martedì 29 novembre 2022

L' AMORE DA VECCHIA DI VIVIAN

 

                                                   Piegato sotto l'ala lo spiumato capino..




MAI L' INVERNO


Mai l'inverno con la primavera

- e lei è l'inverno e Ics la primavera -

( bè non esageriamo e Ics l'estate, bè

non esageriamo, la fine estate, quasi autunno )

fuor di metafora mai un uomo giovane

( bè non esageriamo, semi - giovane, insomma

di mezza età ) torniamo alle stagioni, mai

un bell'albero in fiore una fogliolina gialla  guarderà

( anzi, ben lo sappiamo cosa combina d'autunno

un albero alle foglie ).



                                              ***


LUGETE O VENERES


Lugete o Veneres Cupidinesque

e anime gentili, infelice nella sua gabbia

piegato sotto l'ala lo spiumato capino

sta l'amore suo che si era immaginato.


Oh l'immaginazione non riesce più a immaginare

ora procede per una strada oscura che fare?

Inventa ancora un poco, ti prego, che ci credo.

Bucami iniezione d'illusione, che due 

più due non faccia quell'esiguo totale

che in gabbia non stia già cadendo dal suo filo

quel press'a poco amare, sosia dell'amare.



                                            ***


AVVERTENZA PER DUE O TRE DI VOI


Se a volte

un leggero zzzz

vi smuovesse un poco

l'aria intorno

tranquilli

non è che un'apina vecchina

che ancora

in segreto

di voi

un po' s'incanta.



                                    ***


FA NIENTE SE NON LE SCRIVI


Fa niente se non le scrivi come il cielo

quando non scrive alla terra e la terra resta

lì con la sua sete e qualche piantina

muore ma tante altre no, oppure tante altre

muoiono ma qualcuna no.

Fa niente se non le scrivi, tanto lei

ha conseguito un diploma

in lettura di mail non scritte.

E come vela un venticello

da lontano abile le intercetta,

si sa consolare, immaginare

è quasi uguale all'uguale.



                                         ***


OH METEREOLOGIA


Il fascino discreto degli amori non corrisposti

come un colpo di fulmine in attesa di metà fulmine

non potrà mai smettere d'amare chi non ama.

Oh meteorologia! Cielo sempre uguale

mai a confronto il prima e il dopo

sull'unilaterale amore splende sempre uguale

al neon il sole, non accadrà tramonto di un astro

mai sorto, mai lasciata, mai essere stata

avvistata.



                                                ***


STRANO LE ERA PARSO 

( delirio n. 2 )


Strano le era parso di intravederlo sul volo

per Cagliari, anzi da Cagliari, lei posto davanti causa

claustrofobia, Ics posto mediano perché sta benone

ma poi niente, svanito, nemmeno sulla scaletta c'era

nemmeno nella navetta né nel tunnel né al ritiro

bagagli né al senza bagagli.




                 Vivian  Lamarque    da     L' amore da vecchia                



MOZART E LA PIOGGIA ( scrive Bobin )







 
" Non occorre inseguire chimere di gloria, idealismi o sentimentalismi. Basta stare ad osservare la pioggia che scivola sui vetri perché non c'è altra leggerezza se non quella dei gesti a liberare la vita quotidiana. Senza pretese, senza porsi domande ". ( C. B. )



Per perdere una cosa bisogna prima averla posseduta. Noi non abbiamo mai avuto niente di nostro in questa vita, mai avuto nulla da perdere, nulla da fare se non cantare, cantare con la gola, la pancia, la testa, il cuore, lo spirito, con tutta le polvere delle nostre anime innamorate.



                                        ***


I momenti più luminosi della mia vita sono quelli in cui mi accontento di vedere il mondo apparire. Questi momenti sono fatti di solitudine e di silenzio. Sono sdraiato su un letto, seduto a una scrivania o cammino per la strada. Non penso più a ieri e domani non esiste. Non ho più legami con nessuno, e nessuno mi è estraneo. Questa esperienza è semplice : non c'è da volerla, basta accoglierla quando arriva. Un giorno ti sdrai, ti siedi o cammini e tutto ti viene incontro senza fatica, non c'è più da scegliere,tutto quello che viene porta il segno dell'amore. Forse la solitudine e il silenzio non sono nemmeno indispensabili per degli istanti così puri. L'amore da solo basterebbe.



                                               ***


Credo che con ogni nascita giunga al contempo l'anima e ciò che vuole sconfiggerla. Comincio a scorgere che uno dei sensi di questa vita è condurre una lotta costante contro ciò che può oscurarla. La posta in gioco è sempre una gaiezza fondamentale : conservare il sentimento lieto del dono della vita.



                                             

                         Christian Bobin  da    Mozart e la pioggia


      

lunedì 28 novembre 2022

LA TERRA ALTRUI DI NATALIA

 



                                                               Ti vorrei per inciampare...




TI VORREI COSI'


Ti vorrei così,

confuso e insicuro

come un bambino attaccato alla gonna della madre,

consumato come la pallina del cane,

sempre per terra, sempre nel posto dove non lo aspetti,

come un pallone dopo la partita - la tua -

maschia e prepotente

senza vinti né vincitori.

Ti vorrei, insomma,

per inciampare...



                                         ***


L' OMBRA


Mi hai creduta pazza

nel sentirmi parlare a voce alta  e ridere

ballando sull'asfalto bagnato dalla pioggia;

appena atterrata


ho trovato un interlocutore interessante

che era disposto ad ascoltarmi e

permetteva che lo toccassi fin con le scarpe.


Era la mia ombra.



                                               ***


POTREI PRENDERTI COSI'


Potrei prenderti così come ti ho trovato,

sporco di pallonate prese in pieno petto,

lavarti e centrifugarti per bene, stendendoti

al sole ( sperando che splenda ).

O come un semplice zerbino peloso.

Toccarti con le suole conforta le idee,

spillarti coi tacchi è un anticipo per i torti futuri.

Ma meglio di tutto vorrei prenderti dal cassetto

come una tovaglia austriaca, rossa,

a quadratini, così, leccandomi le dita,

riuscirei, ad ogni tuo centimetro, a raccogliere

le piccole briciole di pane

toccando per forza la tua anima.



                                               ***


PER AVERMI


Guarda che per avermi

è semplice: sfoglia un dizionario della seduzione,

qualche bugia ben riuscita

baloccando a proposito - fammi sentire unica,

o, almeno, la seconda,

( se proprio così stanno le cose )

e poi, sfiorando con audacia

tutte le periferie del mio corpo,

illuditi di avermi come mi illudo io. Un caffè

te lo preparo... quando hai finito...


Prima di andare via annota negli appunti

i numeri dei miei seni, l'orario del mio grido

e altre cose che io non tengo a ricordare.

E vai a giocare sperando nel terno secco.


Guarda che per avermi è molto semplice;

è per trattenermi che devi lavorare.



                                          ***


MI HAI CHIESTO PERCHE' PIANGO


Mi hai chiesto perché piango.


Se tu mi fossi amico ti direi

perché ho amato troppo.


Perciò, per me trattengo

il nome dell'amore e

a te rispondo che io piango

perché

solo così si paga il conto.




                      Natalia   Bondarenko   da    Terra altrui



venerdì 25 novembre 2022

IL SOSIA DI BERTONI & DI GABER



                                                   Sono una persona liquida e sola...




UNA NAVE


Dici che sono una nave, quando dormo

una mole in movimento verso il porto

frastuono di stive e di ricordi

opachi come pesci il giorno dopo.


Sono il nocchiero e il nostromo

del fuoco orizzontale di una rotta

invado la voragine del molo

dove curva la luna.



                                           ***


FORSE


Forse sono io quell'uomo

rannicchiato in un'auto uguale

che scruta il mio stesso giornale

di programmi e risultati

senza un ricordo di cui essere geloso.


Lo scatto di trotto sbilenco

questo cuore a riposo.



                                         ***


NAUFRAGIO


Per me che sono miope

e vedo non vedo

il punto di rottura

la faglia più nascosta

leggera è in agguato una vertigine

a raccogliere la luce rasoterra

il nero della notte come avanza

quel peso della sosta.


Il digiuno, allora, è forte

la chiglia del mio sguardo

l'immagini sventrata

nessuno scivola o piange

e a galla rimane

una sillaba sola.



                                                ***


COSE


Le cose dal vero mi fanno paura

mi stanano in crepe o appigli di memoria.


Le cose che guardo

scoprendone i nervi

e quelle che sfioro coi denti

come case catturano la luce

per meglio scomporre la grana perlacea

l'ordito di polvere e foglie.


Così mi annienti, se provo

a deliziarti di cronache minute

a dirti come sei viva

in questa mezzanotte di vento

in cui non ammetti nemmeno

la mia ombra alla tua bocca

alle parole che assediano il respiro.


Sì e no una voglia

domenicale accende il finale

forse una nuvola resiste

dei pollini allo spigolo del viso.



                                         ***


PESSOA, PERSONA


Sono una Persona

liquida e sola

ostaggio di una lingua nuova

larga, nasale, ventosa.


E come lei, Pessoa.

Sono una Persona

nascosta nella storta

luce di Lisbona.


A sperare che piova.




                      Alberto Bertoni   da    Il sosia



mercoledì 23 novembre 2022

IL BAROCCO DI PICCOLO & DI MONTEVERDI



                                              Oh le stormenti stagioni attorno ai volti...




I versi di Lucio Piccolo - densissimi - sembrano essere il frutto di una costante tensione metafisica e di una sofferta interiorizzazione dei miti del paesaggio siciliano, scritto come parte decisiva dell'anima e reso come prossimo a una rovina più cosmica che storica. Il canto, modulato in una lingua preziosa, è una continua fluttuazione fra il protagonista lirico e la realtà circostante.




Le sognanti, lontane ombre che sono

dietro le tue parole questa notte,

fantastiche o dolenti le portava

la corrente dei giorni, il vento che apre

i colori, ed ognuna il suo segreto

di dolore o di gioia che il destino

segnò e il buio chiude;

e ancora altre ne chiami

che dileguando diedero un'impronta

di lume : la promessa di un ritorno;

mani che schiusero i riposi,

occhi che riflettevano i meriggi

sotto i rami, le foglie della vite

che il raggio fa vivaci, oh le stormenti

stagioni attorno ai volti, le ore

che scendevano a noi come in dolcezza

umana fatte miti da uno sguardo;

viva siepe, riparo che fa

sicure in cerchio notti, albe, tramonti,

e come pienamente

rispondevano a ogni sole

che mai le avrebbe, mai sfiorate il rombo

del mistero; ma in fondo a ogni svolta

è il dolore, la cenere che tocchi

si riga: brace e sangue.

E sul quadrante gira un segno

indietro lascia la vacua spirale

dove l'anima è presa, e fuori attorno

ferma è la notte come una memoria

di sempre; sul piano

pietroso che sovrasta al mare basse

macchie di luna e cespi,

tarde stuoie dii nuvole e un'ansia

sale d'ignoto, ricade; respiro

dell'aria scorre tra le gole, tocca

la paglia sotto il ponte, alle pareti

della cava risale e sopra i margini

si cela tra le foglie degli ulivi.



                                         ***


MOBILE UNIVERSO DI FOLATE


Mobile universo di folate

di raggi, d'ore senza colore, di perenni

transiti, di sfarzo

di nubi : un attimo ed ecco mutate

splendon le forme, ondeggian millenni.

E l'arco della porta bussa e il gradino liso

di troppi inverni, favola sono nell'improvviso

raggiare del sole di marzo.



                                        ***


I GIORNI


I giorni della luce fragile, i giorni

che restarono presi ad uno scrollo

fresco di rami, a un incontro d'acque,

e la corrente li portò lontano, 

di là dagli orizzonti, oltre il ricordo,

la speranza era suono d'ogni voce,

e la cercammo

in dolci cavità di valli, in fonti -

oh non li richiamare, non li muovere,

anche il soffio più timido è violenza

che li frastorna, lascia

che posino nei limbi, è molto

se qualche falda d'oro ne traluce

o scende a un raggio su la trasparente

essenza che li tiene -

ma d'improvviso nell'oblio, sul buio

fondo ove le nostre ore discendono,

leggero e immenso un subito risveglio

trascorrerà di palpiti di sole

sui muschi, su zampilli

che il vento frange, e sono

oltre le strade, oltre i ritorni ancora

della luce fragile, i giorni...




                     Lucio  Piccolo  da   Gioco a nascondere, canti barocchi e altre liriche



martedì 22 novembre 2022

EROS E POLIS DI CLAUDIA





                                      La battaglia era persa. Forse la guerra...





TI POTREI PARLARE DELLA VITA


Ti potrei parlare della vita, di quella volta

che sono stata Dio nella mia pancia, ti potrei dire

di come sia facile confondere

ragnatele con amore e come fa paura

solo ciò che non si conosce. Sulla morte

ho scritto un libro, forse lo leggerai,

ma non è un testo importante. Potrei anche

valutare qualcosa di artistico

o di formale. Che tempo fa da te oggi? Poi

potrei mandarti una canzone

di Cohen, con dentro tutto quello

che una donna desidera sentire.

Se conoscessi la risposta, potrei spiegarti

perché corro, della fretta che ho

di arrivare in fondo. O potrei anche

smettere di parlare e rimanere a lungo

in ascolto della tua voce, senza respirare.



                                          ***


LA GOCCIA


Cercando il contatto sul proprio terreno, si smarrì nell'ego di lui,

la battaglia era persa, forse la guerra. Era finita?

Volarono alte le gru sulle torri portando sudari.

Il vuoto

colmo della luce bianca di Dicembre era

invitante

punto di separazione degli sguardi. E dei corpi.

Soprattutto dei corpi,

ché quello era il dilemma : recidere

i lacci delle pelli accarezzate, dei ventri sfiorati, delle cosce battute,

delle lingue abbattute, degli orgasmi irrisolti, degli occhi ridenti e dei denti

raschianti.

La goccia.

La pioggia simulò una lacrima.

Si insinuò dove la lingua si era insinuata molte volte,

troppo poche

ancora.

Si sciolse in sapore di ammoniaca dolce, la stordì.

La accecò. E in cecità, e in sapore seppe.



                                    ***


INCHIOSTRO E CARNE


Ci avvinghiamo 

a un'illusione di eternità, ci appendiamo

a un trasporto, a una sponda d'alba,

a una passione di tramonto, cerchiamo

l'ispirazione per danzare,

la tensione per tenere

inchiostro e carne insieme

in questa farsa

d'esistenza. Con finta noncuranza

mentre ci disfaciamo, discutiamo

di cremazione,

di disperdere ceneri di carta

al vento. Con finta attenzione

ci dedichiamo

ad opere di riproduzione,

impotenti seguiamo

la corrente. Ci rintaniamo

sotto i primi scogli.

Ci ha partorito il mare : siamo

seppie, e delle seppie gli ossi.



                                           ***


TI SENTO


Ti sento. Posso sentirli chiari i tuoi pensieri,

certezze, cavilli, paure folli, tentazioni. Sento

l'intoppo della pastiglia in gola, il fluire

denso della bile nelle viscere, il pulsare

del tuo pollice schiacciato. Sotto il tuo peso

lo scricchiolìo del divano, lo schiocco 

delle nocche e il lampo di dolore nella schiena,

i turbinii degli emisferi, il sibilo anomalo

del respiro nel sonno. E ancora

nei miei palpiti ti sento, chiaro.



                                            ***


SOMIGLIANZE


Ti assomiglia,

ti ha detto piangendo.

Guardando

sei centimetri

di ecografia.





                  Claudia  Zironi    da      Eros e polis



lunedì 21 novembre 2022

AVREMO CURA ( del giorno di dolore che uno ha )



                                             Non capivano un mondo che veniva giù...



La cura di Montieri non è consolatoria e non è una panacea. La medicina poetica ma non sentimentale è il disincanto etico di chi può comprendere il dolore degli altri a partire dal proprio. E' la consapevolezza terminale che tutti i dolori sono uguali per chi li soffre, quelli grandi e quelli piccoli; quelli storici e quelli privati.



                                                    


Le vecchie sedute fuori dai cortili

sulle spalle scialli fatti a mano

il pettegolezzo mischiato alla preghiera

assolvere o benedire ogni passante

tessevano ricami delicati, uncinetti

uccidevano una donna in tre parole.



                                                 ***


Ai funerali di mio nonno non ho pianto

e tutti a chiedersi : ma come lui non soffre?

Domanda lecita, pare fossi il nipote preferito

da noi se non piangi, non urli, non ostenti

vuol dire che non ti importa

ora vivo al nord, il dolore qui è privato

la sua mancanza che non racconto

che non dichiaro.



                                                ***


O tutte le volte che hanno ammazzato

( chi sorridendo, che tradendo ) mio padre

non capivano un mondo che veniva giù

sabbia sotto l'onda

smettevano di parlare per rispetto:

paura che una parola detta male

ferisse chi moriva. Rinunciavamo.



                                            ***


La morte a noi ci è sempre stata intorno

sepolta a tradimento sotto casa

aggiunta lentamente al nostro cibo

sui nostri pochi alberi, le panchine

le vecchie linee dei tram interrotte

binari arrugginiti, treni troppo lenti.



                                                ***


Non pensare che fosse indifferenza

la nostra piuttosto un modo di vivere

le cose così come si vivono :

tutte insieme, una per volta.

La sparatoria dietro l'angolo

la partita di calcetto i compiti da fare,

poi uscire la sera, il bar, la storia di tutti

tutti tornavano a casa per cena.




                  Gianni  Montieri   da     Avremo cura



sabato 19 novembre 2022

UNA PICCOLISSIMA MORTE

 


                                                 Sono venuti i giorni del dolore freddo...





Tu sei già dove devi,

io non faccio più niente, assecondo

ciò che un breve sfiorarsi di parole scritte

sta facendo al mio corpo.



                                       ***


Mi ha risposto con una frase

aguzza, gelida, precisa,

sta tutta in una riga.

Ha scelto con cura il sostantivo,

i verbi, la punteggiatura. Ha espunto

ogni sfumatura di calore, ha tagliato via

il sogno, la tenerezza, l'amore,

la possibilità del ricordo.

Io reagisco con una mancanza

di gentilezza che mi è nuova

all'amica che mi parla,

allo sconosciuto che passa.

La frase è ferma in mezzo al petto

e taglia.



                                            ***


Una voglia adunca 

di morire

il dito che mi scava

nel sesso che hai disabitato.



                                        ***


Mi guarda. Mastica una gomma a piena bocca.

Si gratta la pancia da alcolista. Ha una birra in mano,

nell'altra tiene il telecomando. Onnivedente,

ci ha tutti in onda contemporaneamente.

E si diverte un sacco. Preme un tasto

e io mi gonfio d'amore. Si gode l'ennesimo

spettacolo del rifiuto. Spegne il televisore

solo dopo avermi guardata abbastanza

piangere con la fronte appoggiata al muro.



                                         ***


Sono venuti i giorni del dolore freddo

e il tuo nome presto non sarà

niente di più che una parola.

Tutto il calore che ho dato

è il mio calore che ho perso.

Disamorata a tutto, 

ai miei amici e agli altri indifferente,

il passo verso la vincente crudeltà

sarà breve.




               Francesca  Del  Moro   da    Una piccolissima morte



giovedì 17 novembre 2022

LE FIGURE AMATE DI TOSCO

 


                                                      Che voglia di piangerti meglio...



Opera prima di poesia di Orso Tosco, Figure Amate è un libro potente e drammatico, una lettura di ciò che la vita restituisce quando la fine è prossima, quando dolore e amore si inseguono senza tregua e imparano a stare insieme. E' un diario in versi, dove gli aghi e le parole si confondono e una poesia che fa i conti con un amore irrimediabile, che è insieme dolore che non concede vie di fuga.





Che stanchezza da  pane dimenticato

in queste stanze di sonno breve,

in questo sonno a morsi amari

che voglia di piangerti meglio.



                                         ***


Allora è così che nascono i morti. Così.

Da queste mani di fiore

con queste spugne zuppe d'acqua e acqua di occhi.


A filo di labbra.


E come sono cresciute bene

le pesche e le rondini e le nebbie

e  come deve essere felice e orgogliosa l'estate

con tutte le urla a farle da cornice e la luce ingiusta

che si fa giusta mano a mano che passa.


Sbadati e gentili, nascono i morti.

Mai l'avresti immaginato. Ci sta tutto il cielo sul tavolo. Cola.



                                        ***


Non smettono il giorno e la notte

di andare e confondere, di sbranarsi.


Qualsiasi parte di te è nella lucentezza

nera e pulsante che occupa il sole

in qualsiasi momento ma non abbastanza.


Abbiamo tentato, tu più di tutti.


Puoi lasciare adesso, puoi lasciare

se sei stanco, se sei troppo stanco

per il troppo male, puoi lasciare.



                                             ***


QUESTA LUNGA PREGHIERA DI STRACCI


Dobbiamo attraversare l'odore della caduta

padre mio caro, dobbiamo superare la luce sudata

da queste ghiandole aspre e riposare,

indossando maschere affilate.

Con i piedi dobbiamo suonare la musica dei bronchi,

la musica dei corridoi in cui l'aria esplode e delira

e dobbiamo eseguire la lacrima breve

che ha un'anima di catetere.


Ti guardiamo nascondere la testa

nel cuore esatto del collo, 

e ti guardiamo fallire e restare,

fallire e restare meravigliosamente,


con tutto lo sforzo di cui sono capaci

l'aria e la pioggia improvvisa

in questo tuo talento per la vita

così orribilmente testardo.


E dobbiamo continuare questa lunga preghiera di stracci

mossi dal vento e dal ritmo delle pastiglie,

questa lunga preghiera cucita negli occhi

e sui cuscini e nella bava; dobbiamo, padre mio,

dobbiamo superare la composizione dei conati,

andare tra le costole e i punti neri del soffitto,

con la bocca piena di sedie e sgabelli e lacci,

padre mio caro legato,

dobbiamo perdonare i grammi e le ricette,

dobbiamo provare ogni tipo di rinuncia

e dobbiamo farlo insieme, padre mio amato

e visitato e parlato, bisbigliato e stanco,

è insieme che dobbiamo farlo

perché è insieme che abbiamo iniziato.



                                                    ***


VERSO L'ALTRA CASA


Non entra e non esce l'acqua,

resta compressa dentro un nido di vespe

sigillato di piombo fuso e tosse.


Ti veniamo incontro a gengive aperte

per parlarti della casa in cui dobbiamo andare.


La casa a cui dobbiamo consegnarti per sempre.




                       Orso Tosco   da       Figure amate



mercoledì 16 novembre 2022

L' AMLETO DI CARMELO BENE

 




                        "   L' intervallo! Sarà tra poco l'intervallo, il mio. E la vita

                    di un uomo non è che il tempo di dire : Uno. Se non è

                    ora, sarà avvenire. Se non è avvenire, sarà ora. Se non

                    è ora, pure verrà.

                   Star pronti a tutto. Ché se nessuno di noi sa nulla di ciò

                   che lascia, dimmi che importa lasciar prima del tempo?

                  Lascia andare. "



                          W. Shakespeare   da       Amleto



I FUOCHI COMPLICI DI ERCOLANI



                                                            Una lieve follia entrava in te...



" Alcuni giovani poeti hanno interrotto volontariamente la loro vita e quella fine è sempre presente nei pensieri dei sopravvissuti. Morire - naturalmente - non è meglio di vivere. Ma chi interrompe la sua vita e ha a che fare con la poesia, deve vivere una doppia incandescenza : quella del suo dolore personale e quella della vocazione poetica. La poesia, come la vita, non immunizza, non protegge : espone. Ci consente di usare il linguaggio come una bomba innescata e non come un abito da cerimonia. Questo ci insegnano quei poeti disperati e imperfetti ( di cui di seguito sono trascritte poesie ). Non si tratta di un cimitero di lapidi spente, ma di un semicerchio di fuochi sempre accesi. E' ancora possibile che chi soffre troppo insegni qualcosa a chi soffre poco, e gli suggerisca che l'assenza di dolore non è un'insperata fortuna ma, talvolta, un'assenza di passione vitale. Se questo è un tempo difficile per la poesia, lo è per viltà e miseria morale : la maggioranza dei poeti non custodisce nulla al di fuori dei prossimi libri da offrire ai recensori. Le lettere di Marina Cvetaeva, gli appunti di Paul Celan, le prose di Amelia Rosselli non erano l'elenco dei prossimi libri da stampare, ma il segno, ardente ed esatto, che a loro, poeti del loro tempo, toccava un compito, che è identico nei secoli : custodire la poesia come cosa urticante, aspra, inattuale. Le vite interrotte dei giovani poeti lo testimoniano ancora, benché sia forte il rimpianto per le loro opere future, rese impossibili dalla morte fisica. Ma questo conta meno. Pur non promuovendosi più sul mercato letterario, questi poeti tengono acceso il fuoco che serve a noi per vivere ancora la poesia come stupore per la parola. Né loro né noi siamo diventati classici da antologia, licheni da museo, argomenti per tesi di laurea. Ma di quella dolorosa energia e di quel tragico destino, che in certi casi ha i tratti della follìa, non dobbiamo e non possiamo fare a meno."  ( M. Ercolani  )





MARCO AMENDOLARA  ( La passione prima del gelo. Poesie 1985-2008 )


Con un ghigno soave e sinistro

i cadaveri precipitano nel vortice

indicando in lingua sconosciuta

ai vivi la terra destinata.

Era tutto orto, lo spazio

che ti abitava:

le radici, le piante, le acque

che sgorgavano piano e formavano

piccole pozze; i vari volatili;

gli alberi, più lontano: nespoli, fichi

e oltre, la vigna.

Una lieve follia entrava in te,

corpo di molte presenze.



                                                    ***


NADIA CAMPANA  ( Verso la mente )


Ho fatto un grande sogno ma non ne ricordo

niente babbo amiamo le teste bruciate

dell'amore ma non la misericordia e

i chiodi come coltelli di gelosia

tra poco cadrà la strada su di te

spergiuro sulla mia infanzia scrivo

lettere, se non mi dai da mangiare

i capelli mi diventano come crine

e come un fucile. Notte di lupi

sprangare l'angelo del vento

qui è la piega

dove non sarà nuovo morire.



                                            ***


SIMONE CATTANEO  ( Nome e soprannome )


Se appoggio le mani al viso

gli occhi non seguono la mia ombra,

e le soglie di spiagge e di pelle

che leggero attraverso

indicano i confini di vento di mio padre,

nemmeno i polmoni sembrano ricordarsi di te

e mi mordo le gambe e ho voglia di urlare,

di schiarire almeno le spine del mio nome

di sentire il sole bruciare

sulle costole delle mie parole.

Non luogo a procedere.

Guardo dalla finestra di casa lo scheletro di una lavatrice

partorire sotto i platani del viale una nidiata di conigli elettrici,

alzo la testa e vedo un soffitto di stagno rosso arancio

sbilanciarsi in avanti con rumori assordanti, cammino rasente i muri

con la  paura di inciampare nel materasso di lana arrotolato e

fracassarmi di nuovo la clavicola.



                                            ***


LORENZO PITTALUGA  ( Sono la foce e la sorgente )


Le scritture, le mie, naturalmente

nate postume, celano la forma

del riposo, del denso incantamento.

Versi da gogna nati per non restare,

per morire embrioni innalzati

dal mio cestinato orgoglio.

Leggimi di notte come io scrivo,

fallo pietosamente, con indulgenza,

perché, lo sai, sono nato sfinito.

Diritta non è la mia strada,

confuse le orme. Sulla selce,

calciato, il mio volto incancrenito.



                                       ***


CLAUDIA RUGGERI  ( Inferno minore )


questa che ora interroga, t'arrovescia

l'inizio : t'avviva a questo Inverso

cui un dio non corrispose ; tu sei

l'oggetto in ritardo, l'infanzia persa

su tutte le piste, l'incrocio rinviato; sei l'amnistia

dell'idioma viaggiato

volli

la fine dell'era delle streghe volli

il chiarore di chi ha gettato gli arnesi

di memoria di chi sfilò il suo manto

poggiò per sempre il libro.





                  Marco Ercolani  da    Fuochi complici


                   

lunedì 14 novembre 2022

LA VOGLIA E TURNA' DI ELEONORA

 


                                           Impenetrabile eri il cardine di ogni altrove...




Dalle carcasse dei gatti lasciate

nella cenere di questi disastri

sale un fumo di arancia rossa

amarissima, riconosciuto veleno:


forse la ricorderemo questa strage

nella malattia, come non sai se di gioia

o rabbia o noia piangono abbracciati

quei due seduti avvinghiati

sopra la panchina, dietro il campanile,

mentre ci avvolge tutti la stessa nube

rubina, l'uguale sorte tremenda.



                                       ***


L' arancio violento mescolato nel fuoco

fuma profuma di morte la stanza

e io caduto fuori dalla vita non ho

ancora imparato a rialzarmi, sempre

in posizione orizzontale mi sforzo

di ricordare il primo giorno - quanto

avrò gridato, pianto, protestato?



                                    ***


Ho saputo della mareggiata al di là

delle colline, ho sentito il sale nella gola

che ora infiamma e mi tiene muta

dietro questi schermi. Mi manca sedere

sulle barche rovesciate, sentirmi giovane

insieme a te, seguire la danza dei pescatori...



                                 ***


Se solo non ci avessero inchiodati

a questa croce di primizie dolcissime

nemmeno ci saremmo accorti di essere morti :

tu adempiuto ormai al compito della vita,

io negligente schiava della norma, per sempre

adolescente.



                                     ***


Il grigio incenso della sagrestia e noi,

fiamme bambine contro la preghiera

informi dentro sacchi, spesso mute:

in quegli anni era tutto un rimanere

e il tuo sesso non cresceva

- non cresceva - sotto i miei baci

pesanti come sassi.

Impenetrabile eri

il cardine di ogni altrove,

la sola metafisica possibile,

il digiuno forzato del penitente.




               Eleonora  Rimolo    da      La terra originale



INEDITI DI BRESCIANI



                                         Setacciare il passato pregando a marcia indietro...




Ti ho nascosto dentro la terra

come fanno i cani con le ossa

e adesso fiuto il dovere

di venirti a liberare.


Non so dire con precisione

come si inizia a perdonare.


Forse basta scavare forte

ignorando gli urli delle unghie.



                                       ***


Gennaio bacia con i denti

lasciando le labbra piene di tagli

e non so dirti se soffiare sulle candele

fa più male di esprimere un'ambizione.


Non mi serve voltarmi indietro

per giudicare il nostro passato

perché il mio vivere pende sui passi

e ora ho tutto davanti agli occhi.


Finalmente vedo

che nessuno si salva da solo

e se oggi decido di guarire

so che anche tu starai bene.



                                     ***


Una liquida canzone

che sutura le crepe

e sale verso il soffitto

sfiorando il lampadario.


A volte si danza

solo per restare in vita

mulinando le braccia

per risalire la sofferenza.


Il primo respiro

sarà un atto osceno

in un luogo salvo

tra noi e il mondo.



                                        ***


Voglio spendere i domani

per risolvere le mie espressioni

ma non cerco una cifra sfinita

a cui promettere la mia memoria.


Se compirò degli sforzi

sarà per piegare le mie parentesi

diventando una fortezza che sogna

abbracciata a una soffice conquista.


La presa della bellezza

di chi vive con una sola risorsa:

disegnare nel proprio labirinto

una crepa che invita il mondo.



                                         ***


Forse è soltanto

un perfezionarsi al perdono

quello che alle sette di sera

fanno i  bagnini della Versilia.


Setacciare il passato

pregando a marcia indietro

per cancellare le tracce

di chi si nutre di onde.




               Luca  Bresciani      Inediti



domenica 13 novembre 2022

FRAGILITA'


 


                                                                   Foto presa dal web




" Mi ha sempre affascinato la fragilità in una persona.

  Perché va compresa.

  Va saputa toccare.

  La bellezza appartiene alle persone fragili,

  alla loro leggerezza,

  a quello strano modo che hanno di sognare sottovoce,

  di vivere un secondo alla volta.

  Alla gentilezza, che sempre viene confusa per ingenuità

  quando invece è poesia ".




                   Andrew  Faber