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venerdì 17 settembre 2021

LA MENTE OSTILE ( Forme dell'odio contemporaneo ) 1

 


 " Io non odio persona alcuna, ma vi sono uomini che ho bisogno di vedere dolo da lontano" . ( Ugo Foscolo )




(...) L' odio sembra una realtà dominante nella storia dell'umanità e nel mondo globale, diviso e polarizzato. Il " noi" si contrappone al " loro" percepito non come singoli individui, ma come un gruppo nemico verso cui si nutre pregiudizio  e intolleranza: stranieri, ebrei, rom, mussulmani, donne, omosessuali, persone fragili... o anche singoli che rappresentano il capro espiatorio dell'altrui insoddisfazione. Ma la nostra mente è ostile per natura? Il cervello è irrimediabilmente programmato per l'odio? L' umanità attuale - lo sappiamo - è purtroppo ancora preda di istinti e reazioni che portano a creare conflitti e scontri. L' eccitazione emotiva, la rabbia e la violenza prevalgono nelle contese personali per i beni, per la terra. La mente ostile odia nell'altro non solo il male, ma anche quanto vi è di buono. Non si accontenta di vincere, ma prova il sottile e malizioso piacere di vedere gli altri perdere. Le emozioni, come è stato ampiamente provato dalle neuroscienze, sono intelligenti, ma ciò non impedisce che possano essere anche molto cattive. Gli studi mostrano come l'odio coinvolga - nel cervello - varie aree che hanno a che fare con la paura, la rabbia, l'aggressività e il pericolo. Quando vediamo il volto di qualcuno che odiamo, si attivano parti della mente che riguardano anche l'amore romantico, ma mentre quest'ultimo disinnesca con più facilità la razionalità, l'odio ha bisogno di freddezza e calcolo. In realtà, anche se meccanismi automatici e inconsci spingono gli esseri umani a percepire con paura le diversità, e la rabbia spesso prevale come istinto di difesa/ offesa, le neuroscienze descrivono menti empatiche che si rispecchiano e identificano negli altri. Noi " siamo" gli altri, soffriamo e gioiamo con loro, ci facciamo contagiare dalle loro emozioni, piangiamo e ridiamo insieme, mostrando una sintonia e una fusione profonda, viscerale e davvero " naturale". Nessuno che non presenti gravi patologie gode a veder soffrire un altro essere umano. (...) 



               Milena  Santerini  da   La mente ostile ( Forme dell'odio contemporaneo )


 

LA MENTE OSTILE ( Forme dell'odio contemporaneo ) 2

 

(...) La concorrenza per le risorse ci rende però creature conflittuali e a volte crudeli, anche di quella crudeltà gratuita che gli animali non manifestano. Proprio la nostra dipendenza dagli altri crea una complicità nel male che nella storia ha dato tanti esiti distruttivi. Ma l'ambiente ci plasma, specie quando  parliamo di pregiudizi o stereotipi. Bambini molto piccoli riconoscono la diversità del colore della pelle, ma appena vivono in ambienti eterogenei, queste reazioni si attenuano. Il cervello crea in modo " naturale" una reazione di difesa davanti alla diversità, ma questo non prova che siamo naturalmente razzisti. Applicando la razionalità, riusciamo ad elaborare tale pregiudizio inconsapevole, innato e primitivo e a compiere scelte morali che ci rispecchiano veramente e affermano l'uguaglianza in dignità e diritti degli esseri umani.Sono le " politiche dell'odio" che costruiscono il nemico e ci manipolano, sfruttando le nostre debolezze emotive; ci coinvolgono ed eccitano l'istinto di difesa e di vendetta. L'odio può essere individuale, ma più spesso è collettivo, si propaga attraverso la folla, oggi soprattutto attraverso Internet. Individualismo e depressione sociale portano a sfogare rabbia, frustrazione e risentimento davanti allo schermo. L'estemporaneità, la rapidità e l'anonimato rendono il linguaggio d'odio sul web " speciale". Un altro motivo per studiare la mente ostile è - quindi - comprendere come sottrarsi a questa influenza delle macchine dell'odio, della propaganda nazista all' " hate  speech" sul web di oggi. I meccanismi del linguaggio ostile - dagli " haters  ai troll" - hanno trovato infatti il loro habitat naturale in Internet.Le folle emotive rincorrono " fake news", le posizioni si polarizzano, la mentalità cospiratoria dilaga, dal " Protocollo dei savi Anziani di Sion" a Q Anon. Attraverso il web anche la violenza estrema può propagarsi. La lezione dei genocidi(per esempio in Ruanda e Cambogia, sul modello di quell'evento senza precedenti che è stata la Shoah ) mostra come uomini comuni si adattano facilmente a discriminare, escludere ed eliminare un gruppo nemico. Anche in questo senso impariamo quanto sia grave il rischio di lasciar diffondere l' hate speeek e il disprezzo e come ciò possa portare - e abbia portato - a esiti estremi. Oggi, quella propaganda usa mezzi sofisticati, disumanizza attraverso i " meme" online, crea assuefazione a un linguaggio violento, divide tra " noi" e " loro". Le storie degli attentatori del nostro tempo che compiono stragi in nome dell' Isis o del suprematismo bianco, ci parlano di come, tra le pieghe delle società democratiche, si nasconda gente che odia, colpisce innocenti e sa fare - anche troppo bene - proselitismo. (...)



Milena Santerini  da   La mente ostile ( Forme dell'odio contemporaneo )



LA MENTE OSTILE ( Forme dell'odio contemporaneo) 3

 

(...)  Non si dovrebbe tardare oltre a studiare i meccanismi emotivi sfruttati dagli haters sul web, che abbiamo visto trovare un'espressione politica ai massimi livelli in molti paesi, e in particolare negli U.S.A. Quando i meccanismi economici si intrecciano a quelli psicologici, c'è un pericolo serio per le società democratiche: più c'è intensità emotiva - spesso negativa - più si clicca, più si guadagna. Siamo ancora all'inizio delle ricerche su come influisce sulle nostre vite la continua connessione sui social media a questo tipo di sollecitazioni, manipolate da centrali senza scrupoli e rilanciate da volenterosi collaboratori. E, soprattutto, è giunto il momento di affermare le responsabilità sull'odio online, da parte degli Stati, delle piattaforme del web e anche dei singoli utenti, chiamati a contrastare l' hate speek. L'odio collettivo, come purtroppo sappiamo bene, sceglie bersagli precisi, ma non per questo colpevoli. Anzi, il nemico per antonomasia è innocente. Sui social si scatena l'avversione e il disprezzo verso l'infermiera che si vaccina per prima dopo una pandemia che ha messo in ginocchio il mondo. Viene insultata la persona malata o disabile. Segno di un infantile rifiuto della sofferenza? Oppure della ribellione verso " loro", in questo caso la casta, il potere, il governo, i dominatori? Ci sono politici che si trasformano in " imprenditori dell'odio" e cercano di dividere e aizzare il popolo contro le stesse istituzioni democratiche che lo rappresentano.  (...)



Milena Santerini   da  La mente ostile ( Forme d'odio contemporaneo )



LA MENTE OSTILE ( forme dell'odio contemporaneo ) 4

 

(...) Questo odio sociale si aggiunge a quello tradizionale verso i bersagli di gruppi e minoranze da sempre resi diversi. Anche qui- però - assistiamo a metamorfosi dell'ostilità contemporanea. Il razzismo, per esempio, non è più solo biologico, dato che le tragedie della Seconda Guerra  Mondiale hanno portato a temere e punire le discriminazioni. Riemerge però in modo " culturale", simbolico, sottile, come ostilità e xenofobia verso gli immigrati o i rom. Non sempre per il colore della pelle - anche se il Movimento Black Lives Matter ha dimostrato quanto ancora conti - ma per il colore della cultura. L' antisemitismo emerge e si inabissa nel tempo, in parallelo con le crisi economiche, sociali e politiche. Prende nuove forme, si associa di nuovo ad antichi complotti e cospirazioni, considerando gli ebrei i nuovi untori del Covid - 19; riprende i modelli della propaganda nazifascista e li diffonde online con i meme. Ragionare di questo tipo di odio induce a riflettere sul fascino del capo, la facilità delle folle di farsi sedurre, ma anche sui processi per cui le nuove generazioni trasferiscono l'odio antiebraico su Israele e potrebbero dimenticare l'ideale dei diritti universali e dell'eguale dignità di tutti se indotti ad essere solo sudditi obbedienti negando i diritti agli Altri. 

La questione della guerra alle donne è un altro tema da mettere a fuoco. Qualcuno si può stupire che siano il principale bersaglio degli haters speech, ma nel quadro delineato non è strano. Dileggio, desiderio di possesso, attacchi di branco, " revenge porn..." sono molti i modi in cui umiliare le donne da parte di haters che sono spesso maschi bianchi di mezza età. Anche l'odio omofobo percorre strade simili. Quello anti -islamico prende di mira i mussulmani, presentandoli come tutti potenziali terroristi, con le donne velate quale segno di inaccettabile barbarie o con gli immigrati che vogliono sostituirci " a casa nostra ".

Quando si approfondiscono questi mondi, si analizza il modo in cui funziona il pregiudizio, e quando facciamo parlare la Storia, si scoprono le differenze ma anche le costanti della mente ostile. La violenza appare non più inevitabile, ma frutto di un disimpegno morale che siamo ancora in tempo a contrastare. (...)



Milena  Santerini   da    La mente ostile ( Forme dell'odio contemporaneo )


venerdì 19 giugno 2020

LA CANZONE DEL PADRE DI LUCA




                                Oggi continuo a cercarti con le vene fuori dai polsi...



A mia madre piangevano le ossa.

Il volto le restava asciutto
ma il corpo si faceva più corto
per fuggire senza indietreggiare
vicino a un uomo fatto di rumore.

Io ero un pannello fonoassorbente
come quelli ai lati delle autostrade.

I nei allargarono i fianchi
diventando adesivi di rondini
e rimasi a reggere una primavera
che né odorava né intiepidiva


                                               ***

La tua mente piena di crepe
si è rotta un giorno d'estate
quando uno stupido incidente
ti ha svelato che esisteva la morte.

Tua sorella si è spenta
dopo due anni di coma
e il fumo della sofferenza 
ti ha scardinato la bocca.

Sembravi un uccello implume
che elemosinava cielo e calore
e la carità per il tuo stomaco
giunse sotto un tappo di sughero.


                                         ***

Un alcolizzato lo riconosci
da come sfugge ai pasti
quando l'istinto di mangiare
viene rapito da quello di bere.

Il suo corpo arreso
è un vecchio adesivo
incollato ai bar della piazza
su cui non si legge più nulla.


                                        ***

L'ospedale era una sala giochi
dove morivi e rinascevi.

La tua energia lampeggiava
come il neon nella sala d'attesa
mentre anch'io giocavo me stesso
in uno schema dove tu eri il mostro.


                                          ***

Come galli da combattimento
abbiamo obbedito all'odio
che circondava  la nostra mente
agitando le sue unghie sporche.

Non è vero e non è giusto
dire che solo noi abbiamo perso
perché in quel momento folle
c'è stata un'epidemia di sconfitte.

Hanno perso le sedie
e i quadri di marine.

Hanno perso i biscotti
e le scintille dei fornelli.

Hanno perso i lampadari
e i libri magri dei poeti.


                                           ***

Hai cercato di morire
gettandoti nel mare
e per farlo hai scelto
la città che più odio.

Solo adesso capisco
che non era un dispetto:
volevi essere certo
che non ti avrei visto.

Volevi essere sicuro
che non avrei inseguito
il verticale velo di schiuma
di chi con un abisso si sposa.


                                             ***

Psichiatria è un reparto
che non conosce il silenzio.

E' un bosco di cemento
dove si caccia tutto l'anno.

Tu avevi il collo dei cervi
dopo l'esplosione dei fucili
e nelle geometrie delle mattonelle
cercavi una croce per la tua carne.


                                                ***

Te ne sei andato di casa
mentre ero girato di schiena.

Ti tendeva il corpo 
lo stesso eccitamento
di chi corre a trovarsi un riparo
iniziando a sfidarsi a nascondino.

Oggi continuo a cercarti
con le vene fuori dai polsi:
amare è un atto tremendo
se tutto diventa un rasoio.




                    Luca  Bresciani    da     Canzone del padre


domenica 10 novembre 2019

IL MESTIERE DI VIVERE ( Diario di Pavese ) 2


29 Settembre 1938

(…) Dovrò smettere di vantarmi incapace dei sentimenti comuni
      ( piacere della festa, gioia della folla, affetti familiari…).
      Incapace sono invece di sentimenti eccezionali ( la solitudine e
      il dominio ), e se non riesco bene in quelli comuni, è perché una
      ingenua pretesa a quegli altri mi ha corroso il sistema dei
      riflessi che avevo normalissimo.In genere ci si accontenta di
      essere incapaci di quelli comuni, e si crede che ciò voglia dire
   " essere capaci degli altri ".Si può analogamente essere incapace
      di scrivere una sciocchezza e incapace di scrivere una cosa
   geniale.L'una incapacità non postula l'altra capacità,e viceversa.
    Si odia ciò che si teme, ciò quindi che si può essere, che si sente
    di essere un poco. Si odia se stessi. Le qualità più interessanti e
    fertili di ciascuno, sono quelle che ciascuno più odia in sé e negli
    altri. Perché nell'odio c'è tutto: amore, invidia, ignoranza,
    mistero e ansia di conoscere e possedere. L'odio fa soffrire.
    Vincere l'odio è fare un passo nella conoscenza e padronanza di
    sé, è giustificarsi e quindi cessare di soffrire. (…)


                                          ***

15 Ottobre 1938

(…) L'accettazione della sofferenza ( Dostojevski ) è in sostanza un
       modo di non soffrire. Dunque, chi si sacrifica non lo fa per
       lenire la sofferenza di un altro? Che torna come dire: soffra
       pure io, purchè non soffrano gli altri, tutto è bene. E se
       ciascuno si occupasse di non soffrire lui, non sarebbe più
       spiccia ? Ma - appunto - la trovata dostoievskiana è che si
       cessa di soffrire soltanto accettando. E pare che si possa
       accettare la sofferenza soltanto sacrificandosi. In queste cose
       il torto è fare il passo più lungo della gamba. Si accetta di
       soffrire ( rassegnazione ) e poi ci si accorge che si è sofferto e
       basta. Che la sofferenza non è servita  a noi e gli altri se ne
       infischiano. E allora si digrignano i denti e si diventa
       misantropi.
       Voilà.
       La cosa più atroce è sempre il " passare per fessi". Cioè veder
       negata ( vanificata ) la propria sofferenza.  (…)


                                                  ***

(…) La vecchiaia - o maturità - scende anche sul mondo esterno.
       La rigida e trasparente notte invernale che staglia le case nel
       cielo che attende la neve, un tempo toccava il cuore e apriva
       un mondo d'ansia eroica.
       Non è più necessario - col tempo - muoversi nel mondo esterno
       vivendoci l'ansia: basta il suo rapido accenno, sapere che
       esiste ed esiste in noi, e attendere un mondo tutto fatto di vita
       interiore che ha preso ormai la novità e la fecondità della
       natura. La maturità è anche questo: non più cercare fuori, ma
       lasciare che parli -col suo ritmo che solo conta - la vita intima.
       E' ormai povero e materiale il mondo esterno davanti alla
       inaspettata e profonda maturità dei ricordi. Persino il sangue
       e il corpo nostri si sono maturati e intrisi di spiritualità, di
       largo ritmo.
       La giovinezza è non possedere il proprio corpo né il mondo.(..)



                     Cesare  Pavese  da     Il mestiere di vivere 1935 - 1950


lunedì 23 settembre 2019

PARLAR D'AMORE ( Le donne e le stagioni della vita ) 3



(…)Finchè i problemi esterni assorbono le energie della coppia, i
      conflitti psicologici passano in secondo piano. Giunge però il
      momento in cui, cresciuti i figli, si resta inevitabilmente soli ed
      è allora che marito e moglie si osservano reciprocamente, si
      giudicano e si confrontano col presente e col passato. La
      valutazione, spesso deludente,sembra obiettiva, ma si dimentica
      che i ricordi sono cangianti: cambiano colore in base alle lenti
      con cui li osserviamo e le lenti utilizzano filtri a seconda dei
      nostri stati d'animo. Non è possibile che una moglie, dopo venti
      o trent'anni di matrimonio, si ritrovi accanto un marito arido,
      egoista, crudele e violento e che questo costituisca per lei un'
      improvvisa rivelazione. Probabilmente, se sono rimasti insieme
      così a lungo, gli elementi positivi hanno prevalso su quelli
      negativi. Ma quando il patto di solidarietà che li ha resi alleati
    sembra non avere più ragione d'essere, può darsi che l'involucro
    del matrimonio si spezzi e, come dal vaso di Pandora, ne escano
    serpi che incutono terrore  rancore, Meraviglia - in questi casi -
    il contrasto tra la furia delle emozioni negative e l'incapacità di
    prendere qualsiasi decisione. Stati d'animo contrastanti,
    sentimenti ambivalenti,pensieri spezzati e contraddittori,chiusi
    nella mente, finiscono per implodere nella tensione immobile che
    chiamiamo " noia". Quando i motivi per separarsi divengono
    tanti, forse troppi, finiscono paradossalmente per immobilizzare
    ogni iniziativa e tutto continua come prima secondo la formula
    né con te né senza di te.
    Inizia così un rimpallo di accuse che rischia di rovinare il
    presente e di sommergere il passato sotto un cumulo di detriti.
    (…)



 Silvia  Vegetti  Finzi  da   Parlare d'amore ( Le donne e le stagioni della vita )


giovedì 19 settembre 2019

STRATO SU STRATO

 
 

                                                             La lotta è l'amore senza baci…


Tu lo vedi che non c'è soluzione,
che mi odi perché stiamo insieme,
che mi odi appena apri gli occhi,
appena mi volto nel letto nel sonno,

tu lo sai che mi odi perché sto morendo
e come chi muore dimentico tutto,
tutto il male che dici ti ho fatto
senza pensare mai di meritarlo.


                                          ***

Questo matrimonio fa acqua
da tutte le parti.
La cucina è allagata
mentre prepariamo da mangiare
e le pareti del salotto
sono ormai tutte chiazzate
di muffa.
Il nostro letto
sembra galleggiare sopra
un lago torbido.

E la stanza dei bambini?
La stanza dei bambini
non so più dove cercarla.


                                            ***

Tutto in te è improvvisamente mutato.
La piega della bocca quando raramente
ti apri in un sorriso,
e quella distanza che ora metti,
quella distanza pura, intoccabile,
quel procedere stentato da sola,
la rabbia nelle risposte, lo sprezzo
nel silenzio,
il vuoto senza pace che d'un tratto
ti avvolge;

ti ritrovo solo nella posa infantile
del tuo corpo quasi adulto adagiato sul divano:
sarai così per sempre
senza averne mai la consapevolezza.


                                            ***

Tu dici l'amore ma
nominarlo è già errore.
Parli dell'ultimo bar
quello nascosto
e la pelle d'avorio è già lustra.
Pensi il ricordo
ma non riconosci la radice
del verbo né in quale terreno
fiorì la passione.

Fiorì e tu eri già vecchio,
l'amore faceva un po' d'ombra
e il sudore era il suo testamento.
Così si presume - suppongo -
ma posso sbagliare,
confondere gli anni, gli odori
e persino me stesso.


                                             ***

Il senso della lotta tra due coniugi
non è la sopraffazione, la resa
dell'uno o dell'altro,
ma il perpetuarsi della lotta.

La lotta è l'amore senza baci senza
carezze,
la lotta è l'odio senza il rumore
dei corpi, senza il clangore dei ferri,
la lotta è il concetto,
l'astratto contrapporsi nel bandire
una tavola, nel consumare un pasto,
nell'esprimere un giudizio.

Nemmeno sfiorarsi,
questo è la lotta.



                      Mauro  Fabi    da      Strato su strato


domenica 27 gennaio 2019

RITROVARSI, E LA VITA

 
 

" Senza amore di sé, neppure l'amore per gli altri è possibile :l'odio per se stessi è esattamente identico al flagrante egoismo e conduce alla fine al medesimo - crudele - isolamento, alla medesima disperazione " . ( H. Hesse )


(…) Incontrare dopo così tanto tempo una persona che si è
       conosciuta a fondo, con cui si è convissuto, e con la quale ci si
       è infine persi di vista al punto da averla data per morta,
       equivale a ritrovarsi al cospetto di un fantasma. E' un evento
       che ha del soprannaturale. Ma è anche un'esperienza
       culminante. Poiché non c'è niente - credo - che possa dare luce
       all'esistenza umana, illuminarla in tutto il suo ampio spettro,
      ponendoci davanti al suo stesso mistero- che è poi il mistero di
      noi uomini , esseri mutanti in continuo movimento, alterati dal
      tempo e dagli eventi, dalla somma spaventosa dei giorni - non
      c'è niente più di questo - penso - che riesca a rendere l'idea di
      quel che sia, in fondo a tutto, la cosa che chiamiamo vita . (…)



                 Andrea Pomella   da      L'uomo che trema


sabato 19 gennaio 2019

IL DIVIETO DI DONNE

 
 
 
" Non puoi amarmi assolutamente, annullandoti in te: devi anche odiarmi per esistere… "  ( J. Donne )



Stai attenta ad amarmi,
per lo meno ricorda: te l'avevo proibito;
e non che io rimedi al dissiparmi,
allo spreco di respiro e di sangue attingendo

ai tuoi sospiri e alle tue lacrime,
diventando per te quello che tu eri per me;
ma una gioia immensa ci consuma all'istante la vita,
e perché la mia mente non vanifichi il tuo amore:
se mi ami, stai attenta ad amarmi.

Stai attenta a odiarmi
- o trionfando - a stravincere:
e non che io assuma la mia stessa difesa
ripagando con odio, altrui odio,
ma perderei l'impronta di colei che conquista
se io - tua conquista - morirò del tuo odio;
e perché la mia essenza non ti diminuisca,
se mi odi, stai attenta a odiarmi.

Ma amami e insieme odiami
e questi estremi non avranno ufficio:
amami che io possa morire nel più dolce dei modi,
odiami - troppo grande è il tuo amore per me -
e fa' che odio e amore scompaiano, non io,
e sarò il tuo palco - da vivo - non il tuo trionfo:
e perché tu non distrugga il tuo odio, il tuo amore e me stesso,
lasciami vivere, ma amami e odiami insieme.



                            John Donne     da       Liriche sacre e profane



martedì 16 ottobre 2018

NEL CUORE TROPPO ASSOLUTO DI TOSCANINI 2


24 Settembre 1937

( Ad Ada Mainardi, Berlino )


(…) "Il faut ne choisir pour épouse que la femme qu'on choisirait
        pour ami, si elle était homme " - Joubert - ( Bisogna scegliere
       come moglie solo la donna che - se fosse un uomo - si
       sceglierebbe come amico ).

       Il cervello è come una fucina...Tutto vi è infiammato e
       infiammabile… Non posso sottrarmi a nessun pensiero
       torturante la povera mia anima. Non vedo nessuno - da quattro
       mesi non leggo giornali - non apro la radio… Voglio non
       sapere, ignorare .Ma qualche cosa vi è  nell'aria di avvelenato
       che mi penetra. Nella rivista musicale leggo che in Germania
       hanno interrotto l'esecuzione di un Requiem di Hugo Kaum
       (sic) perché vi è un corale sulle parole " Gesù  nel quale ho
       posto la mia fede" e ciò ha oltraggiato la dignità del nazismo…
       Non si deve riporre " tutta la sua fede" se non nella Germania.
       E intanto si profondono milioni a Berlino e a Monaco per
       ricevere degnamente il GRAN DELINQUENTE ( Mussolini ),
       così mi fu detto dal direttore del Grand Hotel di Gardone (che
       mi parve tedesco e aveva notizie dirette da Berlino ).
       E tu - angelo - fiore dolcissimo - visione del cielo - anima della
       mia anima - respiri quell'aria putrida… Sei a contatto con quel
       popolo che non ha mai avuto né conosciuto il senso del
       ridicolo. No, non posso resistere neppure qui: voglio scappare.
       Mi rimetterò al lavoro - faticherò - mi ammazzerò - ma non c'è
       che il lavoro che può ritornarmi un po' di pace. Farò i due
       concerti a Vienna. Non ho ancora risposto, non ho ancora
       formato i programmi - ma il programma per me, per la vita
       mia dei mesi venturi e questo - lavorare - lavorare -
       ammazzarmi se è il caso.
       Ada, e tu? E noi? Vieni, vieni ospite da Maria a Vienna! Non
       so accarezzare un pensiero così divino,così meraviglioso senza
       tremare di gioia e di timore insieme! Oh Ada, scusami se mi
       sfogo con te, ma con chi devo farlo… Non ho amici né parenti
       coi quali vuotare il sacco delle mie pene, delle mie torturanti
       pene. Carla, dopo la cura di Abano, ha ripreso la sua
       meravigliosa attività:pensa a rendere abitabile la nuova tenuta
       di Crema. Wally fa la contessa e vive tra quei farabutti
       altolocati e sovrastimati… M' hanno detto che D' Annunzio ha
       accettato di divenire presidente dell' Accademia d' Italia,
       supplendo Marconi! Dopo averla disprezzata al suo nascere e
       non volendo farne parte!. RUDERO PUZZOLENTE!
      Già col piede nelle tomba non cessa di essere un PAGLIACCIO
      SCONCIO e RIBUTTANTE… Che vergogna! Che umiliazione
      per la creatura umana che ci siano simili rappresentanti!
      ORRORE! SCHIFO!
      Ada, vogliami bene - lo merito, sì lo merito -


                                          Adartù


Nel mio cuore troppo d'assoluto  ( Le Lettere di Arturo Toscanini )



giovedì 4 ottobre 2018

LA MUSICA DELL' ODIO

 
 

Io ti odio quando non mi vedi / quando mi consumi, quando non ti credo / io ti odio quando in un istante prendi le distanze / e mi ritrovo solo / io ti odio senza reticenze /senza resistenze, con un senso di abbandono / questo è il mio odio / un fatto personale / non un argomento di cui conversare / questo è il mio odio / niente di speciale / non fa star male / è solo puro odio / e vibra nelle mani, brucia se mi lasci / ma strazia se rimani.

Mambassa - Canzone d'odio


(…) Se è vero che la frequenza subsonica e quella ultrasonica
       influenzano in modo diametralmente opposto la psiche
      orientandole verso il rilassamento o l'irrequietezza,è altrettanto
      vero che l'aspetto culturale prevalente dell'epoca condiziona l'
      orecchio dell'ascoltatore. Un peso culturale altamente
      condizionante. Basti rammentare che durante il Concilio di
      Trento ( 1545- 1563 ) la Chiesa censurò la diffusione delle
      sequenze e dei tropi che mettevano in discussione il repertorio
      tradizionale gregoriano, abolendo ogni dissonanza, e in
      particolare il salto di tre toni che venne significativamente
      denominato  diabolus in musica.
      Senza voler demonizzare alcunché e con tutto il rispetto per la
      cultura musicale del tempo ( la prima edizione del testo è del
      2011, n.d.r ), alcuni brani " metal", all'orecchio di " ieri", più
      che musica sembrano un'espressione commista di suoni e di
      rumori. Numerosi gruppi propongono questa musica-rumore
      che veicola sensazioni primordiali represse. Un fenomeno che
      si riflette sul ritmo e sulle parole. Alcune band, oltre a
      contenuti anche carichi di odio che alimentano e mobilitano
      altra rabbia e altro odio, hanno scelto il proprio nome
      riferendosi all'esecrabile sentimento.

     Sono sempre più numerose le compilation che fanno esplicito
     riferimento al tema dell'odio. Per rimanere in Italia, oltre ai
     Mambassa , una band con venature di soul bianco legata al
     periodo post-punk, troviamo Colle der Formento , trio hip
     hop di ispirazione hardcore, ai quali si deve un album dal titolo
    " Odio pieno". Un altro complesso,i Subsonica , nel loro album
    " Other", hanno inserito un brano dal titolo " Ancora ad odiare",
     il cui ritornello recita ossessivamente " Sono riuscito ancora ad
     odiare, sono riuscito a farmi del male".
     Ai Linea 77, un gruppo hardcore, nu- metal si deve " Inno all'
     odio"; mentre i Cripples bastards, considerata la più lucida
     espressione di cinismo e misantropia che la musica " estrema"
     italiana possa offrire, hanno proposto " Odio a prima vista ", il
     cui ritornello ossessivo ripete " Odio a prima vista - da qui alla
     tua estinzione", una musica allucinante derivante dal  grind-
     core e mescolata all' hardcore-punk, che si basa su ritmiche
     estreme ossessive e portate all'eccesso. I Marlene Kuntz, un
     gruppo che prende ispirazione principalmente dal noise rock,
     hanno proposto " L' odio migliore", il cui testo recita " Nutri
     l'odio migliore con assiduità, dagli ambascia e rancore, lui
     t'accecherà e ti ripagherà…".




Niels Peter Nielsen  da  I colori dell'odio ( Analisi di una passione e delle sue maschere )


I COLORI DELL'ODIO 1

 
 

 " L'odio è il piacere più duraturo. Gli uomini amano in fretta, ma odiano con calma " ( George Byron )


(…) C'era una volta una giovane creatura così brutta che era
       riuscita a sfuggire al tempo e a non crescere più. Né maschio
       né femmina, non avevano saputo registrarlo allo stato civile.
       Non gli diedero nemmeno un nome: dicevano la creatura
       come avrebbero potuto dire il bambino o la bambina. A
       quindici anni si sentì investito di una missione chiara:
       distruggere. Per realizzare questa passione aveva preteso l'
       eternità e l'aveva ottenuta.
       Inizia così il capitolo dedicato all'odio del saggio di Ben
       Jelloun  L' ultimo amore è sempre il primo ?
       L'autore dà una definizione figurata dell'odio attraverso la
       descrizione di un ragazzino non desiderato e quindi nato per
       errore che propone una sua autodescrizione ( leggi post 
       seguente ).
       Questa rappresentazione figurata dell'odio mette in risalto la
       sua origine, la sua natura, la sua ubiquità, la sua amarezza, la
       sua determinazione, ma anche il legame dell'odio con la
       vendicatività, il rancore e il risentimento. Le aree dell'odio
       sono assai vaste e confinano con molti altri stati d'animo: è
       difficile perciò cercare di delimitarlo e di dargli un senso nelle
       ristrettezze di una definizione. Esso si esprime con mille
       sfumature attraverso mille volti. Parafrasando Emily
       Dickinson, viene da dire che l'odio è tutto,ma forse ciò è anche
       tutto quel che sappiamo dell'odio. (…)


 Niels Peter Nielsen  da   I colori dell'odio ( Analisi di una passione e delle sue maschere )

        

I COLORI DELL'ODIO 2



In linea di principio, non sono cattivo. Mi difendo. Anche quando nessuno mi fa niente, mi difendo. E' una tattica. Non avrei dovuto essere qui, ma dal momento che mi hanno gettato su questa terra, cerco di essere all'altezza dell'errore. Non lascio passare niente...La mia nascita fu probabilmente un errore. Ho spesso sentito qualcuno che diceva: " Questa cosa non avrebbe dovuto essere qui". Non mi sono mai trovato al mio posto - qui dove sono - e comunque so che non dovrei essere qui. Sono una creatura ingombrante. Occupo spazio. Il mio corpo è sgraziato: anche se non è più grande di un altro, si distende e accaparra spazio. Ma mi guardano di traverso. Ciascuno al suo posto. Il mio è dovunque posso disturbare e fare del male. Dove trovo questa energia per il male? Vallo a sapere. Io ne vivo e lo dico senza infingimenti. C'è chi nasce per soccorrere quelli che ne hanno bisogno, per fare del bene. Io sono nato per diffondere il male, ma non il male assoluto. E' la mia funzione e la mia ragione di vita. Appena si accenna un sorriso, io intervengo. Il mio sguardo raggela. Basta un mio sguardo e tutto rientra nell'ordine, freddo e senza rimedio. Io non piango. Non serve a niente e non dà alcun vantaggio. E' indegno del mio destino. Per piangere, bisogna aver ricevuto un minimo di affetto. Io non ne ho mai avuto. Avevo dieci anni e già avevo predisposto il piano delle mie vendette. I miei genitori, sempre più disperati, piangevano. Non mi annoio mai. Ho sempre tanto da fare. La solitudine non mi dà fastidio, al contrario: mi permette di affinare i miei metodi. Mi manca il tempo. Ho tanto di quell'odio da riversare che mi servirebbero due vite per riuscirci. Ma odiare non mi va poi così bene. Perchè - per odiare - bisogna amare, almeno un pochino. Bene, io non amo nessuno a cominciare da me stesso. Come risolvere una questione del genere? Come odiare senza spendere, senza dare niente? Il difficile sta proprio qui. Sarò parsimonioso: odio goccia a goccia. Farò ancora più male… Della mia bruttezza non ha colpa nessuno: è colpa di tutti. E tutta la mia vita sarà consacrata a far pagare a tutti quanti questa mia condizione. Io sono immortale. Non sono io a sostenerlo. Ci sono secoli racchiusi dentro di me. E la mia opera è sotto gli occhi di tutti. Infine, un'ultima parola: se avessi avuto un'anima non sarei mai stato brutto né avaro con la vita.


 Niels Peter Nielsen  da   I colori dell'odio ( Analisi di una passione e delle sue maschere )   

lunedì 24 settembre 2018

L'ARCOBALENO SUL RUSCELLO 3



(…) Se nell'odio siamo risucchiati nel gorgo di un passato che
      annulla ogni trascendenza possibile e ci imprigiona in una
      crudele immanenza,nel perdono - il tempo - l'agostiniano tempo
      interiore, cambia radicalmente il suo modo di snodarsi che,
      senza dimenticare il passato doloroso, lo immerge nel flusso
      eracliteo del divenire - trasformandolo - e aprendolo al futuro,
      all'avvenire, e in fondo alla speranza, che è memoria del futuro.
      Il passato ( le ferite, più o meno laceranti che lo hanno
      contrassegnato ) non si cancella, non è divorato dall'oblio, ma
     è rivissuto in un altro modo:come ferita che non si è cicatrizzata
      e forse non lo sarà mai, ma che viene redenta in un orizzonte di
      insondabile accoglienza e di indicibile sacrificio. Certo, è
      possibile che non si riesca a perdonare, a ridare un altro senso
      alle ferite inemendabili dell'anima ( cosa ovviamente
      comprensibile ), ma il drago da cui dovremmo in ogni caso
      fuggire è quello dell'odio,  del desiderio di augurare all'altro,
      all'altro che ci ha fatto del male, ogni possibile male.
      Solo alla speranza, solo alla generosità è dato di ridare un
      senso alla violenza e alle ferite subite.
      Le parole della psicologia e della psichiatria non bastano a
      convertire al perdono persone che siano state ferite nell'anima
      fa feroci ingiustizie, da grandi sofferenze, dalla perdita di
      persone amate o dalla devastazione del proprio volto. Guarire
     perdonando:ma chi lo direbbe a persone lacerate dall' angoscia
      e dal dolore? Sono invece necessarie le parole che nascono
     dalla grazia delle fede e della speranza, e che ci immergono nel
     mistero insondabile dell'amore che è l'anima del perdono.
     Il resto è silenzio.


Eugenio Borgna  da  L'arcobaleno sul ruscello ( Figure della speranza  )


lunedì 10 settembre 2018

TU L'HAI DETTO ( Introduzione )

 
 


Ted Hughes e Sylvia Plath, la coppia " maledetta" della letteratura moderna, segnata dal suicidio di Sylvia a trent'anni, nel 1963, ha ispirato ogni sorta di speculazioni e mitizzazioni sulla fragile martire e il suo brutale carnefice. In questo romanzo, Connie Palmen dà voce a Ted Hughes e fa raccontare a lui - il poeta, il marito, l'uomo che non può ammettere di interrogarsi sulle proprie colpe, ma che ha sempre mantenuto un religioso silenzio sulla moglie perduta - la sua verità. Una confessione intima, un incalzante viaggio emotivo che ci risucchia nella spirale di un amore tragico fra due poeti uniti nel sacro fuoco dell'arte: dal primo , folgorante incontro che sembra proiettarli in una sfera magica e rivelarli predestinati l'uno all'altra; al tempestivo matrimonio; il lungo viaggio nella natura americana; la mondanità letteraria di Londra e l'arrivo dei figli; la brillante carriera di lui e la lotta incessante di lei contro i propri demoni.
Sylvia è l'irresistibile enfant prodige delle lettere americane, acuta, passionale, ma in realtà una bambina con l'anima di vetro che chiede aiuto, piena di incubi e paure, capace di vivere solo di assoluti, ossessionata dalle aspettative nei suoi confronti, vittima di una mitologia personale che le impone il sacrificio sull'altare della poesia, il martirio come destino, liberazione e rinascita. Ted, di contro- l'intellettuale europeo affascinato dai reami dell'inconscio, che in lei trova una musa e una compagna di vita, che a lei dà tutto se stesso per cercare di salvarla dal suo lato oscuro, ritrovandosi intrappolato in un legame di mutua dipendenza sempre più viscerale, esigente, predatorio e scoprendosi incapace di starle accanto.


                                            frida

TU L'HAI DETTO 1

 
 

                             " Se adesso sono viva, allora ero morta…" ( S.P. )



(…) Per la maggior parte delle persone esistiamo solo in un libro,
       la mia sposa e io. Negli ultimi trentacinque anno ho dovuto
       assistere con impotente ribrezzo a come le nostre vite reali
       sono state sommerse da un'onda fangosa di racconti apocrifi,
       false testimonianze, pettegolezzi, invenzioni, leggende; a come
       le nostre reali, complesse personalità sono state sostituite da
       stereotipi, ridotte a immagini banali tagliate su misura per un
       pubblico di lettori affamati di sensazionalismo.
       E così lei era la fragile santa e io il brutale traditore.
       Ho taciuto.
       Fino ad ora.
      
      In lei c'era una sorta di fanatismo religioso, l'aspirazione ad
      una forma superiore di purezza, la sacra e violenta vocazione
      ad immolare la vecchia e falsa se stessa ad ucciderla per poter
      rinascere, pura, libera e soprattutto vera.
      Nei sette anni trascorsi insieme non la vidi mai con nessuno -
      neanche con i nostri figli - com'era realmente, come io la
      conoscevo, la donna con la quale vivevo, la donna che ,
      scalciando come una giumenta in calore, mi aveva morso a
      sangue la guancia al primo appuntamento.
      Non ci eravamo abbracciati, ma saltati addosso.
      Sbuffando come un animale - di piacere, di gioia - le strappai
      dai capelli la fascia rossa, le tirai via dai lobi gli orecchini d'
      argento, e più di ogni altra cosa avrei voluto stracciarle il
      vestito,spogliarla di tutti quegli orpelli di decoro,sottomissione
      e civiltà, di falsità.
      E' stato crudele, doloroso.
      E' stato vero.
      Ognuno era preda  dell'altro.
      Neanche quattro mesi dopo l'avrei sposata.
      Di una donna che invece di baciarti, ti morde, avrei dovuto
      capire che per lei amare qualcuno equivaleva a combatterlo.
      Di me avrei dovuto capire che, rubandole i gioielli, avevo
      strappato solo dei fronzoli, appropriandomene come trofei.
      Chi inizia così un amore, sa che vi si cela un cuore di violenza
      e distruzione. Finchè non sopraggiunge la morte. Uno di noi
      due era spacciato fin dall'inizio.
      Era o lei o io.
      Nella furia divoratrice chiamata amore, avevo trovato la mia
      pari.  (…)


                 Connie  Palmen     da     Tu l'hai detto

TU L'HAI DETTO 2



(…) Io l'amavo, non ho mai smesso di amarla. Se il suicidio era la
       trappola con cui voleva catturarmi per fagocitarmi,
       inglobandomi in sé e fare di noi un solo corpo,ci è riuscita.
       Uno sposo ostaggio della morte,legato in eterno alla sua sposa
       in un matrimonio postumo, inseparabile come voleva che io
       fossi per lei.
       Il suo nome è il mio nome.
       La sua morte è la mia morte.

       Io credo all'esistenza del vero sé, e so quanto è raro sentirlo
       parlare, vederlo liberarsi da quel bozzolo di falsità e
       insignificanza, le finte apparenze che presentiamo agli altri
       per incontrare la loro approvazione, per ingannarli.Più il vero
       sé è pericoloso, più raffinate sono le maschere. Più corrosivo il
       veleno che vorremmo schizzare sugli altri - per paralizzarli,
       ucciderli - più è dolce il nettare con cui li attiriamo verso di
       noi, li spingiamo a starci accanto, ad amarci.
       Lei era un'ampolla odorosa piena di veleno.
       Non avevo mai incontrato una persona per cui amore e odio
       fossero tanto vicini, quasi da confonderli. Non desiderava altro
       che amare qualcuno, ma odiava farlo davvero. Non desiderava
       altro che essere amata, ma ha punito senza pietà chiunque
       abbia mai provato amore per lei.  (…)


                    Connie Palmen    da     Tu l'hai detto

giovedì 23 agosto 2018

SANE E BENEDETTE

 
 
 
 

       Mi lascio andare, mi abbandono alla corrente: è inutile tornare indietro…



Per l'amore che ho nel grembo
farò quello che ho bisogno
perciò portami via tutto

privami dei miei respiri
togli al mondo la mia pace
allontana la sua luce
attraversa parte a parte
il mio torso con la lama

non lasciare che rimanga
pelle intatta sulla schiena

feriscimi se vuoi
finiscimi se puoi.


                        ***


Per un gemito interiore
ho smesso di seguirti
attraverso l'inutilità del vivere

brulico di ottime ragioni
per non dubitare affatto
di dover andare avanti sola.



                        ***



La ferocia del possesso
si nutre della fedeltà e abbandona
brandelli di fiducia

sulla terra desolata e stanca
s'alza un'eclissi
per ostentare il lurido bisogno
con la sua incontinenza

la vergogna è la tortura
che matura concupisce
l'idea di spingermi ad elemosinare
contro la mia dignità.



                                  ***



Vorrei che mi guardassi
con occhi che non hai mai avuto

che mi riempissi di spontaneo e di stupore
invece di schiacciarmi
con una definizione troppo lunga e scivolosa
per non pattinare via.


                               ***



La differenza tra le cose che mi dici
e quelle che tieni per te stesso
è la gola che mi soffoca
ogni volta che ci cado dentro
e mi accorgo d'esser sola

la punizione è il merito
del flebile posarsi su di me
le mie vertigini
amplificano l'ultima chiarezza
il sintomo è il contorcersi
delle tue miserie
nella mia consapevolezza

non appartarti
per darmi della pazza
mi preferisci a chi ti dà ragione
ti lamenti
e di nascosto non capisci
che l'ultima mia preoccupazione
è l'odio per quelli come te.


                          ***


Una parte di te mi chiede aiuto
e io vorrei - lo giuro -
rispondere sorrisi e riccioli d'ascolto

ma non c'è mai stato verso
nella mia tranquilla capacità
di superare la tua muta volontà
di continuare a fottermi.




                       Natalia  Brandani   da      Sane e benedette