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venerdì 15 maggio 2026

COME UN' INCRINATURA NELLA NOTTE

 


                                                                        Nella notte, in sogno o no....




Le avremo ben viste queste donne - in sogno o no,

ma sempre nei vaghi recinti della notte -

sotto le loro criniere di giumente, focose,

con lunghi occhi teneri dai bagliori di cuoio,

non già la carne in svendita alle nuove

macellerie di immagini che ingurgiti

solo, fra le lenzuola,

ma l' animale sorella che sfugge e s' indovina,

ancora meno distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine

di quanto la vaga linea dell' onda sia dalla schiuma,

l' agile fiera di cui tutti vanno a caccia

e che il più armato non raggiunge mai

perché è nascosta in fondo al suo stesso corpo

ch' egli non può penetrare - se anche ruggisse di vano

trionfo -

perché ella è solamente come la soglia

del suo stesso giardino,

o come un' incrinatura nella notte,

incapace di abbatterne il muro, o una tagliola

con il sapore di frutto inumidito, solo un frutto,

dotato però di sguardo - e anche di lacrime.




                                  Philippe  Jaccottet



domenica 17 ottobre 2021

CLAIR DE LUNE PER JACCOTTET

 


                                        " Erba vista contro luce, che sorge, poco fitta,

                                          sottile e diritta: quasi un filtro, un'arpa...

                                          vicinissima alla terra, ecco la mia lira definitiva.

                                          Per far sentire la luce della sera, dorata,

                                          sotto le folate folli del vento freddo ".




                                         Philippe Jaccottet   Epitaffio tratto da   Carnets




lunedì 26 aprile 2021

LA LETTERA DI JACCOTTET

 


                                                                Giacomo Balla -  Il dubbio




Michelle, noi fummo uccelli che si sfiorano,

frecce verso la luce, che s'inseguono

gridando sempre più in alto, fino all'estasi,

sorella dell'effimero.

- Non servono le immagini fra noi : dissi parole

in sogno, che rendono più breve la distanza

fra i nostri corpi, figure infernali; tu sapevi

formare anelli abbastanza stretti

perché esultassero scordando i loro limiti

e la morte che - curiosa - dietro aspetta;

io, ero troppo spesso un fanciullo distratto,

viaggiavo e poi invecchiavo, abbandonandoti,

e quando risalimmo lassù verso l'alba cruda,

ero uno spettro che tu guidavi di strada in strada,

là dove il canto del gallo mai più l'avrebbe raggiunto.

Eppure quest'ombra ti amava. E non sai mai

laggiù cosa ti attende, quale abbraccio...

- Abitante di questa notte, penserai

senza troppo odio a chi dimora chissà dove

e ti sfiorò come un uccello sulle palpebre,

poi risalì, senza cessare di scorgere in basso

il tuo sorriso scintillante come un fiume.



  Philippe  Jaccottet   da    Lo spettro e altre poesie ( Trad. F. Pusterla )



mercoledì 7 aprile 2021

LA LETTERA DI JACCOTTET



                                                 Gustav Klimt  -  Fregio di Beethoven




LA LETTERA


Michelle, noi fummo uccelli che si sfiorano,

frecce verso la luce, che s'inseguono

gridando sempre più in alto, fino all'estasi,

sorella dell'effimero.

- Non servono le immagini fra noi : dissi parole

in sogno, che rendono più breve la distanza

fra i nostri corpi, figure infernali; tu sapevi

formarne anelli abbastanza stretti

perché esultassero scordando i loro limiti

e la morte che - curiosa - dietro aspetta;

io, ero troppo spesso un fanciullo distratto,

viaggiavo e poi invecchiavo, abbandonandoti,

e quando risalimmo lassù verso l'alba cruda,

ero uno spettro che tu guidavi di strada in strada,

là dove il canto del gallo mai più l'avrebbe raggiunto.

Eppure quest'ombra ti amava. E non sai mai 

laggiù cosa ti attende, quale abbraccio...

- Abitante di questa notte, penserai

senza troppo odio a chi dimora chissà dove

e ti sfiorò come un uccello sulle palpebre,

poi risalì, senza cessare di scorgere in basso

il tuo sorriso scintillante come un fiume.



          Philippe Jaccottet   da   Il barbagianni. L'ignorante ( Trad. di F. Pusterla )



giovedì 9 gennaio 2020

COME UN'INCRINATURA NELLA NOTTE

 
 

 

" Sarà dolce accoglierti
  nell'alba, com'è tenero addormentarsi in te.
  Mio Bene, Luce, Radice,
  Tempo, Volo. Mio Amore ".  ( A. P. )

                 
Le avremo ben viste anche queste donne - in sogno o no
ma sempre nei vaghi recinti della notte -
sotto le loro criniere di giumente, focose,
con lunghi occhi teneri dai bagliori di cuoio,
non già la carne quotidiana in svendita alle nuove
macellerie di immagini, che ingurgiti
             solo, fra le lenzuola,
ma l'animale sorella che sfugge e s'indovina,
ancora meno distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine
di quanto la vaga linea dell'onda sia dalla schiuma,
l'agile fiera di cui tutti vanno a caccia
e che il più armato non raggiunge mai
perché è nascosta più in fondo al suo tesso corpo
ch'egli non può penetrare - se anche ruggisse di vano
                           trionfo -
        perché ella è solamente come la soglia
       del suo stesso giardino,
o come un'incrinatura nella notte
incapace di abbatterne il muro, o una tagliola
col sapore di frutto inumidito, solo un frutto,
dotato però di sguardo - e anche di lacrime.



                          Philippe  Jaccottet

mercoledì 9 gennaio 2019

LO SLANCIO DEL CUORE DI JACCOTTET

 
 

                                                              Sono straniero nella nostra vita…


Adesso che so che non possiedo nulla,
neppure l'oro delle foglie fradicie,
né questi giorni che a gran colpi d'ala
vanno da ieri a domani, rimpatriamo.

Lei fu con loro, pallida emigrante,
tenue beltà con i suoi segreti vani,
brumosa. Ed ora condotta certamente
via, tra i boschi piovosi. Come prima

eccomi in faccia ad un irreale inverno,
ricanta il ciuffolotto, una voce
che insiste, come l'edera. Ma il senso

chi lo può dire? E la salute scema,
simile - oltre la nebbia - al fuoco breve
che un inverno glaciale smorza. Ed è già tardi.


                                       ***


Sono straniero nella nostra vita,
perciò a te sola parlo, e in versi strani:
a te luogo sperato, età fiorita,
nido di paglia e pioggia sopra i rami,

arnia d'acqua che trema al primo albore,
nel buio nuova dolcezza. ( Ma ora è tempo
che i corpi lieti ritornino all'amore,
urlino gioia, e una ragazza pianga

fuori, nel freddo. E tu? In città non sei,
non vai incontro alle notti, è l'ora in cui
solo ricordo di una bocca vera

sono i miei versi ). O frutti maturi,
fonti di vie dorate, parchi d'edera,
solo a te parlo, mia assente, mia terra…


                                         ***


Sei qui, volteggia l'uccello del vento,
tu, mia dolcezza e ferita, mio bene.
Sfuma la luce di antichi torrioni,
la tenerezza schiude i suoi sentieri.

La terra ora ci è patria. E ci inoltriamo
tra l'erba e tra le acque, dentro il bosco,
dal luccichio dei baci in questa vasca
a quello spazio in cui cadrà la lama.

" Dove siamo?". Perduti dentro il cuore
della pace. Qui, più nessun rumore.
Ma sotto scorza e fango, sotto pelle

il sangue, con la sua forza di toro
che fugge, che ci rimescola e scrolla,
come sui campi i rintocchi sonori.



                   Phlippe  Jaccottet       da        Lo slancio del cuore



mercoledì 19 settembre 2018

COME UN'INCRINATURA NELLA NOTTE

 
 
 
               Ella è solamente come la soglia del suo stesso giardino…
 
 
Le avremo ben viste anche queste donne - in sogno o no,
ma sempre nei vaghi recinti della notte-
sotto le loro criniere di giumente, focose,
con lunghi occhi teneri dai bagliori di cuoio,
non già la carne quotidiana in svendita alle nuove
macellerie di immagini, che ingurgiti solo,
fra le lenzuola,
ma l'animale sorella che fugge e s'indovina,
ancora meno distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine
di quanto la vaga linea dell'onda sia dalla schiuma,
l'agile fiera di cui tutti vanno a caccia
e che il più armato non raggiunge mai
perché è nascosta più in fondo al suo tesso corpo
ch'egli non può penetrare - se anche ruggisse di vano
trionfo -
perché ella è solamente come la soglia
del suo stesso giardino
o come un'incrinatura nella notte
incapace di abbatterne il muro, o una tagliola
con il sapore di frutto inumidito, solo un frutto,
dotato però di sguardo - e anche di lacrime.
 
 
Philippe Jaccottet
 
 

domenica 17 dicembre 2017

LO SLANCIO DEL CUORE




                                      Come prima eccomi in faccia ad un irreale inverno...



Sono straniero nella nostra vita,
perciò a te sola parlo, e in versi strani:
a te luogo sperato, età fiorita,
nido di paglia e pioggia sopra i rami,

arnia d'acqua che trema al primo albore,
nel buio nuova dolcezza. ( Ma ora è tempo
che i corpi lieti tornino all'amore,
urlino gioia e una ragazza pianga

fuori nel freddo. E tu? In città non sei,
non vai incontro alle notti, è l'ora in cui
solo ricordo di una bocca vera

sono i miei versi) . Oh frutti maturi,
fonti di vie dorate, parchi d'edera,
solo a te parlo - mia assente - mia terra...


                               ***


Adesso so che non possiedo nulla,
neppure l'oro delle foglie fradicie,
né questi giorni che a gran colpi d'ala
vanno da ieri a domani, rimpatriano.

Lei fu con loro, pallida emigrante,
tenue beltà coi suoi segreti vani,
brumosa. E ora condotta certamente
via, tra i boschi piovosi. Come prima

eccomi in faccia ad un irreale inverno,
ricanta il ciuffolotto, unica voce
che insiste, come l'edera. Ma il senso

chi lo può dire? E la salute scema,
simile oltre la nebbia al fuoco breve
che un vento glaciale smorza. Ed è già tardi.



      Philippe  Jaccottet    da      Lo slancio del cuore



sabato 19 agosto 2017

DI QUESTA DOMENICA




                                                            ...io sono rimasto nell'ombra...


Di questa domenica un solo istante ci ha raggiunti,
quando la nostra febbre si è placata, e i venti:
e sotto le luci di strada le cetonie
si accendono, poi si spengono. Luminarie - diresti -
lontane in un parco, forse per la tua festa.
Anch'io avevo creduto in te, anch'io bruciavo
della tua luce, che poi mi ha lasciato. Il loro guscio
scricchiola secco mentre cade nella polvere. Altri salgono,
altri si infiammano, e io sono rimasto nell'ombra.



     Philippe Jaccottet   da   Il barbagianni e l'ignorante