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sabato 19 giugno 2021

LA NUDA VOCE DI AUGUSTO



                                                                                Tu, voce...




IL BOSCO POSSIBILE


Erano vuoti dentro, gli alberi

del tuo altrove. - Suonavano. flauti cavi -

al transito del vento, gonfiavano

l'aria desiderando la parola.


Stormi di passeri ne hanno abitato

le fronde lucenti. Pigolavano - inconsapevoli

nel chiedere cibo - le nascite nuove.

Ma le notti erano mute, dense di buio.


Non è stato incendio, nessun fuoco

ha bruciato il tuo legno. E' stato il tempo

indecente che ha occluso la vena, se ancora

riascolti l'origine opaca delle tue assenze.



                                         ***


LA PACE FLUVIALE


Attraverso per cronologie la sponda

frastagliata dei tuoi occhi, succhio

il midollo di luce calda che ha vita

oltre la tua pupilla.


Ascolto il nostro scorrere,

ne faccio un piccolo involto

di nascosta leggerezza, un cadeau

per i giorni che mancano.


Vorrei - al fondo - essere tempo

non ancora usato, per immergere

la tua ora nel mio orologio marino.


Ma vivo - più al fondo ancora -

la pace fluviale di un bicchiere meditato

d'assenzio, bevuto quasi insieme.



                                        ***


CASA SACRA


L' anima - tua schiusa - è religione.

Abito una casa sacra, al centro

del Senso. Attraverso le stanze

con passo liturgico di sacerdote

del tuo culto.


Prego con i salmi puri

della nostra scrittura.



                                                 ***


L' ASSENZA DELL' ACQUA


Benedico la tua inondazione, poi

- improvvisa - l'assenza dell'acqua.

Un sole distante si specchia, s'insinua

( comunque ) e risplende, in un sasso

lucente lanciato nell'aria senza ferite.


Affiora

- salata -

la tua

fertilità:

la mia Terra.



                                            ***

RICONOSCIMI


All'estremità nuova del cuore

riconoscimi - dicevo - e tu volavi

come usignolo al nido, agile di suoni.


Ti sei addormentata sul mio petto

colmo di te. Al risveglio hai cantato

il Bene del sonno e della veglia.


Era tempo. Ma oggi non hai sonno.

Sfigurata dall'ansia di raggiungerti, illudi

il tuo bastarti antico, che non sa giocare.



                                           ***


AEROPORTI


Gli aeroporti gocciolano la pioggia

degli addii.


Guardando, non vedi le mani

che salgono la ringhiera del consunto,

del mai più presente.


Non v'è ala d'acciaio che abbia

leggerezza di piuma.




                           Augusto  Pivanti     da      Biografie della nuda voce



lunedì 19 aprile 2021

LA COMPLICITA' DEL PLURALE

 


                                    V. Van Gogh - Sulla soglia dell'eternità




" Tra le tante scritture poetiche nei dintorni della figura paterna emerse in questo tempo, " La complicità del plurale" si distingue proprio per la pluralità interpretativa e per sovrapponibilità delle esperienze; per la capacità dell'autore di parlare di sé, della propria esperienza agendo nel contempo immagini e suggestioni che avvengono in nome di tutti. Non è talento indifferente, se collegato alla domanda d'esordio: sì, Marco, questa scrittura valeva assolutamente l'accedere e assolutamente vale  l'essere condivisa e letta". ( Dalla prefazione di Augusto  Pivanti ).





Scegliere la bontà e l'accortezza

di appuntarsi la morte

all'inizio della vita ( portiamo al polso

il conto alla rovescia da compiere).

Segnarla sopra un foglio piegato

tenerlo con noi nel portafoglio

sopportare la temperatura dell'energia

consumarla fino alla sorpresa, nudi

del vento che sfoglia.



                                                  ***


D'improvviso, mentre cammino,

mi accorgo di non avere la tua firma.

E' un passaggio della mente

senza preavviso

perché tu capiti e abiti.


Inconsapevole il passo rallenta

cercando nella memoria un foglietto

un appunto conservato che porti

quel tratto elegante delle linee

l'alternanza di curve e spigoli

a definire un profilo che non trovo.


D'improvviso, mentre cammino,

mi accorgo di non avere

il tuo nome

scritto da te. Scrivere

è il verbo che ti perde.



                                                ***


Ci pensavi alla morte

mentre guardavi il giardino rimasto

al di là dal vetro? Aveva conosciuto

le tue mani, i nodi del lavoro.

Da settimane metteva arbusti irregolari

una spina incontrollata; osa di più

prendere l'aiuola che sembra cercare

come un figlio distante

le cure di una zappa o una parola

per un pensiero da dissodare.



                                                 ***


Spostando dall'angolo

un mobile mai rimosso

sollevando d'aria residui lievi

impigliata in una piuma

per caso una mosca vuota:

involucro d'ali e corpo senza peso.

Viscere perse, riverberi fiacchi

luce che passa e scompone.


La casualità di un angolo e l'ingombro

di un mobile: nessuna tomba o lapide

solo una silenziosa noncuranza

della morte per la vita.



                                            ***


Ora ti metto un po' da parte

i verbi un po' da parte. Ora

sembra che certi posti parlino meno

come una distrazione della mente

odori andati e suoni

una trasparenza nei colori.


Sei stanco ora, siamo stanchi


lasciamo stare ogni cosa.




                     Marco Bellini    da    La complicità del plurale



lunedì 8 giugno 2020

DENSO IL MIO ASCOLTO



                                               Henri  Cartier-Bresson  ( Bord de Seine )



Ho riposato, sussurrato
e desiderato anime
contrastate, nelle mani
l'attesa sfuggente di suono.

Ho seguito e riavvolto i fili
di sciabordii e di corpi,
denso il mio ascolto
dai bordi sdrucciolevoli.

Prova a danzare senza veli
alle mie parole, ai miei segni
senza immagine e visione.

Lìbertati, e non ti porterò lontano:
vieni solo alla mia luce
dove io possa vederti.



                                     Augusto  Pivanti


giovedì 27 febbraio 2020

LA CURVA ORBITALE




                                           Sai di profumi che attraverseranno gli anni...



Liquefà la curva orbitale, accanto
divieni pelle di mare spalancato, e dischiusura
d'uovo maturo - e impronta e occhio
disegnato sul colmo dei miei tetti.

Curioso la curiosità, agisco
i tuoi anfratti trattenuti, ti so colma
di salso e d'abbandoni - e ti imploro
di carne, di sequenza.

Sai di profumi che attraverseranno
gli anni, seppellirai i giochi del mattino
e il folto delle primavere nei grappoli
dell'Isola. Eppure non sarai un transito,

non vivrai del poco che ricordo: nuova luce
riceveranno i gomiti, gli angoli delle tue braccia
aperte. E i fuochi distanti sulla sabbia
un nuovo accesso, un prossimo levante.



                            Augusto  Pivanti 


giovedì 20 febbraio 2020

LA STOLTEZZA DELLE MURA ( Tu, in un modo nuovo )




                                                               Dipinti murali a Mugnano


Il sentire viandante conosce
i varchi segreti, gli accessi
improvvisi che rompono il ritmo
delle fortificazioni, le torri
di parola che invadono
le corti inerbite del pensiero.

Avevo città espugnate, ammassi
di pietra invalicabile, incorrotta
tutte le chiavi perse, le porte
divenute sassi anch'esse, nessun ariete
a rompere la cinta - e pece, enormi
orci di pece ardente in orlo ai merli.

Ma hai bussato e io - dallo spioncino -
ti ho scorta innocua, senz'arco nè ferrata.
Così, agli acccessi protettissimi dell'anima
è stata sussurrata la stoltezza delle mura,
e ho - ora - prati e botteghe colmi d'improvvisa
festa, e idea assoluta di nessuna morte.




                               Augusto  Pivanti


sabato 11 gennaio 2020

FLOREITA'

 
 
 
 Francis Picabia - Hera
 

"Tu non sei un fiore, ma floreità.
  E - in un Picabia inconsueto - sei
  mille F..., per l'unica F... che sei .
  E che amo ".    ( A,Pivanti )


       C'è differenza tra fiore e floreità.
       Il fiore può morire, la floreità  no.
       Anche se un fiore è diventato immondizia,
       sappiamo che potremo avere un fiore di nuovo.
       Un fiore può morire, la floreità rimane,
       è qualcosa che c'è per sempre.

      La floreità non è una cosa,
      è la natura di una cosa.



                                       Thich  Nhat - Hanh




NESSUN DORMA...




" Sei il mio Natale e la mia Epifania, la riscoperta del simile
  ( e - con il simile - la ri- percezione della luce che crea Luce).
  Sei un Bene che
  partecipa al mio tempo, richiamandone il pensiero e il desiderio.
 Perché non sei solamente pace. ( M'intriga la tua bocca ). "
( A. Pivanti  )





ECCOCI ALLA BOCCA

(…)Eccoci alla bocca, fontana di tutte le amorose dolcezze, la quale
      disidera più tosto pendere nel picciolo che nel grande; né deve
      essere aguza né piatta, e nello aprirla, massime quando si apra
      senza riso o senza parola, non averìa a mostrar più che cinque
      denti, insino in sei, di quel di sopra. Non sien le labbra molto
      sottili, né anche soverchio grosse, ma in guisa che il vermiglio
      loro apparisca sopra lo incarnato che le circonda; e voglion
      nel serrar della bocca congiungersi pari, che quel di sopra non
      avanzi quel di sotto, né quel di sotto quel di sopra; e voglion
      fare verso il lor fine una certa diminuzione diminuita in
      angolo ottuso… (…)



Agnolo  Fiorenzuola in     Perfetta bellezza di una donna ( 1493, 1545 )



SEI UN BENE...

 
 
 
       Il sogno del melograno  ( Felice Casorati  )
 

" Dici degli alberi, che mi sono così prossimali.
  Ti dono - degli alberi - una lettura profonda
  e un'immagine di te, nel sogno.
  E' un'ulteriore lettura, dov'è intera la tua meraviglia liquida.
  Sei un Bene che
  cresce ogni istante " .   ( A.Pivanti )




(…) L'eco dei tuoi passi sul marciapiede mi fa pensare a tutte le
       strade che non ho percorso e che si ramificano come le fronde
       di un albero. Tu hai ridestato in me quella che fu l'ossessione
      della mia prima giovinezza : proprio come un albero -infatti -
      immaginavo la vita che mi si aprisse davanti. Lo chiamavo -
      a quell'epoca - l'albero delle possibilità. Solo per un tempo
      brevissimo ci è dato di vedere così la nostra vita. Ben presto
      essa ci appare come una strada segnata per tutte, come un
      tunnel da cui non possiamo più uscire. Eppure, la vecchia
      immagine dell'albero ci rimane dentro sotto forma di un
      insopprimibile nostalgia.
      Tu mi hai ricordato quell' albero, e io in cambio voglio
      trasmetterti la sua immagine, affinché tu oda il suo ammaliante
      mormorìo . (…)



               Milan  Kundera  da    L' Identità  ( 1997 )


mercoledì 19 settembre 2018

CANTI DELLA PRESENZA ASSENTE 1

 
 

                                            " Alle mie poete piace l'origine del nome " ( A.P. )



FLESSO DI GIUNCO                             Per Alejandra Pizarnik

Sei flesso di giunco avvolto
in memorie di telai ancora
in movimento, tessuti cosparsi d'occhi
e mani color della giada.

Vivi di una vivezza che cela e rivela,
le code spiegate al non vento - mosse
di vuoto lasciato dall'ala - la cura
di un tempo più caro allo sterno.

E' lì che si svela il mare allagato
degli affetti, la deriva delle carni prossime
all'imbocco del porto, ansiose nella loro
misura di simbolo giocato d'azzardo.


                                       ***


NELLA TERRA DEI FIUMI SECCHI         Per Ermelinda Oliva

Nel poco di un tempo screziato
essere minuta delizia, vivere
dell'altro il moto convettivo
verso il non so dove, la dispersione
dell'atomo raccolto di stella divina
biologicamente senza spiegazione,
se non nell'insistenza dello scrivere.

Nel quanto del quando raccogliere
gli ultimi frutti senza una stagione
dichiarata, senza un dire sbavato di polpa
a raccontare la predizione muta,
il dirsi di un luogo per essere dovunque,
anima femminile negata di una terra
agra, spicchio di speranza per i pochi.


                                          ***


VOLA   VOLA   VOLA                                 Per Sylvia Plath

Hai lasciato un vuoto d'aria
lì, dov'eri l'ultima volta che ti ho vista
tra lo stenditoio dei perdoni e la limonaia
aperta al gioco delle api.

Lo spazio non è bastato all'ossigeno
speso a conservarti i malanni, nel tuo
avvicinarti al battilemani delle bambine
in corsa nel cortile.

Sembrava l'inganno del Vola Vola Vola
invece eri tu che entravi e uscivi dalla porta
a vetri, che sbattevi come un colibrì
accecato e - forse già - non vedevi più.


                                      ***


NUMERO PRIMO                                       Per Hannah Arendt

Le tue algebre viventi per sottrazione
di combinazioni  - il tuo Libro della vita
attiva , il tuo sfidante numero primo -
l'intero, nella qabbalah della risposta -
tutto si spegne nell'arco dell'istante
ove la testimonianza si fa eco distante,
miraggio senza oasi a spiegare la sete.

Nemmeno le amicizie sostengono i tuoi piedi
in aria, nel rovescio che si arrotola
al bianco degli occhi, al non visto che si
lancia oltre il muro delle predizioni.
E nulla che spieghi l'esercizio, il suo svolgersi
secondo il rito delle parentesi, il tuo lento
avvizzirti di felce senza una carezza.


                                          ***


LA MONETA DELLA TERRA                   Per Desanka Maksimovic

Spendo la moneta della terra
carbonificando il nero trapassato
delle consistenze, passo
da linfa a fango senza segnarmi,
per la sola nostalgia dei petali
che hanno restituito un senso al giallo
di altre, più distanti primavere.

Completo nei tuoi fratelli minori
il dovere del sangue bambino, il gioco
delle mescolanze con il paesaggio tuo,
- interiore - in nome di un dio delle stagioni
come lo hai preteso e invocato,
quasi percepibile se visto da lontano
come la tua statua e la tua tomba.


                       Augusto  Pivanti      Inediti


CANTI DELLA PRESENZA ASSENTE 2



PICCOLA POESIA DELLO SPOSSESSO      Per Amelia Rosselli

Ho chiesto agli scaffali di scegliere
un libro per i tuoi fianchi dolenti, ma
ma non hanno saputo dire, non hanno saputo
giocare con la memoria dei tuoi capelli

finchè - dal fondo della fila - un libro
si è spinto tre centimetri oltre il bordo
e si è aperto, spalancato sulla sera
che verrà, nostro malgrado, a popolare

il tempo durato fino a qui. E' un libro
tuo, mai pubblicato, un fantasma di libro
nel quale si raccolgono tutti i versi che
non hai mai scritto, che non hanno voce.

E' un libro che non esiste, eppure io ce l'ho.


                                       ***


DOVE NOI POTREMO                                  Per Adrienne Rich

Inevitabile, si dice quando il rimedio
corrisponde all'affacciarsi della notte, dove
si colgono i fiori siderali sparpagliati
nei millenni agli angoli mutati

della sfera. E' lì - dove non siamo stati  -
che si approssima lo schieramento
degli eserciti allenati alla parola,
dove noi potremmo, dove noi potremo.


                                 ***


NEL GIORGO DI TERRA                      Per Wislawa  Szymborska

Affogo in te come nel gorgo
di terra che liofilizza l'acqua,
paradosso che genera il mistero
della tua assenza - tu, oceano minimo
che ha addomesticato i pesci
del mio acquario. Nulla di te si fa
memoria, si incammina il carro degli affetti
- mosso da un regale traino a sei - verso
la corte dei miracoli che sta
fra le tue scapole e il diritto
d'asilo della mia bocca sul tuo sterno
difeso dalla paura.


                                      ***


L'INGRESSO A RITROSO                         Per Margherita Guidacci

Dicevi di aver conosciuto
la morte prima della vita e il lutto
prima della festa. Eppure, sono
nei tuoi versi tracce di quieta letizia,
con la sola sbadataggine d'esserti
persa il rimaneggiamento della stanza,
la convocazione della mobilia che ha
definito il panorama delle riconquiste.
hai tradotto Dickinson sfidando
un femminile distante eppure prossimale,
nella teologia del padre perso e mai
reiventato per la paura lecita del
tradimento, prima o poi. Nessuno sa
se riposi in pace, se ti agiti in guerra.



                                ***


TE MARIS                                               Per Alfonsina Storni

Ti arrampica le spalle  un mare
di scoglio, gioca con la nuca
e perde il significato di sé - liquido -
a dire di vento che riodora


mille anni dietro di te - mille miglia
lontano - sussurro alle labbra
dei coralli che vanno formandosi
in nome dei nostri naufragi

ti spaio per vederti intera, tu
ferita spalancata sul me che ti coglie
concepita eppure senza memoria,
le ginocchia piegate come una preghiera.



                  Augusto  Pivanti          Inediti


domenica 9 settembre 2018

LA STOLTEZZA DELLE MURA per UNA NUOVA ESTATE

 
 
 
       Agli accessi protettissimi dell'anima…
 
 
Il sentire viandante conosce
i varchi segreti, gli accessi
improvvisi che rompono il ritmo
delle fortificazioni, le torri
di parola che invadono
le corti inerbite di pensiero.

Avevo città inespugnate, ammassi
di pietra invalicabile, incorrotta -
tutte le chiavi perse, le porte
divenute sassi anch'esse, nessun ariete
a rompere la cinta - e pece, enormi
orci di pece ardente in orlo ai merli.

Ma hai bussato, ed io - dallo spioncino -
ti ho scorta innocua, senz'arma né ferrata.
Così, agli accessi protettissimi dell'anima
è stata sussurrata la stoltezza delle mura,
e io ho - ora - prati e botteghe colmi di improvvisa
festa, e idea assolata di nessuna morte.


                               ***



UNA NUOVA ESTATE

E' di albicocca pronta l'odore
bagnato delle nostre notti, il canto
dei denti affondati nella polpa.

Ho terre nuovamente calde
da riconsegnare - specchi in salvo
dal dolore, miracoli di labbra

spalancate in transito sulla pelle
dell'attesa, mentre scavalchi a mano
nuda la ringhiera di una nuova estate.


               Augusto Pivanti         Inediti

domenica 5 agosto 2018

LA PERLA SCURA

 
 


                                                                   Donami la perla scura…


CASA SACRA

L'anima tua - schiusa - è religione.
Abito una casa sacra, al centro
del Senso. Attraverso le stanze
con passo liturgico di sacerdote
del tuo culto.

Prego con i salmi
della nostra scrittura.


                       ***


IL SANGUE SOSPESO

Tisana di ghirlande il tuo corpo, la mano
liquida allarga una terra di eroi, epicentro
rinnovato al bisogno.

Faccio torto alle labbra, che fuggo
come scala alla gronda. Calpesto vetri, éduco
la carne dell'uomo dal ventre spezzato.

Datemi un cielo nel quale spargere
il sangue sospeso : volevo baciare il tuo velo
di nebbia, impedito dagli alberi nudi.


                        ***


VIBRI  D' INCANTO

Vibri d'incanto, il tuo respiro
è prossimo al gioco adulto
del Senso. Con un dito

percorro le mie labbra non più mie
parentesi di carne
che appartengono al Dono.



                 ***


MOLTIPLICO  TRAMONTI

Il viale di carpini cerca erba e terra, e noi
colmiamo - insieme - gli occhi degli alberi
verso una luce che degrada al nulla.

Moltiplico tramonti per quanti sono
i giorni che passo in te, transito migrante
di voci antiche, presenza primigenia della sera.

Resta sul prato - resterà
per sempre, desiderante - l'ombra
accovacciata di un bacio .


                       ***



LA PERLA  SCURA

Solo al glicine dei tuoi occhi, il mare
del mio altrove tinge ombre di bosco
e di smeraldo, d'erba sottaciuta.

Frangi - mia terra, mia - l'urlo
bruciato dell'acqua, uccidi
le navi immobili.

Donami

la perla

scura.


               
                 Augusto Pivanti    da     Biografie della nuda voce

mercoledì 23 maggio 2018

LABIRINTI E MOSTRI

 
 
 
    Il labirinto del Fauno



Charles Simic  - Il mostro ama il suo labirinto -

Dici - Charles - che " il tempo è l'intervallo  tra la percezione
e il riconoscimento ( la coscienza di quella percezione )."
Basterebbe questo a renderti indispensabile alla Storia -
anzi, alla cronaca del mondo - come le perle infilate
una ad una in una collana che sembra avvolgere l'intero
dell'uomo , a farne rilucere la pelle quanto ad intrappolarne
le giunture impedendo il movimento, come se conoscere
fosse l'acqua nella quale affogare il Mistero e il suo riflesso.

Altro di te, nascosto - partendo dalla Vita delle immagini -
affiora oltre la membrana delle citazioni, quasi che il traslucido
che di norma lascia intravedere fosse invece un motivo per
celare, un alabastro di vetrata gotica a salvare il sacro della luce,
a separare l'opera dalla sua creazione, a ingigantire l'eco
come se la parola restituita cantasse in tante voci sovrapposte.
Perché è verità - Charles - quando intuisci che  " la fantasia
ha dei momenti in cui conosce il significato della parola infinito ."


            Augusto Pivanti   da     Ex Libris ( Le posizioni della lettura )


martedì 6 marzo 2018

TU CHE MI SEI SORELLA

 
 

              Ho pensato che sarebbe stato meglio lasciarsi senza un addio...



TU CHE MI SEI SORELLA

Restituiscimi- fotografia - l'immagine
degli anni stretti, dei luoghi transitati,
ridammi gli occhi sconosciuti
all'affanno degli insulti, ricrea
un altrove lecito e domestico,
unisci le mani sotto il bordo
perché nessuno veda - e, non vedendo
nessuno interrompa il flusso.

Agiscimi come se fossi incanto
e superficie curva della sfera, applaudi
- asincrona - il mio restare immobile
agli inganni, al colore degli astri
e dei capelli. Tu che mi sei sorella
- immagine di me deflessa, origine -
sopporta il mio dimenticarti aperta,
il mio proteggerti per ciò che non sei stata.






IL PIU' DELLE MANI

E' il più delle mani dove contengo
il viso che dischiudi al giorno, agli anni avvoltolati
negli inverni che fanno folla ai tetti senza gronda,
allo scegliere secondo il sacco semivuoto
delle appartenenze, mai per volontà ma sempre
al limite degli abbandoni prossimi
al cuore della terra, al medicamento degli arrivederci.

Sei e sarai sempre bimba tra le mani, qui
sotto lo sterno che batte un tempo di liuti,
sotto il ramo che non si cura d'essere montagna,
sul crinale di confine tra l'essere sovrani
del corpo e preda delle solitudini; questo lasciare
negli occhi la traccia per il poi, le stimmate
di un sole tralasciato all'inizio del sempre.


         Augusto  Pivanti    da      Specchio del disinganno


venerdì 19 maggio 2017

BIOGRAFIE DELLA NUDA VOCE




                                       
                                                               Gloria : et in terra...


EPPURE  AVEVI

Tu dici e salti e vuoi
come un bimbo a rovescio
nascosto nella parte bassa
dello specchio

e annunci traversate senza gesto
al solo compiersi del remo,
inutile anche un sibilo di vento a rendere
scordata la parola.

Eppure, avevi liquirizia nera
nel cuore duro del tuo essere distante,
e quasi adulto annusavi la polvere, sul mantice
scollato dei tuoi anni.

Cerca - il tuo gatto d'alabastro - un gomitolo
azzurro di pensiero che tolga dalla luce
il troppo avuto, del troppo rinunciato
un senso  vivo, appeso al gioco antico che non sai.


                                                                          ***


DINTORNI E ADIACENZE

In quanti luoghi ti ho conosciuta, roccia
e prato e chiesa, e quadro alla parete
negli infiniti musei della memoria, accanto
a vertigini acute di sperdimento. Eppure

hanno moltitudini di colori gli occhi,
non hai viso - i capelli non son grano
né carbone - sei somma di tutti i profili
e uno solo è il naso annusato che conosco.

Spendo in te dintorni e adiacenze
specchi di sensazioni e viali di sorrisi.
Riassumi nel mio sangue il tuo sudario
d'ogni spigolo, d'un restituito angolo di mondo.


                                                                      ***


LA STOLTEZZA DELLE MURA

Il sentire viandante conosce
i varchi segreti, gli accessi
improvvisi che rompono il ritmo
delle fortificazioni, le torri
di parola che invadono
le corti inebriate di pensiero.

Avevo città inespugnate, ammassi
di pietra invalicabile, incorrotta
tutte le chiavi perse, le porte
divenute sassi anch'esse, nessun ariete
a rompere la cinta - e pece, enormi
orci di pece ardente in orlo ai merli.

Ma hai bussato, ed io - dallo spioncino -
ti ho scorta innocua, senz'arco né ferrata.
Così, agli accessi protettissimi dell'anima
è stata sussurrata la stoltezza delle mura,
ed ho - ora - prati e botteghe colmi d'improvvisa
festa, e idea assolata di nessuna morte.


     Augusto Pivanti   da       Biografie della nuda voce


venerdì 17 marzo 2017

IL PIU' DELLE MANI



E' il più delle mani dove contengo
il viso che dischiudi al giorno, agli anni avvoltolati
negli inverni che fanno folla ai tetti senza gronda,
allo scegliere secondo il sacco semivuoto
delle appartenenze, mai per volontà ma sempre
al limite degli abbandoni prossimi
al cuore della terra, al medicamento degli arrivederci.

Sei e sarai sempre bimba tra le mani, qui
sotto lo sterno che batte un tempo di liuti,
sotto il ramo che non si cura d'essere montagna,
sul crinale di confine tra l'essere sovrani
del corpo e preda delle solitudini, questo lasciare
negli occhi la traccia per il poi, le stimmate
di un sole tralasciato all'inizio del sempre.


            Augusto  Pivanti  da   Specchio del disinganno


domenica 9 ottobre 2016

LXIV MADRE DELL' ACQUA ATTENTA




appartiene alla crosta dell'oceano, al mare
placentare del formarsi fetale nel sacco
delle protezioni, al congiungersi gametico
che apre ad acque senza sponda né erosione

- costante la vigilanza del faro che fascia
di propria luce la spuma delle dolenze, delle scie
lasciate a conservare la memoria del passaggio -

non accetteremo di essere affogati senza
aver tentato un gesto natatorio, senza esserci
dibattuti tra pensiero e atto, tra la perdita acuta
del respiro e la conquista di una solitudine appagata.


          Augusto Pivanti  da    Epifanie della Maternanza