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lunedì 25 luglio 2022

OSARE DIRE ( Cesare Viviani )



                                             E' passata la vita, e non ce ne siamo accorti...





" Nell'attuale, smorto paesaggio che gronda di autoreferenza, salviamo dei testi che - almeno sul piano concettuale - mantengono in piedi la spoglia del vero".

                              Gianluca D' Andrea

                             




Quando il cielo si tinge di nero,

a buio,

gli affaticati che ottengono

un giusto riposo a casa,

non siamo noi,

affannati a smontare

e a rimontare il vero.




                                        ***


Chi non si impegna, 

resta nella fossa, tale e quale

 l'hanno calato.

Chi invece vuole acquisire

uno stato migliore, si dà da fare,

cerca il pertugio per arrivare

al buio più profondo,

all'assoluta quiete,

all'eterno immutabile.



                                       ***


Immagine resisti, resisti,

non mi privare della speranza

che tu un giorno possa essere vera,

scoperta dal puro sentire.

Un peso secolare grava

sull'organo del cuore.

E ora non c'è più presenza,

ma tante assenze

che si richiamano

all'insaputa di tutti.



                                       ***


E se fossimo noi luce del giorno

e non il sole?

Acquietarci nel nostro essere vero,

finalmente trovato, essere noi

anche portatori di tenebre,

col tremolìo del riposo e del sogno.

E se il tempo fosse solo pensiero?

Ma dall'universo provengono

le alterazioni del corpo

e la febbre.



                                        ***


Com'è, come sarà

vivere senza ricevere aiuto,

senza favori, protezioni,

senza materne associazioni,

anche quando la febbre sale,

anche quando il fiume straripa

e travolge il riparo, orto e baracca.

Sarà come vive il resto della natura,

vicino ai predatori e senza paura.



                                               ***


E' passata la vita,

e non ce ne siamo accorti.




                           Cesare  Viviani   da    Osare Dire



mercoledì 30 marzo 2022

INFINITA FINE ( Dopo lungo penare ) 1

 



                                               Ho sperato a lungo di vederti arrivare...



Accogliere il pensiero e il sentimento della fine è impresa ardua, a cui la poesia di Viviani ha dedicato un'intensa e limpida passione. L' invito che questo libro sembra rivolgere al lettore è quello di guardare la vicenda umana, anche quella individuale, con gli occhi della natura. La lingua della natura può così rendere leggibile anche l'insulto più doloroso, quello della scomparsa definitiva. La cadenza narrativa di queste liriche è quella dell'avvicendarsi dei giorni e delle stagioni, mentre la dimensione umana è qui rappresentata dall'alternarsi di operosità e smarrimento, senza finzioni e senza consolazioni. Come del resto è nella natura.





Di continuo il vento rovescia

le foglie, forzate a posizioni estreme,

pressate, tirate su e giù,

come noi inseguite dai mesi,

che ci spingono - quelli aggressivi -

e poi tutti ci superano velocemente,

volano.



                                            ***


Noi siamo qui a distinguere

la farina e la polvere,

mentre il tempo silenzioso deteriora

le nostre ossa.



                                              ***


Questo rincorrersi 

delle intenzioni e delle cose -

ho sperato a lungo di vederti arrivare,

e ho provato un'acuta delusione,

uno stato d'animo che non influiva su niente -

alla fine, grazie al tempo, ha provocato

una perdita di energia, una malattia.



                                            ***


Che senso ha tutta questa litania

di conoscenze,

se dice di amare

chi è al suo fianco?

Forse che la perfezione si raggiunge

con la memoria e l'ossessione?

O come un improvviso aperto bagliore solare,

non in graduale crescita dall'alba,

il coraggio di questa voce gridata

sul paesaggio, aperta,

ma anche inestinguibili tante piccole paure

disseminate, nascoste

come tanti fornellini ardenti

o - peggio - tanti roditori neri.



                                                ***


Un empito di energia

in vista della fine,

ecco, la distruzione per te

non riguardava il corpo,

ma l'accumulo di indifferenze secolari

di ascendenti, di popolo,

a un certo punto scoppiava

questa silenziosa riserva di patimenti

e ti mandava in frantumi.



                                                   ***


Portavi addosso, in te, un fuori misura

che non si staccava, un ingombro,

eppure - lo stesso - andavi sempre a caccia di cose

e tra incursioni e riposi passava

la vita.

Il corpo in alcuni punti, come le foglie,

la pelle si accartocciava. E sentiva e subiva

l'armonia del crepitìo della foresta in fiamme,

e della lava che scendeva.




                          Cesare  Viviani   da   Infinita fine



INFINITA FINE ( Dopo lungo penare ) 2

 

Dura così poco, si assottiglia

sempre di più, si estingue,

ed è stato un piacere intenso,

ma si fa fatica ora a immaginarsi

i volti, si disfano nella memoria,

sono volti persi,

resta la fatica.



                                                 ***


Di cosa sono fatto,

mi tocco in salita, sì proprio

la salita alla vetta, la volontà di raggiungerla,

per poi ridiscendere a sera

senza esserci avvicinati di un millimetro

al sole, al padreterno.



                                              ***


Si amarono, ma che dici!

Solo perché si incontrarono qualche volta

e poi si salvarono ognuno con la fuga?

Proprio il contrario di quel che si dice,

questo distruggere la vita

con la parole facili.



                                             ***


Non servì a  nulla fermarsi

per non farsi trascinare dal tempo.

Roteavano i cieli e l'universo.

Ma ci aveva illusi la coincidenza

di un dolore fisico che si attenuava

con il calare del sole.



                                             ***


La vicenda più strana

è quella che si svolge

tra un corpo morto e chi lo ama.

Lo prega, lo adora.

I ricordi, i rimpianti, le colpe

la nuova libertà.

Davanti a una tomba un amore

che nessuno può capire.

Viene da pensare a chi ama la montagna,

a chi affronta la roccia.



                                                    ***


Perché invocare la pace e la salvezza

se pace e salvezza arrivano

solo con la fine?

Piuttosto attrezziamoci

per difenderci dai predatori,

e non facciamo finta di niente

quando andiamo a caccia dei più deboli !




                Cesare  Viviani   da   Infinita  fine