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mercoledì 24 febbraio 2021

NON SIAMO STATI NOI ( Introduzione )

 

Il testo che propongo ( scritto da un frate minore, biblista e docente di Sacra Scrittura ) è il primo di una trilogia che si propone di indagare l'intreccio tra la libertà dell'uomo e la sua relazione con Dio, partendo dalle domande che ciascuno di noi si pone riguardo al problema della sofferenza, del  male e della fatica connessa all'esistenza. A partire da  testi biblici, che spaziano dal giardino dell' Eden fino a quello della Resurrezione, si ripercorre la parola dell'esperienza umana nelle figure del fallimento e dell'incompiutezza, in una prospettiva moderna ed esistenziale.

Il senso di colpa che attanaglia tutti - credenti o meno - ci pone continuamente nella condizione di coloro che devono " scusarsi" per non aver saputo vivere all'altezza della propria umanità. Questo profondo smarrimento si declina in forme diverse: ci sentiamo soli, inadeguati, cancellati; siamo insofferenti, infedeli, idolatri; ma viviamo anche nel dolore ( siamo muti, ciechi, fuggiaschi ) e - forse - è proprio Dio l'unico che ci guarda nella certezza che a volere tutto questo " non siamo stati noi ". Attraverso questo sguardo, Dio può e vuole condurci fuori dal senso di colpa, restituendoci la vista, la parola e un sentiero da percorrere insieme.



                                        f.



NON SIAMO STATI NOI 1

 




                                 Marc Chagall -  Adamo ed Eva scacciati dal Paradiso 



SOLI  ( Genesi  2,3 )



(...) Tra le tante sfumature che il senso di colpa riesce ad assumere dentro di noi, ne esiste una profonda e radicale. Si tratta di quel fastidio che avvertiamo quando, ancora prima di aver compiuto qualcosa di male o aver cercato di fare tutto il bene possibile, ci sentiamo incapaci di uscire da noi stessi per costruire una relazione autentica con l'altro. Non è tanto la sofferenza per aver sbagliato qualcosa, quanto il dolore intimo e lacerante di non sentirci mai all'altezza di quello che ci si aspetta da noi. Le prime pagine della Scrittura, gettando uno sguardo penetrante nel cuore dell'esistenza uscita dalle mani di Dio, documentano questa ferita antropologica di cui tutti facciamo esperienza. Raccontano come all'uomo - di ogni tempo e di ogni luogo - accada di sentirsi prigioniero di un'invincibile solitudine dalla quale sembra impossibile uscire, se non al prezzo di rimanere segnati dalla paura e coperti dalla vergogna. E Dio rimarrà spettatore di un'opera così bella - la nostra vita - che purtroppo si guasta non appena esce dalle sue mani? (...)



                 Roberto  Pasolini    da     Non siamo stati noi


NON SIAMO STATI NOI 2

 


                                       Marc Chagall - Mosè rompe le Tavole della Legge





INADEGUATI  ( Genesi 4 )


(...) Alcune volte non ci sentiamo in colpa per un motivo ben preciso. Siamo semplicemente a disagio con noi stessi perché abbiamo la netta sensazione di non ricevere mai, né da parte degli altri, né da parte di Dio, uno sguardo di piena approvazione su quello che siamo o che proviamo a offrire di noi stessi. Il dolore che avvertiamo è reso ancora più acuto quando abbiamo l'impressione che - al contrario - la vita di chi ci sta accanto risulti sempre più gradita e, soprattutto, molto più gradevole della nostra. L'imbarazzo che proviamo nel tentativo di rimanere comunque  nei nostri panni prepara il terreno all'invidia. Il tormento di non sentirci mai abbastanza adeguati e di non avere mai nulla di bello da mostrare può generare in noi una silenziosa e pericolosa latenza. Non solo negativa, ma anche aggressiva e capace di armare le nostre mani fino a trasformare il sentimento che proviamo in odio verso chi è diverso da noi. E se non fossimo in grado di dominare questo istinto di violenza, che cosa saremmo capaci di fare ? Fino a dove potremmo spingerci?  (...)



                   Roberto  Pasolini    da    Non siamo stati noi



NON SIAMO STATI NOI 3

 


                               Marc Chagall -  La lotta di Giacobbe con l'angelo




CANCELLATI  ( Genesi 6- 9 )


(...) Ci sono periodi della nostra vita in cui non riusciamo a mettere a fuoco dove nasce l'afflizione che proviamo, né sappiamo dare un nome alle contrarietà che ostacolano continuamente il nostro cammino. Avvertiamo solo un senso di malessere diffuso a causa del quale non riusciamo mai a sentirci in pace, in nessun modo e da nessuna parte. Anzi, in ogni occasione sembra che sappiamo tirar fuori solo il peggio di noi stessi. Siamo tendenzialmente aggressivi, ci abbandoniamo facilmente alla tristezza, naufraghiamo in un mare di pensieri neri e laceranti. Mentre questa tempesta interiore ci agita profondamente, come barche sconvolte nel bel mezzo di un maremoto, può arrivare persino un'onda più grande capace di spazzare via ogni precario equilibrio e di sommergerci con inarrestabile violenza. Sono in naufragi della vita :  quando tutto - un lavoro, un'amicizia, un amore - improvvisamente finisce. E anche a noi sembra un po' di morire: spazzati via, senza alcun preavviso. Ma se viviamo solo un cielo paziente, che tollera persino i nostri errori, perché sul bagnato della nostra vita non smette mai di piovere ? (...).



                   Roberto  Pasolini   da     Non siamo stati noi



NON SIAMO STATI NOI 4

 




Marc Chagall - Giobbe e il mistero della vita




SOFFERENTI ( Giobbe )


(...)  Il senso di colpa più  crudele e lancinante è quello che proviamo quando non abbiamo fatto nulla di male, eppure la vita non smette di trattarci come se i colpevoli fossimo noi. E' il grande mistero della sofferenza innocente, con cui tutti prima o poi dobbiamo fare i conti. In questi momenti di agonia, non ci resta altro che lottare con tutte le forze che abbiamo, mentre il lamento è l'unica colonna sonora adeguata ad esprimere quello che stiamo provando. Quando non abbiamo nessuna responsabilità rispetto a quello che ci sta accadendo, eppure ogni cosa cospira contro di noi, inizia un tempo maledetto: giorni simili a interminabili deserti, nei quali perdiamo ogni riferimento e ogni speranza; abissi di disperazione dove nessuna voce amica e ragionevole può raggiungerci; solitudini dove arriviamo persino di desiderare di non essere mai nati. Nella caligine di questi giorni, possiamo solo sperare che il tormento finisca presto e non sia una conseguenza delle nostre scelte. Intanto una  velenosa domanda continua a torturarci: saremo davvero colpevoli di qualcosa che ignoriamo, oppure possiamo sperare che in fondo ad ogni dolore - anche del nostro - si nasconda una misteriosa innocenza? . (...)




                    Roberto Pasolini    da    Non siamo stati noi



NON SIAMO STATI NOI 5


                                           Marc Chagall -  Abramo piange Sara



                                                

FUGGIASCHI  ( Marco 16 )


(...) Il senso di colpa più duro da sciogliere è quello in cui sprofondiamo quando finisce una storia in cui avevamo creduto con tutte le nostre forze e nella quale ci era sembrato di poterci coinvolgere finalmente e pienamente. La delusione che sperimentiamo quando l'amore giunge al capolinea è la tenebra più fitta e lacerante che nella vita possiamo attraversare. Perché è l'unica frattura in cui non solo in cui proviamo dolore, ma contempliamo pure - da vivi - la morte anticipata del meglio che il nostro cuore aveva provato a desiderare e costruire. Per lasciarci alle spalle questo cadavere e imboccare di nuovo il sentiero della vita, abbiamo in genere due strade: tornare alle cose di prima e di sempre, provando a far finta che niente di eterno sia accaduto, oppure chiuderci nel ricordo di quello che è successo, imbalsamando la memoria del corpo ferito dall'amore. In entrambi i casi, pur essendo vivi, siamo già  morti. Non certo in un senso biologico, ma non per questo meno vero. Possiamo ancora scegliere, decidere di andare a destra o a sinistra. Ma non siamo più liberi di cominciare a vivere. Siamo ormai schiavi del timore di aver fallito.  E  se fosse proprio la paura la forza capace di rimetterci in piedi e in movimento?  (...)



               Roberto Pasolini   da     Non siamo stati noi