lunedì 23 luglio 2018

SCENE DA UN MATRIMONIO 1

 
 

 
 " Sposarsi o non sposarsi, non è importante. In ogni caso ti pentirai ". ( Socrate )



(…) Shlomo sostiene che innamorarci sia stata una disgrazia. La
       prima volta che l'ha detto mi ha ferita, poi ho capito che aveva
       ragione: insieme siamo infelici. Credo di soffrire più di lui per
       quest'amore disgraziato, ma chi lo sa cosa provano veramente
       gli altri, cosa prova persino tuo marito.
       Shlomo non parla delle sue sofferenze: pensa che farlo sia
       indecente, o ha imparato a fingere che non esistano. E' il suo
       modo di difendersi da loro e da me.
       Forse Shlomo non soffre, tranne che per me, anche se lo
       ammette solo quando gli dico che mi fa soffrire. Allora mi
       guarda stizzito, un lampo scurisce i suoi occhi gialli e sibila:
      " E io credi che non stia male? " Non spiega perché. Shlomo
       non si lamenta. Shlomo non chiede.
       Insieme stiamo male, ma non possiamo lasciarci.
       Dice che non mi lascerà mai, non so se per senso di
       responsabilità, pigrizia, o perché mi ama più di quanto sia
       disposto a riconoscere.
       Io non lo lascerò perché sono innamorata di lui, della sua
       grazia nascosta come un minerale, del suo odore,del suo modo
       di parlare coi bambini.
       Non lo sopporto ma lo amo. Shlomo è la mia croce.
       Deve essermi toccata per punirmi di qualcosa che ho fatto in
       una vita precedente,  da ragazza, quando spezzavo cuori senza
       neanche accorgermene. Sono stata una figlia amata, anche se
       amata male, mentre non ho mai visto la madre di Sholom
       abbracciarlo: le rare volte che si incontravano, porgeva la
       guancia per farsela sfiorare con un bacio. Shlom sostiene che
       aver avuto una madre anaffettiva sia stato un vantaggio.
       Disprezza i sentimentalismi, i sentimenti lo annoiano. A volte
       penso che sia stato vaccinato dalla sua infanzia -  della quale
       non mi ha mai parlato - di bambino grasso. A tredici anni ha
       scoperto la palestrae si è trasformato nell'uomo massiccio di
       oggi, ma è stato un bambino grasso, con una madre rigida e
       un padre assente, ed è cresciuto in una comunità ristretta e
       contadina: chissà se ha patito, se lo hanno preso in giro, se ha
       dovuto combattere e imparare a difendersi. Quello che impari
       da bambino non lo perdi più.
       Nelle poche foto d'infanzia che mi ha mostrato, era sempre
       accigliato. O forse - più che accigliato - il suo sguardo era
       concentrato, pronto, serio, come quello di oggi. Lo sguardo
       vigile di chi sta attento a non lasciarsi sottomettere.
       Shlomo non parla dei problemi di Israele, delle guerre, degli
       attentati, del genocidio che ha coinvolto i suoi nonni. A volte
       penso che si senta in colpa per essere andato via. Altre che mi
       abbia sposato per lasciarsi tutto alle spalle. (…)


             Daria  Bignardi  da   Storia della mia ansia

2 commenti:

  1. mentre leggevo le prime frasi mi è risuonata nella mente una domanda: perchè certi amori sono così difficili? poi una possibile risposta si è evidenziata nel racconto... non sapevo che la giornalista avesse scritto un libro così...

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  2. Il libro della Bignardi è , oltre che interessante per gli spunti di riflessione offerti sulle dinamiche del sentimento d'amore - molto piacevole a leggersi…
    Grazie

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