Visualizzazione post con etichetta Derio Olivero. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Derio Olivero. Mostra tutti i post

sabato 23 ottobre 2021

VERRA' LA VITA ...

 




                          
 " Con questo piccolo libro, a partire dalla mia esperienza di malato di Covid e dalla mia vicinanza alla morte, ma soprattutto dalla voglia di rinascere, provo ad offrirvi alcuni spunti per guardare nuovamente con fiducia al futuro. Alla luce di quanto diceva Madeleine Delbret : " L'importante è nascere bene in ogni morire ".
( D. O. )




IDENTITA'

(...) Chi sono io? Quante volte nella vita ci siamo posti questa domanda. E ci siamo fermati a scavare per trovare la nostra " identità". In realtà la vera domanda non è Chi sono io, ma " Per chi sono io? ". Siamo troppo concentrati su noi stessi, alla ricerca della nostra autonomia come salvezza. Dicono gli studiosi che la società moderna è malata di narcisismo, cioè gli individui sono innamorati di se stessi, a volte persino ossessionati dall'amore di sé. Occorre davvero " rovesciare il tavolo" : bisogna smetterla di cercare il compimento di sé. La verità di me non si esaurisce in me. La mia vera identità non sta nel profondo di me : la mia identità sta nella mia destinazione. La mia vera identità non sta nell'autoriferimento, nell' autorealizzazione. La mia identità sgorga dalla relazione. E' proprio il dispositivo autoreferenziale, come gesto del desiderio che cerca  anzitutto in se stesso il proprio compimento, che va decostruito. Il tema chiave del desiderio non è la sua origine, ma la sua destinazione. L' accanimento sulla domanda " Chi sono io?" conduce all'ossessione di una risposta che l' Io non è in grado di dare: genera frustrazione, malinconia, angoscia e disperazione. La scarnificazione dell'autocoscienza è sanguinosa e sterile. L' inizio della sapienza è piuttosto chiedersi " Per chi sono io? ". Questa domanda apre la frontiera, inaugura l'avventura, ci rende esploratori di terre sconosciute e creatori di rapporti fecondi. Tanto l'assegnazione del primato all'interrogazione sull'origine ci rende ottusi ed estranei al mondo, tanto il riconoscimento del primato al tema della destinazione ci rende dinamici e generatori. Ognuno di noi scopre facilmente che le proprie qualità si perfezionano, quando cercano una degna destinazione per altri e presso altri. E molte cose possiamo apprendere di noi che non ci sognavamo di immaginare, nel momento in cui ci interroghiamo, sulle parti di noi che sono presso di noi " in conto terzi". Il riconoscimento di queste parti e il loro invito a destinazione - la generazione di un figlio è già questo - ci emoziona, ci esalta, ci dà soddisfazione di noi stessi. E infine, come improvvisamente, poiché porta la nostra firma, vediamo molto più chiaramente chi siamo: riconosciamo la nostra singolarità proprio nel lavoro e nel compimento di questa donazione. 

" Chi sono io? Chi sono?" : Io sono " donazione" , io sono nella mia capacità di donazione . La nostra identità emerge dal dono, vive di dono. Questa- oggi - è la vera rivoluzione. Si uscirà davvero dalla crisi generata da questa pandemia quando impareremo a sentire che l'altro è parte della nostra identità . (...)



                  Derio  Olivero  da   Verrà la vita e avrà i suoi occhi


mercoledì 31 marzo 2021

MEDITAZIONI PER LA PASQUA ( e oltre ) 1


 


Leonardo -  L'ultima cena




Parlare oggi di virtù, significa in qualche modo andare contro corrente. Eppure, nessuna relazione funziona spontaneamente: ha bisogno di cura, allenamento, dedizione. Di virtù, Papa Francesco ce ne propone alcune, o dimenticate oppure neanche prese in considerazione: sopportazione, pazienza e mitezza, gioia e senso dell'umorismo. Innanzitutto la sopportazione. Dobbiamo ammettere che la capacità di sopportazione si è molto abbassata ai nostri giorni. Fatichiamo a sopportare i difetti degli altri, fatichiamo a tollerare gli sbagli, fatichiamo a sopportare chi ci sta antipatico, chi la pensa in modo diverso, chi ci critica, chi invade i nostri spazi. Non tolleriamo che l'altro sia diverso da come noi vorremmo. Fatichiamo ad accettare che l'altro non sia all'altezze delle nostre attese e pretese. Il Papa ci dice che " Occorre rimanere centrati, saldi in Dio che ama e sostiene". A partire da questa fermezza interiore è possibile sopportare, sostenere le contrarietà, le vicissitudini della vita, e anche le aggressioni degli altri, le loro infedeltà e i loro difetti. " Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi ?" ( Rm 8, 31 ). Questo è fonte di pace che si esprime negli atteggiamenti di un santo. Sulla base di tale solidità interiore, la testimonianza di santità - nel nostro tempo accelerato, volubile e aggressivo - è fatta di pazienza e costanza nel bene. E' la fedeltà dell'amore, perché chi si appoggia a Dio, può anche essere fedele di fronte ai fratelli: non li abbandona nei momenti difficili, non si lascia trascinare dall'ansietà, rimanendo accanto agli altri anche quando questo non gli procura soddisfazioni immediate.



Derio  Olivero   da   Verrà la morte e avrà i suoi occhi




MEDITAZIONI PER LA PASQUA ( e oltre ) 2

 

La seconda virtù è la mitezza. Dice Papa Francesco :" La fermezza interiore, che è opera della grazia, ci preserva dal lasciarci trascinare dalla violenza che invade la vita sociale, perché la grazia smorza la vanità e rende possibile la mitezza del cuore. Il santo non spreca le sue energie lamentandosi degli errori altrui, è capace di fare silenzio davanti ai difetti dei fratelli ed evita la violenza verbale che distrugge e maltratta, perché non si ritiene degno di essere duro con gli altri, ma piuttosto li considera" superiori a se stesso" ( Fil 2,3 ). Non ci fa bene guardare dall'alto in basso, assumere il ruolo di giudici spietati, considerare gli altri come indegni e pretendere continuamente di dare lezioni. Questa è una sottile forma di violenza. San Giovanni della Croce proponeva un'altra cosa: " Sii più inclinato ad essere ammaestrato da tutti che a voler ammaestrare chi è inferiore a tutti.". E aggiungeva un consiglio per tener lontano il demonio " Rallegrandoti del bene degli altri come se fosse tuo e cercando sinceramente che questi siano preferiti a te in tutte le cose. In tal modo vincerai il male con il bene, caccerai lontano da te il demonio e ne ricaverai gioia di spirito. Cerca di fare ciò specialmente con coloro i quali meno ti sono simpatici. Sappi che se non ti eserciterai in questo campo, non giungerai alla vera carità né farai profitto in essa ",



                   Derio Olivero    da   Verrà la morte e avrà i  suoi occhi



MEDITAZIONI PER LA PASQUA ( e oltre ) 3

 

C'è una terza virtù che riconcilia con la vita, di cui abbiamo bisogno dopo tanta angoscia : parliamo di gioia e senso dell'umorismo. Afferma Papa Francesco : " Quanto detto finora non implica uno spirito inibito, triste, acido, malinconico o un basso profilo senza energia. Il santo è capace di vivere con gioia e senso dell'umorismo; senza perdere il realismo, illumina gli altri con uno spirito positivo e ricco di speranza. Essere cristiani è gioia nello spirito ( Rm 14, 17 ) perché all'amore di carità segue necessariamente la gioia. Poiché chi ama, gode sempre dell'unione con l'amato. Se lasciamo che il Signore ci faccia uscire dal nostro guscio e ci cambi la vita, allora potremo realizzare ciò che chiedeva San Paolo " Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti! " ( Fil 4,4 ). " Ordinariamente la gioia cristiana è accompagnata dal senso dell'umorismo, così evidente ad esempio in Tommaso Moro, in San Vincenzo de Paoli o in San Filippo Neri. Il malumore non è un segno di santità:" Caccia la malinconia dal tuo cuore" ( Qo 11, 10 ). E' così tanto quello che riceviamo dal Signore perché possiamo goderne ( 1 Tim 6, 17 ), che a volte la tristezza è legata all'ingratitudine, con lo stare totalmente chiusi in se stessi da diventare incapaci di ricevere i doni di Dio. La gioia non è qualcosa che si compra al mercato. E' un comando. Per essere un regalo per gli altri, dobbiamo cercare di essere gioiosi, di buon umore, positivi. La nostra gioia e il nostro buon umore facilita la relazione, crea uno spazio positivo in cui far entrare l'altro. Il nostro compito è quello di essere sale e luce per chi ci incontra. Per costruire una relazione, dobbiamo lavorare per portare all'altro qualcosa di gustoso, di colorato, cioè per offrire all'altro un volto gioioso, uno spirito positivo. Sarebbe bello se si potesse dire di noi cristiani: " Chi sono in cristiani? Quelli della gioia ". Amo ripetere una frase riferita a Martin Lutero: " Sono vivo; Dio esiste; mi stupirei di essere triste".




              Derio  Olivero   da   Verrà la morte e avrà i suoi occhi