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mercoledì 24 aprile 2024

I VERI SCRITTORI

 


                                                    I veri scrittori sono dei rabdomanti...



(...)  Sta leggendo, non per sapere, non per imparare, non per accumulare, per ammassare, per acquisire. No, nulla di tutto ciò. Sta leggendo molto di più per dimenticare, per liberarsi, per perdere, per perdersi. Mentre torna ad essere solo, infinitamente solo.

Abbastanza solo per non esserlo mai più.

I  libri stabiliscono le coordinate, disegnano le mappe di una contrada deserta, votata all'amore e all'erba incolta, attraversata da animali selvaggi e teneri, in cerca di una sorgente d'acqua, in cerca della sorgente del sonno.

Questo tocco delle parole, questa irradiazione della voce che nell'anima intorpidita del lettore rivela falde d'acqua viva, fonti di fuoco : i veri scrittori sono dei rabdomanti. Dei guaritori. La mano magnetica di colui che scrive, si posa sul cuore nudo del lettore, riassorbe la febbre, tramuta il sangue in acqua. (...)



                   Christian  Bobin  da   Sovranità del vuoto



ABITARE POETICAMENTE IL MONDO

 


                                                    Contemplare è un modo di prendersi cura...




(... )  Emily Dickinson potrebbe essere una delle figure esemplari di abitare poeticamente il mondo. Il suo sguardo era strettissimo, era il giardino di suo padre, la casa di suo padre e, alla fine della sua vita, non è stato altro che la sua stanza in cui non riceveva nessuno. Persino il medico rimaneva sulla soglia, e dava i suoi consigli da lontano vedendo la malata allungata sul suo letto. Abitava in uno spazio che si è ristretto sempre più. Allo stesso tempo, la carica delle sue poesie era sempre più grande, la loro solare densità sempre più alta. Possiamo anche dire che spiritualmente, è una giovane donna che ha trascorso la vita all'interno di una campanella di mughetto. L' impercettibile, il minuscolo, il muto e fragilissimo scorrere della vita, era ciò che lei abitava con contemplazione.

Contemplare è un modo di prendersi cura. E' demolire tutto ciò che in noi assomiglia a un'avidità, o anche a un'attesa o a un progetto. Guardare e commuoversi per l'assenza di differenza tra ciò che vediamo e ciò che siamo. Ho sotto gli occhi qui, in questo bosco, qualcosa che è molto più prezioso di tutto ciò che un museo potrà mai offrire. Nell'ordine, un po' di muschio, un po' più in là dei rovi, una felce che il sole attraversa come una vetrata. Questa felce è santa per la sua mortalità, per la sua fragilità, per il fatto che incontrerà il decadimento. Cosa fare di meglio se non salutare coloro che sono con noi in questo transitare? Sarebbe bello imbastire tutta una conversazione attorno attorno a questa felce... Il mondo è pieno di visioni che attendono degli occhi. Le presenze ci sono, ma ciò che manca sono i nostri occhi. Chi la vede questa piccola felce impigliata in un ramo spinoso? Il vento la conosce, il vento le parla. (...)



                           Christian Bobin  da   Abitare poeticamente il mondo



martedì 29 novembre 2022

MOZART E LA PIOGGIA ( scrive Bobin )







 
" Non occorre inseguire chimere di gloria, idealismi o sentimentalismi. Basta stare ad osservare la pioggia che scivola sui vetri perché non c'è altra leggerezza se non quella dei gesti a liberare la vita quotidiana. Senza pretese, senza porsi domande ". ( C. B. )



Per perdere una cosa bisogna prima averla posseduta. Noi non abbiamo mai avuto niente di nostro in questa vita, mai avuto nulla da perdere, nulla da fare se non cantare, cantare con la gola, la pancia, la testa, il cuore, lo spirito, con tutta le polvere delle nostre anime innamorate.



                                        ***


I momenti più luminosi della mia vita sono quelli in cui mi accontento di vedere il mondo apparire. Questi momenti sono fatti di solitudine e di silenzio. Sono sdraiato su un letto, seduto a una scrivania o cammino per la strada. Non penso più a ieri e domani non esiste. Non ho più legami con nessuno, e nessuno mi è estraneo. Questa esperienza è semplice : non c'è da volerla, basta accoglierla quando arriva. Un giorno ti sdrai, ti siedi o cammini e tutto ti viene incontro senza fatica, non c'è più da scegliere,tutto quello che viene porta il segno dell'amore. Forse la solitudine e il silenzio non sono nemmeno indispensabili per degli istanti così puri. L'amore da solo basterebbe.



                                               ***


Credo che con ogni nascita giunga al contempo l'anima e ciò che vuole sconfiggerla. Comincio a scorgere che uno dei sensi di questa vita è condurre una lotta costante contro ciò che può oscurarla. La posta in gioco è sempre una gaiezza fondamentale : conservare il sentimento lieto del dono della vita.



                                             

                         Christian Bobin  da    Mozart e la pioggia


      

sabato 17 settembre 2022

LA LENTEZZA DI BOBIN

 


                                            Goustave Courbet  -  La quercia di Flagey



" Bobin è fra coloro che hanno il compito di portare in salvo due entità così vessate dall'onnipresente impero : la lingua, la sfinita vitalità della lingua e quella che potremmo chiamare la salute ritmica del mondo, attaccata ora da quella misteriosa, sinistra forza che ci impone una generale corsa, una grande fretta e una conseguente mancanza di cura, di profondità, di compassione, di ispirazione - tutte entità che richiedono una ritmica lenta, di ascolto, di attesa, di rivelazione. Per questo mi rinfresca leggere Bobin : ho sempre l'impressione di una bolla di terra ferma e assolata. ombreggiata, stellata, nel bel mezzo di un prepotente, coatto sgambettare di tutto ".  ( M. Gualtieri )




(...) Aspetto. Ho aspettato tutta la vita. Aspetterò tutta la vita. Non saprei dire cosa sto aspettando in questo modo. Ignoro cosa può mettere fine a una così lunga attesa. Non sono impaziente di questa fine. Ciò che aspetto non è nulla che possa venire dalla parte del tempo. Non posso spiegarmi a questo proposito. Perché dovremmo sempre spiegarci? A  volte - come questa mattina - mi dico pure : " Sono atteso, non so dove, non so da che cosa o da chi, ma sono sicuro di essere atteso ".

Ieri pomeriggio mi sono innamorato di un albero. Trascorre i suoi giorni sul ciglio della pista ciclabile, poco lontano da qui.Il suo fogliame sovrasta una parte della strada. Attraversando la sua ombra, ho alzato la testa e ho guardato i suoi rami, come quando, entrando in una chiesa, gli occhi si levano d'istinto verso la volta. La sua ombra era più calda di quella delle chiese. L' apparizione di quest' albero ha fatto sorgere in me un silenzio di grande bellezza. Per qualche istante non avevo più niente da pensare, da dire, da scrivere e, persino sì, più niente da vivere. Ero sollevato qualche metro da terra, portato come un bimbo tra le sue braccia verde scuro, rischiarate dalle lentiggini del sole. Ciò è durato qualche secondo, e quei secondi sono stati lunghi, così lunghi che un giorno dopo durano ancora. Quello che è successo ieri mi ha appagato : in una manciata di secondi quell'albero mi ha dato abbastanza gioia per i prossimi vent' anni almeno.  (...)




               Christian  Bobin   da      Autoritratto al radiatore



LA GELOSIA DI BOBIN

 


                                                      Edward  Munch -  Gelosia, 1907



" Bobin sembra che scriva frasi fatte apposta per essere citate. E ancora più incredibile che questo autore riesce sempre ad assomigliarti. Tu leggi e pensi che sta scrivendo come scrivi tu, come pensi tu, come senti tu. Penso che tanti lettori abbiano questa sensazione rispetto a Bobin. Lui è lo scrittore che ci somiglia, che ci fa credere in Dio anche se non crediamo in Dio; che ci fa credere all'amore anche se non crediamo nell'amore; che ci fa essere buoni anche se non lo siamo ".  ( F. Arminio dall' Introduzione al libro )




      

(...) Mi hai fatto conoscere - perché tacerlo - il grande delirio della gelosia. Niente assomiglia di più all'amore e niente gli è più contrario. Il geloso crede di testimoniare, con le sue lacrime e le sue grida, la grandezza del suo amore. Invece non fa che esprimere quella preferenza arcaica che ognuno ha per se stesso. Nella gelosia, non ci sono tre persone; non ce ne sono neppure due, d'improvviso ce n'è una sola in preda ai sussulti della sua follia : ti amo quindi sei legata da questa dipendenza, sei dipendente dalla mia dipendenza e mi devi accontentare in tutto. Non mi accontenti in niente e io ce l'ho con te per tutto e per niente perché sono dipendente da te e perché non vorrei esserlo più e perché vorrei che tu rispondessi a questa dipendenza. Il discorso della gelosia è inesauribile. Si nutre di se stesso e non cerca risposte, d'altronde non ne accetta nessuna - trottola, spirale, inferno . Ho conosciuto questo sentimento per quindici giorni, ma sarebbe bastata ampiamente un'ora per conoscerlo tutto. Al quindicesimo giorno l'inferno era passato, definitivamente. Per quindici giorni ho battuto i piedi nella brutta eternità delle recriminazioni : avevo l'impressione che tu sposassi il mondo intero eccetto me. Era il fanciullo in me che strepitava e faceva valere il suo dolore come moneta di scambio. E poi ho visto che non ascoltavi quel genere di cose e ho capito che avevi ragione, profondamente ragione a non ascoltale : il discorso della recriminazione non va ascoltato. Non c'è traccia dell'amore in esso, solo un rumore, un ripetere furioso io, io, io. E ancora io. In capo a quei quindici giorni, in un attimo si è squarciato un velo. Potrei parlare quasi di rivelazione. Ce ne fu una, del resto : d'un tratto per me era lo stesso se tu sposavi il mondo intero. Quel giorno ho perduto una cosa e ne ho guadagnata un'altra. So benissimo cosa ho perduto. Ciò che ho guadagnato non so come chiamarlo : so solo che è inesauribile. Il bambino furioso ci ha messo quindici giorni a morire. E' poco tempo, lo so : in altri casi continua a regnare instancabile per tutta la vita. Fu il tuo riso davanti alle mie recriminazioni a far precipitare le cose. E' stato il genio del tuo riso che è penetrato dritto nel cuore del bambino despota; è stata la tua libertà che improvvisamente mi ha spalancato tutte le strade.  (...)




                Christian Bobin  da   Più viva che mai



LA SANTITA' DI CHRISTIAN BOBIN

 


                                                   Albrecht Durer  -  Ciuffo di primule



(...)  La santità non è affatto quello che immaginiamo. Oggi ho incontrato una schiera di primule che chiacchieravano all'aria aperta e facevano delle loro chiacchiere una preghiera che saliva dritta al cielo. Il loro cuore era aperto alle piogge, alla siccità e persino allo sradicamento. Non scegliere ciò che viene era il loro modo impeccabile di essere sante. Mi rigiravo nei miei pensieri quando mi sono apparse ai lati della strada, offrendo alla luce la culla dorata dei loro petali. Il vento ne faceva vibrare le forme, stampando su uno sfondo d'erbe un testo degno di lode. La maggior parte di coloro che incontro mi fanno pena. Vedo un'ombra - un dispiacere, un'assenza, una mancanza - che attraversa i loro occhi anche quando ridono, come una lucertolina che si infila fra due pietre, timorosa di essere intravista. E io sono simile a loro. Il mio cuore batte nel buio. La vita si rattrista perché può attenderci solo di rado. Con noi è come una madre disposta a dare il cuore per sfamare i suoi bambini, mentre i suoi bambini non vogliono assaggiare quest' alimento sublime e neppure sentirne parlare. Lo splendore delle primule, per giungere fino a me, aveva dovuto squarciare la notte che mi circonda il cuore. Considero un miracolo vedere cose poverissime. Non mi stanco di questi miracoli, e sono davvero incapace di spiegare perché a volte non c'è nulla e altre volte c'è tutto. Il paradiso sarebbe vivere un'intera giornata come una sola di queste primule.  (...)




               Christian  Bobin  da     Resuscitare



LUCE

 




                                                       " Illumina ciò che ami

                                senza toccarne l'ombra ".




                               Christian Bobin  -  Elogio del nulla