Pericle e Aspasia ammirano un'opera di Fidia
(…) Pericle, che era stato invitato dagli anziani a pronunciare l'
epitaffio per i caduti di quel primo anno di guerra contro Sparta,
prese la parola. Cominciò dagli antichi, dagli antenati per
spiegare la grandezza degli ideali di cui la città si era fatta
portatrice modello contro la nemica.
" Abbiamo una costituzione che non emula le leggi dei vicini",
scandì bene le parole " perché noi, più che imitatori, siamo per
gli altri un esempio.E siccome questa costituzione è retta in modo
che i diritti civili spettino non a poche persone, ma alla
maggioranza, essa è chiamata democrazia ". Da consumato
oratore, tacque quanto bastava a lasciar risuonare quella frase
perfetta, poi spiegò quanto contasse l'idea che la realizzazione
personale potesse passare per la competenza e non per la classe
di origine e le ricchezze che si possedevano casualmente alla
nascita. Esaltò la forza militare della città e l'audacia degli
Ateniesi, fondata non tanto sulla fatica quanto sul desiderio di
vivere la vita seguendo un ideale preciso.Quindi si fermò di nuovo
e disse: " Amiamo il bello, ma con semplicità, e amiamo il sapere,
ma senza debolezza. Riuniamo in noi la cura degli affari pubblici
insieme a quella degli affari privati, e se anche ci dedichiamo ad
altre attività, pure non manca in noi la conoscenza degli interessi
pubblici. Siamo i soli - infatti - a considerare non tanto ozioso, ma
inutile chi non se ne interessa. (…)
Matteo Nucci da L'abisso di Eros ( Seduzione )
