La poesia " A chi esita" è un forte messaggio politico ( come pressoché tutta la produzione poetica di Brecht ) che scuote gli animi di chi legge e mira a rivestire un ruolo sociale, a contribuire alla costituzione di un impegno civile consapevole e attivo.
Ma forse ( anzi sicuramente ) quelli erano altri tempi.
A CHI ESITA
Dici.
Per noi va male. Il buio
cresce. Le forze scemano.
Dopo che si è lavorato
tanti anni
noi siamo ora in una
condizione
più difficile di quanto
si era appena cominciato.
E il nemico ci sta innanzi
più potente che mai.
Sembra gli siano cresciute
le forze. Ha preso
una apparenza invincibile.
E noi abbiamo commesso
degli errori,
non si può negarlo.
Siamo sempre di meno.
Le nostre
parole d'ordine sono
confuse. Una parte
delle nostre parole
le ha stravolte il nemico
fino a renderle
irriconoscibili.
Che cosa è errato ora,
falso, di quel che abbiamo
detto?
Qualcosa o tutto ? Su chi
contiamo ancora ?
Siamo dei sopravvissuti,
respinti
via dalla corrente ?
Resteremo indietro, senza
comprendere più nessuno
e da nessuno compresi ?
O contare sulla buona
sorte ?
Questo tu chiedi. Non
aspettarti
nessuna risposta
oltre la tua.
Bertolt Brecht da Bertolt Brecht . Poesie e canzoni.
Trad. di Franco Fortini in collaborazione con Ruth Leiser
" Tutti a dire della rabbia del fiume in piena e nessuno della violenza degli argini che lo costringono " ( Bertold Brecht )
(...) Ha una cattiva fama, è vero, eppure la rabbia ha anche una sua utilità. E per quanto riguarda le donne? Sono in molte a temere la rabbia - quella degli altri - ma anche la propria. Non amano provare irritazione, collera, né avvertirla negli altri. Si vergognano della propria rabbia o addirittura la disprezzano. Alcune non vi hanno accesso, non la avvertono ( o non vogliono avvertirla ), né si rendono conto delle ripercussioni fisiche provocate dalla rabbia repressa. Altre donne - al contrario - stizzite e arrabbiate lo sono spesso, a volte anche troppo, ma non sanno esprimere tali emozioni in modo adeguato, pertanto le reprimono o cercano di attenuarle. Come conseguenza, la collera esce allo scoperto nel momento meno adatto e a volte in modo troppo impulsivo, o con toni troppo accesi. Ecco allora che vengono subito definite bisbetiche, isteriche o melodrammatiche. Non stupisce - pertanto - che molte donne non amino la propria rabbia. A quanto pare, si tratta di un'emozione considerata " poco femminile". Per fortuna ci sono anche donne che pensano: io la mia rabbia la apprezzo, ne ho bisogno per difendermi, per far valere me stessa e i valori in cui credo. Raccontano che solo grazie a questa emozione hanno trovato il coraggio di affrontare cambiamenti importanti nella propria vita. La rabbia e l'irritazione - la sua forma più attenuata - ci aiutano a fissare limiti ben definiti e a proteggerci, ma soprattutto queste emozioni ci segnalano che c'è qualcosa che non va, e che certi nostri bisogni importanti non ricevono l'attenzione e il rispetto dovuti. (...)
Siamo dei sopravvissuti, respinti via dalla corrente?
Dici: per noi va male. Il buio cresce. Le forze scemano. Dopo che si è lavorato tanti anni noi siamo ora in una condizione più difficile di quando si era appena cominciato. E il nemico ci sta innanzi più potente che mai. Sembra gli siano cresciute le forze. Ha preso un'apparenza invincibile. E noi abbiamo commesso degli errori, non si può negarlo. Siamo sempre di meno. Le nostre parole d 'ordine sono confuse. Una parte delle nostre parole le ha travolte il nemico fino a renderle irriconoscibili. Che cosa è errato - ora - falso, di quel che abbiamo detto? Qualcosa o tutto? Su chi contiamo ancora? Siamo dei sopravvissuti, respinti via dalla corrente? Resteremo indietro, senza comprendere più nessuno e da nessuno compresi? O contare sulla buona sorte? Questo tu chiedi. Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua. Bertold Brecht da Poesie