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martedì 16 settembre 2025

LA SICILIA ANTICA DI SCIASCIA

 



                                                         Come Chagall vorrei cogliere questa terra...



" La Sicilia, il suo cuore " è l' unica raccolta poetica che Sciascia abbia mai scritto. I componimenti raccontano - soprattutto - la Sicilia che lo scrittore vede, sente e conosce : immagini piene d' amore per la sua terra, ma anche nitide e amare, che non trascurano il senso di fugacità della vita, il moto perenne del tempo e la descrizione dei luoghi. I versi sono rapidi e incisivi, caratteristica che lo scrittore manterrà immutata nei romanzi che poi scriverà nel corso della sua vita.





PIOGGIA DI SETTEMBRE

Le gru rigano lente il cielo,
più avido è il grido dei corvi ;
e il primo tuono rotola improvviso
tra gli scogli lividi delle nuvole,
spaurisce tra gli alberi e il vento.
La pioggia avanza come nebbia,
urlante incalza il volo dei passeri.
Ora scroscia sulla vigna, tra gli ulivi
per la rabbia dei lampi preghiere
cercano le vecchie contadine.

Ma ecco un umido sguardo azzurro
aprirsi nel chiuso volto del cielo,
lentamente si allarga fino a trovare
la strabica pupilla del sole.
Una luce radente fa nitido
il solco dell' aratro, le siepi s' ingemmano;
tra le foglie sempre più rade
splende il grappoli niveo dei pistacchi.


                                                     ***

LA SICILIA, IL SUO CUORE

Come Chagall, vorrei cogliere questa terra
dentro l' immobile occhio del bue.
non un lento carosello di immagini,
una raggiera di nostalgie, soltanto
queste nuvole accagliate,
i corvi che discendono lenti;
e le stoppie bruciate, i radi alberi
che s' incidono come filigrane.
Un miope specchio di pena, un greve destino
di piogge : tanto è lontana l' estate
che qui distese la sua calda nudità
squamosa di luce - e tanto diverso
l' annuncio dell' autunno,
senza le voci della vendemmia.
Il silenzio è vorace sulle cose.
S' incrina, se il flauto di canna
tenta vena di suono : e una fonda paura dirama.
Gli antichi a questa luce non risero,
strozzata dalle nuvole, che geme
sui prati stenti, sui greti aspri,
nell' occhio melmoso delle fonti :
le ninfe inseguite
qui non si nascosero agli dèi : gli alberi
non nutrirono frutti agli eroi.
Qui la Sicilia ascolta la sua vita.


                                                   ***

FINE DELL' ESTATE

Dopo la raccolta, i ragazzi scalzi invadono
i mandorleti : scettri di miseria
le lunghe canne tentennanti.
I loro occhi acuti
s' incrunano tra le rame, scoprono
la nuda mandorla lasciata.
Mi giunge il picchio delle canne,
il lieve tonfo sulla zolla : suoni
dell' estate che muore, dell' autunno
delle piogge e dei poveri.


                                                   ***

IN MEMORIA

L' inverno lungo improvviso si estenua
nel maggio sciroccoso : una gelida
nitida favola che ti porta, al suo finire,
la morte - così come i papaveri
accendono ora una fioritura di sangue.
E le prime rose son presso le tue mani esangui,
le prime rose sbocciate in questa valle
di zolfo e d' ulivi, lungo i morti binari,
vicine ad acque gialle di fango
che i greci dissero d' oro. E noi d' oro
diciamo la tua vita, la nostra
che ci rimane, mentre le rondini
tramano coi loro voli la sera
questa mia triste sera che è tua.




                        Leonardo  Sciascia    da     La Sicilia, il suo cuore



lunedì 26 dicembre 2016

NATALE A REGALPETRA



Natale è passato, e non per tutti è stato gioioso e ricco. Non tutti
sono andati in montagna a sciare o hanno consumato lauti banchetti in famiglia o nelle località di vacanza. A Regalpetra ( nome fittizio di un piccolo paese siciliano ) qualche anno fa le cose andavano come ce le descrive questo grande autore siciliano. Ma da allora non vi sono stati grandi mutamenti.




(...)- Il vento porta via le orecchie - dice il bidello.
        Dalle vetrate vedo gli alberi piegati come nello slancio di una
        corsa. I ragazzi battono i piedi, si soffiano sulle mani cariche
        di geloni. L'aula ha quattro grandi vetrate: damascate di gelo,
        tintinnano per il vento come le sonagliere di un mulo.
        Come al solito, in una pagina di diario, i ragazzi mi
        raccontano come hanno passato il giorno di Natale.
        Tutti hanno giocato a carte, a scopa, sette e mezzo e ti- vitti
       ( ti ho visto, un gioco che non consente la minima distrazione);
        sono andati alla messa di mezzanotte, hanno mangiato il
        cappone e sono andati al cinematografo.
        Qualcuno afferma di aver studiato dall'alba, dopo la messa,
        fino a mezzogiorno : ma è una menzogna evidente.
        In complesso tutti hanno fatto le stesse cose, ma qualcuno le
        racconta con aria di antica cronaca : " La notte di Natale
        l'ho passata alle carte, poi andai alla Matrice che era piena
        di gente e tutta luminaria, e alle ore sei fu la nascita di Gesù".
        Alcuni hanno scritto, senza consapevole amarezza,
        amarissime cose :" Nel giorno di Natale ho giocato alle carte
        e ho vinto quattrocento lire, e con questo denaro prima di
        tutto compravo i quaderni e la penna e con quelli che restano
        sono andato al cinema e ho pagato il biglietto a mio padre per
        non spendere i suoi denari e lui lì dentro mi ha comprato sei
        caramelle e gazosa."
        Il ragazzo si è sentito felice, ha fatto da amico a suo padre
        pagandogli il biglietto del cinema...
        Ha fatto un buon Natale. Ma il suo Natale io l'avrei voluto
        diverso, più spensierato...
      " La mattina del Santo Natale- scrive un altro - mia madre mi
        ha fatto trovare l'acqua calda per lavarmi tutto".
        La giornata di festa non gli ha portato nient'altro di così 
        bello. Dopo che si è lavato, e asciugato e vestito, è uscito con
        suo padre per " fare la spesa ". Poi ha mangiato il riso col
        brodo e il cappone.
       " E così ho passato il Santo Natale ".  (...) 


       Leonardo  Sciascia  da     Le parrocchie a Regalpetra1956