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sabato 6 marzo 2021

L'INVENZIONE DI NOI DUE ( Presentazione )


" Cominciai a scrivere a mia moglie dopo che aveva del tutto smesso di amarmi". Così si apre questo romanzo in cui Milo, sposato con Nadia da quindici anni, si è accorto che lei non lo desidera più: non lo guarda, non lo ascolta, non condivide quasi nulla di sé. Sembra essersi spenta. Come a volte capita nelle coppie, resta con lui per inerzia, per dipendenza o per paura. Quanti si arrendono all'idea che il  matrimonio non possa diventare che questo? Milo no, non si arrende. Continua ad amare perdutamente sua moglie e non sopporta di non trovare più nei suoi occhi la ragazza che aveva conosciuto. Vorrebbe che fosse ancora innamorata, curiosa, vitale, semplicemente perché lei se lo merita. Ecco perché un giorno le scrive fingendosi un altro. Inaspettatamente lei gli risponde, dando inizio a una corrispondenza segreta. In quelle lettere - sempre più fitte e intense - entrambi si svelano come mai prima. Pian piano Milo vede Nadia riaccendersi, ed è felice, ma anche geloso. Capisce di essere in trappola. Come può salvarsi se si è trasformato nel suo stesso avversario?



                                              ( f. )

 

L'INVENZIONE DI NOI DUE 1


 

                             Federico Zandomeneghi - Donna che scrive una lettera





Caro Antonio,

non esistono la donna giusta e l'uomo giusto. Ed è un bene, dato che è molto più divertente mettersi a cercarle le cose giuste nell'uomo o nella donna sbagliati. Perché questo accada, bisogna provare ad essere sbagliati in maniera onesta, scommettere persino sui nostri difetti, invece che indossare travestimenti cuciti con aspettative irrealistiche, nostre o altrui non fa differenza. Capita perfino che ci innamoriamo di persone che non sopportiamo, persone che costituiscono per noi un rischio inaudito. L'amore funziona così: non ci si innamora degli uguali, di chi ci somiglia. Al netto dei luoghi comuni, le regole dell'attrazione tifano per la diversità. La cosa da sapere - però - è che le donne condividono una caratteristica, quasi una singolarità genetica : ci innamoriamo di quel che vediamo, anche se poi capita di investire sulle potenzialità che i nostri occhi intuiscono. E' un' altra maniera per dire che di voi amiamo proprio il vostro essere semplici, lineari al limite del prevedibile, a partire dalla vostra testa per finire col vostro uccello, adoriamo il fatto che la vostra eccitazione sia evidente, conclamata, persino i vostri orgasmi non sono che fuochi d'artificio, una celebrazione esteriore, ciò che vi rende difficilissimo nascondervi. Ciò che vi rende in principio teneri, poi patetici, quando provate a farlo. Forse per questo le donne odiano i tradimenti in maniera diversa dagli uomini. Gli uomini sanguinano nell'orgoglio, le donne tradite odiano il non averlo saputo prevedere, e riversano il proprio disappunto principalmente su se stesse. Ecco perché una donna delusa può continuare ad amare ancora a lungo, per quanto lo voglia negare: perché è meglio alimentare una speranza che accettare di essersi sbagliata. Spero sia il tuo caso, se è quel che vuoi. O forse no. Forse - dopotutto - ti auguro di liberarti dal fantasma di un amore che ha comunque fatto la sua scelta, e la sua scelta è stata quella di continuare senza di te.

Un abbraccio

Nadia



Matteo  Bussola     da   L'invenzione di noi due





L'INVENZIONE DI NOI DUE 2



                                             Leonid Pasternak - Uomo che scrive




Cara Nadia,

che belle le tue risposte. Nonostante la loro ferocia, mi sono di conforto. Mi prendo del " semplice " senza alcun problema da chi scrive con la tua lucidità, ma anche perché è possibile che tu abbia ragione ( ma non ho voglia di pensarci ora ). La cosa che so è che sono passati ormai diversi giorni da quando ho inviato la mia mail all'indirizzo corretto, e Agnese non si è fatta viva. Sopravvivo in una casa vuota, senza di lei e gli scatoloni davanti alla porta cominciano a sembrarmi delle urne. Contengono tutta questa vita insieme diventata polvere, tante scelte passate in cui abbiamo creduto e di cui ora non resta più niente. Mi sconvolge la facilità con cui una donna e un uomo possono perdersi, resettandosi dalle rispettive esistenze. Come si sarebbe potuto evitare? Avrei potuto fare di più? I tormenti del rimpianto si somigliano sempre. Tu dici che non esiste la donna giusta, ma io penso che forse possono esserci amori giusti. E il mio se n'è andato senza preavviso e mi ha lasciato qui, solo con  la mia paura di invecchiare e morire. A neanche quarant'anni. Stare soli quando sei abituato all'amore è un impegno arduo. Mi sento così confuso e incerto che mi sembra di essere tornato alle mie paure di bambino, smarrito come quella volta che mio padre mi portò a funghi di notte, anche se era vietato. Quando alla pineta mi disse che scendeva nel dirupo per le finferle ma sarebbe tornato subito. Aspettami qui, disse. Invece non tornò. Rimasi il resto del tempo al buio, in attesa dell'alba, immaginando si fosse fatto male. Avevo otto anni. La cosa strana è che, nel mezzo del terrore, i piccoli rumori sugli alberi, i fruscii dei cespugli, le grida delle civette, anziché spaventarmi mi rassicuravano. Mi facevano sentite parte di qualcosa. Protetto. Vivo. La prima regola nel bosco è : se ti perdi , stai fermo, almeno finché le condizioni non consentiranno di muoversi con maggior sicurezza. Ma io quella volta, dopo un po', iniziai a spostarmi senza attendere la luce. Quando mio padre mi trovò erano le dieci di mattina. Avevo seguito il sentiero per conto mio ed ero quasi arrivato alla macchina. Mio padre non si scusò per la sua imprudenza, né si arrabbiò per il fatto che mi ero incamminato da solo. Mi abbracciò e basta. E' lì che ho cominciato ad adorare i boschi, credo. E' stato l'inizio della mia autonomia e l'unico abbraccio di mio padre che io ricordi.
Chissà perché ti ho raccontato questa storia. Forse per illudermi che stare qui a scriverti sia un modo per ritrovare la strada. L'inizio di uno spostamento, in attesa della luce.

Grazie,

                                         Antonio



          Matteo Bussola   da   L'invenzione di noi due



L'INVENZIONE DI NOI DUE 3


Caro  Antonio,

si cambia a prescindere da noi e dalle nostre decisioni. Io e mio marito Milo, da quando ci siamo conosciuti, siamo cambiati almeno tre volte. La scienza ci dice che le cellule di un essere umano vengono interamente sostituite ogni sette anni, quindi posso affermare - senza ombra di dubbio - che non siamo più le persone che si sono incontrate tanti anni fa. Nemmeno tu e Agnese lo siete. E' possibile addirittura che assumiamo altri odori, altri sapori. Forse la chimica del corpo lo sa, lo sente, e forse è questa la ragione per cui la passione si assopisce, e spesso ci si perde: perché non riconosciamo più casa nostra. Siamo cani smarriti e increduli che non riescono più a trovare la via del ritorno, perché la traccia olfattiva è scomparsa.

Scrivi che Agnese non ti ha dato preavviso, ma mentre lo scrivi sai che non è vero. Le donne lanciano cortine di segnali prima di allontanarsi, anche se questo non significa sempre che poi se ne andranno davvero. Magari resteranno a odiare in silenzio, rassegnandosi a una vita che non volevano, fino a quando non arriverà il momento. Visto che ami i vecchi detti, te ne riporto uno: " Non temere mai una donna che si arrabbia, temi quella che sta zitta ". E' nella quiete che si annida il vero pericolo, Antonio. Nella tana del serpente nascosta tra le pietre, nell'energia elastica che si accumula sotto terra, prima di scatenarsi in sisma, nel virus che supera silente le nostre difese, nel tumore che cresce senza stimoli evidenti, fino a quando. Il pericolo è anche in quel placido bosco che ti faceva sentire protetto, ma che avrebbe potuto inghiottirti per sempre.

Io adoro il mare, d'estate vado sempre in Puglia, a Otranto. Mia madre è morta, mia nonna abita ancora lì. Non ho una storia bella come la tua da raccontare, amo il mare e basta. In molti sono legati alle acque della propria terra, soprattutto giù: quello della Sicilia, della Calabria, del Gargano. A me invece piacciono tutti i mari indistintamente. Amo l'idea stessa di mare, direi. L' idea stessa di pericolo, in fondo. La convinzione che ciò che amiamo possa prima portarci e poi toglierci cose, con la stessa indifferenza delle onde quando diventano risacca. Quand'ero piccola, nonna mi diceva : " Non puoi uccidere un pesce affogandolo ". Ho sempre pensato intendesse che non si tratta di evitare ciò che ti spaventa, ma di farlo diventare il tuo elemento, abitarlo in profondità, imparare a tremare. Solo in questo modo l'inquietudine può diventare la tua acqua.

Solo così potrà tenerti in vita.

Ti abbraccio


                                            Nadia



                          Matteo Bussola  da  l'invenzione di noi due




L'INVENZIONE DI NOI DUE 4

 

Caro Milo,

dopo quel che c'è stato fra noi, scriverti risulta stranissimo. Mi pare surreale spedire una lettera a casa tua, a casa nostra, ma non avevo scelta. Mi sono accorta che per troppi anni - nella nostra relazione - siamo state almeno in tre: io, la donna che mi consideravo mentre vivevo dentro la mia testa, e la donna apatica, delusa, rancorosa con cui condividevi la casa. Anche su di te ho scoperto cose nuove: che sai osare, spingerti a fondo rischiando azzardi decisivi; che la paura di perdere tutto non è in grado di impedirti di lottare per ciò che desideri. Mi hai dato conferma che l'uomo che ho conosciuto ti abita ancora. Io l'ho sempre visto, penso che dovresti farlo uscire più spesso. Ti ricordi quando ti dicevo che il compito della letteratura è illudere, mentre quello della vita è deludere? Per questo abbiamo bisogno di entrambe: la vita ci salva dall'illusione senza tempo della scrittura, dalla convinzione cieca che possa bastare a se stessa; la scrittura ci salva dalla concretezza della vita e dall'impressione  che le cose non siano altro che quel che crediamo. Sai, il problema di chi scrive, è sempre la scelta di un punto di vista. Mi sono accorta  che, osservandomi solo dal mio, le certezze che credevo di avere non erano niente. Che il romanzo al quale stavo lavorando da dodici anni non riusciva a procedere per un semplice motivo : non era la storia che volevo raccontare. Ma avevo paura a lasciarla andare perchè era tutto ciò che avevo. Andavo avanti nella condizione quasi disperata di restare fedele a qualcosa. Mi agitavo accarezzando un desiderio in fondo banale, comune, quello di scrivere un libro che fosse magnifico, e che nella mia fantasia sarebbe rimasto a lungo, forse per sempre. Allo stesso modo, avevo paura a lasciare andare te, per paura di sentirmi persa. Una barca senz' ancora.

Invece, nella quiete dopo la tempesta emotiva, grazie a questa nostra distanza, è germogliato in me il desiderio incontenibile di raccontare un'altra storia, forse quella che attendevo da un'intera vita, senza avere ancora capito quale fosse. Una storia che mi ha portata a una comprensione più profonda, non ottenibile in altra maniera dato che - come sai - scrivere è da sempre il mio metodo per capire le cose, volerle davvero. Mi sono resa conto - inoltre - che c'era solo una questione che non riuscivo sul serio a perdonarti. Non l'inganno in sé, non la rabbia in te, ma un sentimento più ordinario : attraverso la nostra corrispondenza tu hai avuto modo di vederti con i miei occhi, in una piccola zona segreta e protetta, mentre io non ho goduto che in parte dello stesso privilegio. Rileggendo le nostre lettere, però, più di tutto ho capito una cosa: dovevo mettere a frutto quest'esperienza. Perché forse non eri tu ad aver bisogno di restituirti alla mia vita, ma ero io ad avere bisogno di restituirmi alla mia. Ma, per farlo, anche per me diventa necessario potermi guardare con un altro paio d'occhi.

E ho scelto i tuoi.

Il pacco, che forse non hai ancora aperto, contiene una nuova storia. E' scritta per me da un punto di vista del tutto nuovo. Ciò che più amo della letteratura, è che non racconta solo le storie che accadono o che sono accadute, ma soprattutto quelle che potrebbero accadere. Questa qui non ha ancora un finale: magari potremmo scriverlo insieme.

Del resto, ti ho aspettato fino a qui, posso continuare a farlo, per tutto il tempo che servirà.

Ti bacio,


                                            Nadia.



                              Matteo Bussola   da   L'invenzione di noi due