Vittorio Bellini - La Via Crucis di Vertova
(...) Quando fermi, davanti alla croce, guardiamo il volto di Cristo, ci accorgiamo che a poco a poco, tra la brina del sudore e le gocce dense e grevi del sangue, che quel volto diventa l' alveo, la casa, il nido di raccolta e l' effigie stessa di tutte le offese, di tutte le ingiustizie, di tutti i dolori e di tutte le lacrime che devastano il mondo. Allora su quel volto, diversificati uno per uno, ma abbracciati in una stessa domanda, in una stessa risposta e, dunque, in una stessa pace, scorgiamo i volti di tutti i sofferenti, di tutti gli affamati, di tutti i malati che ci è accaduto di incontrare nella vita, quelli ai quali non abbiamo dato nulla, o ben poco di quanto - la loro presenza - ci chiedevano : e insieme ai loro, i volti degli oppressi, degli affamati e dei malati, che nella vita ci hanno preceduto e ci seguiranno. Presi da quell' infinita, tremante capacità di condensare in sé tutte le altre vite, e di far lievitare come un muschio e fiorire come un prato - da tanto, terribile dolore la realtà della pace - noi ci chiediamo da dove questo miracolo nasca. La risposta è nella natura stessa dell' uomo - Dio, che sulla croce ha voluto salire e morire per liberare veramente l' uomo e, con l' uomo, il mondo.
Questa natura è - in assoluto - la carità; è - in assoluto - l' amore (...).
Giovanni Testori da Davanti alla Croce
