Troveremo un altro modo per fare altra la vita...
Se volessi accostare i versi di Giovanni Ibello alle pennellate di un pittore, mi viene in mente Hieronymus Bosch. In entrambi c'è uno spirito ironico e ribelle, a tratti caustico. Le visioni e le ispirazioni del poeta nascono da credenze popolari e sfondi post bellici. Nel diorama poetico di Ibello, ciò che viene nominato ed evocato, suggerisce la presenza di fiabe, maghi, alchimia, sette, e sullo sfondo simboli che si moltiplicano in continuazione. Le poesie presentano figure che stanno fra l'animalesco e l'umano, descritte utilizzando la categoria del grottesco. In questa incessante e inusuale incarnazione e raffigurazione, emergoni come scogli in un mare in burrasca visioni e accostamenti sempre più inconsueti.
Di quello che sognavi veramente
non resta che un silenzio siderale
una lenta recessione delle stelle
in pozzanghere e filamenti d'oro,
il riverbero delle sirene accese
sui muri crepati delle case.
Così dormi, non vedi e manchi
il teatro spaziale delle ombre.
Il desiderio è l'ultimo disincanto.
Ma quanti gatti si amano di notte
mentre l'acqua scanala nelle fogne.
***
Hai sognato lo scisma dei santi
il mistero della cernia ermafrodita.
Hai sognato
la vergine delle dune
e aceto per le antilopi erranti.
Quando ti vedo dormire
la notte profuma di arance.
***
Il tuorlo magmatico dell'alba
si sgretola nei cardi.
E' questo il destino dei corpi:
le amnesie lunari
la lesione tellurica del buio.
Mai nessuno
ci ha chiesto di essere vivi.
Anche tu la chiami morte
questa armata silenziosa senza lume?
Questa rete di spade
incrociate sopra i corpi,
l'antilope che si ritira tra i canneti.
La preghiera del giorno: siamo muti.
Tutto si separa per venire alla luce.
***
La mia estasi rimane
lettera morta sul greto.
Brindo al disamore
al cuore profanato nell'acquaio
agli insetti fulminati nell'insegna.
Ci lega la parola feroce,
una giostra di penombre.
L' incanto di una teleferica,
l'esatto perimetro di un grido.
Tu che muori
in quell'assillo di aranceti
che ritorna.
Era l'affanno antico,
l'anemone del giorno
divelto sopra i silos.
***
Cercava la risacca nelle pinete
fiutava l'ombra di un ago sul fondale:
la terra rovesciata, il sudario fertile.
Conta fino a zero, le dissi
salta nell'arco cinerino.
E' tutto calmo,
qui è davvero tutto calmo,
il sole è una biglia di benzodiazepina.
C' è ancora un intreccio
di gelsomini carbonizzati sulla pietra.
L'estate
una valanga d'aceto sopra i fiori.
Ma in questo valzer di occhi crociati
non dire una parola, non parlare.
Troveremo un altro modo per fare altra la vita.
Giovanni Ibello