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venerdì 16 gennaio 2026

ISACCO TURINA E I DESTINI MINORI

 


                                                                             Sentirti passare nel buio....




Isacco Turina, dopo anni di attesa, esordisce in poesia con questa densa e matura raccolta di versi, intitolata " I destini minori ". Un libro profondo e ragionato, data la sua lentissima maturazione. E con precisione e maestra, il poeta ci mostra il suo inferno, che è al contempo il suo paradiso : il destino minore di un poeta nel purgatorio del quotidiano. Turina  ci presenta qui un mondo abitato dalla muffa umana, da quelle spore apparentemente innocue e indifferenti, che invece hanno dalla loro parte il potere dell' inerzia. In fin dei conti, questi destini minori, sono i resti dei vinti, la vittoria delle carcasse sul rifiorire e rinnovarsi dell' esistenza; il destino del tempo che gioca contro di sé. Ne viene fuori questo diario di sangue e di ossa che porta verso un profondo lontano, verso un confine conosciuto solo dagli abissi, perché- come dice il poeta in una sua lirica  - " solo i naufraghi conoscono il mare ". E in questo mare poetico, i naufraghi sono tanti e sono profondissimi.




Sentirti passare nel buio

come un seme nel frutto. Prevedere

il momento in cui mancheremo, il dopo

delle piazze crollati i campanili

superbi. Ti trovo nel buio :

da una palude immensa come un occhio

emerge la pupilla che mi sfiora. Dobbiamo

amare in silenzio la terra che ama

i morti come un marmo le sue vene.



                                                      ***


Ho gettato il tuo spazzolino.

Se non ci fossero - a resistere -

oggetti che lavano, cantano

e scrivono, nemmeno un passero

potrebbe posarsi sui giorni

slegati come una foresta

senza rami. Sui treni del mattino

l' alba ha seminato la luce.

Ti svegli in un nuovo pianeta,

in un' altra città. Raduni

le labbra divise dal sonno

per l' ultimo bacio della notte

per non accompagnare mentre

si aprono i fiori che hai lasciato.



                                                       ***


Usiamo dalla doccia. Con la maglia

rimasta ti asciugo le vertebre.

Tu mordi come i cani disegnati.

Comincio ad allargare le braccia

per darti un orizzonte. La mia testa

è il sole che tramonta. Nello specchio

una natura morta con portasapone.

Il silenzio è un martello

che sta cadendo dall' impalcatura.



                                                   ***


Non servono prigioni o cimiteri:

dondola nell' aroma del catrame

una gabbia per tutti gli animali.

Gli schermi mostrano lontane folle

di uomini stesi in preghiera, aghi

caduti da un' altissima pineta.



                                                   ***


INVERNO


Non c'è nemmeno più il vento da queste parti.

Vengo ancora a trovarti, all' ora

in cui la brina cade dalle piante.

Ma mi sento straniero in casa tua :

le perle del rosario sono di ghiaccio

e le nostre preghiere non arrivano

lontano, si spengono in bocca.

Mi guardi con gli occhi gelati. Non c'è

più una scintilla nella stufa, giù in cortile

non resta nemmeno un' ombra dell' estate.

Siamo vicini

come due estranei sul treno,

come due dita che non riescono a toccarsi.



                                                   ***


Ci è capitato di essere poeti

come arriva un esproprio sulle case

per una strada in costruzione

che quasi non ci riguarda.


Dormivamo, e le ustioni del giorno

erano pelle nuova al risveglio.


Ci è capitato di essere poeti,

ambulanze che portano

un carico di sangue estraneo.


E intanto il movimento

di pettini antichi ci lascia

in testa capelli di morti.



                                                      ***


Si spoglieranno gli angeli

durante il temporale, e penne e piume

offriranno alle carezze dei lampi.

Come l' alba quando medita il male

del giorno, scuoteranno ai venti

la cima pensierosa delle ali,

concedendo che i gatti alle finestre,

con gli occhi spalancati come ortensie,

di paura s' innamorino di loro.



                                              ***


Questa casa di vetro e di pareti

dove - stesa - separi la tua morte

dalla mia, beve la penombra

continua, se ne gonfia, conosce i volti

che su strade e cortili -  prima dell' alba -

da un' insonnia si affacciano a sputare.




                                 Isacco Turina   da   I destini minori




sabato 11 dicembre 2021

I DESTINI MINORI DI ISACCO

 



                                                                Sei bassa, ma sei bella...






INTERNO PARIGINO


Questa casa di vetro e di pareti

dove separi la tua morte

dalla mia, beve la penombra

continua, se ne gonfia, conosce i volti

che su strade e cortili - prima dell'alba -

si affacciano a sputare.



                                          ***


Mentre lasci il letto, sale

da lenzuola smosse odore di cenere.

Ti allontani su mattonelle fredde.

Come un biglietto che scade in silenzio

l'attimo dell'amore si è concluso.

La vita dei semafori lampeggia

eternamente dai viali. Accendo

nella stanza una luce più debole,

il tuo mappamondo infantile:

bianche terre polari, isole gialle...

In un cielo sudato ci stendiamo,

nuda costellazione degli amanti.



                                           ***


Sentirti passare nel buio

come un seme nel frutto. Prevedere

il momento in cui mancheremo, il dopo

delle piazze crollati i campanili

superbi. Ti trovo nel buio :

da una palude immensa come un occhio

emerge la pupilla che mi sfiora. Dobbiamo

amare in silenzio la terra che ama

i morti come un marmo le sue vene.



                                           ***


Lasciarti gravida, come piazzare

la bomba nel selciato della strada,

la bomba che si allarga e la devasta.

Vederti faticare a causa mia,

maledire le promesse d'amore.

Lasciarti gravida è per me soltanto

farti ingoiare un guinzaglio col mio nome

e cambiare la forma in cui ti amavi,

da una gatta orgogliosa

forgiare una tacchina. Tu sei frutto

che urla per maturare,

io l'insetto che innesta

nel tuo giorno gli enzimi del tramonto.



                                            ***


Sono figlio dell'amore illecito

che preferisce i bastioni serali

e scorre nei canali dismessi

per l'autunno. Ma vedendo

la luna avvolta nel televisore,

la mia tremava come le altre madri:

" Figlio, non sarai dei frutti tardivi

che la mano della guerra ammucchia

e sbiancati li gela poi la brina

come angeli di gesso nei giardini?"

Più tardi, scacciati all'aperto e molto

lontani dall'ultimo lampione,

mio padre per farla sorridere,

sapeva dirle senza una parola :

" Sei bassa ma sei bella ".

misurandola accanto a un girasole.





                Isacco Turina   da       I destini minori



" I destini minori " è uno dei libri più affascinanti che siano stati pubblicati negli ultimi anni - secondo me . Mi auguro che abbia la visibilità e i lettori che merita ".


                                          Francesco Tomada