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domenica 24 luglio 2022

L'AMORE ( quando è passato )



 

                                La fine di un amore è quando i silenzi sembrano parole...





L' amore lo pensavo come un lungo giro in battello

su un lago tranquillo : intorno

i salici lasciavano cadere le loro fronde

in acqua;

e tra quelle fronde, i raggi

che il sole dimenticava andandosene

erano tutti un indaco - rosa - viola - blu.


Ma ora che è finito so che era una corrente

impetuosa, e ruggendo distruggeva tutto, tutto.

Nell'anima mia, mi resta soltanto un cespuglio

che oscilla e ondeggia nel vento come la chioma di una strega.

Sibila e bestemmia il vento come il braccio tremendo di una strega:

la memoria.



                     Emanuel Carnevali,  Marzo 1918



mercoledì 17 novembre 2021

IL PRIMO DIO DI CARNEVALI 1

 


" Certe cose colpiscono il cuore come un gong, così che poi risuona a lungo ". ( E. Carnevali )




MIA MADRE


(...) Mai una volta ho visto mia madre che non fosse ammalata. Era morfinomane: s'era assuefatta all'uso della droga terribile dopo aver partorito questo squallido campione, me. Mio padre, che dovevo vedere soltanto all'età di undici anni viveva separato da lei ( questo era naturale e abbastanza comprensibile ). Quando stavamo insieme a lui, trovava ogni pretesto per insultarla o picchiarla. Una volta la povera donna tentò di suicidarsi buttandosi dalla finestra. Lui l'afferrò in tempo. Mio padre era ed è tutt'ora il più ignobile degli uomini. La sua vita con lui era una sofferenza continua. La morfina la teneva addormentata o semi addormentata per tre quarti del giorno. Ma non era un sonno tranquillo. Fu mia zia a parlarmi della feroce gelosia di mio padre. Una volta picchiò mia madre perché aveva i capelli spettinati dopo  una mezza giornata passata a stirare. Un'altra volta la picchiò per strada con un bastone da passeggio perché si era chinata ad allacciarsi una scarpa. Madre - madre dolorosa - pensando a te dovrei piangere, ma il mio cuore è freddo e come una pietra. Madre, vorrei darti ora tutto l'affetto che la tua miseria chiedeva, ma sono troppo ammalato e troppo preso dalla mia malattia. In qualche luogo so che stai ancora soffrendo. Tu pensi alla bella giovinezza che hai sprecato vivendo accanto a un bruto. Io penso alla tua bocca senza vita. Madre, ti chiamavano la " Signora" nella piccola città del Piemonte in cui andammo a vivere e mia zia a lavorare per tutti noi. Doveva farlo perché mia madre era immobilizzata dai tremendi ascessi che le procuravano gli aghi non sterilizzati con cui si faceva le iniezioni. Madre, non contano adesso le preghiere,, né conta l'amore , né conta la purezza del mio cuore contro il tuo cuore imbianchito, il tuo cuore distrutto, il tuo cuore che più non esiste . (...)



                         Emanuel Carnevali   da  Il primo Dio


                                                                                          ( continua )


IL PRIMO DIO DI CARNEVALI 2


 (...) Dovrei fermarmi davanti alla tua tomba, fiero dell'antica pena e terribile per l'omaggio che ti reco. Il tuo capo, nel piccolo cimitero di quella piccola città, poggia contro il muro. Oltre il muro uno spazio incolto, alti fili d'erba percorsi dal gemito di insetti d'ogni genere, grandi e piccoli. Ti vidi morta : eri bella con la faccia colore della terra. Davi un senso di tranquillità. Un dottore imbecille aveva diagnosticato il tuo caso un semplice raffreddore, mentre era tetano, e glielo dicesti tu che cos'era. Non so se ho mai visto una bocca più bella di quella di mia madre. Era sinuosa, dalle labbra piene, e sensuale, larga ma bella e anche la grande purezza della fronte ricordo bene. Dovete sapere che avevo solo nove anni quando morì. Madre, ti ricordi del bambino che non ti lasciava mai sola, che ti seguiva dappertutto con un' insistenza che deve averti spesso esasperata. C'è un'atroce usanza in certe cittadine del Piemonte per cui, quando uno entra in agonia, mandano per l'occasione uno speciale rintocco, così che spesso il malato capisce che le campane suonano per lui, per annunciarne in anticipo la morte. Mia madre, che non poteva più parlare, mi accarezzò il capo e mi affidò a sua sorella. Poi fece un gesto, per indicare il suono delle campane e col dito si toccò il petto per dire " suonano per me". Di me che cosa posso dirti - madre - se non che dai quindici anni in su ho sprecato in malattia una buona metà della mia vera vita. Che cosa posso dirti che debba darti un'idea delle sofferenze che ho patito? Oh, potessi, madre, appoggiare la mia guancia alla tua! Eppure tu mi battevi, mi battevi finché il sangue non mi usciva dalle narici e dalla bocca. Ma non ho niente da perdonarti. Mater dolorosa, tu hai sofferto abbastanza per guadagnarti non uno, ma sei paradisi. Madre, se la terra si potesse spremere come un limone, ne verrebbe fuori dolore, dolore e dolore. E' da tanto tempo che la terra è così avara con i suoi figli. Stringe al petto solo i morti: gli altri sono costretti a camminare, portando in un fardello tutte le loro pene, la loro rabbia e le loro inutili vite. Mater dolorosa, tu appartieni al circolo dei sofferenti, grande quanto il mondo. (...)



                    Emanuel  Carnevali   da    Il primo Dio



Dedico questo brano di Carnevali ( come figlia e come madre ) a tutte le donne violate, sfruttate, abusate ( e non solo nell'età della giovinezza ), perché trovino un riscatto alla loro vita e perché imparino prima di ogni altro dovere quello di rispettare se stesse. E magari  a volersi un po' più di bene.



                                                frida




venerdì 23 agosto 2019

AI POETI DI EMANUEL

 
 

                                                     Ridiamo della sorte insieme, bambola…


UNA SIGNORA

Sono rosa le sue labbra
imputridite nell'acqua.

Due appassite violette
le sue palpebre.

Fango i suoi occhi.

La sua voce quella di uccello strozzato.

La sua giovinezza passando
indugia nelle sue mani.
Svolazzano, agitandosi
come due farfalle
sul cadavere della sua carne.

C'è un cupo capriccio in lei,
come di una bocca morta che sorrida.

Le sue tornite gambe
dicono un'impudente bugia.

La sua anima giace
nel disordine di un'orgia,
sulle sue ceneri e gli avanzi dispersi
pende, come un filo di fumo azzurro,
un'eleganza di piccoli gesti.


                                           ***

CANZONE ITALIANA

Finché le tue labbra sono rosse,
finché i tuoi occhi ardono,
fino a quando
ridiamo della sorte
- insieme -
bambola.

Finché abbiamo denaro,
finché la polvere della vecchiaia
mi entri in gola e che non possa più cantare…
Che Dio ci guardi.

Finché tu guardi
dagli occhi più neri dalla braccia più forti,quell'uomo
finché la iella mi prenda,
finché l'inverno,
finché Dio ci guardi!
finché Dio ci guardi!



                                         ***

QUASI UN DIO

Sto morendo alla mercé di questo caldo,
ma potrebbe essere peggio.

Amo mia moglie
ma dovrei amarla di più.

Amo la mia ragazza ma il suo amore dovrebbe essere più universale.
Soltanto una parola la descrive, ma non so quale sia.

Tutto è più breve di qualcos'altro :
tutto è più uguale a Dio di qualcos'altro.

C'è competizione nel caos,
una cosa molto stupida.

Sono dubbiosa come un ramo di salice
che curvo ammicca all'acqua.


                         
                        Emanuel  Carnevali   da  Ai poeti e altre poesie