Visualizzazione post con etichetta Dario Bellezza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Dario Bellezza. Mostra tutti i post

martedì 23 giugno 2020

LE DISEGUALI SOLITUDINI




                                                           Peccato questa solitudine...





FORSE MI PRENDE MALINCONIA

Forse mi prende malinconia a letto.
Se ripenso a mia vita tempesta e di
mattina alzandomi s'involano i vani
sogni e davanti alla zuppa di latte
annego i miei casi disperati.

Gli orli senza miele della tazza
screpolata alla quale mi attacco a bere
e nella gola scivola piano il mio
dolore che s'abbandona alle
immagini di ieri, quando tu c'eri.

Che peccato questa solitudine, questo
scrivere versi ascoltando il peccatore
cuore sempre nella stessa stanza

con due grandi finestre, un tavolo
e un lettino di scapolo in miseria.

E se l'orecchio poso al rumore solo
delle scale battute dal rimorso,
sento la tua discesa corrosa
dalla speranza.


                                               ***

Bruciavi d'amore e voluttà
sul tram, nei calzoni scoloriti
dall'estate.

Sull'erba matta dei giardini
di notte i nostri abbracci.

Noi,
le generazioni sterili per la morte.


                                               ***

Dio mi moriva sul mare 
azzurro, sul suo pattino dove
mi aveva invitato ad andare.

Ma fu la gelosia, la normalità
dei ragazzi a spingermi a rifiutare,
ad alzare le spalle alle battute
salaci.

L' odore del mare riempiva
le navi e tu cantavi negli occhi
ridarelli vittoria.


                                               ***

Quando mi alzo lo sguardo
al giorno che nasce ogni volta per me

senza rancore o bene. Mi preparo
all'insonne pazzi quotidiana

con smarrita voglia di respirare
tutto il tempo invano passato.

Che solo sa chi non fa tanti
sforzi disperati di memoria.


                                          ***

Lo chiamo me stesso
questo uguale a tutti
che ha i respiri corti
e sovente s'ammala
di troppe intenzioni
né cessa di sperare;
questo che vola in sogno
e si veste leggero
e si chiama allo specchio,
che attende emissari
da regioni di luce,
questo coi piedi lenti...
Di lui potrei raccontare
storie anche gentili,
ma è certo sua la colpa
della mia diffidenza.


                                             ***

PER SEMPRE

Eri un'emozione per vivere,
per stridere durante il pasto
serale. Era emozionante ricevere
posta. La mattina in fretta 
le scale scendevo e lì
trovavo le ingiurie tue
alla mortale natalità.

Accuse per andare avanti.
Ma dopo ti rendevi inquieta
al delitto dei non detto
se non rispondevo per le rime.
O rima che dirti non sapevo
senza la fuga in avanti
di terzine squilibrate
sul dolce stil vecchio della
Musa canterina a presiedere
gli ozi di Sodoma. Dirti
che ero piano di sonno
se l'immortalità era un pio
desiderio, lugubre sospiro
ti avrebbe annoiato.
Talvolta una stradina
mi risucchia indenne
dove non alberga strepito di auto,
allora sciolto dai tuoi lunghi
sensi, camminare ti vedo per sempre.




                         Dario  Bellezza     da      Invettive e licenze


martedì 27 marzo 2018

L'AVVERSARIO





                                                  Dio, non punirci ancora se siamo vivi...



E' avventizio il mio essere reale.
Sleale è insistere su chi sono io.
Il punto di partenza è scontato -
l'arrivo è certo nello stato
attuale: morte come sostanza
o strato finale di un cuore malato.

Oh, vorrei rinascere, ritornare indietro
ma non posso. Troppo ho peccato
di peccati non miei, attribuiti
a posteri, mancati inganni.
Cerco amori nuovi, violente sere.
Perdono chiedo a chi non amai.
Forse verrò domani a un prato
verde - e non sarò più solo.



                                                              ***


Il sonno è una piccola morte
richiede commossa pazienza -
attenderlo è sperare
in una resurrezione antica:

io aspetto la morte
per dormire poche ore
nel caldo di un letto
intrecciato ad un corpo
infelice e sterile, il mio:
non siamo eterni
e questo cadavere intrigante
presto supereremo.



                                                                     ***


La vedo tutta lì  la sorte mia:
unico interesse di giornate
smarrire ormai è dietro di me,
e tanta avanti ne avrei potuto
avere, con dedizione e calma
al quotidiano scorrere del tempo.
Ignoro perché Qualcuno abbia
deciso il contrario.
Poveri, pochi anni
sono rimasti, gelidi, limitati;
li dubito e li annuso sperando
di moltiplicarli e cedo deluso
al rimpianto calunnioso - non so
più poetare, lo so, l'idea lucente
del nulla stasera non aggiunge
allegra compagnia. Oh come è finita
la speranza! Dio non punirci
ancora se siamo vivi.


              Dario  Bellezza     da           L' Avversario