Sentirti passare nel buio....
Isacco Turina, dopo anni di attesa, esordisce in poesia con questa densa e matura raccolta di versi, intitolata " I destini minori ". Un libro profondo e ragionato, data la sua lentissima maturazione. E con precisione e maestra, il poeta ci mostra il suo inferno, che è al contempo il suo paradiso : il destino minore di un poeta nel purgatorio del quotidiano. Turina ci presenta qui un mondo abitato dalla muffa umana, da quelle spore apparentemente innocue e indifferenti, che invece hanno dalla loro parte il potere dell' inerzia. In fin dei conti, questi destini minori, sono i resti dei vinti, la vittoria delle carcasse sul rifiorire e rinnovarsi dell' esistenza; il destino del tempo che gioca contro di sé. Ne viene fuori questo diario di sangue e di ossa che porta verso un profondo lontano, verso un confine conosciuto solo dagli abissi, perché- come dice il poeta in una sua lirica - " solo i naufraghi conoscono il mare ". E in questo mare poetico, i naufraghi sono tanti e sono profondissimi.
Sentirti passare nel buio
come un seme nel frutto. Prevedere
il momento in cui mancheremo, il dopo
delle piazze crollati i campanili
superbi. Ti trovo nel buio :
da una palude immensa come un occhio
emerge la pupilla che mi sfiora. Dobbiamo
amare in silenzio la terra che ama
i morti come un marmo le sue vene.
***
Ho gettato il tuo spazzolino.
Se non ci fossero - a resistere -
oggetti che lavano, cantano
e scrivono, nemmeno un passero
potrebbe posarsi sui giorni
slegati come una foresta
senza rami. Sui treni del mattino
l' alba ha seminato la luce.
Ti svegli in un nuovo pianeta,
in un' altra città. Raduni
le labbra divise dal sonno
per l' ultimo bacio della notte
per non accompagnare mentre
si aprono i fiori che hai lasciato.
***
Usiamo dalla doccia. Con la maglia
rimasta ti asciugo le vertebre.
Tu mordi come i cani disegnati.
Comincio ad allargare le braccia
per darti un orizzonte. La mia testa
è il sole che tramonta. Nello specchio
una natura morta con portasapone.
Il silenzio è un martello
che sta cadendo dall' impalcatura.
***
Non servono prigioni o cimiteri:
dondola nell' aroma del catrame
una gabbia per tutti gli animali.
Gli schermi mostrano lontane folle
di uomini stesi in preghiera, aghi
caduti da un' altissima pineta.
***
INVERNO
Non c'è nemmeno più il vento da queste parti.
Vengo ancora a trovarti, all' ora
in cui la brina cade dalle piante.
Ma mi sento straniero in casa tua :
le perle del rosario sono di ghiaccio
e le nostre preghiere non arrivano
lontano, si spengono in bocca.
Mi guardi con gli occhi gelati. Non c'è
più una scintilla nella stufa, giù in cortile
non resta nemmeno un' ombra dell' estate.
Siamo vicini
come due estranei sul treno,
come due dita che non riescono a toccarsi.
***
Ci è capitato di essere poeti
come arriva un esproprio sulle case
per una strada in costruzione
che quasi non ci riguarda.
Dormivamo, e le ustioni del giorno
erano pelle nuova al risveglio.
Ci è capitato di essere poeti,
ambulanze che portano
un carico di sangue estraneo.
E intanto il movimento
di pettini antichi ci lascia
in testa capelli di morti.
***
Si spoglieranno gli angeli
durante il temporale, e penne e piume
offriranno alle carezze dei lampi.
Come l' alba quando medita il male
del giorno, scuoteranno ai venti
la cima pensierosa delle ali,
concedendo che i gatti alle finestre,
con gli occhi spalancati come ortensie,
di paura s' innamorino di loro.
***
Questa casa di vetro e di pareti
dove - stesa - separi la tua morte
dalla mia, beve la penombra
continua, se ne gonfia, conosce i volti
che su strade e cortili, prima dell' alba,
da un' insonnia si affaccino a sputare.
Isacco Turina da I destini minori

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