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lunedì 28 ottobre 2019

LA COLETTE DI JULIA KRISTEVA 1

 
 

 
" Una donna che si crede intelligente reclama gli stessi diritti dell'uomo. Una donna intelligente ci rinuncia " ( Colette )


(…) Mi piace come scrive questa donna: è un piacere immediato,
       senza " perché ", ma voglio comunque scommettere su una
       spiegazione. Colette ha trovato un linguaggio per esprimere
       una singolare osmosi tra le sue sensazioni, i suoi desideri, le
       sue angosce e l'infinito del mondo: sbocciare di fiori, palpiti di
       bestie, apparizioni sublimi, mostri contagiosi. Un linguaggio
     che trascende la sua esperienza di donna nel mondo, vagabonda
     o condizionata, libera, crudele o sensibile. Lo stile coniuga le
     sue radici rurali e il suo accento borgognone, alleggerendoli in
     un'alchimia che continua ad essere per noi misteriosa.
     Come accade spesso,Colette ci fornisce un racconto condensato
     al centro del quale - non sempre citata - c'è Sido, la madre e
     una sorta di amore come orizzonte. L'ultima lettera di Sido,
     ellittica e raggiante di gioia, si rivolge a Colette chiamandola
    " amore mio ". Ma la figlia, che si è appena liberata dalla
     pesantezza dell'amore per celebrarne solo la " leggerezza ", non
     è sciocca : " questa volta mi faccio scrupolo di rivendicare per
     me sola una parola così ardente. E' circondata da lineette,
     svolazzi di rondine, volute vegetali, dai messaggi di una mano
     che tentava di trasmettermi un alfabeto nuovo, o lo schizzo di un
     paesaggio intravisto all'aurora, sotto raggi che non avrebbero
     mai raggiunto lo squallido zenit " ( " La naissance du jour ", n.
     d. r. ).   (…)



                        Julia    Kristeva   da    Colette ( Vita di una donna )


LA COLETTE DI JULIA KRISTEVA 2



(..)Di fronte a questo alfabeto solare, un altro alfabeto - mostruoso
       questa volta - : una Colette notturna  esplora gli abissi delle
       nostre identità, che definisce un " nauseabondo caos senza
       inizio né fine, ma di cui certi arabeschi si leggono come lettere
       dell'alfabeto ( "Prisons et paradis" , n.d.r. ). Parte integrante
       dell'impero dei sensi e di quella sensualità femminile da lei
       definita " più diffusa dello spasmo, e più di quello, calda, ( "Il
       puro e l'impuro," n.d.r. )la scrittura di Colette li formula con
       un'intensità e una misura che trasformano i suoi stessi testi in 
      un" possente arabesco di carne,una cifra di membra mescolate,
      un monogramma simbolico dell' Inesorabile "
     A più riprese, nel corso dei suoi libri, Colette ritorna su un'idea
     che mi sembra centrale nella sua opera : la scrittura è una
     compenetrazione tra la lingua e il mondo, tra lo stile e la carne,
     che le rivela l'universo e i corpi come un arabesco. Il linguaggio
     è sentito come una " selvaggia melopea " che imprime la sua
     seduzione ai frutti, agli utensili e alle stoffe…
     In quest'esperienza sensuale, le metafore sono aromatizzate con
     sonorità venute da altri luoghi : " Quando le parole non sono
     abbastanza belle, la lingua d'oc le insaporisce " ( " Provence ",
     n.d.r. ). Per dare consistenza alle sue pietanze, Colette le
     insaporisce con molto aglio, il condimento apprezzato al sud.
     Il gusto delle parole e quello degli alimenti realizzano la stessa
     segreta alchimia: "  Se lei non è in grado di fare qualche
     stregoneria, meglio che non si occupi di cucina".
     Strega, Colette ? O modesto giardiniere ( al maschile )dell'
     alfabeto del mondo ?
     Essere definita " scrittrice " le è sempre parso insufficiente.
     Falsa modestia? Orgoglio smisurato?. Né l'una cosa né l'altra:
    lei sa da subito che la sua lingua assapora l'universo per rifarlo.
     Lanciata in una lotta accanita per imporre la sua libertà di
     donna e la sua firma di scrittrice, e prima di essere premiata da
     un successo tra i più accademici che esistano, Colette impone
     nella letteratura francese una sensualità che sfida l'inibizione
     più o meno casta della gente per bene, senza rivendicare però
     un erotismo trionfale, nel quale si distingueranno le sue
     consorelle dette " liberate ", né - all'opposto - un pudore
     dolorista più convenzionale. Provocatoria, scandalosa per l'
     audacia dei suoi costumi e del suo itinerario, questa donna
     seducente rifiuta di rinchiudersi in qualsivoglia militantismo e
     non predica alcuna trasgressione. Arriva a dare alla sua
     esperienza di libertà senza complessi il linguaggio di una
     profusione governata da una retorica classica, che rimanda i
     lettori moderni alla serenità del miracolo greco.  (…)


                   Julia  Kristeva   da    Colette ( Vita di una donna )

mercoledì 9 ottobre 2019

LA MADRE E LA FOLLIA IN MELANIE KLEIN 1

 
 
 

" Tutto il problema della vita è questo: come rompere con la propria solitudine, come comunicare con gli altri" ( C. Pavese )


COME NON ESSERE SOLO?

(…) Non contento di essere ferocemente stupido, il nostro mondo
       interiore sarebbe anche radicalmente solitario. Il Super- Io
       non ne è l'unico responsabile, anche se l'analista afferma che
      " Più il Super- Io è severo, più intensa sarà la solitudine".
       Tuttavia attribuisce non il fatto di essere isolato, ma la
       sensazione Interiore di essere soli, anche se si è circondati da
       amici e da affetto, a due fattori principali, non estranei ad
      un Super- Io precoce e tirannico.
      La prima relazione proverbiale con la madre - se è
      soddisfacente - stabilisce un contatto tra l'inconscio materno e
      quello del bambino, così completo, così gratificante, che la
      nostalgia di esso si imprime nella psiche. Senza ricorrere alla
     parola, questo contatto crea una sensazione di essere capiti
     così completa, da contribuire all'impressione depressiva di aver
     subito una perdita irreparabile. Per quanto sia favorevole il
     contesto dell'evoluzione psichica successiva, le angosce non
     tardano a farsi vive. L'angoscia schizo- paranoide, fin dal terzo
     mese e l'angoscia depressiva ( dopo ), devastano l'Io e si basano
     su un Super- Io che esige di ritornare a quella comunicazione
     assoluta che sta alla base dell'esperienza vissuta più completa
     che ci sia. L'integrazione dell' Io che dovrebbe porre rimedio a
     tali angosce, si realizza a poco a poco nel corso della posizione
     depressiva, ma non è tuttavia mai completa ed è la seconda
     causa del senso di solitudine.

   " Se dunque non si può arrivare a un'integrazione totale, neanche
     una comprensione e accettazione completa delle proprie
     emozioni, fantasie e angosce,risulta possibile: ciò costituisce
     un fattore permanente del senso di solitudine " ( M. Klein ). (…)

  


         Julia Kristeva  da  Melanie Klein ( La madre, la follìa )


LA MADRE E LA FOLLIA IN MELANIE KLEIN 2



(…) La speranza di essere capiti del tutto, riunendo le parti scisse e
       incomprese dell' Io, si può esprimere talora tramite la fantasia
       di avere un gemello. Questa speranza può anche assumere la
       forma di un oggetto interno idealizzato, che merita una fiducia
       assoluta. Al contrario, quando l'integrazione delle parti dell'Io
     resta inaccessibile,si instaura la sensazione di non- integrazione
     o di esclusione e ci si convince di non appartenere a nessuna
     persona o gruppo di persone. Oppure ci si può difendere dall'
    eccessiva dipendenza nei confronti dell'oggetto esterno fuggendo
    verso l'oggetto interno; ne deriva - in certi adulti - il rifiuto di
    ogni scambio amichevole.
    Un tono nostalgico, pacato e autunnale, impregna questo ultimo
    testo ( " La capacità di essere solo ", n.d.r. ), che passa in
    rassegna i sintomi schizo- paranoici e maniaco- depressivi dell'
    isolamento, per ripiegare - alla fine - su un vissuto universale.
    L' esperienza drammatica della solitudine vira, alla fine, verso
    un sentimento onnipresente di abbandono, che si rivela quasi
    una conoscenza lucida della nostra condizione di esseri
    separati, respinti da un paradiso che era invece un inferno, ma
   che il nostro Super- Io non smette di idealizzare per convincerci
   meglio che abbiamo un debito con l'impossibile.
   Lungi comunque dall'essere rassegnata, Melanie Klein conclude
   che - in effetti - la solitudine è il nostro inevitabile destino, ma
  anche che - in fin dei conti - è un'opportunità. Ammetterlo non ci
  rende più felici, ma certamente più sereni, perché più veri e, forse,
  più disposti all'accoglienza - senza che, tuttavia, cessiamo di
  essere soli. Da soli, possiamo far sì che la conoscenza analitica
  delle nostre solitudini sia condivisa. Il Super- Io draconiano
  consegna il testimone all'ideale dell' Io, di cui la Klein non parla
  molto, ma che si profila nella ricomparsa del " seno buono " e
 della sua interiorizzazione    (…)



     Julia  Kristeva   da   Melanie Klein ( La madre, la follìa )

MELANIE KLEIN ( La madre, la follìa )

 
 


IL DISPIACERE CHE CI COMPONE UN' ANIMA

(..)Al centro di un universo distruttivo,l'analista fa una scommessa:
    l'evoluzione dell' Io, nel corso normale dello sviluppo - e la cura
    analitica, quando ha successo - consente la perlaborazione
    delle angosce distruttive e delle fantasie sadiche. L' Io si
    approfondisce tramite la perlaborazione depressiva. La capacità
    di vivere fino in fondo il lutto per l'oggetto perduto, sostituisce il
    sadismo iniziale con il dolore psichico.La nostalgia e il senso
    di colpa sembrano costituire il volto rasserenante di Thanatos.
    L'angoscia non è scomparsa - rimane sempre nella Klein - ma
    cambia regime: invece di scindere o di spezzettare, invece di
 distruggere e di fare a pezzi,l'angoscia è tollerata come dispiacere
 per l'altro e come senso di colpa affettuoso per avergli fatto del
 male. Al sadismo e all'angoscia di persecuzione del primo
 trimestre, segue la propensione dell' Io rafforzato - quello della
 posizione depressiva - del sesto mese - a introiettare l'oggetto
 buono. Ci riesce tanto più facilmente se dispone di un'innata
 capacità di amore.

  " Il sentimento di gratitudine è una delle espressioni più evidenti
    della capacità di amare. Essa ha le sue radici nelle emozioni e
    negli atteggiamenti dei primissimi stadi dell'infanzia, quando la
    madre è il primo e l'unico oggetto per il neonato, ma i fattori
    interni che ne stanno alla base - soprattutto la capacità di amare
  -  sembrano essere innati ". ( M. Klein  da    Invidia e gratitudine ).

 Naturalmente, il vantaggio psichico dovuto alla posizione
 depressiva è considerevole : il sadismo diventa dispiacere, la
 nostalgia attenua la distruttività e il sole nero della malinconia
 rende più profondo l'Io, che invece di scindere e di negare perla-
 bora - rimuove - ripara - crea.
 Se nella Klein si seguono le metamorfosi della pulsione di morte in
 " psichizzazione", non si può che trovare shakesperiana la madre
 della psicoanalisi. Il sonetto 146 del drammaturgo non ci
 suggeriva già che la " morte morta ", in altri termini la " messa a
 morte della morte ", il suo superamento sublimatorio, si compie
 solamente nella vita interiore dell' " anima", se essa è capace di
 consumare in sé la morte che le viene da fuori?.
 L'idea shakespearana che la Klein fa del funzionamento psichico
 di un'anima che si alimenta - cresce grazie alla morte che mangia
 gli uomini - è pienamente riflessa nella sua tecnica analitica. (…)



  Julia  Kristeva    da     Melanie Klein ( La madre, la follìa )


giovedì 25 ottobre 2018

LA VITA, ALTROVE ( Introduzione )



Per la prima volta Julia Kristeva, linguista, psicoanalista e scrittrice considerata tra i massimi intellettuali del nostro tempo, svela, in questa conversazione - che di fatto si traduce in un'autobiografia - con Samuel Dock, psicologo clinico, i risvolti più intimi della sua vita. Tre quarti di secolo vissuti sempre sulla breccia , in un continuo corpo a corpo con le vertigini identitarie dell'esilio e dell'amore. L' infanzia in Bulgaria, la guerra, il comunismo e poi il suo crollo, l'arrivo a Parigi con una borsa di studio, i contatti intensi con gli ambienti intellettuali francesi più innovativi; tutti caratteri che - trascolorando - accompagnano le sue esperienze di donna, di amante, di sposa e di madre.
Questo libro ci invita a seguirla nel cuore profondo delle parole che scandiscono la sua vicenda biografica e, insieme ad essa, quella di un intero continente alle prese con i suoi passaggi storici cruciali: la rovina postbellica e la ricostruzione; il comunismo; il liberalismo; la globalizzazione, ma anche la depressione nazionale; il terrorismo jihadista; il desiderio di una Francia che pochi francesi possono vantare di aver vissuto con un'analoga tensione identitaria. Senza dimenticare la letteratura e l'esperienza interiore.
Né per Julia si è trattato solo di attraversare mondi, giacchè lo spostamento, lo spiazzamento, l'altrove ha costituito la dimensione interiore che  l'autrice ha sempre privilegiato. Non a caso - dovendosi riassumere in una sola frase - dice di sé :" Io mi viaggio", a sottolineare - con l'intensità della parola incarnata - la consapevolezza dell'erranza come chiave di volta di un'intera vita.



                      


LA VITA, ALTROVE ( Julia Kristeva ) 1

 
 

" L'inferno non sono i diversi : l'inferno è il diverso in me che non oso pensare " ( J.K. )


 Il 22 Giugno
 alle quattro in punto
 bombardamento a Kiev, ci annunciarono
 che era iniziata la guerra.


(…) Sono nata due giorni dopo l'inizio della guerra . Solo verso i
       quattro- cinque anni ho preso coscienza del fatto che il mio
       compleanno veniva associato al ritmo maestoso di un
       conflitto mondiale e, in definitiva, all'impressione di essere
       risucchiati da un'esplosione : non c'era spazio per " me"; io
       ero solo una scheggia in un mondo in preda alla distruzione.
      In seguito avremmo assistito al crollo della Bulgaria nel blocco
      comunista, alla ricostruzione e alla miseria, a forme di
      oppressione e di promesse, e poi alla guerra fredda. All'epoca
      vivevamo a Sliven, una città nel Sud- est della Bulgaria, ed è
      qui che sono nata. Nei pressi dei Balcani. Piccolissima,
      percepivo che eravamo in guerra. Scendevamo regolarmente in
      cantina e ascoltavamo la BBC. Restavamo in attesa del jingle
      tamburellato di Radio- Londra; vedevo gli adulti ascoltare
      messaggi enigmatici con il volto teso: la loro paura era
      contagiosa. La mia famiglia alloggiava presso degli insegnanti
     comunisti partigiani che vivevano nella clandestinità.L'uniforme
     di un ufficiale tedesco che cammina in cortile a notte fonda
     mentre corriamo in strada a cercare riparo,il razzo che
     squarcia il cielo per avvertirci dei bombardamenti: sono tutti
     ricordi veri di una bambina di tre anni? Oppure sono una
     costruzione mentale sulla base di ciò che mi è stato raccontato
     in seguito? Se evoco quei flash, con il distacco mi sembra che la
     solidità del legame familiare si sia costruita attorno a questi
     ricordi e in opposizione ad essi. (…)


  Julia Kristeva  da   La vita, altrove ( Autobiografia come un viaggio )

LA VITA, ALTROVE ( Julia Kristeva ) 2


(…)S. D.

    Come è arrivata a incontrare Philippe Sollers ? ( marito )


   J. K.

  
  Gérard  Genette ( saggista francese ed esponente di spicco dello
  strutturalismo insieme a Barthes e a  Lévi- Strauss , n. d. r ) mi
  aveva consigliato di leggerlo e di intervistarlo - cosa che ho fatto.
  A " Tel Quel ", Sollers mi ha innanzitutto presentato a Marcelin
  Pleynet oltre che a Jean - Louis  Baudry, che erano molto legati
  a lui.Soprattutto però,ci vedevamo spesso con Roland Barthes per
  lunghe cene amichevoli al ristorante Le Falstaff, a Montparnasse,
  dove parlavamo di letteratura, di quel che loro scrivevano, anche
  delle mie ricerche e un po' della vita politica - era prima del
  Maggio '68.  Niente stava più al suo posto, l'esistenza di ciascuno
  di noi era sconvolta e restava quel magnetismo della scrittura che
  riuniva il nostro insolito trio…
  Roland ci lasciava verso le 22,30 per andare ad abbordare
  qualche ragazzo a Saint- Germain, per un verso soddisfatto di
  liberarsi, per l'altro di dover pagare " l'arroganza dei disgraziati"
  E ho riconosciuto in lui un'omosessualità pudica e imbarazzata
  ben diversa dallo stile aggressivo e militante di Foucault- per
  esempio - che si è affermato più tardi.

  S.D.

  Come definirebbe il vostro rapporto? Un cameratismo tra
  intellettuali, una benevola cordialità, un'amicizia ? O un legame
  più sottile?


  J.K.

  La simpatia fu immediata e spontanea.Nessuna domanda, nessuna
  curiosità. Mi bevevo le sue parole e rispettavo i temi di cui
  decideva di parlare o di non parlare. Conservo le lettere nelle
  quali si preoccupava per la mia salute e mi consigliava di non
  affaticarmi, di riguardarmi e riposare. Barthes era il solo ad
  accorgersi che io non mi prendevo cura di me stessa, lui che
  conosceva così bene l'opera della morte su di sé. Era forse
  persuaso dall'idea che noi fossimo tra quegli esseri " senza
  famiglia" poiché profondamente segnati dai legami incestuosi che
  ci impediscono di mettere radici ovunque fuorché nell'adattarsi,
  nell'apparentarsi con stranieri? Pare abbia confidato a Hubert e
  Teri Damisch che, se non fossi stata sposata, io sarei stata la sola
  donna che avrebbe potuto sposare. Non credo che queste parole
  esprimessero una di quelle crudeli ironie delle quali era capace.
  Piuttosto un mormorìo di solitudine, un'ammissione d'impotenza
  amara e indefettibile. Le nostre relazioni affettive restavano
  discrete, di un ardente platonismo. (…)


Julia Kristeva  da  La vita, altrove (  Autobiografia come un viaggio )

LA VITA, ALTROVE ( Julia Kristeva ) 3


(…) Come tanti altri io associavo, sognavo una sorta di autoanalisi
       a una sorta di lettura. Sono andata ai seminari di Lacan. Era
       una comunità affascinata dal suo sacerdote che parlava una
      lingua estranea alla lingua francese e che invitata a proseguire
      l'associazione libera che avevo già praticato leggendo i suoi
       Scritti .In ogni caso, il seminario mi è parso più accessibile,
      perché la parola - teatralmente incarnata - diveniva fonte di
      vibrazioni transferenziali più intime benché indefinibili.Ai limiti
      di un'esperienza estetica, religiosa e onirica.
      Ho intrapreso il cammino dell'inconscio…

      D.S.

     Lei descrive questi seminari come vere e proprie sedute di
     psicoterapia di gruppo?

     J.K.

    Effettivamente equivaleva a una seduta psicanalitica. Gli adepti
    si contendevano i termosifoni per piazzare i loro microfoni e
    catturare ciò che il maestro diceva.Lunghi silenzi, frasi assestate
    a un auditorio soggiogato, una lentezza calcolata, era un grande
    attore! Non ricordo più il mio primo incontro con Lacan, ma
  Philippe lo conosceva già e l'ho rivisto a casa nostra in boulevard
   de Port- Royal numero 88: era venuto per bere un bicchiere o
   condividere una cena veloce.Doveva scalare cinque piani a piedi.
   Un uomo generoso e semplice, contrariamente alla leggenda ; e
   ammesso che la semplicità sia una maschera barocca e
   soprattutto del perfetto cattolico, conservo comunque la
   sensazione di questa sua autenticità.Prima della nascita di David
   talvolta mi telefonava nel cuore della notte per avere notizie della
   mia gravidanza e domandarmi se avevo idee per il nome del
   bambino. Mi sono permessa di fargli notare l'ora ! ( Risate ).
   Ci siamo rivisti dopo l'uscita di Polylogue ( 1977 ); forse era
   il momento in cui aveva sciolto la Scuola freudiana?. Fui
   sorpresa di sentir dire che non ero minimamente fatta per le
   Scuole!. Mi aveva invitata a parlare al suo seminario. Ero molto
   lusingata, ma turbata, visto che pochissime persone -  e ancor
   meno donne - avevano ricevuto quest'onore. Ma David, che stava
   mettendo i denti, aveva pianto tutta la notte, e io ero così stanca
   al mattino dopo che ho dovuto annullare il mio intervento. (…)


Julia Kristeva   da  La vita, altrove (  Autobiografia come un viaggio )

LA VITA, ALTROVE ( Julia Kristeva ) 4


(…) S.D.

      Veniamo a Philippe Sollers . Da decenni formate una coppia
     che ha affascinato i media,ma avete saputo proteggere la vostra
     intimità suscitando -vostro malgrado - una viva curiosità presso
     il pubblico. Nei suoi romanzi lui è molto presente, diffratto in   
     diversi personaggi.Potrebbe descriverci il vostro primo incontro
     e come si è costruita questa relazione?

    J.K.

    Il cammino di vita che mi fa ripercorrere, dal momento del mio
    arrivo in Francia, non avrebbe mai potuto esistere e diventare
    quello che è se non fossi stata accolta e accompagnata da
    Philippe. Da femminista convinto, lei ha messo l'accento sui miei
    sforzi, senza insistere sul ruolo fondamentale di Philippe. Come
    le ho già detto, Gérard Genette e Roland Barthes mi avevano
    subito parlato di questo giovane scrittore che aveva creato il
    Nouveau Nouveau Roman, ma io avevo impiegato qualche mese
    prima di entrare in contatto con il " personaggio famoso". Un
    lasso di tempo davvero lungo, dal momento che la mia borsa di
    studio mi concedeva solo nove mesi di ricerca in Francia. Il suo
    nome non mi diceva nulla e poi avevo talmente tante cose da
    fare e da vedere a Parigi!
    Un giorno leggo su Clarté un'intervista di Philippe Sollers
    accompagnata da una sua fotografia. Profilo borbonico alla
    Marchese de Sade, decisamente bello, seducente. Impossibile
    trovare oggi un tipo così interessante. Per di più, Sollers portava
    avanti delle idee che mi ricordavano quelle dei futuristi russi e
    dei surrealisti francesi, ma con un approccio filosofico nuovo e
    affascinante. In sostanza, sosteneva che è impossibile cambiare
    alcunché se non si cambia il linguaggio,e ovviamente il romanzo
    Gli ho scritto chiedendogli un appuntamento. Ha risposto subito
    proponendomi una data dopo le vacanze di Pasqua. Dunque, io
    arrivo il giorno stabilito alla Casa Editrice Seuil, mi arrampico
    sulla scala a chiocciola e Philippe Sollers mi aspetta nel suo
    piccolo ufficio. Gli spiego quello che faccio, discutiamo a lungo
    e poi andiamo a cena.Mentre mi accompagna alla stazione della
    metropolitana, l'affascinante seduttore cerca di baciarmi.
    Dico: " Ma signore! " e lo respingo.
    Non se lo sarebbe mai aspettato. (…)



  Julia Kristeva  da    La vita, altrove ( Autobiografia come un viaggio )

LA VITA, ALTROVE ( Julia Kristeva ) 5



(…) S.D.
   
   Il suo incontro con Philippe Sollers si fonda sulla durata grazie
   anche a quel potente slancio - lo dite spesso - che vi ha condotti
   l'uno verso l'altra. Faccio bene a chiamarla una " folgorazione
   relazionale? ".


   JK.

   Prima ancora del piacere, c'è stata un'intesa immediata di pelle,
   voce, ritmo che arricchisce il pensiero e lo rende sensibile.
   Quando ho conosciuto i suoi genitori, ho notato subito che 
   Philippe assomigliava enormemente a sua madre. C'è una parte
   femminile in lui- non nel suo comportamento e nemmeno nel
   suo modo di parlare, tagliente, ironico,incisivo,ancorché capace
   di profondere  tenerezza e finezza. Il suo corpo scattante ed
   energico, da calciatore, levigato, né barbuto né rugoso, ha una
   sorta di dolcezza che mi mette a mio agio, come per una
   immedesimazione sororale, riservata, che a un tratto diventa
   esplosiva per marcare i confini del suo territorio. Ricorda lo
   spirito pungente dei moralisti e degli scrittori di epistolari del
   Grand Siècle che balenavano nel fascino di Madame Joyaux
   madre. Per quel che riguarda me, posso dire di avere un pizzico
   di bisessualità psichica, mutata dall'identificazione con mio
   padre al quale assomiglio fisicamente.In conclusione, potrei dire
   che con Philippe formiamo una sorta di coppia a quattro! (…)


      Julia  Kristeva  da  La vita, altrove ( Autobiografia come un viaggio )

lunedì 13 agosto 2018

SIMONE DE BEAUVOIR ( la rivoluzione del femminile )

 
 


                                       " Donna non si nasce, lo si diventa" .( S. De Beauvoir )

" La creatività è un uccello senza un piano di volo, che non volerà mai in linea retta. "  ( V. Parra )




(…) La vita e l'opera di Simone De Beauvoir cristallizzano una
       fondamentale rivoluzione antropologica, preparata a lungo e
       collettivamente da entrambi i sessi, e continuano ancor oggi
       a produrre effetti imprevedibili sui nostri destini personali e
       sul futuro politico del pianeta. Aristocratica, filosofa
       esistenzialista, questa donna libera e ribelle che non smette di
      " acconsentire ", assumendosi dei rischi in amore così come
       nella scrittura, è stata capace di catalizzare e sintetizzare i
       diffusi e incontenibili movimenti di emancipazione femminile
       che l'hanno preceduta e che la circondavano; è riuscita a
       delineare, radicalizzare e assumere quella rivoluzione
       antropologica che ha finito con l'incarnare. Ribellandosi - in
       maniera decisa - al suo milieu e alla sua educazione,
       analizzando la condizione imposta alle donne nel corso della
       storia, questa intellettuale francese ha saputo più di
       chiunque altro imprimere un'accelerazione all'emancipazione
       del " secondo sesso " dopo millenni di dominazione patriarcale
       e maschile. I suoi scritti hanno mobilitato un vasto movimento
       internazionale per il diritto delle donne a disporre del loro
       corpo e a sviluppare la creatività del pensiero, attraverso il
       controllo delle nascite e il libero accesso al mondo del lavoro
       e alla politica. Inoltre questa apertura storica ha sovvertito,
       nell'arco di una generazione , i legami affettivi ed esistenziali
       tra uomo e donna, e ha trasformato quel nucleo del patto
       sociale che è la famiglia. Le conseguenze di questa rivoluzione
       antropologica senza precedenti, sommandosi alle prodezze
       della biotecnologia contemporanea, riconfigurano il destino
       delle specie umana.
       Adulata dai libertari, stigmatizzata dai conservatori, pur non
       essendo stricto sensu una militante femminista, Simone De
       Beauvoir ha sostenuto e incoraggiato le battaglie di tutte le
       donne per i loro diritti, segnando il proprio tempo con la
       sua scrittura , grazie alla quale il suo pensiero continua ad
       essere più che mai attuale. (…)


 Julia  Kristeva  da   Simone De Beauvoir ( la rivoluzione del femminile )

giovedì 2 agosto 2018

ELOGIO DELL' AMORE

 
 

                                                     Amore, condizione propizia alla non morte…


(…) Fin dove ricordo i miei amori, mi è difficile parlarne. Questa
      esaltazione al di là dell'erotismo è felicità esorbitante e insieme
      sofferenza pura: l'una e l'altra pongono le parole in tensione.
      Impossibile, inadeguato, subito allusivo allorché lo si vorrebbe
      più diretto, il linguaggio amoroso è una fuga di metafore: è
      letteratura. Linguaggio singolare, non lo ammetto che in prima
      persona. Perciò vi intratterrò qui su una specie di filosofia
      amorosa. Perché, che cos'è mai la psicoanalisi se non una
      infinita ricerca di rinascite attraverso l'esperienza d'amore,
      ricominciata per essere spostata, rinnovata e ,se non abreagita,
      almeno accolta e installata nel cuore della vita ulteriore dell'
      analizzante, come condizione propizia al suo perpetuo
      rinnovarsi, alla sua non morte?
      Devo confessare che il particolare destino dei miei amori ( o
      dovrei dire della mia vulnerabilità, nascosta dietro una
      maschera di vigilanza ) aggrava il venir meno del mio discorso
      di fronte all'intreccio di sessualità e di ideali tra loro mescolati
      che l'esperienza amorosa rappresenta. Ed è ciò che mi fa
      preferire all'incantesimo lirico o alla descrizione psico -
      pornografica, il linguaggio - se si vuole un po' storico - del già
      vissuto. E forse è in ciò che si concentra anche il silenzio
     ( amoroso ) dell'analista.
      Non si intendano queste affermazioni soltanto come una
      precauzione, un ritrarsi, una paura di scottarsi. In realtà, il
      sentire di aver dovuto - nell'amore - dilapidare, se non
      sacrificare desideri e aspirazioni, non è forse il prezzo che
      siamo costretti a pagare per la violenza delle nostre passioni
      verso l'altro? Uno scatenarsi che al limite può giungere sino al
      crimine nei confronti della persona amata,  l'amore che viene
      detto giustamente folle convive facilmente con una lucidità
      acuta, feroce, da Super- Io che tuttavia solo l'amore stesso è
      capace - provvisoriamente -di interrompere.Inno alla dedizione
      totale all'altro, un amore di questo genere è - anche - un modo
      quasi altrettanto esplicito, un inno alla forza del narcisismo,cui
      posso anche sacrificarlo, sacrificarmi.
      Se insisto - nell'amore - sul crogiuolo di contraddizioni e di
      equivoci che esso è - infinito del senso e insieme eclissi del
      senso - è perché in tal modo mi permette di non morire 
         soffocata dalla farragine di falsi sembianti e di compromessi
      che la nevrosi - di gruppo o a due - ci presenta. In tal modo lo
      preservo anche nel cavo del mio orecchio per non assopirmi di
      fronte alle noie e ai disagi dei miei analizzandi e per far
      esplodere - al contrario - un rischio di morte, un rischio di vita.
      In tal modo esso si rivela nell'erranza della connotazione
      metaforica. Di fatto, nel trasporto amoroso, i limiti delle
      identità personali si perdono, così come sfuma la precisione
      delle referenze e del senso del discorso amoroso ( sul quale con
      tanta eleganza Barthes ha scritto nei Frammenti ). Quando
      parliamo d'amore, parliamo della stessa cosa? E di quale?
      La prova dell'amore è una messa in prova del linguaggio :della
      sua univocità, della sua capacità referenziale e comunicativa .
      (…).


                   Julia  Kristeva   da   Storie d'amore


STORIE D'AMORE 1

 
 

                           Un'inclusione che sa superarsi e che si chiama capacità di amare…



(…) Ho scritto  Storie d'amore in una tappa della mia vita in cui
       l'amore si ritraeva da me. Quale Amore? Il colpo del " Grande
       Amore", mito salvifico, passione consolatrice, carica umorale
       ed elettrica o fulmine del destino?. Un amore che aveva fatto il
       suo tempo. Non fu però un deserto quello che mi aspettava: su
       quelle rovine - con l'aiuto della psicoanalisi - è sorto un altro
       amore, diverso dall' Amore, degno di interesse, in perenne
      edificazione e che continua a durare.Costruibile e decostruibile
      attraverso di me, fuori di me, questo amore è opera della
      libertà: è la mia rivolta, di rinascita in rinascita.
      Amore- esperienza: amore esplorazione di ciò che fu me,che mi
      altera e che io altero, che mi esalta, che mi schiaccia, che io
      abbandono, che mi abbandona,che mi ricrea, che mi trasferisce
      a te, a lui. Fanatica presenza di un altrui affianco a me e in me,
      estremità incorporea, che si dà attraverso di me continuamente
      e dappertutto.Parola che non è niente di ciò che io sono,ma che
      mi ricompone e ti ricompone, malinteso e interazione che mi
      sorprendono, mi spossessano, mi inabissano e mi fanno
      avanzare, folle evidenza. Una specie di società che né mi perde
      né mi tradisce, né mi delude né mi colma, che non fa altro che
      eccedermi, fuori dal tempo, fuori dallo spazio, straniera a me
      stessa, e statica. Prima di te, dopo di te, in ogni istante ti
      raggiungo e ti perdo, ti sono e ti fuggo: te, l'amato amante; noi,
      liberi in amore.
      Amore- storia: amore che si declina in poemi, suoni e immagini
      racconti e avventure, e si confonde con la storia della libertà, il
      cui ombelico è qui, in Europa. Trasporti o delusioni? Che
      importa. E' l'infinita trascendenza dell'esperienza interiore che
      io ascolto in queste pagine, in controtendenza rispetto alle
      fiammate mediatiche, alle depressioni nichiliste, alle orge
      pornografiche e ai magheggi esoterici che ci distolgono dalla
      ragione. E la scoperta freudiana dell'inconscio e del transfert
      mi rivela la sua verità logica:io la seguo in un 'inclusione
      esterna, nella storia dell' Occidente greco- ebraico- cristiano
      che, in cerca dell' Altro, ha costruito quel culto dell' " Io sono"
      che sa superarsi e che si chiama propriamente capacità di
      amare, quel favoloso  " mal d'amore ".  (…)


                Julia  Kristeva   da    Storie d'amore
     

STORIE D' AMORE 2



(…) Universalmente umana, potenzialmente accessibile a tutti gli
       esseri parlanti, quest'opera della libertà che io scopro nell'
       amore, ha ricevuto in effetti la sua forma più affinata, la sua
       realizzazione più diversificata, nella tradizione europea:
       attraverso la religione, la filosofia, l'arte e la letteratura.
       Appoggiandomi alla mia pratica della psicoanalisi, ho seguito
       tutti i suoi rimbalzi tra gli innumerevoli avventurieri e
       interpreti che mi hanno preceduto, prima di acquisire  quel
       sentimento di fierezza finalmente liberata da ogni senso di
       colpa che ormai provo nei confronti del genio europeo.
       Ma è l'incapacità di amare, al di qua e al di là dell'assenza di
       amore, che trascina a fondo l'analizzante e l'analista. Ed è
       quella stessa incapacità che minaccia la globalizzazione
       iperconnessa,quando quest' ultima si illude di poter formattare
       individui apparentemente cooperanti tra loro a forza di chat,
       di sms e altri simili tweet, sopprimendo l'esperienza interiore
       in cui nasce e muore quell'estremo fanatismo nel quale il me
       e il te si ricreano in amore.
       Niente garantisce che il mondo a venire possa continuare ad
       essere un mondo innamorato. Se queste storie d'amore
       dovessero avere una fine, quest'ultima svelerebbe il male
       radicale che è l'automatizzazione degli umani. Il principio di
       precauzione circoscrive fin d'ora la libertà - che non potrebbe
       esistere senza rischi -, il bisogno di sicurezza rafforza le
       chiusure identitarie, e certe nauseabonde zaffate totalitarie
       invadono gli spiriti - in tempi come questi - di debito e di
       austerità endemici.
       E però io scommetto che l'amore, vissuto a partire dalla
       diversità delle sue storie qui riunite, possa essere uno tra gli
       antidoti più radicali, perché più intimi. (…)


            Julia  Kristeva   da   Storie d' amore