domenica 22 luglio 2018

RITRATTI DEL DESIDERIO 1

 
 

" La felicità non è avere quello che si desidera, ma desiderare quello che si ha " ( O. Wilde )



(…) In una sua celebre conferenza milanese gli inizi degli anni
       Settanta, di fronte a un pubblico spaesato, Jacques Lacan
       affermava che il discorso del capitalismo era fatalmente
       destinato a scoppiare. C'era- sosteneva con  una specie di      
       chiaroveggenza lui che era politicamente un liberale
       conservatore - qualcosa di " folle e di infernale", di
      " insostenibile"in quel discorso.Non stava ovviamente parlando
       da economista; non interveniva sul tema marxista del crollo
       del capitalismo e non stava nemmeno offrendo un'analisi
       sociale del fenomeno del capitalismo e delle sue differenti
       versioni storiche. Lacan era piuttosto interessato a cogliere
       la dimensione pulsionale di quell'economia che individuava
       nell'affermazione di un godimento cinico, individualista,
       centrato sulla fede feticistica nei confronti dell'oggetto e,
       soprattutto sulle sue false promesse di redenzione.
       Il discorso del capitalismo ha tradotto la parola del desiderio
       nel culto frivolo dell' homo felix - decisamente lontano dalle
       vecchie nostalgie metafisiche -, impegnato nella ricerca della
       propria felicità individuale su questa terra e al servizio del
       culto dell' Io autonomo che pretende di diventare il padrone
       assoluto di se stesso. Il discorso del capitalista ha voluto
       fondare il suo trionfo sul narcisismo cinico, sulla
       "gadgetizzazione" perpetua della vita, che ha come sfondo
       sociale il naufragio dei grandi ideali collettivi della
       modernità occidentale ( comunismo, socialismo, cristianesimo)
       (…)


              Massimo  Recalcati    da     Ritratti del desiderio

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