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martedì 16 novembre 2021

IL NUOVO CATULLO

 


( mi dispiace che molti video siano oscurati...)

                                                        " Ille mi par esse deo videtur...



Visto che un lettore ha citato il Carme 51 del poeta Catullo nella rielaborazione musicale di Angelo Branduardi, lo propongo per completezza d'informazione e per quanti non lo conoscessero...


Grazie a Marco.


                                            frida



domenica 21 marzo 2021

CATULLO

 



                         " Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.

                 Nescio, sed fieri sentior ed excrucior "


                            Catullo - Carme 85


           

                        Odio e amo. Forse ti chiederai come io possa fare ciò.      

                        Non lo so, ma sento che accade, e sono tormentato.



( Mi hanno sempre affascinata questi versi del poeta Catullo - in preda a tormenti amorosi a causa dell'amore per Lesbia - e specialmente il verbo finale " excrucior" , per la potenza espressiva, contenendo in sé tutta la pena e il dolore straziante che provano i morti di croce ).


                                                  frida


                                              

lunedì 15 luglio 2019

ODI ET AMO

 
 

                        " Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
                          Nescio, sed fieri sentio et excrucior ". ( G.V. Catullo- Carme 85 )


Odiando, m'ami
tremando al profumo
di gelsomini e rose
che di me hai nella carne incise


e pur tuttavia, tu mi pensi
rapace in sogni che stremi
volando la terra
dopo lanci di pietre.



                                   frida



mercoledì 22 maggio 2019

GLI INSULTI DEGLI ANTICHI 2

 
 

                                                Maschere del Teatro Latino


CATULLO

In te, si in quemquam, dici pote, putide Victi,
id quod verbosis dicitur et fatuis:
ista cum lingua, si usus veniat tibi, possis
culos et crepidas lingere carpatinas.
Si nos omnino vis omnes perdere, Victi,
hiscas: omnino, quod cupis, efficies.


A te, e a nessun altro, si può ben dire, Vezio fetente,
quel che si dice a logorroici e idioti:
con questa tua lingua - se ne avessi bisogno - potresti
leccare culi e ciabatte di cuoio grezzo.
E se vorrai metterci tutti fuori combattimento, Vezio,
apri la bocca: otterrai di sicuro quel che desideri.


                                       ***

GIOVENALE

Nil non permittit mulier sibi, turpe putat nil,
cum viridis gemmas collo circumdebit et cum
auribus exentis magnos commisit elenchos.
Intolerabilius nihil est quam femina dives.
Interea foeda aspectu ridendaque multo
pane tumet facies aut pinguis Poppaeana
spirat et hinc miseri viscantur labra mariti.
Ad moechum lota veniunt cute.


Non esiste nulla che non si permetta una donna,
nulla che reputi scorretto, se può cingersi il collo di smeraldi,
o allungarsi le orecchie con enormi pendagli.
Non c'è niente di più intollerabile di una donna ricca.
l suo viso, coperto di creme, odora di ceroni poppeani,
in cui annaspare le labbra del povero marito;
è ripugnante, eppure fa ridere.
Ma dall'amante corrono con la pelle pulita.


                                          ***

MARZIALE

Zoile, quid solium subluto dodice perdis?
Spurcius ut fiat, Zoile, merge caput.


Ma perché, Zoilo, vuoi insudiciare la vasca immergendoci il culo?
Per insozzarla di più, Zoilo, prova a tuffarci la testa.


                               ***

Quod fellas et aquam potas, nil, Lesbia, peccas:
qua tibi parte opus est, Lesbia, sumis aquam.


Non ti sbagli, Lesbia, a spompinare e a bere acqua.
Così, Lesbia, mandi giù l'acqua dal buco che ne ha più bisogno.


                                ***

PLAUTO

Iaiunitatis plenus, anima foetida,
senex ircosus, tu osculere mulierem?
Utine adveniens vomitum excutias mulieri?


E tu, morto di fame, con il tuo alido fetido, vecchio
caprone, tu vorresti baciare una donna? Forse per
farle venire il vomito quando ti avvicini?


                                ***

Quid me aspectas, stolide? Quid nunc vis tibi? Aut
quis tu es homo?


Che hai da guardare, imbecille? Insomma, cosa vuoi?
Anzi, chi cazzo sei?



 ( a cura di ) Neleo Di Scepsi    da    Come insultavano gli antichi



martedì 7 marzo 2017

CATULLO : L'AMORE SCISSO



(...) Catullo, forse senza rendersene conto, insieme a Lucrezio - di
       cui fu probabilmente amico, anche se infinitamente diverso da
       lui - divenne cantore della condizione umana di gioia fittizia e
       insieme di disperazione, di abbandono totale al piacere dei
       sensi, all'estasi dei sentimenti, alla compenetrazione di odio e
       amore, alla consapevolezza della precarietà di tutto, alla
       capacità di calarsi completamente " nell'attimo eterno" di un
       amore, alla solidale amicizia rinsaldata da banchetti tra finti
       poveri, a una disinibita trivialità stradaiola, al gusto smaccato
       del turpiloquio unito tuttavia ad una estrema raffinatezza e
       intensità di sentimenti e di soluzioni stilistiche e metriche.
       Scrive giustamente Alfonso Traina che la famosa espressione
       Odi et Amo è quasi il simbolo ossimorico della vita di 
       Catullo. Si potrebbe aggiungere che Catullo stesso - come
       uomo - è un ossimoro vivente, cioè l'una cosa e l'altra
       prodigiosamente unite insieme, anzi compenetrate in un'unica
       sostanza spirituale. La sua sensibilità è tale che rende
       ugualmente fecondi - poeticamente - oltre che perfettamente
       sinceri nel loro slancio, nella loro smania di " spendersi",
       l'irritazione per un fazzoletto rubato, la commozione per la
       morte del passero della sua amata, e al tempo stesso la
       purezza estrema degli slanci affettivi " paterni" per Lesbia, poi
       le violente e sboccate ingiurie contro i tradimenti di lei.
       Il tutto contro i falsi moralismi, rispettando due soli valori:
       la Fides e l' Amor . Fides come fedeltà e lealtà a se stessi e
       alla parola data; amor come dedizione totale, body and soul,
       anima e corpo, ma anima compenetrata con la felicità e corpo
       costantemente guidato dalla passione.


      Catullo dal  Liber  VII dei   Carmina.


Mi chiedi quanti tuoi baci
o Lesbia, mi bastino e avanzino:
quanto grande è il numero dei granelli di sabbia nel deserto
di Libia disteso intorno a Cirene, che nutre aroma di silfio
fra l'oracolo di Giove infuocato
e il sacro sepolcro dell'antico Batto;
quante le stelle che spiano nel silenzio notturno
i furtivi amori degli uomini,
con altrettanti baci. Baciarti è abbastanza
a Catullo impazzito d'amore,
tanti che i ficcanaso non possono
contarli né le lingue invidiose farci il malocchio.   (...)


            da Amore e sessualità negli autori latini  di   Luca  Canali