Visualizzazione post con etichetta Giorgio Orelli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giorgio Orelli. Mostra tutti i post

mercoledì 24 giugno 2020

LE RONDINI DI ORELLI




                                            Con i loro riflessi violacei giungono placidi corvi...


MOOSACKERWEG

Gorgogliavi al telefono come i fagiani
del Tremorgio ascoltati dalla costa
che sale al Campolungo
prima che vadano in pianta o dal lago
in barca col guardiano Isidoro detto il Monco.
Ora andiamo guardinghi fra giardini
dove s'addensano dalie screziate,
verso gli atri muscosi
promessi dalla via.
                                   Non ti ferisce il sole,
imbozzolato quanto basta, non ti disturba il ghiaino
sparso con parsimonia. Garbatissimi cani
levano appena un guaito ( taceranno al ritorno  ).
C'è chi innaffia, uguaglia o sfoltisce
siepi di sempreverdi, chi ancora raggiunge una noce,
uomini soli di sabato, l'uno distante anni luce dall'altro,
gruezi rispondono quasi sorpresi al saluto,
grussgott mentre con i loro riflessi violacei
giungono placidi corvi che disertano un folto congresso
in cielo per trascorrere qui, non privi di grazia posarsi
su betulle, su meli...
Esperti -di- sorrisi- dormienti
all'ombra e al sole, tua nonna e io non tardiamo a capire
quel che vuoi dirci: " Tutte quelle mele
così rosse sul ciglio della strada,
non raccoglietele, non sono buone,
da queste parti finito il raccolto è difficile
trovarne anche una sola che sia tutta sana,
bella, liscia, non aspra. Ma non conta, ben altro
può riempirci di gioia o contristarci, ben altro
irridere a un tratto le nostre scarse difese ".
                                                                        Hai ragione.

Matteo, non importa, procedamus cum pace.


                                            ***

VERSO BASILEA

La tetraclordibenzodiossina
trovata nel latte
di una donna di Amburgo che abita
vicino a un inceneritore
mi attraversa la mente nell'istante
che il treno rallenta come senza perchè
e un signore laconico getta un occhio fuori
soffia Hoffmann- La Roche alla quasi assopita campagna.
Vacche brucano in fila tra lunghe strisce di un giallo
vicinissimo a un tratto, abbacinante.
Flachs, dice il compito signore, ma sbaglia, o vede azzurro,
è Raps, colza, già l'olio adulterato
della seconda sillaba ha mietuto
vittime in Spagna.
                           Da un affisso una donna
invita a non prendere troppo sul serio la vita.


                                               ***

DAL BUFFO BLU

Come alzo un dito non so perchè la coccinella che da un po' ti tiene compagnia, lascia il soffitto e viene a posarvisi, non so perchè nel viaggio breve dall'orlo al centro del tuo piatto alla formica son cadute le ali.
Paperoso? Carìcido? E adesso è  oggi, adesso è domani, tu non devi piangere se il pollice non è all'altezza delle altre dita; non devi prendertela perchè ci sono le ore.


                                             ***

IN RIPA DI TESINO

Nel mondo delle fiabe in primavera
quando più forte odorano lungo il Ticino i sambuchi
e sui sentieri gli armenti dei pioppi s'ammucchiano
come neve soffiata, aumenta il numero
dei suicidi, specie a causa del Fohn.

Seduti tra i cespugli si ha un bel ridere
vedendo passare con l'acqua timbri, attrezzi d'ufficio, si finisce
con lo star male come alla stazione
quando fra un treno e l'altro un colombo si posa
sulle rotaie.

Più ricca del Kuwait la Svizzera ha il primato
dei suicidi in carcere, cinque su mille,
un ingegnere delle ferrovie dice che molti si gettano
sotto il treno, due in un mese a Bellinzona,
l'altranno sessanta lungo la sola via del Gottardo.

Si resta perplessi si guarda l'amico
di fuorivia perplesso se a un tratto
sul mezzodì viene incontro tra pallidi tronchi dei platani
un anziano signore sconosciuto che chiede garbato
da che parte è il Ticino, il fiume.

Il fiume? Si addita dicendo che il ponte più vicino
l'hanno tagliato e gli altri
sono un po' tanto a nord, a sud.
Ma non meno inattesa la gioia di vederci salutare
con quasi festoso trasporto da chi credevamo travolto
e invece passeggia, pietosamente toccato d'eterno,
sulla diga, la giacca sottobraccio per il caldo.




                       Giorgio  Orelli     da     Spiracoli


sabato 16 maggio 2020

LOMBARDIA...




                                            ... terra mia... ( non solo di Coronavirus...)


LOMBARDIA

Da Milano a Pavia
ci sono treni che hanno così poca
fretta, che a volte - in primavera - quando
spuntano imprimi cespi smerlettati,
prendono la campagna lenti lenti
e dove forse qualche giornatante
s'aspetta, senza scosse 
si fermano, il tempo che basta
perché non pochi viaggiatori possano
scendere e, senza allontanarsi troppo,
cogliere cicorietta per purgare
il sangue, guardati da santi
che in cima a campanili alzano il piede
come per volare via.


                                                  ***

SPESSO COSI' TRA LORO...

Spesso così tra loro, distesi nella morbida
erba presso un ruscello sotto i rami d'un albero alto,
poco bastava al giocoso riposo dei corpi
- e meglio se il cielo rideva e la bella stagione
tingeva il verdeggiante prato di fiori. Tempo
di giocare, parlare, tempo di ridere allegri.
Regnava allora la musa agreste, allora una lieta baldanza
li spingeva a ornare la testa e le spalle
di ghirlande di fiori intrecciati e di foglie
e senza ritmo avanzare movendo duramente
le membra e percuotere col duro piede la madre terra;
donde erompeva la gioia di ridere e scherzare,
perché tutto era nuovo per essi, tutto meraviglia.



                                           ***

MEMENTO TICINESE

Benché non fosse tra Carnevale e Pasqua
( forse anche per via di certi fiori
noti - ignoti rampicanti sul pallido,
che ci adocchiavano dalle case, o perché,
inevitabile - a volte - l'andare
tra  le immondizie e l'odore di fieno ),
il tempo ( il vuoto ) era come di Quaresima.
Ci fermammo su un prato in pendio,
avevamo di contro il calmo campanile
d'un villaggio deserto, e a sinistra, sul versante
d'un'altra delle cento valli, un altro
paese, un gregge zuppo, trattenuto
da una chiesa bianchissima sul baratro.
Ci mettemmo a mangiare, ma c'era un silenzio
che a me pareva di far troppo rumore,
e tornando a guardare i brevi
villaggi e lunghi, semplici come frasi musicali,
non so più chi di noi, ma quasi fosse
un altro per la voce alterata,
disse : " Son vuoti, sembra che aspettino
- rassegnàti - qualcuno che li saccheggi."
Proprio allora suonò mezzogiorno : s'udirono
gridi di bambini, e dall'ombra del nostro campanile
apparve, coperto di lamine per gli uccelli dei ronchi,
un vecchio.

Ed ora io mi chiedo : " A che serve ricordare
come lampeggiava nel sole? Come
- senza vento - strideva ?".



                          Giorgio  Orelli    da    Tutte le poesie


giovedì 28 settembre 2017

CRISTINA CAMPO ( LETTERA A GIORGIO ORELLI )


Roma, Giugno 1958

 Mio caro,
avrei un bisogno estremo di silenzio, di un'aria che parli e nutra in
silenzio, della vicinanza dell'acqua. Di feste silenziose, umane, vicino all'acqua.
Questa gente impazzita come insetti, questo mondo che muore come un pesce buttato in secca; e la mia vita che non decifro, che non so se m'importa neppure decifrare, tanto sono snervata,
esasperata - al limite del respiro e del pensiero. E così passerà questo mezzogiorno stupendo, la nostra età perfetta , capisci Giorgio?Noi così giovani e saggi, disperati e attenti. Il mondo ci consuma in questa inutile resistenza. Sogno a volte un Decamerone sui prati ancora puri di Veio. Tutti i miei amici lontani - così incantevoli - poche donne ( ma belle ) - e lunghe storie e le tue canzoni, e una vita fresca vicina all'acqua. Quest'idea dell'acqua mi perseguita, come nella leggenda dove qualcuno diceva: " Quando vedrai terra e cielo oscurarsi, tuffa le mani nell'acqua".
Tu che farai, questa estate? Mi piacerebbe vederti, ma dove non saprei. Pensaci tu, ti prego.
Io non ho ancora deciso niente per Lerici; non arrabbiarti, non ho cervello per pensarci, e mi annoia. Ma sono contenta che l'abbia fatto tu - questo volevo, lo sai.
Iersera venne Luzi per poche ore. Lo portai ai Cavalieri di Malta,
quel luogo da Vida es sueno , illuminato dal plenilunio. Era incantato - ma anche lui ha imparato a salutare ogni luogo bello,
ogni minuto di silenzio e di vita come se fosse l'ultimo.
Perdona questa lettera, caro Giorgio. Salva tu quello che puoi, nei
tuoi versi. Ti abbraccia la

                Cristina


Cristina Campo    da   Il mio pensiero non vi lascia ( Lettere a Gianfranco Draghi e ad altri amici del periodo fiorentino )


giovedì 9 febbraio 2017

DORINA



Non sapevo: tuo padre
è morto prima che tu nascessi:
Dorina figlia di Isidoro
detto il Monco, guardiano del Tremorgio.
Che un giorno d'autunno ( già qualche fagiano
andava in pianta ) andava in barca sul lago
per il solito giro idroelettrico
e dalla capanna s'è messo a suonare il telefono
e il suono non cessava; né s'è dovuto affrettare
a piedi, tanto durava la squilla sulla lacrima
azzurra, su tutto.


      Giorgio  Orelli  da      Tutte le poesie