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mercoledì 26 gennaio 2022

ORA CHE NON MI DICI NIENTE

 


                                                  Tu somigli a un lago tutto uguale...




Ora che non mi dici niente, ora

che non mi fai godere né soffrire,

tu sei la consueta dei miei giorni.

Tu somigli a un lago tutto uguale

sotto un cielo di latta tutto uguale.

Assonnato mi muovo sulla riva.

Non voglio non desidero, neppure

penso.

Mi tocco per vedere se sono.

E l'essere e il non esser, come l'acqua

e il cielo si confondono.

Diventa il mio dolore quel d'un altro

e la vita non è lieta né triste.


T'odio, compagna assidua dei miei giorni,

che alla vita non mi sottrai, facendomi

come il sonno una cosa inanimata,

ma me la lasci solo rasentare.

Poiché sono rassegnato a vivere, voglio

che ogni ora del dì mi pesi sopra,

mi tocchi nella mia carne vitale.

Voglio il Dolore che m'abbranchi forte

e collochi nel centro della Vita.

Ora che non mi dici niente, ora

che non mi fai né godere né soffrire,

io rassegnato aspetto che tu passi.




                     Camillo Sbarbaro   da   Poesie e prose ( a cura di E. Testa, 2022 )



lunedì 18 maggio 2020

PIANISSIMO




                                                   Come albero ignudo a mezzo inverno..


Taci, anima mia. Son questi i tristi 
giorni in cui senza volontà si vive,
i giorni dell'attesa disperata.
Come albero ignudo a mezzo inverno
che s'attrista nella deserta corte,
io non credo di mettere più foglie
e dubito d'averle messe mai.

Andando per la strada così solo
tra la gente che m'urta e non mi vede,
mi pare d'essere da me stesso assente.
E mi accalco ad udire dov'è ressa,
sosto dalle vetrine abbarbagliato
e mi volto al frusciare d'ogni gonna. 
Per la voce di un cantastorie cieco,
per l'improvviso lampo d'una nuca,
mi sgocciolano dagli occhi sciocche lacrime,
mi s'accendono negli occhi cupidigie.
Ché tutta la mia vita è nei miei occhi.
Ogni cosa che passa la commuove
come debole vento un'acqua morta.

Io son come uno specchio rassegnato
che riflette ogni cosa per la via.
In me stesso non guardo perché nulla
vi troverei.
E, venuta la sera - nel mio letto -
mi stendo lungo come in una bara.



                   Camillo  Sbarbaro    da una   Silloge del 1914



martedì 10 luglio 2018

VERSI A DINA

 
 


                                     A noi che non abbiamo altra felicità che di parole…





LA BAMBINA CHE VA SOTTO GLI ALBERI

La bambina che va sotto gli alberi
non ha che il peso della sua treccia,
un fil di canto in gola.
Canta sola
e salta per la strada: ché non sa
che mai bene più grande non avrà
di quel po' d'oro vivo sulle spalle,
di quella gioia in gola. A noi che non abbiamo
altra felicità che di parole,
e non l'acceso fiocco e non la molta
speranza che fa grosso a quella il cuore,
se non è troppo chiedere, sia tolta
prima la vita di quel solo bene.


                                                                             ***


ERA COLOR DEL MARE E DELL'ESTATE

Era color del mare e dell'estate
la strada tra le case e i muri d'orto
dove la prima volta ti cercai.
All'incredulo sguardo ti staccasti
un po' incerta dall'altra marciapiede.
Nemmeno mi guardasti. Mi stringesti
- con la forza di chi s'attacca - il polso.
A fianco procedemmo un tratto zitti.

Una macchina adesso mi portava
- procella appena dominata - verso
il luogo di quel primo appuntamento.

Già la svolta il mio cuore riconosce
e, raffica, la macchina la imbocca,
ed ecco tu ti stacchi
un po' incerta dall'altro marciapiede.
( Non era che un crudele immaginare:
paralitico tenta con quest'ansia
la parte, se il male la guadagni ).

Il tempo di pensarti: ma nell'attimo
che dolcissima spina mi trafisse!
Acuta come questa non mi desti
altra gioia, non mi potevi dare.
T' amavo. Amavo. Anche per me nel mondo
c'era qualcuno.

O strada tra le case - benedetta -
dove la prima volta nella vita
pietà d'altri che me mi strinse il cuore.



                                                                       ***


LA TRAMA DELLE LUCCIOLE

La trama delle lucciole - ricordi -
sul mare di Nervi, mia dolcezza prima?
( trasognato paese dove fui
ieri e che già non riconosce il cuore )

Forse. Ma il gesto che ti incise dentro,
io non ricordo; e stillano in me dolce
parole che non sai d'aver dette.

Estrema delusione degli amanti!
Invano mescolarono le vite
s'anche il bene superstite, i ricordi,
son mani che non giungono a toccarsi.

Ognuno resta con la sua perduta
felicità, un po' stupito e solo,
per un mondo vuoto di significato.
Miele segreto di che s'alimenta;
fin che sino il ricordo ne consuma
e tutto è come se non fosse stato.

Oh come poca cosa quel che fu
a quello che non fu divide!
Meno
della scia della nave acqua da acqua.

Saranno state
le lucciole di Nervi, le cicale
e la casa sul muro di Loano,
e tutta la mia poca gioia - e tu -
fin che mi strazi questo ricordare.



               Camillo  Sbarbaro    da      Versi a Dina





domenica 4 febbraio 2018

ORA CHE SEI VENUTA...




                                                 A festeggiarti - bene tanto atteso...


Ora che sei venuta,
che con passo di danza sei entrata
nella mia vita
quasi folata in una chiusa stanza,
a festeggiarti - bene tanto atteso -
le parole mi mancano e la voce
e tacerti vicino già mi basta.

Il pigolìo così che assorda il bosco
al nascere dell'alba, ammutolisce
quando sull'orizzonte balza il sole.

Ma te la mia inquietudine cercava
quando ragazzo
nella notte d'estate mi facevo
alla finestra come soffocato:
ché non sapevo, m'affannava il cuore.
E tutte tue sono le parole
che - come l'acqua all'orlo che trabocca -
alla bocca venivano da sole
l'ore deserte, quando s'avanzavan
puerilmente le mie labbra d'uomo
da sé, per desiderio di baciare...


Camillo   Sbarbaro  da    " Versi a Dina",  Poeti italiani del Novecento