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domenica 29 ottobre 2023

CONGEDO SPECULARE

 



                                                                        Storia di due imbecilli




Ti cercherò sempre 

sperando di non trovarti mai

mi hai detto all'ultimo congedo.


Non ti cercherò mai

sperando sempre di trovarti

ti ho risposto.


Al momento l'arguzia speculare

fu sublime

ma ogni giorno che passa

si rinsalda in me

un unico commento

e il commento dice

due imbecilli.




               Michele Mari  da    Cento poesie d'amore a  Ladyhawke



giovedì 25 agosto 2022

UNA DI CENTO ( poesie d'amore )



                                                          Ti ho amata sempre nel silenzio...




Ti ho amata sempre nel silenzio

contando sull'ingombro 

di quell'amore

                  e di quel silenzio

e anche quando poi ci siamo scritti

la profilassi guidava la mia mano

perché ogni senso

fosse soltanto negli spazi bianchi

e nondimeno mi sentivo osceno

come se la più ermetica allusione

grondasse la bava del questuante.


Ma in ogni caso dubitai

che tu sapessi

finché scoprimmo insieme

di essere vissuti vent'anni nell'errore

tu ignorando

                 io presumendo

e allora in un punto è stato chiaro

che solo al muto

il battito del cuore

è rimbombante.




                 Michele  Mari   da   Cento poesie d'amore a Ladyhawke



giovedì 21 gennaio 2021

LA LEGGENDA PRIVATA DI MICHELE ( introduzione )

 

L' Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia.

Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all'intersezione di Mosè con John Huston e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l'infanzia che hai vissuto non poteva altro che definirsi " sanguinosa ". Poi arriva l'adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l'incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro poeta. Assieme a lei, in una " leggenda privata" documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell'autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anno Sessanta e Settanta, dove fanno incursione illustri comparse come Dino Buzzati, Eugenio Montale, Enzo Jannacci, Giorgio Gaber.

Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni, Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un'intera esistenza: la sua, in un romanzo giocoso ( dove ha gran parte un'amara ironia ) e serissimo, che è  anche un atto di coerenza verso le regioni più esose della letteratura.



                                           ( f. )



LA LEGGENDA PRIVATA DI MICHELE 1


 




" Tu non ricordi / ma in un tempo/ così lontano che non sembra stato / ci siamo dondolati / su un'altalena sola /. Che non finisse mai quel dondolìo / fu l'unica preghiera in senso stretto/ che in tutta la mia vita / io abbia levato al cielo ".  ( M. Mari )




(...) Una confessione di quelle pesanti, toh, per alzare la posta. Fino al compimento del sedicesimo anno, il soggetto scrivente soffrì di una disfunzione di origine psicologica nota come " eneuresi notturna". Sotto il profilo psicologico, appunto, l'abbandono all'istinto mingitorio e la disattivazione dell' allarme - inibizione sono un evidente segno di regressione: così la letteratura scientifica, con una nota di inesattezza linguistica che non può non lasciare insoddisfatti: quale mai regressione, infatti, se non si è mai extragrediti? . Comunque, di ciò si trattava. In genere, ma non sempre, si dava un'autorizzazione onirica: io sopra un vasino o davanti a un cesso, o in un prato o nell'acqua del mare, che mi abbandono al bisogno: in genere, ma non sempre, svegliandomi a metà del disastro. In ogni caso, o lì nel pieno della notte, o al mattino, la percezione dell'irreparabile: l'angoscia, il tentativo di occultare le prove, ammassando le lenzuola pollute sotto al letto o direttamente nella lavatrice, e distendendone di nuove e asciutte sul materasso ( almeno lui salvato da una provvidenziale tela cerata). Naturalmente mia madre mi era complice, coprendo il misfatto. Ma se ( ma se ) capitava che mio padre se ne accorgesse, se addirittura ( se addirittura ) mi svegliava lui  ritraendo schifato la mano, oh allora  ( preterisco ) oh allora! E pure, col culo viola dalle gragnuole, mantenere il contegno perché lui le cinghiate e prima di lui dalla parte della fibbia fino alle mazze chiodate la pece bollente il pubblico squartamento. Mette conto avvertire quanto in simili circostanze ci si riferisse a una certa vaga possibilità che qualcuno, un giorno, potesse diventare un culattina? (  Culattina- piscialetto ). A fare le spese delle mie minzioni notturne era anche il mio adorato orsino di stoffa che se ne intrideva siccome spugna: io poi lo lasciavo delle ore al sole o su un calorifero e lo asciugavo col phon, ma un nonsoché di umido- al suo interno - non se ne andava mai, e con esso l'odore: tamen, la reliquia è ancora con me, adagiata in un armadio.  (...)



 Michele  Mari  da   Leggenda Privata




LA LEGGENDA PRIVATA DI MICHELE 2

 

(...) Così, a ridurre la probabilità ( che viaggiavano sul fifty - fifty ), presi l'abitudine, sui dieci - undici anni, di non bere più dopo le quattro del pomeriggio: onde per cui, per mancanza di salivazione, una loquela impastata e impedita, come di chi abbia la bocca piena di sabbia e di Vinavil ( con il soprammercato della beffa: " Non puoi parlare come una persona normale? Mi sembri un deficiente!", ma io ben contento di sembrarlo, purché la vescica fosse vuota.) La sete che ho patito!. Va da sé che dopo la separazione dei miei genitori, la mia vita prendesse due stili: con acqua la sera a casa nostra, senz'acqua la sera da mio padre. In questo modo me la cavai per un po', fin quando - una Pasqua - egli decise di affittare una casa all' isola d' Elba per l'estate. Essendo persona con le idee molto chiare e non fidandosi di nessuno, programmò di cercarsela di persona durante quella Pasqua: facendosi poi venire la pessima idea di portarmi con lui. Quattro giorni durò quell'inferno, quattro giorni in cui divenni una mummia disidratata. Ogni giorno ci si spostava in taxi lungo la costa: mio padre guardava, chiedeva, questionava poi, con un umore che andava peggiorando di tappa in tappa, sceglieva una locanda per la sera. Irreprensibile, fui, un vero soldato. La quarta sera, invece, cedetti: non più di un bicchiere, ma cedetti. Voleva il caso crudele che proprio quell'ultima notte alloggiassimo in un albergo di un certo lusso e che, non essendo disponibili camere doppie, io e mio padre dovessimo dormire in un letto matrimoniale. C'è bisogno di andare avanti? All'alba, ridestomi, mi trovo avvolto nel ben noto sudario inzuppato... e anche il pigiama di mio padre ( ancora nel sonno ) è bagnato... e di brutto! oh tempo, per quanto ti sei fermato? Lottando freneticamente con il panico, esaminai le possibili soluzioni : non ce n'erano. Così, come un condannato a morte, mi riaccoccolai dalla mia parte in attesa della Punizione. Oggi un meccanismo pietoso mi impedisce di ricordare nitidamente: sorvolo. Accennerò invece al silenzio, lo spaventoso silenzio che calò fra di noi durante il viaggio di ritorno, ancora in taxi, poi sul traghetto, poi in treno, poi in tram fin davanti al portone di casa mia, dove fui congedato senza una parola. Seppi poi da mia madre che non si era mai vergognato così in vita sua che " vaffanculo dio " quando mai gli era venuta l'idea di portarmi con lui e " come cazzo stavo venendo su", ecc, ecc.

L'Elba non ci sono voluto tornare mai più.  (...)



                     Michele Mari   da    Leggenda privata



LA LEGGENDA PRIVATA DI MICHELE 3

 

(...) Mio padre, non si pensi che non gli ho voluto bene; solo non è ,mai stato facile dirlo ( dirmelo - dirglielo ) questo bene: più facile comunque da lontano, in absentia: è difficile, in ogni caso, sceverare il bene dall'ammirazione. Esattamente come nei confronti di mia madre è difficile distinguere il bene dalla compassione. Per il genitore, dunque, affetto - ammirazione, dimolto guardingo, per la genitrice, affetto - afflitto, che non è un'allitterazione, ma la verità. Si tengo poi conto che mio padre istesso, si sarebbe dispiaciuto di un affetto più pieno e spiegato, ogni morbidezza, ogni intenerimento di medulla equivalendo, nella catabasi àpulo- barbara, a indecorosa svenevolezza, a un simil frigno, all'incubo - culattina. Veri uomini, duri, sguardo Jack Palance - Charles Bronson, estremo - laconici, quozienti di intelligenza vertiginosi, all'incontrarsi casualmente per casa non andare al di là dell'effato " Grunt" e tirar dritti. In effetti... mai visto piangere mio padre, io, che dico piangere? mai l'occhio velato di commozione, il che non vuol dire ( voglio sperare ) , che non si sia mai commosso, ma talmente al di sotto ( sotto numerosi strati di corazza, intendo ) da non essersene accorto neppure lui. Così, la sua araldica insegna, il rinoceronte o il porcospino.. meglio il triceratopo...

( Sue cartoline degli anni Sessanta o Settanta suggeriscono quanto l'idea stessa di tematizzare la paternità lo imbarazzasse. Spesso prive di testo, sotto la data recano firme come " Enzo", " E ", E.M. " o, fra le virgolette originali che la dicono tutta in tema di straniamento, " tuo padre" e, una volta dall' America, " the father ".Io cercavo di non essere da meno, limitandomi a mia volta al mero nome proprio o all'iniziale: qualche volta però premettendovi quanto già mi sembrava un'indulgenza sentimentale : " ciao".)

( Un giorno mia madre, come si trattasse di un esperimento scientifico, mi suggerì di sostituire la parola " papà " con il più affettuoso e collodiano " babbo" : quando lo chiamai così - ci eravamo appena messi a tavola - mi stupì per la velocità della replica, che rivelava un'insospettata conoscenza dei toscanismi: " Se ci riprovi - sibilò - io ti chiamerò " fanciullo" . Fine dell'esperimento, anche perché non sfuggiva a nessuno dei due l'associazione a " grullo e citrullo, nonché a " ( vaf ) fanculo" ).




                Michele  Mari  da    Leggenda privata



martedì 19 maggio 2020

CENTO POESIE D'AMORE DI MICHELE A UNA LADY




                                              Fai ritorno al tuo confortevole Averno...



Nel cuore sì
nella vita no.

Presumo che per dirlo
ti sia già procurata
un bisturi
un barattolo
e due litri di formalina.


                                            ***

Tu non ricordi
ma in un tempo
così lontano che non sembra stato
ci siamo dondolati su un'altalena sola.

Che non finisse mai quel dondolìo
fu l'unica preghiera in senso stretto
che in tutta la mia vita io abbia mai levato al cielo.


                                            ***

Ogni volta che ci incontriamo
studio l'incanto per portarti via
ma ogni volta
ti giri su te stessa
e fai ritorno al tuo confortevole Averno
Euridice che per ripetere i tuoi passi
non hai bisogno
della dabbenaggine di Orfeo.


                                            ***

Coincidere con chi si è diventati
credendo sia saggezza
è il più  facile dei tradimenti
perché il suo castigo è nella pace.


                                           ***

Tertium dabatur
e sarebbe stato vivere
sfiorandoci.


                                       ***

Avendo la testa montata all'indietro
non so cosa mi aspetta
ma quando cadrò nel vuoto
starò certamente ammirando
la sinossi di tutti i nostri incontri.


                                       ***

Sei venuta a vedere per la prima volta
l'università dove insegno e dove ho studiato
il giorno stesso in cui mi hai detto addio.

Non altrimenti l'assassino
fruga nel portafoglio della vittima
per sapere un nome
che ne renda più domestico
il fantasma.


                                        ***

Verrà la morte e avrà i miei occhi
ma dentro
ci troverà i tuoi.




       Michele  Mari    da    Cento poesie d'amore a Ladyhawke



martedì 22 agosto 2017

CENTO POESIE D' AMORE





                                                 La visione nemmeno contemplò l'amore...



Vederti e innamorarmi
è stato un punto solo

e chi la giudicasse frase fatta
sappia che se pecca
è per difetto

perché la visione
nemmeno contemplò l'amore
ma fu direttamente previsione
di tutto il patimento destinato.


                                                                          ***


Ti sei sempre riassunta per me
 nei tuoi occhi.

Così hai dominato i miei pensieri
sotto la forma dell'ellissi indiana
dove su bianco smalto l'iride
si vetrifica attorno alla pupilla.

Così sognarti
è sempre stato guardare da lontano
due fuochi fatui
in un cimitero celtico.

Così la tua immagine
è l'ultima che vede di notte il guidatore
prima del frontale.


                                                                        ***


Come Kokoschka
mi farò una bambola
identica a te
ma diversamente da lui
non me la scoperò
perché il sortilegio che ci strema
ti fa intoccabile
persino nel delirio.


                                                                  ***


I poeti latini
avevano una splendida espressione
per indicare le stelle che cadono in estate:
labentia signa
cioè segni scivolanti.

Tale mi sembra il tempo
in cui ci siam baciati
scia luminosa
passata troppo in fretta.

L' astrofisica insegna tuttavia
che quel teatro
caro ai bambini e agli innamorati
non è caduta e non è scivolamento
ma solamente morte.


                                                               ***


Mi son fatto un punto d'onore
di non restare deluso da te
e a dispetto del tuo impegno
ci sono sempre riuscito.

Però mi chiedo
perché aver salvato l'illusione
se adesso devo portarla in un campo
e strangolarla da me.



     Michele  Mari    da    Cento poesie d'amore a Ladyhawke