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sabato 23 maggio 2026

JORGE, IL MINACCIATO

 


                                                          E' l' amore : dovrò nascondermi o fuggire...




E' l' amore. Dovrò nascondermi o fuggire.

Crescono le mura delle sue carceri, come in un incubo atroce.

La bella maschera è cambiata, ma come sempre è l' unica. A  cosa mi serviranno

i miei talismani, l' esercizio delle lettere, la vaga erudizione, lo studio delle parole che l' aspro Nord

usò per cantare i suoi mari e le sue spade, la serena amicizia, le Gallerie della Biblioteca,

le cose comuni, le abitudini, il giovane amore di mia madre, l' ombra militare dei miei morti,

la notte intemporale, il sapore del sonno ?

Stare con te o non stare con te è la misura del mio tempo.

Già la brocca si rompe sulla fontana, già l' uomo si alza alla voce dell' uccello,

già sono oscure sagome quelle che guardano dietro le finestre, ma l' ombra non ha portato la pace.

E' - lo so - l' amore : l' ansia e il sollievo di sentire la tua voce, l' attesa e la memoria,

l' orrore di vivere nel tempo successivo.

E' l' amore con le sue mitologie, con le sue piccole magie inutili.

C'è un angolo di strada ove non oso passare.

Già gli eserciti mi accerchiano, le orde.

( Questa stanza è irreale : lei non l' ha mai vista ).

Il nome di una donna mi denuncia.

Mi fa male una donna il tutto il corpo.





                                      Jeorge Luis Borges    da  El oro de los tigres


lunedì 23 febbraio 2026

LA MIA PAZZA MENTE

 

                                                            Schiavo della fantasia, ogni tanto andava via...




(...) Gli affetti non si ammalano. non sono aggredibili. E' solo il cervello, la sua chimica e la sua architettura che si alterano, si decompongono e - di conseguenza - generano i sintomi della follia.

L' amore può essere imbavagliato, rinchiuso, imprigionato, ma rimane tale, puro, non si ammala, non impazzisce.


E' solo la mente, la chimica del cervello - la sua sconnessione - la causa della follia.  (...).                 




                                 Mario Tobino  da   Le libere donne di Magliano


giovedì 11 dicembre 2025

L' AMORE E' TUTTO

 

                                                                Discorso di sant' Agostino sull' amore




" Se tacete, tacete per amore.

   Se parlate, parlate per amore.

   Se correggete, correggete per amore.

   Se perdonate, perdonate per amore.

   Sia sempre in voi la radice dell' amore, perché solo da questa           radice può scaturire l' amore.

   Amate, e fate ciò che volete.


   L'  amore nelle avversità sopporta, nella prosperità si modera,     nelle sofferenze è forte, nelle opere buone è ilare, nelle tentazioni è   sicuro, nell' ospitalità generoso, tra i veri fratelli lieto, tra i falsi,   paziente.


  E' l' anima dei Libri sacri, è virtù della profezia, è salvezza dei   Misteri, è forza della scienza, è frutto della Fede, è ricchezza dei   poveri, è vita di chi muore.


 L' amore è tutto. "



martedì 25 novembre 2025

L' ESTREMO FORTE DEGLI OCCHI

 


                                                                                 Sul ciglio labile del nulla...




" La poesia somiglia alla preghiera. Victor Hugo diceva che ci sono momenti in cui, qualunque sia l' attitudine del corpo, l' anima è in ginocchio. La poesia è raccoglimento, offre una possibilità di ascolto di sé stessi, ci consente di raggiungere e di scoprire una parte di noi, affina il nostro udito e la nostra sensibilità. Quindi ci rende presenti a noi stessi e agli altri. E imparare ad ascoltare noi stessi, può essere un buon inizio per imparare ad ascoltare anche gli altri ad essere reciprocamente presenti."  ( C.C. )







QUESTA STRADA DI LUNGHE PALME

Questa strada di lunghe palme
che pare orizzonte palpitante
ti somiglia

nell' imprevisto caldo della tempia

mi accorgo che tanto
ti avevo vagato
senza sapere che sei tu
senza sapere che sei sì

sul ciglio labile del nulla

rimane il chiaro mistero
del perché delle tue tante mani.


                                                    ***

IN QUEL POCO DI VENTO

In quel poco di vento
ruvido del mio respiro
c'è sempre qualcosa che sei tu

che sempre mi stai pulsante
sulle tempie come perpetuo
avvento

nel tempo muto del mare
abbiamo nude le mani
e siamo stretti di vita

non abbiamo delle onde paura
abbiamo paura del sale

a oltranza  
restiamo come nel vuoto
la durata del viso.


                                                          ***

E NELLA PROFONDITA' DEL MORMORIO

E nella profondità del mormorìo
di questo azzurro piovuto
slacciarsi le scarpe e gli accidenti

piano scolorare e lasciarsi
cadere
dove sai di sole
dove sei tanto casa.


                                                     ***

PER FRATTURE E PER CROLLI

Per fratture e per crolli
per esistenze smarrite
nella costanza della nostalgia
nello spavento della durata

si va a precipizio

in un destino di cieli stretti
nella magrezza del fiato

minuziosamente

si va
da soli
per desiderio di lontananza.


                                                   ***

NEL DISINCANTO DEL VENTRE

Nel disincanto del ventre
impetuoso vieni
a cercarmi rotto
il grido

in bilico

trema il tempo strappato
e commuove
ogni verbo all' infinito.


                                            ***

MI SGRANO I SEGNI E IL SENSO

Mi sgrano i segni e il senso
sul limitare della cenere
concentrica me ne sto

mi setaccio il pianto e il pane
dovendomi vivere

mi sorrido tra le fughe
del tuo esistermi
in azzurre risonanze di grigio

e ringrazio ogni cielo.



                                 Cettina  Caliò     da   L' estremo forte degli occhi


domenica 2 novembre 2025

IL RECINTO DI PENA DI ROSSI PRECERUTTI

 


                                                                   Avrai pieghe felici, concerto di sillabe rare...




"  ... e colpisce, nella tessitura purissima del libro, la perfetta identità fra trama amorosa e discorso metapoietico, che si dispiega in immagini enigmatiche e nei piccoli trasalimenti del cuore, come chi si accinga - passo dopo passo - a " vestire di parole / una breve eternità ".  (  G. Pontiggia  )



Ignoriamo tutto

di questa severa natura

che ci lega regalando

fervore e sonno.

I dorsi dei libri

sui ramosi scaffali

si sfanno in concrezioni dorate

presto si spengono

il racconto di una sera

che dice tregua e riparo.



                                                  ***


Sopra l' acqua fabbricata

questa dimora che guardano

molti occhi, un giuramento, 

tuo e mio, per un miglior luogo

mentre termina l' anno

nella ferocia dell' azzurro

incenso di nuvole come

labbra sfiorate da un niente

sfavillante, che ci assalta

ci perde.



                                                   ***


La vita che ti hanno fatto

non volere, un affanno

non degno che riponi

sulla pallida pietra

del cuore. Avrai

pieghe felici candore

di sillabe rare per cedere

il tuo segreto

al concerto d' ossa

che dentro il nulla

vedrà presto il fuoco.



                                                ***


Per una via dubbiosa

si apriva un inatteso

fiorire : ecco la luce

di molte infanzie

il colorato soffio

prolungato in vera

estate, e vicino e vivo

sotto deposti raggi

il mio tranquillo disastro.



                                              ***


Non più un nome. Andiamo

per questa campagna coperta

di sedimenti rocciosi

quando un liberato suono

accende di lampi la falci

dei tuoi occhi strappati

al vuoto. Sparsa un' altra

immagine, un dio nascosto

si riveste d' ingiustizia

se ciò che esiste è solo

corpo errante vocabolo

straniero.




        Roberto Rossi  Precerutti  da  Recinto di pena e altri petrarchismi



sabato 1 novembre 2025

UNA POETA ALLA FINESTRA

 


                                                                                  Tomba di Forugh



Gli intellettuali del suo Paese - soprattutto giovani - ogni anno in occasione della morte della poeta, si riuniscono attorno al suo sepolcro, accendendo candele e leggendo sue poesie, di fronte ai versi dell' epigrafe, che recitano : " Io parlo dall' estremità della notte /. Dall' estremità della tenebra / dall' estremità della notte io parlo /. Se verrai a casa mia, oh caro / portami una luce / e una piccola finestra / per guardare la stradina affollata e felice // ".



Forugh Farrokhzad ( la voce ribelle della poesia persiana ) nasce a Teheran nel 1935 e pubblica a vent' anni la sua prima raccolta di poesie ( Prigioniera ). Dopo una vita matrimoniale durata appena tre anni, è costretta a una difficile scelta tra la famiglia e la Poesia. Forugh sceglie la Poesia e perde per sempre il diritto di vedere il figlio. Dopo la pubblicazione del secondo  volume" Il muro "  e terzo " Ribellione ", in seguito al suo incontro con il regista  Golestàn, inizia la sua attività cinematografica. Nel 1963 pubblica la sua più importante opera poetica " Un' altra nascita " , mentre il 13 Febbraio 1967  - a trentadue anni - perde la vita in seguito ad un incidente automobilistico.





UNA  FINESTRA


Una finestra per vedere

una finestra per sentire

una finestra che come la bocca di un pozzo

giunga in fondo al cuore della terra.

E si apra lungo questa continua grazia azzurra,

una finestra che nel favore notturno del profumo di nobili stelle

trabocchi di piccole mani della solitudine,

e da lì potremo invitare il sole

all' esilio dei gerani.


Mi basta una finestra.


Vengo dal paese delle bambole

sotto l' ombra degli alberi di carta

nel giardino di un libro illustrato

dalle stagioni secche dell' esperienza dell' amicizia e dell' amore

dai sentieri polverosi dell' innocenza

dagli anni fiorenti nelle pallide lettere dell' alfabeto

da dietro i banchi di una scuola malsana

quando i bambini ormai sapevano

scrivere sulla lavagna la parola pietra

e stormi confusi di uccelli volavano da vecchi alberi.


Vengo dal cuore fra le radici di piante carnivore

e la mia testa ancora

trema all' urlo terribile di una farfalla

crocifissa sull' album con uno spillo.


Quando la mia fede era impiccata alle fragili corde della giustizia

e in tutta la città facevano a pezzi il cuore dei miei occhi,

quando soffocarono con il fazzoletto nero della legge

gli occhi infantili del mio amare,

e dalle tempie pulsanti della mia speranza

sgorgavano fiotti di sangue,

quando la mia vita ormai non era più nulla,

nulla se non il tic - tac di un orologio,

capii che dovevo amare

amare, amare follemente.


Mi basta una finestra,

una finestra nell' ora dell' intesa, dello sguardo., del silenzio.

Adesso l' albero di noci è talmente cresciuto

che spiega alle sue giovani foglie

la presenza del muro.


Chiedi allo specchio 

il nome che ti salverà,

la terra che freme sotto i tuoi passi

non è più sola di te ?


I profeti del nostro tempo

hanno forse portato le scritture della rovina ?


Queste esplosioni continue,

le nuvole sporche

sono forse l' annuncio di un canto sacro ?


Tu, amico, tu, fratello, tu che hai il mio stesso sangue

quando arriverai sulla luna

scrivi la storia della strage dei fiori.


Sempre i sogni

s' infrangono dall' alto e muoiono,

io annuso il quadrifoglio

che spunta sulla tomba di antichi sensi.


La donna che divenne polvere nel sudario dell' attesa e del pudore

era forse la mia giovinezza ?

Salirò di nuovo - io - per la scala della curiosità

per salutare il buon Dio che cammina sul tetto di casa ?

Sento che il tempo è trascorso

sento che è un istante la mia parte

tra le pagine di storia

sento che il tavolo è il pretesto di una pausa

tra i miei capelli e le mani di questo triste sconosciuto.


Parla, parla con me

esiste forse qualcuno che conceda a te il suo corpo caldo ?

E da te non desideri altro che sentire la terra che scorre ?

Parla, parla con me,

salva

al riparo della mia finestra :

sono amica del sole.




                         Forugh  Farrokhzad    da     E' solo la voce che resta



venerdì 24 ottobre 2025

KHALVAT


                                                            L' amore è sacro perché è nostro...




La Raccolta di Foltran  celebra l' intimità come dimensione sacra. Il titolo, dal persiano " solitudine rituale", annuncia un' opera costruita sulla dialettica amore- isolamento. La struttura, divisa in tre parti ( " L' una il nume dell' altro " ; " Economia reale "; " Naufrago in piscina" ) contrappone la perfezione dell' universo duale - due amanti che si bastano - alla violenza del mondo esterno. L' autore lavora sul verso endecasillabo che che si piega  al settenario, creando una metrica " della complicità ". Eredi di Tibullo ( poeta latino ) e di  Khayyam ( poeta, matematico e astronomo persiano ), questi versi oppongono alla frenesia contemporanea un' erotica della stasi, un tempo sospeso, dove " l' eternità sia il nostro oggi per sempre ".




La goccia che si staglia sulla foglia

contiene in essa ciò che la circonda.

Seguiamo i corsi d' acqua tra i cipressi

alternando i silenzi alle parole.

In segreto, al sicuro dal deserto

e dai commerci delle carovane,

le nostre ombre riposano sui prati.

Quando ci avviciniamo troppo al muro

si destano, si siedono, ci guardano.

Con un gesto consigliano di stare

lontani dai confini del giardino,

di ritornare al centro, alla fontana,

luogo dove il divino si rivela.

Perfetta simmetria del quadrilatero.



                                                  ***


Segreto sussurrato il nostro amore,

religione misterica,

adorazione in luoghi inaccessibili :

è sacro perché è nostro.

Nascosto, è un privilegio destinato

unicamente a noi.

Divinità indicibile, non scrivo

il tuo nome su bibbie

per elogiarti su libri stampati

e che nessuno legge.

Preferisco tacere, conservare

per me la tua sostanza.

Come mistico ascetico ti sento,

mantenendo il silenzio.



                                               ***


L' eterno non contempla l' esistenza

di passato, di presente e di futuro.

I secondi, i minuti, i giorni e gli anni

sono fissi, non passano perché 

sincroni, non iniziano e non finiscono.

Insieme, gli anni sono un giorno solo

e il nostro giorno è il giorno che viviamo.

E' oggi che non diventa mai domani

e che mai ha conosciuto l' essere ieri.

Noi siamo prima d' ogni tempo e il tempo,

senza tempo, non scorre né si perde.

Che tutto questo possa continuare

e che mai possa dire :" Sono stati ".

L' eternità sia il nostro oggi per sempre.



                                                        ***


Implode a poco a poco il mondo fuori.

Purezza custodita nelle notti,

bicchieri di limone verde e sale,

tequila a ogni puntata della serie.

A noi stessi libiamo, come Dei

su stoffe giunte dal lontano oriente.

Sulla volta affrescata del sacello

risplende un firmamento con due stelle.

Rituale della nostra religione,

ebbri, sciolte le vesti, età dell' oro.

Distanti gli altri, tutti alla ricerca

della vita futura  precedente.

Questa è la vera vita, non ce n'è altra.

Io e te, tu ed io, noi nel tempio,

nel tempo.



                                                ***


Di tanto in tanto, il mare porta a riva

residui di sventure.

Bivalvi di petrolio sulla spiaggia,

antiche paratie,

sprofondamenti a largo delle coste

di rotte commerciali sulla carta lucrose,

e improduttive alla prima tempesta.

Se non si traccia su mappa la via,

non si deve salpare.

Se non si è fiduciosi nella ciurma,

preferire la terra.

Vento, acqua, sale, marmo, pietra, fango,

umida solitudine.



                                                    ***


Volgo le spalle al muro senza porta.

Ho atteso invano che qualcuno aprisse.

Resto - anche se ho le carte - potenziale.

Ma non si tratta d' esser nella lista,

di mostrare la tessera o l' invito.

Non si sale dal basso fino in cima.

Nella fortezza si entra, ma dall' alto.

Ho scavato, ho graffiato la parete,

ho inciso nella calce per lasciare  

accartocciato - il foglio tra i mattoni

per quando della rocca nel deserto

non resterà altro che un muro del pianto.




                         Lorenzo  Foltran   da   Khalvat



martedì 14 ottobre 2025

LA STORIA DI ANNABEL LEE



                                                      " Nevermore " Poesie di un Altrove






Molti e molti anni orsono,
in un regno vicino al mare,
viveva una fanciulla che potete  chiamare
col nome di Annabel Lee ;
aveva questa fanciulla un solo pensiero :
amare ed essere amata da me.

Io fanciullo, e lei fanciulla,
in quel regno vicino al mare :
ma ci amavamo d' amore che era altro da amore
io e la mia Annabel Lee;
di tanto amore i serafini alati del cielo,
invidiavano lei e me.

E proprio per questo, molto tempo fa,
in quel regno vicino al mare,
uscì una gran nuvola e raggelò
la mia bella Annabel Lee;
e così giunsero i nobili suoi genitori
e la portarono lontano da me,
per chiuderla dentro una tomba
in quel regno vicino al mare.

Gli angeli, molto meno felici di noi, in cielo,
invidiarono lei e me :
e fu proprio per questo ( come sanno tutti
in quel regno vicino al mare ),
che - di notte - un gran vento uscì dalle nubi,
raggelò e uccise la mia Annabel Lee.

Ma il nostro amore era molto, molto più saldo
dell' amore dei più vecchi di noi
( e di molti di noi assai più saggi ),
né gli angeli, né il cielo lassù,
né i demoni là sotto, in fondo al mare
mai potranno separare la mia anima
dall' anima di Annabel Lee.

Mai, infatti, la luna risplende ch'io non sogni
la bella Annabel Lee,
né mai sorgono stelle ch'io non veda
splendere gli occhi della bella Annabel Lee,
e così - per tutta la notte, giaccio a fianco
del mio amore : il mio amore, la mia vita,
la mia sposa, nella sua tomba là vicino al mare,
nel suo sepolcro sulla sponda del mare.



                                      Edgar Allan Poe


" Annabel Lee "fu l' ultima poesia completa scritta  da Allan Poe nel 1849, anno della sua morte.



domenica 5 ottobre 2025

TI PORTO UN FIORE...

 


                                        Cappella funeraria della famiglia Pozzi, a Pasturo   (  foto di frida  )




....e vengo -  a te più vicina -  per portarti un fiore....


                            frida




CREATURA


Si faceva tua carne

il respiro

nel chiamarti a nome.


Per immense foreste camminammo :

i muschi

racchiudevano l' orma del tuo piede.


Foglie di quercia

ai capelli

furono piccole mani

alate di sole.


Ma a riva d' invernali fiumi

c'è sconosciuta

quest' alba:


la voce varca grigie onde

senz' echi,

gli aliti in nebbia rappresi e dissolti

ci consumano gli orli del tuo viso.



                                                  ***



PAURA


Nuda come uno sterpo 

nella piana notturna

con occhi di folle scavi l' ombra

per contare gli agguati.

Come un colchico lungo

con la tua corolla violacea di spettri

tremi

sotto il peso nero dei cieli.



                                               ***

                                            

PRATI


Forse non è nemmeno vero

quel che a volte senti urlarti in cuore :

che questa vita è, 

dentro il tuo essere

un nulla

e ciò che chiamavi luce

è un abbaglio,

l' abbaglio supremo

dei tuoi occhi malati -

e ciò che fingevi la meta

è un sogno,

il sogno infame

della tua debolezza.


Forse la vita è davvero

quale la scopri nei giorni giovani :

un soffio eterno che cerca

di cielo in cielo

chissà che altezza.


Ma noi siamo come l' erba dei prati

che sente sopra sé passare il vento

e tutta canta nel vento

e sempre vive nel vento,

eppure non sa così crescere

da fermare quel volo supremo

né balzare su dalla terra

per annegarsi in lui.



                                                 ***


AMOR FATI


Quando dal mio buio traboccherai

di schianto

in una cascata

di sangue -

navigherò con una rossa vela

per orridi silenzi

ai crateri

della luce promessa.



                                                 ***


NOSTALGIA


C' è una finestra in mezzo alle nubi :

potresti affondare 

nei cumuli rosa le braccia

e affacciarti

di là

nell' oro.

Chi non ti lascia ?

Perché?

Di là c'è tua madre

- lo sai -

tua madre col volto proteso

che aspetta il tuo volo.



                                                 ***


GRIDO


Non avere un Dio

non avere una tomba

non avere nulla di fermo

ma solo cose vive che sfuggono -

essere senza ieri

essere senza domani 

ad acciecarsi nel nulla -

- aiuto -

per la miseria

che non ha fine.



                                             ***


MESSAGGIO


E tu, stella acuta notturna,

splendi ancora

se per il solco delle strade

grida la triste anima dei cani.


Sorgeranno colline d' erba magra

a coprirti  :

ma, nel mio buio conquistato 

brillerai - fuoco bianco -

parlando ai vivi della mia morte.




                                  Antonia  Pozzi   da   Parole




sabato 4 ottobre 2025

CIACCONA DEL PARADISO E DELL' INFERNO

 


                                                                     Dormiamo sotto stelle inquiete...




Sono davanti alla mia solitudine

Dio è il teschio che ogni giorno divengo


la lettera mutila la casa dove credevo

di poter vivere per sempre


ho un cuore da animale e uno da costruire

a partire da come mi guardi.



                                               ***


Un tempo non sapevo vedere

oltre le tue spalle.

Oltre le tue spalle i leoni

mi avrebbero sbranato e digerito.


Dico questo sapendo di sembrare ridicolo.


Ho imparato nel frattempo a dire Scusa e Grazie.

Allora mi mancavano le parole 

per allestire un circo.



                                                ***


SOTTO STELLE INQUIETE


Dormiamo sotto stelle inquiete.


Fingiamo di non essere chi siamo

e che niente ci spaventa


che una stella risplenda per ripicca

del buio finché non si stanca


e che un led acceso sia un richiamo

di dispersi e non di falene.


Dall' altra parte del globo

quando mi sveglio e non ci troviamo

è già giorno.



                                                ***


Stanotte tu eri tu

                io l' estraneo.

Adesso si volta, ho pensato,

e le parole bruciavano 

come in una chiesa sconsacrata


la tua schiena era attesa, era pazienza

io cosa ne sapevo ?


Ci siamo svegliati così

l' uno per l' altro un enigma.



                                                  ***


BENEDIZIONE DEL MATTINO


l' amore tra occhi e luce

che si ritrovano per grazia

nel corridoio i passi

che esplodono di universo

io benedico


i tuoi volti tutti

che non mi nascondi

io benedico


e quando diventa più struggente

il ricordo di mani sul petto

per strade sporche battute dal sole

io benedico


i lavori della terra

un pensiero che si attorciglia

il saluto impastato di saliva

che ci rimette al mondo

io benedico


io benedico questo essere carne

altissima febbre che sempre

ti va cercando.




                       Pietro  Russo   da    Tutte le ossa cantano la canzone d' amore



venerdì 3 ottobre 2025

CORPO CONTRO

 


  Questo è il tempo che non mente...






Questo è l' ordine secco presente,

il corpo da far funzionare, il dolore

da controllare. Non si parla di niente

con nessuno, solo le frasi del bisogno.

Voltarsi verso la morte con leggerezza

farsi concavi e smisurati per il vuoto

che a grandi falcate avanza.



                                           ***


Questo è il tempo che non mente

un calcolo esatto che non risolve

la sedia spaiata di chi se n'è andato

l' inutile allerta della sentinella.



                                            ***


Dopo il crollo ascolta i segnali

il buio è meno buio, il dolore

non più acuto, o forse meno ostile.

Anche lo spreco delle nostre vite

non sembra così grave, una variabile

fisica tutto sommato irrilevante -

la maglia rotta nella rete

delle possibilità.



                                               ***


L' attimo in cui 

si compie ogni cosa

è accaduto accade ancora

fermo continuo definitivo.



                                               ***


Levarsi come

per una smania improvvisa -

le lunghe notti senza sonno

prendono forma vanno

a placarsi sui fogli.




                                 Daniela  Pericone      da    Corpo contro




giovedì 2 ottobre 2025

ESERCIZI DI RIPARAZIONE

 


                                                                       Non far tramontare il mondo...




" Che la poesia abbia a che fare con la riparazione ci è stato insegnato da poeti come Bonnefoy ed Heaney : entrambi hanno inteso lo scrivere come impegno a ridare alla parola la natura di un evento che ricostituisce il vero luogo, la condizione di unità perduta. Per quanto mi riguarda posso dire che - ad un certo punto - mi si è imposta la visione della parola non più abbandonata a sé stessa, ma abitata finalmente da una coralità ( quella col mondo, con le cose, con le memorie stesse ); coralità che sola può ricondurre la poesia al suo compito essenziale cioè che " l' anima trascende sempre le proprie circostanze " ovvero che sempre possiamo mettere e rimettere mano alla nostra esistenza per ravvivarne il disegno originario. "   ( Biagio  Accardo )





COME SEMPRE


Che ti dirò ancora, non rassegnarti, cara,

ricomincia ogni giorno a togliere,

rassetta come fosse il sabato,

lava perché l' unto vada via, sbrina il frigo.

Inizia quel che già sai, e fai

come se nessuno l' avesse mai fatto.

Non indugiare col bacio,

ma vivi anche senza ; non essere sazia,

ma lasciati mordere dalla fame;

apri i balconi e ascolta le voci :

nascono fuori, sui tetti, fra strade ed errori.

E anche se quel che resta parrebbe solo

l' aridità di un gesto, tu sappi :

la verità è sempre nel suo iniziare : lì

si consumano guerre, antinomie,

e sembra che tutto dorma,

sembra - come sempre - la quiete del meriggio.



                                               ***


Non dirmi una parola che non sia pane,

pane spezzato con un po' di cenere,

pane con un po' di carbone,

pane che non bruci e insanguini le labbra.

Non dirmi una parola estenuata

di bellezza, talmente bella

da accecare, far andare fuori pista,

per un poco sbandare. Ogni volta

che mi dai la tua parola, fa' che sappia di te,

del tuo mondo, dell' odore del tuo grano.

Ma non darmi una parola che mi indichi

il sole che vedo, la luna, la strada,

neanche i sassi su cui rischio di cadere

e su cui regolarmente cado. Dammi

la parola di cui ho fame e di cui ho sete,

la parola lasciata nel fondo più fondo

del pozzo, là dove corda non giunge

e luce non entra. Dammi la parola ladra di cielo,

che dorma dove io non ho ancora deciso

di dormire, una parola che non fugga

al primo ruzzolare di tuono, crepitare di pioggia.



                                              ***


Che ardua rima sei stata, amore, che aspro

verso. Di tutte le misure, tu

la più indomita. Le più dure vocali

in te s' adunano e fanno guerra.

Tutti i metri ho pareggiato,

ma tu resti per me come sul foglio

lo sgarro, lo sberleffo che irride il cerimoniale,

la mano che scancella il tanto fatto.


Altra musica scrivevi, e altro spartito, dissono

e maldestro, ma era vero, più del mio

col tanto inchiostro perso. Se mai

vi fu un verso, quello fu certamente tuo :

spigoloso e duro, affatto bello,

ma netto, chiaro, mai controverso.



                                               ***



ESERCIZI DI RIPARAZIONE


Riparare, rialzare, aggiustare, ci rimarrà

solo questo da fare. Lasciamo a Dio

la creazione, l' incessante compito

di guidare l' invisibile filo che dal Big Bang

conduce fino a noi e forse

a un altro e più sconosciuto noi.

Il nostro è il piccolo mondo degli umani :

ci fa cornice solo ciò che ci somiglia :

la rondine che se ne va, la neve

che si scioglie, il vento che s' acqueta. Forse

è questo il compito che Dio ci lasciò

quando si separò da noi in un momento

che non riusciamo più a ricordare :

riparare ciò ch'è rotto, risanare ciò che si ammala,

rialzare ciò che cade : in questo - credo

la frazione in noi della sua divinità.

Per questo Dio è lento, lento di anni,

e non vuole perdere nessuno, proprio nessuno.

Credo ci guardi e ci immagini

come solo lui sa, mettendo le mani

lì proprio dove il disegno scolora, la meccanica cede,

finché non riecheggiano i nostri passi

                                    sulla ghiaia di un giardino.



                                               ***


Non far tramontare il mondo

su parole che sanno di te, su pensieri

così definitivi da non lasciare

spazio a nessuna contraddizione.

Prima di coricarti, apri un po' le finestre,

lascia che il vento scombini

le parole che ti porterai nel sonno.

Lascia uno spiraglio, non tirare somme.

Non far tramontare il mondo

senza la gioia d' esserti un po' tradito.


A volte è più importante perdere qualcosa

che perdere coloro che ci amano.




                            Biagio  Accardo     da   Esercizi di riparazione



martedì 30 settembre 2025

MI TROVERAI VIVO

 


                                                                  All' amore resta la leggerezza del volo....




" Mi troverai vivo " è un guanto di sfida lanciato alla vita che - con ostinazione pone l' uomo - poeta di fronte a prove stremanti, gravide di turbamenti e afflizioni.





Nella luce che attraversa l' asola

s' impone lo sconforto del dito

che ne occlude il passaggio.

Mia madre dice sempre

che il bottone alla giusta altezza

concede al tempo il suo respiro.

La qualità di un abito

è la meiosi fra chi cuce e chi indossa.



                                                ***


Fu troppa luce incanalata

a rendere abisso il mio guardare.

Dimenticai il dovere di morire

nidificando fra le grondaie del cielo,

quelle nuvole sospese e incastrate

nel citoscheletro di un insaturo celeste.



                                                ***


Sono tetri i pozzi

in cui cadono i piedi

quando il verbo è cucito nella carne

- nell' illusione di essere amati -

ci si immagina d' organza sulla spalla nuda.



                                              ***


SALA D' ATTESA


Il silenzio ha la dignità del fiore

è nell' apice che cela il seme

fluttuante al vento - senza foglie

attendendo la schiusa.



                                             ***


CAMERA 1


Diagnosi è una parola vuota,

è nella descrizione dello stadio

la scelta di remare nell' acqua melmosa.

Resta vano il pianto e la speranza

nel fango non vedi il fondale

anche indossando una maschera :

il sangue s' aggruma a rosario.



                                          ***


Amo l' uomo che respira lento

guarda il mare e non lo giudica,

la foglia che cade dal ramo

e s' affida al vuoto per tornare origine.

Amo il pensiero del serpente

l' ignoto ipnotizzato che solo lui conosce

e le donne che ridono forte

gli amici che sanno di muffa

perché nel vecchio si riposa ad occhi chiusi.



                                            ***


L' EREDITA'


Ho immaginato di raccontarti il mio dolore

almeno cinque gocce al risveglio

e venticinque prima del sonno.

Ho preferito poi

usare una matita 2B per scrivere poesie.



                                                 ***


La libertà

ha il peso delle ali ; 

all' amore resta

la leggerezza del volo.





                             Antonio Corona da     Mi troverai  vivo