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venerdì 1 maggio 2020

C' E' LAVORO e lavoro...




" Mi considerano pazzo perché non voglio vendere i miei giorni in cambio di oro. E io li giudico pazzi perché pensano che i miei giorni abbiano un prezzo ".  ( Khalil Gibran  )



(...)" Il lavoro - scriveva K. Max  - è ciò che distingue l'uomo dagli
        altri animali, perché fa di lui un essere capace di produrre da
        sé i propri mezzi di sussistenza"
       La storia del lavoro è quindi parte della storia delle civiltà
       umane che nel tempo hanno dato a questa attività significati
       differenti. Il Grecia e nell'Antica Roma il lavoro era
       disprezzato dagli uomini liberi e affidato agli schiavi. Ancora
       oggi, in molte lingue di origine latina, la parola è associata
       alla fatica. " Travailler" in francese e " trabajar " in
       spagnolo, contengono il riferimento al travaglio. In taluni
       dialetti italiani si usa il termine " faticare".
       Con il Medioevo si diffonde la servitù della gleba che lega i
       lavoratori per tutta la vita alle terre del signore feudale.Negli
       stessi secoli però cresce nelle città l'importanza delle botteghe
       artigiane, del commercio, del prestito di denaro. La nascente
       società borghese introduce nuove forme organizzative e nuovi
       significati del lavoro, non più concepito solo in relazione alla
       terra e alla fatica fisica, ma anche ad abilità manuali
       specializzate e a  capacità imprenditoriali. Lavoro non è più
       sinonimo di servitù, ma diventa parte delle definizione di sé e
       alla base delle libertà individuali.
       Tra Seicento e Settecento lo sviluppo capitalistico porta con 
       sé la figura del lavoratore subordinato alle dipendenze del
       mercante o del proprietario della bottega. Questo modello va
       ampliandosi e consolidandosi con la rivoluzione industriale
       fino ad assumere le dimensioni della fabbrica : qui, gli operai
       sono concentrati nello stesso ambiente fisico e la loro attività
       è organizzata in mansioni e turni.
     Tra Ottocento e Novecento il lavoratore salariato acquisisce un
       profilo sociale sempre più definito e nasce una nuova cultura
       del lavoro. L'attività retribuita diventa uno strumento di
       autorealizzazione, una dimensione centrale dell'identità
       individuale e il mezzo principale che garantisce senso di
       appartenenza e sicurezza.
       A cavallo del nuovo millennio, con la globalizzazione dell'
       economia, anche l'organizzazione è costretta a mutare. Il
       modello novecentesco lascia il posto a una pluralità di forme
       spesso frammentate e  precarie, ognuna dotata di propri stili,
       tempi e relazioni. Il lavoro perde il riferimento ai grandi
       orizzonti di senso collettivo e i suoi significati diventano  -
       sempre di più - tanti quasi quanti sono gli individui che 
       lavorano. (...)



                Massimo  Cirri   da      Psicologia e mondo del lavoro