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lunedì 31 ottobre 2022

LA POESIA DELLA CONSUMAZIONE DI ALEIXANDRE

 


                                             Il torrente di luce nei tuoi occhi mi fu fede...




HAI UN NOME


Il tuo nome,

giacché tu l'hai. La vita non è stata

altro che un nome. Lo so, e non esisto.

Un nome respirato non è un bacio.

Un nome che si incalza sopra un labbro

non è il mondo. E' sognarlo da ciechi.

Così sotterra respirerai la terra.

Sopra il tuo corpo respirerai la luce.

Nacqui dentro di te: perciò sono morto.



                                           ***


BACIO POSTUMO


Tacito, ancora le mie labbra sulle tue,

io ti respiro. Sogno in vita o è vita.

L' immaginata vita è lì nel bacio

che vive solo. Senza noi, risplende.

Noi siamo l'ombra. E' esso il corpo se veniamo meno.



                                         ***


CHI FA VIVE


La memoria di un uomo è nei suoi baci.

Ma non è verità memoria estinta.

Numerare la vita ai baci dati

non è lieto. Ma darli senza memoria è più triste.

Con quanto è fatto si misura il tempo.

Fare è vivere ancora, o esser vissuti,

o prossimi. Chi muore vive e dura.



                                         ***


IL LIMITE


Basta. Non è insistere guardare il lungo

sfolgorìo dei tuoi occhi, finché il mondo finisca.

Guardai, ed ebbi. Contemplai, passava.

La dignità dell'uomo è nella morte.

Ma il brillìo temporale ha verità,

colore. La luce pensata inganna.

Basta. Il torrente di luce dei tuoi occhi

mi fu fede. Per essi vidi, vissi.

Giunto al fine, oggi bacio questi termini.

Il mio limite, tu. Il mio sogno. Sii!



                                          ***


I MORTI


Gli occhi neri, come quelli azzurri.

E i verdi, vivi. Tutti - oggi - serrati,

dormono. La loro luce ora soffoca

il raggio minerale. Il cielo è alto

e freddo. Ma non contemplano,, più freddi, i volti,

non danno verità. Né c'è altra verità che qui, dormienti,

questi miseri corpi. Taci e passa.




                         Vicente Aleixandre  da   Poesie della consumazione ( Trad. di F. Montalto )



giovedì 22 giugno 2017

SI AMAVANO

 
 


                                                         E più ti penso, e più mi manchi...


Si amavano.
Pativano la luce, labbra azzurre nell'alba,
labbra ch'escono dalla notte dura,
labbra squarciate, sangue, sangue dove?
Si amavano in un letto battello, mezzo tra notte e luce.

Si amavano come i fiori le spine profonde,
o il giallo che sboccia in amorosa gemma,
quando girano i volti melanconicamente,
giralune che brillano nel ricevere il bacio.

Si amavano di notte, quando i cani profondi
palpitano sotterra e le valli si stirano
come arcaici dorsi a sentirsi sfiorare:
carezza, seta, mano, luna che giunge e che tocca.

Si amavano d'amore là nel fare del giorno
e tra le dure pietre oscure della notte,
dure come sono i corpi gelati dalle ore,
dure come sono i baci di dente contro dente.

Si amavano di giorno, spiaggia che va crescendo,
onde che su dai piedi carezzano le cosce,
corpi che si sollevano da terra e fluttuano.
Si amavano di giorno, sul mare, sotto il cielo.

Mezzogiorno perfetto, si amavano sì intimi,
mare altissimo e giovane, estesa intimità,
vivente solitudine, orizzonti remoti
avvinti come corpi che solitari cantano.

Che amano. Si amavano come la luna chiara,
come il mare che colmo aderisce a quel volto,
dolce eclisse di acqua, guancia dove fa notte
e dove rossi pesci vanno e vengono taciti.

Giorno, notte, occidente, fare del giorno, spazi,
onde recenti, antiche, fuggitive, perpetue,
mare o terra, battello, letto, piuma, cristallo,
labbro, metallo, musica, silenzio, vegetale,
mondo, quiete, la loro forma. Perché si amavano.


         Vicente Aleixandre  da   Poesia d'amore del Novecento