L' asse delle braccia : all'altezza dei gomiti due parole in caratteri gotici : rex gloriae. La nuova interpretazione francescana della Croce richiedeva questa precisazione; anche se non tutti sapevano leggerla, dava però adito a chiederne spiegazione. Per le anime semplici, il passaggio della figura del Crocifisso dal Cristo glorioso al Cristo sofferente poteva essere traumatico e quindi una novità sconcertante, l'iscrizione, tuttavia, ricordava che il Signore, rappresentato non più trionfante, è però sempre il Re della Gloria. Anche i due rettangoli con i quali termina l'asse delle braccia, hanno un significato nuovo. Nella tradizione vi erano rappresentati la Madre dolorosa e il discepolo prediletto Giovanni; in questa croce la prima figura, la donna rappresentata non è la Madonna, ma la Chiesa; il colore della veste lo evidenzia. La Chiesa che raccoglie le ultime gocce grondanti dal costato del crocifisso, mentre dalla parte opposta, la Sinagoga perde la corona dalla testa, oppure mostra la verga del comando piegata o stroncata: due segni per gli analfabeti che indicano l'inizio della Chiesa fecondata nel costato di Cristo e la conclusione dell' Antico Testamento, che ha compiuto ormai la sua missione. Giovanni, essendo ebreo di razza, raffigura la Sinagoga: la faccia rivolta all'esterno e la mano nel gesto comune del diniego sono segni eloquenti di un'epoca che sta tramontando: quella dell' Antico Testamento. Il Suppedaneo : ai piedi del Cristo povero e crocifisso il padre serafico San Francesco nell'atto di accarezzarne con un bacio i piedi sanguinanti. Il sangue del Signore si mescola col sangue di Francesco stigmatizzato. E' la posizione che lui ha scelto come programma di vita: ricalcare le sue orme. Che la figura di San Francesco sia un ritratto, lo si arguisce leggendo la descrizione somatica del suo primo biografo, Tommaso da Celano.
La Cimasa : ( è il rettangolo dipinto posto tra il tondo e il titolo ). Prima di San Francesco, nella cimasa si rappresentava l'ascensione del Signore al Cielo dinanzi ai discepoli e a Maria con le pie donne. Nelle varie edizioni la scena è semplificata : vi rimane la Madonna con due angeli che reggono la tradizionale verga del viandante. Nella nuova spiritualità, rimane la figura della Vergine in posizione orante, ma sotto di essa si posiziona una stella a sei o più punte. Gli angeli non portano la verga del viandante, bensì un cero acceso. La stella sotto la figura della Madonna rappresenta, secondo la tradizione, la verginità di Maria; il cero acceso in mano ai due angeli è il simbolo della venerazione, dell'amore indicibile di Francesco verso la madre di Gesù: una guida catechetica per i suoi frati nella via dell'amore a Maria. Il Tappeto : il Signore Gesù nell'ultimo spasimo prima della morte in cui : " Tutto è compiuto". E' l'ultimo sussulto che il pittore ha cercato di manifestare nella forma arcuata della persona, nonostante la sua scarsa conoscenza anatomica. In particolare è da notare la ricchezza del perizoma che copre i fianchi del Crocifisso. Una leggenda medioevale riporta che quando Gesù, prima di essere crocifisso fu spogliato delle vesti, era presente sua Madre con le pie donne, la quale, impavida, si è avvicinata a Lui, si è tolta il velo dalla testa e con quello ha cinto i fianchi del Figlio: ecco perché nelle prime croci francescane il perizoma del Signore è trasparente, ricamato e prezioso: è l'ultimo dono della Madre al Figlio che sta per dare la vita per gli uomini. E' la pietà popolare che si fa poesia.
Nelle croci romaniche, la lettura è dal basso verso l'alto: è morto in croce, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. Nella cimasa ( rettangolo sopra il Cristo ) è segnata l'ascensione al cielo; nel tondo, il Signore Gesù è in atto benedicente: è il Signore della Maestà di San Francesco. Nella croce francescana, si parte dall'alto verso il basso con la guida di San Francesco: Croce complessa quella francescana, ma di facile lettura anche per i non dotti. Si inizia dall'alto: dal Tondo al Suppedaneo. Il Tondo: Il Signore della Maestà, causa e origine di tutte le cose è rappresentato con il libro della Vita sorretto dalla mano sinistra ( ingrandire l'immagine ), mentre con la destra fa il gesto benedicente come sintesi del Signore della Maestà. Le tre dita: pollice, anulare e mignolo, unite insieme indicano la SS. Trinità, di cui il Signore è la seconda persona; le due dita, medio e indice, volte verso l'alto, indicano la natura umana e la natura divina del Verbo. La spiritualità francescana ha ereditato dall'arte romanica queste rappresentazioni: le ha fatte proprie, allargandone però il significato, che si chiarifica nella cimasa.
La Croce, che misura m.5,48 x 3,82, non porta la data di esecuzione, ma gli storici la collocano presumibilmente tra il 1250 e il 1260: data che collima con il messaggio emanante la spiritualità di San Francesco, maturata e diffusa nel popolo di Dio, e tra i frati più semplici o analfabeti che potevano leggervi il mistero di " Cristo povero e crocifisso". Con San Francesco era nata una spiritualità nuova, quindi croce nuova per una spiritualità nuova. Il vero valore di questa icona trova le sue radici nella novità del messaggio che anche i non dotti avrebbero potuto recepire. Così si spiega la molteplicità delle riproduzioni della Crocefissione nelle chiese francescane del primo secolo: erano il libro aperto tanto per i dotti quanto per i semplici. Noi, a distanza di secoli, possiamo ancora riflettere e delineare la storia di questa meditazione che in quel lasso di tempo suonava novità. E' il passaggio da una spiritualità fondata sul Cristus Gloriosus a quella fondata sul sul Cristus patiens. Nel primo millennio della Chiesa la predicazione del Vangelo si accentuava nell'annuncio del Signore Risorto: Cristo è morto in croce, è risorto, è salito al cielo e quindi il Signore dipinto sulla croce è rappresentato vivo, con gli occhi spalancati, adatti per penetrare nelle anime; è vestito con una clamide lunga, senatoriale, come si addice al Re della Gloria. San Francesco si è fermato a meditare, a contemplare la passione e morte del Signore sulla croce, tanto che ha chiesto e ha sperimentato gli spasimi del Crocifisso. Qualora si fosse voluta una croce dipinta, la si sarebbe fatta eseguire secondo la spiritualità di San Francesco. Non più il Cristo glorioso, ma il Cristo sofferente, che in quei tempi suonava novità: " Cristo povero e crocifisso ".