Si sa che gli asini fanno sempre cattivi pensieri !
frida
E' morto lavorando
ottant'anni l'ha passati sulla
fatica
sulla fossa che ha la croce di latta
un numero e un mucchio di
terra
andava a tutte le
manifestazioni di partito
diceva che non avrebbe voluto
il prete
ma la paralisi
non lo fece parlare.
***
Per colazione hanno acqua e
pane
bevono molta acqua
la saliva che hanno devono
sputarla sulle mani
perché il martello non scivoli
a mezzogiorno mettono nel
brodo d'erbe
il solito pane nero
al coprirsi del sole se io sono
pieno di malinconia
per loro è bello tornarsene a
casa ridendo
sedersi in famiglia giocare con
i figli
dopo dieci ore di lavoro sulle
pietre
per quel poco pane e perché la
moglie
continui a fare per ultimo il
piatto
perché a nessuno manchi la
parte.
***
La pensione da impiegato
comunale
è di ottanta mila al mese
quarant'anni di fatica
per pane e formaggio
grattugiato
per imparare a stendere la
mano e morire solo
oppure finire al ricovero dei
vecchi
ubbidire a bacchetta la madre
superiora
alzarsi presto imparare a
pulirsi l'anima
per avere un pasto
abbondante
e morire in un posto fatto per i
vecchi
perché crepino senza dare
fastidio.
***
E' morto con la testa spaccata
sul selciato
sporco di olio benzina sangue
e senza dignità buttando pezzi
di cervello
tutta la nostra fragilità davanti
ai mostri
in quello spavento del cozzo in
quell'ultimo istante
con gli occhi scoppiati vedere
la vita che esplode.
***
Il colpo di martello che spezza
il mattone
e il verso allucinato che
smaglia
guardare la cosa mentre ci
accieca
l' improvviso bagliore della
fiamma ossidrica
o quello che cadde nella vasca
della calce viva
scavata la fossa scaricate le
pietre cotte
poi con l'acqua tutto ribolliva e
fumava
il ribollire delle pietre cotte fu
l' ultima cosa che vide.
Luigi Di Ruscio da Poesie scelte 1953 - 2010
Indossavi il caschetto, ho letto
nei giornali, però non ti ha protetto
quando quella putrella di ferro
ti ha colpito nella testa, là,
sotto il carroponte 12648.
Povero Lorenzo, poveri nostri
figli mandati di nuovo
al massacro gratis,
un secolo dopo, dentro
fabbriche, cantieri, officine,
fra trincee di scaffali,
postazione di macchinari
lungo i reparti, i ponteggi.
Hai la stessa età di mio figlio,
gli stessi occhi bigi, nella foto,
la stessa frangia scura sopra
la fronte ( quella che portate
pettinata in avanti, a tegola,
come per celarvi a questo tempo
cane. Neanche quella
ti ha salvato. Anche mio figlio
ha fatto uno di questi stage
scuola - lavoro ( un mese
intero in magazzino
di logistica, in estate,
tra bancali e muletti,
caldo, camion e grida. Neanche un caffè
gli hanno offerto, neanche una coca cola ).
E io ora Io urlo, con queste
parole che scrivo prima
del mio turno in uno di questi
luoghi privati dell'anima,
mirando verso uno di questi
posti di sfruttamento;
i soldi che non date
a questi ragazzi, quella mancia
che sarebbe giusto riconoscergli,
che risparmiate per i vostri suv,
le vostre piscine
siano maledetti, maledetto
il vostro dispiacere, adesso - più per le rogne
che vi aspettano che per la
tua giovane vita, Lorenzo -,
sono macchiati di sangue,
puzzano di carogna.
Ora restano le tue cose
sequestrate per l'inchiesta:
la tuta blu da operaio
( della tua scuola, neanche
del padrone - risparmiata
anche quella ), guanti,
scarpe, occhiali. Restano
i tuoi sogni infranti,
dentro quel capannone,
e un dolore duro, per tutti.
Fabio Franzin
Lorenzo Parelli, 18 anni, allievo della 4 meccanica industriale all' Istituto Bearzi di Udine, è morto alle 14.30 del 21 Gennaio 2022, nell'ultimo giorno di stage gratuito, schiacciato da una putrella d'acciaio all'interno della Burimec di Lauzacco di Pavia di Udine.
Pellizza da Volpedo - Il Quarto Stato
Lo sforzo umano
non è quel bel giovane sorridente
ritto sulla sua gamba di gesso
o di pietra
e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
la stupida illusione
della gioia della danza e del giubilo
evocante con l'altra gamba in aria
la dolcezza del ritorno a casa.
No.
Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
un altro sulla testa
e un terzo sulla spalla sinistra
con gli attrezzi a tracolla
e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio.
Lo sforzo umano porta un cinto erniario
e le cicatrici delle lotte
intraprese dalla classe operaia
contro un mondo assurdo e senza leggi.
Lo sforzo umano non possiede una vera casa
esso ha l'odore del proprio lavoro
ed è intaccato ai polmoni
il suo salario è magro
e così i suoi figli
lavora come un negro
e il negro lavora come lui.
Lo sforzo umano non ha il savoir - vivre
lo sforzo umano non ha l'età della ragione
lo sforzo umano non ha l'età delle caserme
l'età dei bagni penali e delle prigioni
l'età delle chiese e delle officine
l'età dei cannoni
è lui che ha piantato dappertutto i vigneti
e accordato tutti i violini
si nutre di cattivi sogni
si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
e come un grande scoiattolo ebbro
vorticosamente gira senza posa
in un universo ostile
polveroso e dal soffitto basso
e forgia senza fermarsi la catena
la terrificante catena in cui tutto si incatena
la miseria il profitto il lavoro la carneficina
la tristezza la sventura l'insonnia la noia
la terrificante catena d'oro
di carbone di ferro e d'acciaio
di scoria e polvere di ferro
passata intorno al collo
di un mondo abbandonato
la miserabile catena
alla quale vengono ad aggrapparsi
i ciondoli divini
le reliquie sante
le croci al merito le croci uncinate
la scimmietta portafortuna
le medaglie dei vecchi servitori
i ninnoli della sfortuna
e il gran pezzo da museo
il gran ritratto equestre
il gran ritratto in piedi
il gran ritratto di faccia di profilo su un solo piede
il gran ritratto dorato
il gran ritratto del grande indovino
il gran ritratto del grande imperatore
il gran ritratto del grande pensatore
del gran camaleonte
del grande moralizzatore
del dignitoso e triste buffone
la testa del grande scocciatore
la testa dell'aggressivo pacificatore
la testa da sbirro del grande liberatore
la testa di Adolf Hitler
la testa del signor Thiers
la testa del dittatore
la testa del fucilatore
di non importa qual paese
di non importa qual colore
la testa odiosa
la testa disgraziata
la faccia da schiaffi
la faccia da massacrare
la faccia della paura.
Jacques Prévert ( 1945 )
Tempi duri e desueti, che forse non sono da rimpiangere.
Ma per motivi diversi , anche oggi non c'è molto da rallegrarsi in questo campo.
Aspettiamo con giustificata ansia di " Diventare una Repubblica fondata sul lavoro!".
Buon 1 Maggio, comunque ( a chi lo può festeggiare...)
frida