
       creiamo, come ci poniamo in relazione, persino come 
     respiriamo.E' un fattore onnipresente che tentiamo di ignorare,
     superare o rimuovere. Solo di recente ho riconosciuto quanto
     profonde fossero le mie paure, quanto lo fossero sempre state.
     Sapevo di avere molte paure, ma il mio atteggiamento era 
     quello di considerarle come un ostacolo da superare, altrimenti
     avrebbero limitato la mia vita e fatto di me un codardo. Ho 
     usato quindi la mia forza di volontà e la mia determinazione
     per spingermi oltre, ma nulla mi aiutava ad entrare un po' più
     in intimità con me stesso. Stavo scappando dalle mie paure, e
     questo mi stava separando dalla mia metà morbida, dalla mia
     vulnerabilità e dalla mia profondità. Questa separazione era
     evidente nelle relazioni: non ero in contatto con le mie paure
     più profonde,la paura dell'amore e dello smarrimento. Credevo
     che se appena avessi smesso di investigare nelle mie paure,
     queste avrebbero preso il sopravvento. In breve, sviluppai uno
     stile di vita costruito su una compensazione delle mie paure.
     Solo molto più tardi riconobbi di essere stato preso da una
     inconscia " coping trance " ( uno stato di " anestesia " 
     emozionale necessario per far fronte alla vita di tutti i giorni:
     sfuggite la paura per proteggere un bambino interiore
     terrorizzato dal fallimento e dal rifiuto.) Anche l'astrarmi e l'
     isolarmi erano una copertura delle paure : quelle di un 
     bambino che molto spesso è in stato di choc.  (...)



               Krishnananda   da     A tu per tu con la paura


 

A TU PER TU CON LA PAURA 2



(...) Cominciai a scoprire che la mia visione della vita era
       estremamente limitata. Dalla ricerca del successo, la mia 
       attenzione si andava gradualmente spostando verso la ricerca
       della verità e cominciai a esplorare le mie paure invece di
       evitarle. Ero affascinato dalla psicologia occidentale e decisi
       di diventare psichiatra. Durante la specializzazione 
       fui assegnato a un supervisore, uno psichiatra costretto sulla
       sedia a rotelle dalla sclerosi multipla. Lavorando con me, 
      piuttosto che relegarmi in qualche schema diagnostico limitato
      al formale training psichiatrico, egli riconobbe la validità dei
      miei sforzi nelle ricerca della verità. Fu lui a darmi, per la 
      prima volta, una profonda comprensione di me stesso e del
      dolore che trattenevo, aiutandomi a capire, partendo dalla mia
      infanzia, perchè tenessi congelate le mie emozioni. Mi 
      incoraggiò ad esplorare e ad imparare altre tecniche 
      terapeutiche, sostenendomi anche quando gli dissi che 
      intendevo recarmi in India per verificare gli insegnamenti di
      un guru. Per anni saltai da un approccio terapeutico all'altro,
      ma, tra tutte le terapie occidentali, quella che ebbe l'impatto
      più rilevante su di me, fu il lavoro sul bambino interiore e 
      sulla co- dipendenza. Cominciai così e leggere testi in tal 
      senso:stavo cominciando a capire i modi in cui il mio bambino
      interiore fosse rimasto spaventato durante l'infanzia, come
      avessi attinto dalle paure dei miei genitori e dalla cultura 
      nella quale ero stato allevato. Tutti noi abbiamo tantissime 
      fonti di paure derivanti dalla nostra personale esperienza
      durante l'infanzia - le paure derivanti dagli abusi subiti, dalle
     indegnità e dai traumi sofferti,quelle che derivano dalle paure
     inespresse e trascurate dei nostri genitori, degli insegnanti e
     delle figure religiose, oltre che le paure collettive che 
    ereditiamo con la nostra cultura.Ancora più profonde di queste
    sono le paure esistenziali connesse con la morte. Prendere
    coscienza delle mie paure e condividerle  diventò la parte
    preponderante del mio lavoro. Questo mi ha anche aiutato a
    capire come una paura che non sia stata riconosciuta possa
    contaminare tutte le nostre relazioni intime. In realtà, e senza
    saperlo, ero profondamente co- dipendente e non sapevo nulla
   dell'intimità.Il mio modo di pormi in relazione era guidato dalla
   paura. Sotto sotto,ero terrorizzato dall'idea di aprirmi, di essere
   respinto, di essere visto, di amare. E solo di recente sono stato
   abbastanza coraggioso da sostenere una relazione che non fosse
   fatta di fughe, drammi, conflitti o tentativi di cambiare l'altra
   persona. Aprirmi così tanto mi ha portato a tu per tu con le 
   paure più profonde : essere lasciato e stare da solo. E' stato solo
   quando ho avuto il coraggio di aprirmi, che ho capito quanto
   fossi stato isolato e quanto fossi terrorizzato dall'idea di 
   lasciarmi veramente avvicinare.  (...)


         Krishnananda     da      A tu per tu con la paura