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domenica 11 novembre 2018

SINFONIA D'AUTUNNO

 
 


             " Spesso, quando non dormo di notte, non
                faccio altro che chiedermi se ho vissuto davvero
                e se c'è qualcun altro che si pone la stessa
               domanda, o se ci sono delle persone che
               sono capaci di vivere meglio di altre…
               O se la maggior parte della gente non vive
               la vita, pur esistendo…"    
            

sabato 1 settembre 2018

DISCORSI DI PELLE

 
 

                                            Con le briglie ingorde scrive discorsi sulla pelle…



Dal tuo silenzioso distacco, le mie parole
corrono scivolando su ruote d'attesa
- lanciate nella discesa del tempo -
per schiantarsi su di te senza rumore.

Come frusta, i miei pensieri incitano
la corsa dei minuti, tacendo l'attesa d'amore
ché solo con le briglie ingorde
scrive discorsi sulla pelle.

E tempo e parole si fermano in noi.



                      frida

venerdì 31 agosto 2018

L'AMORE ABBRACCIA TUTTO

 
 

                                             Credo nel cuore. Senza questo non c'è niente.


CREDO

Credo nella rivelazione dell'amore, che sconvolge la vita.
Senza questo non c'è niente.
Poi viene il lavoro, sodo e tenace,
ma col soffio che spira, col flusso che trascina.
Credo nel cuore.
Senza questo non c'è niente.
Non venite a raccontarmi di volontà e costanza.
Non c'è volontà o costanza senza cuore.
Credo nella folgorazione che si chiama incontro,
per cui vale la pena di patire il dolore.
Senza questo non c'è niente.
Quando ti presenti, oltre la nebbia del mio Io, ringrazio
d'esserci, nonostante tutto.
Credo nella coincidenza che mi fa posare
lo sguardo al posto giusto nel momento giusto.
Senza questo non c'è niente.
Quante volte ho desiderato quel verso, quella pagina,
quel volto, e proprio ora - quando meno me lo aspetto -
leggo e vedo.
Non venite a raccontarmi che è solamente un caso.
E se anche fosse, gli sarei grato come a un Dio che mi
aspetta alla finestra, con gli occhi sulla strada deserta,
oltre la nebbia del mio Io.
Ecco in cosa credo.
Ora che la notte è scesa.
E il mio cuore finalmente vede.


                   Fabrizio  Centofanti


martedì 28 agosto 2018

COMUNICAZIONE COME PROBLEMA

 
 

" Riuscirai sempre a trovarmi nelle tue parole: è là che vivrò " ( dal film  " Storia di una ladra di libri " ).



(…) Che cos'è questa comunicazione, questa parola che entra in
       gioco in ogni forma di discorso e in ogni forma di vita, e come
       tematizzarla nei suoi aspetti essenziali e nelle sue diverse
       articolazioni semantiche? Come entriamo in comunicazione e
       come entriamo in relazione con noi stessi e con gli altri, con la
       nostra interiorità e con quella altrui?
       Le relazioni umane sono talvolta faticose e talvolta dolorose.
      Come disse Rainer Maria Rilke :" Ché non si deve solo alla
      pigrizia se le relazioni umane si ripetono così indicibilmente
      monotone e senza novità da caso a caso, ma alla paura di un'
      esperienza nuova, imprevedibile e per cui non ci si crede
      maturi. Ma solo chi è disposto a tutto, chi non esclude nulla,
      neanche la cosa più enigmatica, vivrà la relazione con un altro
      come qualcosa di vivente e attingerà sino in fondo la sua
      propria esistenza ".
      Sono tesi che vorrei svolgere in questo mio lavoro, dicendo
      qualcosa sulla natura, sulla dimensione dilemmatica, sulla
      fenomenologia della comunicazione e della relazione che ci
      pone in un dialogo senza fine con la nostra interiorità, le
      nostre attese e le nostre speranze, e con quelle che sono negli
      altri.
      In psichiatria, non c'è cura se non quando siamo in
      comunicazione, in relazione: con la tristezza e l'angoscia, l'
      inquietudine e la disperazione, il dolore del corpo e quello dell'
      anima, di chi sta male e chiede il nostro aiuto. Ma non c'è
      comunicazione autentica se non quando abbiamo parole
      capaci di creare un ponte fra la soggettività di chi parla e
      quella di chi ascolta; la soggettività di chi cura e quella di chi
      è curato; e quando ci siano corrispondenze fra il tempo
      interiore dell'una e quello dell'altra .(…)


      Eugenio Borgna  da    Parlarsi ( La comunicazione perduta ) 
     

lunedì 20 agosto 2018

UN MONDO DI MARIONETTE 1

 
 
 

                                                Tornerai? Io non posso aspettarti, ma tremare…



Di te arrivano segni luminosi
non parole, ma aliti ventosi,
finestre che lampeggiano,
ore al riparo, ore della notte
in cui ti ascolto nel rosario d'anni,
di fatti annoverati alla leggenda.
Di te ormai non stringo che la foglia
senza fiore del puro desiderio,
infelice per sempre,
e in questo tuo fratello, fino a che
anche noi ci vedremo, oltre la fiamma.


                         ***


Di ogni nostra notte ci rimane
una sonora ombra o un'onda vuota
dove il divino o il doppio dell'umano
si specchiano, rompendo le catene.
In ogni notte è il segno di una vita
possibile, futura o andata via;
compaiono animali che hanno avuto
per pochi anni il bene della vita.
Cercando di afferrarli, vedi bene
di che materia inferma sono i segni
e quale lieve trama è il nostro essere.
Eppure impressa a fuoco è la visione
del volto amato che riprende forma,
già risorto nell'ombra della mente.


                            ***



Quando nei sogni appari non più cinta
da spine nere, vengo
al tuo cospetto, davanti all'orgoglio
del corpo nudo che splende sicuro.
Allora è bianco il quadro:
decidi di voltarti e di allacciarmi,
di prendere con te il desiderio
e farne un pane che poi piano lievita,
fino a riempirti, a darti con l'oblìo
un antico, antichissimo sorriso.



                              ***



Negli attimi del tempo è difficile
perderti, risucchiati da Speranza
che non vuole morire. Tornerai?
Io non posso aspettarti, ma tremare
che è la mia strana e più vera preghiera.
Tra ciò che esiste e ciò che non esiste
c'è una cortina di ricordi eterni,
di attese morte e perciò anche più vive-
di desideri - sì, verrai, col passo
mortale di quegli anni a conciliarmi
il sonno grande.


                         ***



Ho fatto male ad uscire alla luce
per te: nel buio, nella notte cava
del ricordo che mèmora,
che inventa la sua fiaba,
dovevano restare le parole.
Forze remote, brocche di acqua incauta
si offrivano alle labbra risospinte
verso l'origine buona del tempo.
Invece ho dato corpo all'ossessione
che gira con il mondo, con le notti
che vanno dietro ai giorni. Invece ho tolto
a me ogni maschera per essere io:
inesperto di mancare così
all'assoluto del bene pensato .



                         ***


Gli interminabili volti
con cui mi togli il fiato
sono le sentinelle
di una chiara venuta:
tu che compari - con passo insensibile -
e sciogli i nodi in petto.
Tu che la treccia oscura -
di donna in donna, di età in età -
dissolvi con un soffio
divenendo la sposa primigenia,
la sposa da cui scivola l'affanno:
tu che solvi i sigilli del creato
troppo a lungo velato.


                        Daniele  Piccini    da       Regni

sabato 18 agosto 2018

MADRE E FIGLIA ( Il disagio )

 
 


                              Una madre e una figlia: che sconcertante e terribile combinazione...



(…) Figlia mia carissima,
      spero di trovare le parole per riuscire a parlarti, perché so
      quanta sofferenza è in te in questo periodo doloroso della tua
      vita. Ma tra noi, ogni opportunità di ritrovarci, diventa spesso
      pretesto di scontro che scivola addirittura in rabbia da parte
      tua. E di ciò soffro moltissimo.
      So che sei buona e ti dispiace recarmi dolore, e perciò vorrei
      provare a capire insieme che cosa - o quale malvagia iattura -
      ci sia caduta addosso da rendere entrambe infelici in questo
      nostro rapporto che ci carica di incomprensioni, mentre
      entrambe avvertiamo ( ne sono certa, anche tu ) la dolorosa
      assenza che ci divide. La solita frase che ami ripetere quasi con
      sadica ossessione " è stato sempre così", non corrisponde al
      vero, e potrei citarti tutte le lettere che conservo e nelle quali
      mi dici " grazie per esserci sempre ".
      E allora, possibile che una mia espressione, dettata dalla 
      preoccupazione d'amore ,possa cancellare,con l'ausilio nefasto 
      di una spugna malevola la tua infanzia e l'adolescenza  o
      qualsiasi cosa di bello abbia fatto per te?. I rapporti tra una
      madre e la propria figlia sono spesso complicati, conflittuali,
      colmi di quelle parole rimaste troppo a lungo in sospeso e che
      generano il vuoto. Ed è perciò che noi oggi avvertiamo la
      dolorosa mancanza dell'una nei confronti dell'altra, al punto
      che da una parte sei tu a trovare in signore mature, oppure in
     amiche della tua età, quell'intesa che ti rifiuti di condividere
     con me; mentre dall'altra sono io a rifugiarmi nell'affetto che
     spero di trovare nelle tue coetanee, come transfert di una
     carezza liberatoria che possa raggiungere la mia anima malata
     Allora perché non ci sforziamo di parlarci guardandoci negli
     occhi e tentiamo di intenderci meglio. Iniziando da te, perché
     non parli dall'unico fatto indiscutibile di essere certa del mio
     amore, e che io non voglia mai recarti danno perché ti ho amata
     da prima che nascessi e il mio solo desiderio è quello di
     continuare a tutelarti - figlia mia - proteggerti e prevenire ogni
     tuo male anche fisico ?
     Quante volte - tu lo sai - ho desiderato di farti compagnia nelle
     sere che passavi in solitudine, o durante le giornate nelle quali
     avevi qualche problema di salute. Ma tu mi dicevi che preferivi
     stare da sola. Allora, pur essendoti materialmente accanto, che
     fare se non mettermi da parte e vigliare soltanto con il mio
     amore che è grande e non muore mai per te?
     Aiutami - ti prego - a comprenderti meglio, e anche tu tenta di
     amare questa tua mamma - così com'è - e che certo non è
     perfetta ma che ti ama.
     Aiutami anche tu a cambiare.


                           Mamma   (…)
      
     

                 Giovanna  Bergamasco  da     La maschera viola

mercoledì 8 agosto 2018

LA SPERANZA E L'AMORE

 
 

                                                     Credere o non credere . Dicono gli echi…



Ho ritrovato in queste lacerazioni
del tempo
i ricchi grappoli delle nostre vendemmie
i passi del bambino
gli zoccoli del cavallo
nella prateria.

Nella memoria sento
la tua risata giunta d'altrove
le tue parole
senza capirle.

Ma io so
che da qui o da laggiù
è un'altra me stessa
che ascolto.



                 ***



Voglio credere
voglio credere che queste fiamme
non siano che gli incendi
di un fuoco
che non è il nostro

che l'acqua pura
bagni il tuo giardino

che gli aranci
ti porteranno i profumi
della tua terra.

Che nulla dividerà più le nostre vite.

Quando l'odore del pane
riconcilia
come un simbolo
le battaglie del mondo

prego le rondini
affinché ti portino questa primavera
delle nostre libertà.


                     ***


Nel giardino dei miei sogni
sgorga una fontana
di risate e di promesse.

Nel paese di mio padre
l'asino è a riposo
la donna prepara il pranzo
il curato benedice la terra.

Sono di qui
sono di laggiù
abito un altrove
dove non entrerai.


                       ***



Quando
s'innalza ciò che le tue mani
non possono tacere
questa storia di sguardo
che nasconde i nostri segreti
la morte
non è che un sipario.


                      ***


Quando la chiave del tempo
su queste terre arate
s'accontenta dell'errare
i sentieri
avvampano
le nostre solitudini.

Credere o non
credere.
Dicono gli echi.



  Josyane De Jesus -Bergey  da    Voix vivres de Mediterranée en Méditerranée       
    

lunedì 23 luglio 2018

SCENE DA UN MATRIMONIO 1

 
 

 
 " Sposarsi o non sposarsi, non è importante. In ogni caso ti pentirai ". ( Socrate )



(…) Shlomo sostiene che innamorarci sia stata una disgrazia. La
       prima volta che l'ha detto mi ha ferita, poi ho capito che aveva
       ragione: insieme siamo infelici. Credo di soffrire più di lui per
       quest'amore disgraziato, ma chi lo sa cosa provano veramente
       gli altri, cosa prova persino tuo marito.
       Shlomo non parla delle sue sofferenze: pensa che farlo sia
       indecente, o ha imparato a fingere che non esistano. E' il suo
       modo di difendersi da loro e da me.
       Forse Shlomo non soffre, tranne che per me, anche se lo
       ammette solo quando gli dico che mi fa soffrire. Allora mi
       guarda stizzito, un lampo scurisce i suoi occhi gialli e sibila:
      " E io credi che non stia male? " Non spiega perché. Shlomo
       non si lamenta. Shlomo non chiede.
       Insieme stiamo male, ma non possiamo lasciarci.
       Dice che non mi lascerà mai, non so se per senso di
       responsabilità, pigrizia, o perché mi ama più di quanto sia
       disposto a riconoscere.
       Io non lo lascerò perché sono innamorata di lui, della sua
       grazia nascosta come un minerale, del suo odore,del suo modo
       di parlare coi bambini.
       Non lo sopporto ma lo amo. Shlomo è la mia croce.
       Deve essermi toccata per punirmi di qualcosa che ho fatto in
       una vita precedente,  da ragazza, quando spezzavo cuori senza
       neanche accorgermene. Sono stata una figlia amata, anche se
       amata male, mentre non ho mai visto la madre di Sholom
       abbracciarlo: le rare volte che si incontravano, porgeva la
       guancia per farsela sfiorare con un bacio. Shlom sostiene che
       aver avuto una madre anaffettiva sia stato un vantaggio.
       Disprezza i sentimentalismi, i sentimenti lo annoiano. A volte
       penso che sia stato vaccinato dalla sua infanzia -  della quale
       non mi ha mai parlato - di bambino grasso. A tredici anni ha
       scoperto la palestrae si è trasformato nell'uomo massiccio di
       oggi, ma è stato un bambino grasso, con una madre rigida e
       un padre assente, ed è cresciuto in una comunità ristretta e
       contadina: chissà se ha patito, se lo hanno preso in giro, se ha
       dovuto combattere e imparare a difendersi. Quello che impari
       da bambino non lo perdi più.
       Nelle poche foto d'infanzia che mi ha mostrato, era sempre
       accigliato. O forse - più che accigliato - il suo sguardo era
       concentrato, pronto, serio, come quello di oggi. Lo sguardo
       vigile di chi sta attento a non lasciarsi sottomettere.
       Shlomo non parla dei problemi di Israele, delle guerre, degli
       attentati, del genocidio che ha coinvolto i suoi nonni. A volte
       penso che si senta in colpa per essere andato via. Altre che mi
       abbia sposato per lasciarsi tutto alle spalle. (…)


             Daria  Bignardi  da   Storia della mia ansia

sabato 15 luglio 2017

Sussurri e grida - Ingmar Bergman

 
 


                    Sei bella, sei forse più bella di allora, ma sei tanto cambiata...

giovedì 5 gennaio 2017

IL Settimo Sigillo - Ingmar Bergman

   
 



              E' già da molto tempo che ti cammino a fianco. Sei pronto?
                   

sabato 3 dicembre 2016

L'ora del lupo - Ingmar Bergman





 

 Supponiamo che lo avessi amato meno: avrei saputo difenderlo meglio?

                                                       

giovedì 1 dicembre 2016

Parole vuote ( Sussurri e grida ) - Ingmar Bergman

 
 



                                              Preferisci il silenzio....