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lunedì 9 maggio 2022

LE CONSEGUENZE DELLA GUERRA



                                               Rubens - The consequences of war ( details)




Non esiste innocenza in questa lingua

ascolta come si spezzano i discorsi

come anche qui sia guerra

diversa guerra

ma guerra - in un tempo assetato.

Per questo scrivo con riluttanza

con pochi sterpi di frase

stretti a una lingua usuale

quella di cui dispongo per chiamare

laggiù perfino il buio

che scuote le campane.




                Antonella  Anedda      da    Notti di pace occidentale



venerdì 22 aprile 2022

SI RESTA SEMPRE ALTROVE ( sul tema del tempo)



     Passare oltre la perdita di noi...





                                                  " Vi chiedo coraggio, sognate
                                                 con la dignità  degli esuli
                                                      e non con il rancore dei malati ".
                                                            ( Antonella Anedda )






PASSARE OLTRE

la perdita di noi
sciolti tutti i legami
rami senza peso

soglia che si confonde
nell'imparare il senso
della grazia ricevuta
senza merito d'esserci

non più domandare
soltanto stormire
arresi, laceri nella gioia
di questo sostare

                       e non morire.


***

S' ACCENDE D'INCANTO

l'inganno del taglio di luce

e mi sorprende la bellezza
d'un tempo al tempo rubato

sospeso nel paesaggio affilato
ora senza più nessuno di voi.


***

COMPENSAZIONE

Bello pensare che siamo di più
di quel che perdiamo,
di più di quel  che per caso incontriamo.

Il silenzio talvolta protegge
altre volte la gioia ci sfugge
inseguendo ombre di nebbia.

Nell'oscillare di fragili fili
sta il riposo che ancora cerchiamo
riparo d'errore, ritaglio di luce.

Così si riparte da zero
più allegri e distratti e non importa
se l'ultimo tram è appena passato.


***

IL TEMPO DI UNA ROSA

quello di una vita

improvviso fiorire
lento disfarsi

nel profumo dell'erba
ricamato di luce

nell'istante del disastro
di petali precipitati

cercare la salvezza
nel taglio estremo

c'è il calore del corpo
dimora in cammino

verso l'altro capo delle cose.


***

RICORDI PALERMITANI

Un tempo eravamo marrani
scaltri mercanti ignoti marinari.
Nessuno conosce meglio di noi
l'arte di vendere quel niente che siamo
come fosse la nuda bellezza
d'un mondo che intanto cade in rovina.



Stefano Vitale   da         Si resta sempre altrove




 

giovedì 10 marzo 2022

BASTA GUERRE ! ( La voce dei poeti )

 


                                    L'Ospedale pediatrico bombardato ieri a Mariupol




LA GUERRA


Domenica mattina,

mi risveglia la voce

di mia figlia che gridando

dalla cucina chiede

a suo fratello

se davvero la Bomba

quando scoppia,

lascia l'ombra

dell'uomo sopra il muro.

( Non di " un uomo":

" dell'uomo" dice ). Lui

annuisce, io mi giro

dentro il letto.


       Valerio Magrelli      (   " Lettere familiari " )



                                        ***


CANZONE SULLA GUERRA


Strozzate la guerra,

che le donne possano sorridere

e non invecchiare così rapidamente

come invecchiano le armi.


La guerra però dice : io sono!

Sono dal principio

e non v'è stato mai un momento

in cui non fossi.


Sono vecchia come la fame

e come l'amore.

Io non mi sono creata,

ma il mondo è mio!


E lo distruggerò.

Sarò presente

quando il brandello insanguinato a fuoco

cadrà nel buio


come la saliva dei bambini

sul fondo di un pozzo

quando vogliono misurarne

la buia profondità.


Ma noi - e questa è speranza -

possiamo ancora un attimo,

ancora un breve attimo possiamo

riflettere.


      Jaroslav Seifert       (  " Concerto sull' isola "  )



                                          ***


GUERRA E TREGUA


Correva verso un rifugio, si proteggeva la testa.

Apparteneva a un'immagine stanca

non diversa da una donna qualsiasi

che la pioggia sorprende.


Non volevo dire della guerra

ma della tregua

meditare sullo spazio e dunque sui dettagli,

la mano che saggia il muro, la candela per un attimo accesa

e - fuori - le fulgide foglie.

Ancora un recinto con spine confuse ad altre spine

spine di terra che bruciano i talloni.


Ciò che si stende tra il peso del prima

da un luogo andare a un altro luogo

senza una vera meta

senza che nulla di quel moto possa chiamarsi viaggio

distrazioni di volti

mentre batte la pioggia.


Alla tregua come al treno occorre la pianura

un sogno di orizzonte

con alberi levati verso il cielo

uniche lance, sentinelle sole .


      Antonella Anedda            ( " Notti di pace occidentale " )



                                         ***


LE BOMBE


Abbiamo colpito il treno ci dispiace è stato un errore.

Abbiamo compito quei profughi ci dispiace un altro errore.

Abbiamo colpito il ponte la gente non si vedeva.

Abbiamo colpito l'acquedotto non è stato un errore ma ci dispiace.

Abbiamo colpito l'ambasciata ci dispiace un altro errore.

Abbiamo colpito il paese sbagliato non era previsto.

Abbiamo già  colpito altre cose sbagliate

un aereo passeggeri una scuola.

Questa volta le ragioni per colpire quello che cercavamo di colpire erano buone.

Cercavamo di fermare le cose terribili fatte a gente innocente.

Le cose peggiorarono per quella gente col nostro

intervento il che prova che avevamo ragione.

Ma naturalmente non siamo capaci di pensare a ciò che è giusto o ciò che è sbagliato.

Dicono che siamo intelligenti ma le bombe non sono fatte

per pensare.

Ci dispiace ci siano stati errori, ma noi da sole non possiamo fare errori.

Eseguiamo solo ordini. Facciamo quello che ci viene detto.


                             Martha Collins  ( " The Progressive " )



domenica 6 dicembre 2020

ADAGIO PER NADIA

 


                                                    Io vengo a farmi in te, vuoto fedele...



L' inizio era maestro di sogni

per corse da giocare in futuro

le grida, il passaggio del sole.

Cosa mancava ai giorni di vento

e ballavano nel centro immanente

adesso galleggiano musiche

correndo dietro ai saluti, anzi

non fermarmi non mi fermi

io sono.



                                            ***


Noi, la lunga pianura

immaginaria

ci inghiotte come

sacramenti della notte

Sei stato una quantità

esatta

nella pioggia che afferra

i visi

Ma adesso in ogni

angolo della stanza

aspetteremo fuori

dall'esplosione

un legno che io, qui,

ho costruito ( lasciami

fare )

prodigi scelti dal caso, pioppeti da percorrere.

Il tenero è nel mezzo e nell'interno

umiltà di una porta

ascoltando treni, a un passo, come

una febbre nel ricordo esattamente

Guarda il campo

è così calmo, smisurato, stamattina.



                                                  ***


Guardiamo dalla cima del monte

il filo di calma che è nato 

del mio petto tu conti ogni grano

e ogni cuore si prende di colpo

il suo tempo : un amore

è tornato e si è accorto

il suo disco ci copre.

Adesso tu devi guardarmi

per quella collana di sì

nella mia pelle che apre

la piana la strada

e i fondi della notte

i centesimi della sete.



                                        ***


Punta tenera di un dardo

ora io esisto ancora

sfinita dal correre, è vero,

mi porti sulle ossa

finché la notte non mi contrari più

madre ogni minima cosa.



                                         ***


Odore di

erbe

io vengo a farmi in te

vuoto fedele

a un tratto nel regno

le cose sono brezza

leggere senza pensiero.




                         Nadia  Campana    da    Verso la mente



Antonella Anedda, all'uscita di " Verso la mente ", scrisse che " Le poesie della Campana non hanno nessun carattere di testamento e che - anzi - sono piene di " ancora", di uno sguardo verso il futuro, che le rende ancora ingenue, aspre e commoventi "



venerdì 14 agosto 2020

LE HISTORIAE DI ANEDDA



                                         Anche vivendo, restiamo in carica per poco...



E' duro il cammino verso ciò che è chiaro,
l'ho capito col tempo, forse soltanto questo è il dono
di invecchiare. Lo penso mentre smacchio un lenzuolo
con  la candeggina, che stinga soprattutto le iniziali,
rigide di fili, di nodi, di punti croce
sul nome infittito di vocali.


                                          ***

AMORE

Somiglia a un pigiama e ha un odore di lama
e ci sono altre cose: l'asciugamano che si può scambiare
le poltrone vicine davanti al televisore
l'insofferenza per le reciproche mancanze
che però si svuota come si fa con le buste della spesa.
Molte leggende, il sesso sopravvalutato
ma non la solitudine che segue.
Il resto è molto poco.

Quando morì mia madre, mio padre radunò i vestiti,
se li mise sul petto, un cumulo di stoffa
e restò a lungo così, sotto quel peso di calore,
una notte e un giorno,
per poi alzarsi e innaffiare
le piante già secche sul  balcone.


                                          ***

Eppure non ha senso 
rimpiangere il passato, 
provare nostalgia per quello che
crediamo di essere stati.
Ogni sette anni s rinnovano le cellule:
adesso siamo chi non eravamo.
Anche vivendo - lo dimentichiamo -
restiamo in carica per poco.


                                        ***

PERLUSTRAZIONE


Entro con mia madre nella morte. Lei ha paura.
Cerco nella mia filosofia qualcosa che ci aiuti,
parlo della cicuta e degli stoici,
dico la solita frase che quando noi ci siamo, lei -
la morte - scompare , ma non funziona,
anzi cresce dentro di me il terrore.
Aspetta - le dico - mentre dorme, ora vado a guardare.
Perlustro la zona ( sarà quella ? )
solo per constatare che non c'è difesa,
che il suo spazio, quello che la fisica dice
sia presente fin da quando nasciamo,
è sguarnito  di ogni compassione
e il tempo è davvero il buco che divora.
Allora mi stendo contro di lei dentro il suo letto.
Aspetto come muore il suo odore mentre muore.


                                                  ***

NEL FREDDO

Pensa i morti e questi vivi che vanno verso casa
tra la pioggia e i lampioni, osservali
solo per un momento quando i gesti si fermano
dentro il suono del traffico e dei tuoni,
seguili nelle stanze ora dense di offese,
ora di amore, atomi che pensiamo perdurino
e che invece si perdono nel vuoto
che ci scuote al vento delle stelle e dei pianeti.


                                           ***

CONTRASTO

Lo capite da sole, parole,
non vi posso più mostrare
con voi faccio del male. Non posso continuare.
Non voglio ferire, non voglio lusingare,
ma restare nel calore minimo di un cerchio familiare.
Dunque- parole - state buone, andate nel silenzio
abbasserò la voce fino in fondo.
Dalla bocca già escono solo sciami di lettere
cartigli medioevali.
L'incontro dei vivi con i morti è il nostro affresco.
Serve a rinunciare.




                                  Antonella  Anedda   da    Historiae


venerdì 27 marzo 2020

LE TRE STAZIONI DI ANEDDA





                                      Troveremo la scure pesante della benedizione...



Un essere umano ubbidisce per paura e per angustia, per incapacitàdi immaginare uno stato diverso da quello in cui si trova, e tuttavia spera di sopravvivere, di trasformarsi in qualcuno in grado di stare accanto a chi lo ha per il momento risparmiato. Come chi si astiene dal male, ancora una volta ciò che ha di fronte è il tempo : tempo per restare, tempo per giustificarsi e giustificare. Un tempo privato, senza spreco, l'asciutto tempo del calcolo e il brivido dell'illusione.


                                             ***

La lentezza ha necessità di un coro di intelligenze;la resistenza ha bisogno di luce; la capacità di attesa viene data agli umani - raramente - come un dono.
Perchè è vero: il bene è profondo, ma è fragile. A differenza del male sfuma lentamente tra i secoli ; a differenza del male, ha nostalgia anche di una sola creatura.


                                          ***

E' vero: non ubbidire ero lo scarto che probabilmente avrebbe consentito : organizzazione, fuga, salvezza o rivolta. Eppure questo non avvenne o non avvenne per ciò che il male promette e puntualmente nega, per quell'eterno " forse " che oscilla cucendo incertezza a orrore.


                                         ***

Non compiere il male, non accoglierlo, significa in qualche modo obbligarlo a un tragitto più lungo, rallentarlo in un'azione politica che è possibilità di dilatazione, lentezza che può salvare una vita.


                                      ***

Chi perde ha la schiena sgombra per prendere su di sé in mondo. Nessun bagaglio per trascinare meglio il ferro e il legno di un carro, per lasciare che sul dorso si accatastino l'aria e la pioggia, la molteplicità e il disordine delle cose.
Non è la rassegnazione terrena, ma la forza mite di Cristo che nel Getzemani risponde ai soldati : sì, sono io; la povertà della roccia, del telo funebre vuoto per il peso dei peccati umani.


                                      ***

Non la fuga, ma l'attesa che protegge e impedisce al male di valicare noi stessi.
Non siamo alla tavola del Signore, siamo di lato, ancora lontani da qualsiasi croce, fosse pure rovesciata come quella di Pietro. Non possiamo redimere ma difendere. Siamo il cane leggero che Veronese dipinge nell' Ultima Cena : accucciato e in bilico, il piccolo collo battuto e benedetto dalla tovaglia di lino.


                                    ***

Getta il tuo pane sulla superficie dell'acqua, lo ritroverai nei giorni : non ritroveremo il cibo, nè la ricompensa, non la leggerezza, ma la scure pesante della benedizione.




                     Antonella  Anedda      da     Le tre stazioni




domenica 11 febbraio 2018

NOTTI DI PACE OCCIDENTALE

 
 

                            Noi non salviamo se non con un gesto di minima luce...



Non è vero che di nuovo la stanza striderà nel vento
come ora tra gli uccelli autunnali
che basterà scegliere i cenni
e oscillando sulla sedia pensare
che la pioggia disperda
il male di un intero pomeriggio.

Non sarà l'assenza di fessure da ogni vita
le foglie moltiplicate sui soffitti
il tremendo ascoltarci chini gli uni sugli altri
mentre rabbrividendo corriamo verso casa.
Nessuno ci farà percorrere di nuovo una ferita
avanti e indietro senza chiuderne il solco.

Dovremo imparare, una volta soltanto:
restare quieti
come quando d'inverno manca a lungo la luce
sapere che non c'è stata offesa
che l'ombra ci ha colpita indistinta
vuota - e senza odio.


                                                            ***


Non volevo nomi per morti sconosciuti
eppure volevo che esistessero
volevo che una lingua anonima
- la mia -
parlasse di molte morti anonime.
Ciò che chiamiamo pace
ha solo il breve sollievo della tregua.
Se nome è anche raggiungere se stessi
nessuno di questi morti ha raggiunto il suo destino.

Non ci sono che luoghi, quelli di un'isola
da cui scrutare il Continente
- l'oriente - le sue guerre
la polvere che gettano a confondere
il verdetto: noi non siamo salvi
noi non salviamo
se non con un coraggio obliquo
con un gesto
di minima luce.


                                         ***


Questa è la cucina alle sette
questo il polso immerso nel lavabo
e il buio sul balcone che dice
la distanza del giorno.
Aspetto che scaldi il tuo latte
seguo la brina sul ferro dei balconi
e la donna che trascina la sua busta nel vento.
Con l'unghia segno una stella
sul bianco del vetro
per i piedi, per i polsi lontani
che non scendono nei fossati.

Tutto si perde
tutto viene scagliato lontano.
Il mondo si trasforma in polvere
in quella sabbia che i condannati vedono
prima di colpirla con la nuca.

Di nuovo convogli a oriente, tronchi
che spezzano le ruote sui confini
di nuovo gente in fila
con sassi nelle tasche contro il vento.


       Antonella  Anedda      da     Notti di pace occidentale



giovedì 11 gennaio 2018

SALVA CON NOME




                    Povera morte che non sai se graziarmi del tempo che rimane...



SPETTRI

Sostentàti dal nulla
esistenti solo dove si sogna
fluttuanti senza sapere
non più concreti del vapore
che sale dalla teiera
eppure ancora capaci di sentire
la forma di ogni separazione
la precisione con cui la morte
ci tagliava via uno dall'altro:
lo spazio che faceva esponendoci
vuoti di luce, poi sfaldati.


                                                        ***


POVERA MORTE SEI...( Amelia Rosselli )

Davvero povera cosa sei, morte
se hai lasciato che tanto mi avvicinassi a lui
( e dunque a te ) mentre moriva
se mi hai spaventato così poco
da darmi un'oncia di sonno vicino al suo cuscino.
Creatura piccola sei se dall'infanzia ad oggi hai fatto
di te stessa una siepe scolpita da cesoie
( ora un muso di gallo, ora un cane ) :
che basta poco a scavalcare.
Povera morte, ramo di sale
grumo di dubbio che non sai
se graziarmi del tempo che rimane.


                                                          ***

VIDEO

Chi se n'è andato non desidera tornare.
Pensiamo che si strugga per il mondo
prestandogli la nostra nostalgia.
L'oleandro che trema, l'abete
che si sfrangia più latteo nella luna
e tutta la bellezza incomprensibile
che ci ostiniamo a raccontare.

Se i morti vedono, ci guardano scrutare l'illusione di un muro
bussare per entrare o chiamare
come i pazzi che curano le pietre
bisbigliando loro : amore.




              Antonella  Anedda  da     Salva con nome