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mercoledì 14 aprile 2021

MAESTRE D'AMORE ( Ouverture ) 1


Comincerò questo libro sull'amore convocando a madrine le donne, alle quali Dante attribuiva uno spontaneo " intelletto d'amore ". Proprio a loro viene naturale al poeta di rivolgersi per dire di lei " de la mia donna ". Pur convinto che  mai potrà " sua laude finire ", intanto vuole " ragionar d'amore ", desidera " isfogar la mente", perché anche a questo serve parlare d'amore : " a fare" l'amore. A far sì che l'amore prenda corpo di parola.

Era un modo di dire delle generazioni passate - ancora mia madre raccontava di " aver fatto l'amore " con mio padre per anni, prima di convolare con lui a nozze felici. Intendeva dire che il devoto spasimante andava a casa di lei: si sedeva in salotto,e parlava, parlava... Lui la corteggiava con discrezione, lei lo ascoltava con pudore. Accadeva a volte che la conversazione si animasse di una certa esuberanza: Marina era una giovane donna spiritosa e intelligente, Angelo un giovane assai cortese e ironico e non si saranno di certo negati il contatto degli occhi, né la carezza rapida e leggera delle mani sulla spalla, sulla guancia. Dominavano però incontrastate le parole. A dimostrazione che l'amore più che un'azione, è un discorso . ( Anche dalle mie parti lombarde, fino a una buona metà del secolo scorso, per due che erano fidanzati, si usava dire " Se parlen... ", n.d.r. ) .

Così non c'è bisogno di sottolineare - credo - come, proprio in quanto discorso, l'amore prenda nei vari secoli diverse intonazioni, grazie alle metafore di cui di volta in volta si ammanta e si traveste. Metafore che mutano grazie alla costante oscillazione di senso delle parole stesse, che vibrano in un campo semantico animato da ambiguità, contiguità e contrasti, creando così un mondo di emozioni e di pensieri mutevoli e cangianti. Del resto, grazie a scivolamenti appena percettibili di senso, cambia l'orizzonte delle nostre esistenze, che prendono forma e significato per l'appunto all'inteno di un universo linguistico.



                          Nadia  Fusini  


                                                                       (  continua )


MAESTRE D'AMORE ( Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre ) 2

 

(...) Ecco allora che cosa davvero significa il joi : significa che chi chiedeva - già secoli e secoli fa - dell'amore, sapeva già, e bene, che se c'è del godimento in amore, è godimento del nulla che c'è, che è tutto; e insieme un nulla che ha molti nomi  - tra cui galanteria, sogno, humor, gioco, tendresse. E se l'accoppiamento per gli animali non è un problema - va d'istinto, ci pensa la natura - nel mondo umano, nel caso dell'uomo e della donna, non è affatto così. E questo perché l'uomo e la donna parlano. O meglio, in loro ça parle, è per dire che è nella loro natura, in ciò che non hanno scelto di essere, ma sono - e nella loro esperienza, e dunque nella loro determinazione finita, per il fatto di essere quello che sono, e cioè essere pensanti e parlanti - è proprio da qui che deriva il fatto di trovarsi espropriati della loro propria natura. E' per questo che per un uomo e una donna il rapporto con l'altro non va da sé, ma si complica; e la sessualità e ogni moto del corpo si articolano come fossero un fatto di altra specie, rispetto a quella istintuale. Non c'è tropismo che d'istinto orienti una donna e un uomo al rapporto reciproco. Forse che noi uomini e donne facciamo qualcosa  per istinto? Forse che mangiamo per istinto? In tedesco ci sono addirittura due verbi diversi per nominare l'atto del mangiare ( essen  nell'uomo e nella donna ); mentre nella bestia si presenta come un divorare ( fressen ). E tuttavia- come negarlo - c'è in noi, uomini e donne un appetito di fusione, che però non è affatto detto che si realizzi nella stretta sessuale. Anzi, osserviamo addirittura che di per sé il godimento sessuale non necessariamente crea rapporto con l'altro. All'opposto, il godimento, il godimento  in tutto e per tutto sessuale, è semmai l'effetto di un movimento in certo qual senso sadico,  che per come avviene e fa uso di ciò di cui gode, e cioè del corpo proprio come fosse un mezzo, e del corpo dell'altro alla stessa maniera. E poi, è davvero un godimento unitivo? (...)



        Nadia Fusini    da    Maestre d'amore ( Giulietta, Ofelia , Desdemona e le altre )



MAESTRE D'AMORE ( Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre ) 1

 


                                                        Khristian  Kohen -   Othello



(...) Se entreremo - come entreremo - nella camera di Desdemona, non sarà per assistere all'amplesso tra il Moro e la veneziana. Di quello - in modo volgare e chiassoso - come un ossesso Iago strepita a squarciagola per le calli di Venezia: urla che sì, proprio ora, mentre Venezia dorme, il Moro e Desdemona stanno facendo " la bestia a due schiene ". E' un'immagine indimenticabile per la sua rozza indecenza, che Iago rilancia riproponendo una figura retorica, " la bete a deux dos ", per l'appunto, che nel suo più antico impiego cortese nominava l'osmosi di due corpi in uno. In modo innocente la usa Rabelais per descrivere la luna di miele di Grangola, padre di Gargantua, con la sposa Gargamella, che " facevano spesso e volentieri insieme la bestia a due schiene e si massaggiavano allegramente la ciccia". Così raccontava Rabelais al capitolo terzo della sua grandiosa opera, a tal postura alludendo senza nessun secondo senso perverso, né insinuazione blasfema. In effetti, tra le posizioni più semplici ispirate a un ingenuo kamasutra, quella che vede l'uomo coricato sopra la donna da lui " coperta" è la più ovvia, la più economica. Ma in questo caso - nel caso di Otello e Desdemona - ciò che acceca lo sguardo e scatena l'orrore è che lo stallone, che coprirebbe la bianchissima, nivea Desdemona, sia proprio il nero Otello. E' il contrasto cromatico che offende. E accende l'incubo di una profanazione. Volutamente profano è il linguaggio che Iago usa e Brabanzio ne coglie immediatamente il tono : " Sei un infame - gli dice , sei un uomo vile: con la tua lingua dissacri la purezza". E' però vero che Desdemona è fuggita con il Moro. E' falso invece che i due amanti siano impegnati nell'atto di " fare la bestia a due schiene"; anzi, i due amanti proprio in quel momento si stanno unendo nel vincolo del matrimonio. E di fatto, nella tragedia, non avranno il tempo di conoscere dell'amore l'aspetto carnale. Il joi  è nel loro caso continuamente differito - dettaglio essenziale alla trama e niente affatto secondario per comprendere come a tema nella tragedia sia proprio l'impossibilità dell'accoppiamento. Non per motivi di decenza Shakespeare ci tiene fuori  della camera da letto degli sposi, ma perché tale atto non può che rimanere off- scene. Anche se i due attori lo mimassero in scena, noi ne saremmo comunque fuori. Poiché se qualcosa accade lì, è dell'ordine di un'esperienza indicibile .  (...)



    Nadia  Fusini  da   Maestre d'amore ( Giulietta, Ofelia,  Desdemona e le altre )



MAESTRE D'AMORE ( Ouverture ) 2

 

Che l'amore stia al cuore del discorso filosofico, che l'amore si nutra di parole, non è un'affermazione da prendersi alla leggera; anzi, dovrebbe metterci in guardia. Farci insospettire. Perché? Perché il discorso filosofico è una variante del " discorso del padrone" - ci insegna un maestro socratico, Jacques Lacan. L'insegnamento da tenere presente, onde serbare perlomeno il sospetto che in amore non sia in gioco soltanto il sentimento, l'emozione. Semmai, l' amore mira all'essere, e non a caso - da che mondo è mondo - nel discorso d'amore hanno trovato figura questioni fondamentali alla nostra stessa esistenza e si sono rappresentati conflitti incomponibili e irresolubili per il pensiero. Perché l'amore, oltre che un atto, è pensiero e conoscenza. Così lo presenta Diotima, cui Socrate si rivolge riconoscendole un'indiscussa autorità in materia. D' amore lei si intende, in amore lei è sapiente. Come le donne precocemente apprendano un fine intelletto d'amore lo racconta anche Shakespeare. Anzi, nelle sue commedie e tragedie, egli sviluppa una scienza dell'amore che frutta in quelle meravigliose donne amanti che inventa, mirabili protagoniste di storie vuoi tragiche, vuoi comiche, o romanzesche, e alle quali mi affiderò perché nelle diverse passioni che agiscono e patiscono ci mostrino di che cosa si tratta quando si parla d'amore.



  Nadia  Fusini   da  Maestre d'amore ( Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre )


 

MAESTRE D'AMORE ( Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre ) 3


 (...) Senz'altro c'è  nell'uomo e nella donna in amore  una spinta alla cattura. E senza meno, sempre, nel gioco erotico, l'altro viene massacrato in nome del suo bene. C'è da sorprendersi? Forse non sappiamo che in nome dell'amore si può uccidere il prossimo? E che all'ombra dell'amore - tra i suoi veli - la Salomè solleva il fantasma dell'odio? C'è ambivalenza e duplicità in amore, tanto più quando lo si presenta come un miraggio di fusione con l'altro in nome del bene dell'altro. Ci si può sbagliare a volte, e chiamare amore l'odio. In più, malgrado la retorica sublime dell'incontro, non sempre l'amore fa uscire il soggetto da sé: spesso l'amore è e rimane un sentimento narcisistico. Chi soffre in amore, il più delle volte - in verità - gode della sua ferita come fa il melanconico, il cui lamento è anche un compiacimento.

L'amplesso nuziale non sarà concesso a Otello e Desdemona per via di interferenze militari e per le losche trame di Iago. Sì che alla gioiosa morte dell'orgasmo si sostituirà la luttuosa morte per soffocamento della donna, della quale a tutti gli effetti Otello può vantarsi di non " aver versato il sangue". No, infatti Desdemona muore vergine. Otello non  l'ha " penetrata ". E ora la strangola. E' davvero uno sciocco, Otello, si è fatto giocare da Iago come il cornuto che non è, e come tutti i mariti cornuti, risulta un uomo ridicolo e sbaglia la mossa. E ora punisce con la morte Desdemona, che non solo non ha " dormito " con un altro uomo, ma non ha " dormito" neanche con lui. Sì che risuona definitiva e senza appello la sentenza di Emilia : " Moro, lei era casta. Ti amava, Moro crudele." Sì , Desdemona amava Otello, era pura e muore di una morte incolpevole.

Con dovizia di particolari Shakespeare ci fa capire che Desdemona e Otello non hanno consumato l'amplesso nuziale, e insiste sull'ironia tragica che vede Otello appunto uccidere una vergine onesta e una moglie sincera, la quale muore con sulle labbra la fede dell'amore. Nel matrimonio. Nell'uomo che ha sposato.

Otello ama, ma non capisce niente. E uccide l'innocente. E' amore questo? Se lo è, si tratta di cattivo amore, di amore non intelligente che danneggia più dell'odio. Mentre l'amore che salva è amore intelligente, l'amore attivo che allontana il male e avvicina al bene. Ma dell'amore intelligente si farà conoscenza nelle commedie; nelle tragedie no, non c'è scampo: vince l'amore cattivo. (...)



 Nadia  Fusini  da   Maestre d'amore ( Giulietta, Ofelia, Desdemona e le altre )



mercoledì 3 luglio 2019

VIAGGIARE E NON PARTIRE 4



(…) " Io penso che - riguardo ai viaggi - una buona parte delle
       persone mentano, ma nessuno lo ammette"
       Max Knaus sostiene che tutto il  tourist bousiness si regga
       sulla stessa convinzione: non dire mai che la tua vacanza è
       stata un disastro.
       Soprattutto non dirlo a se stessi, penso io..

       Non dimentichiamoci che travel  ( viaggiare, in inglese ),
       viene da  travail " sofferenza, lavoro" e in italiano addirittura
       " travaglio ".

       Nadia Fusini, giornalista e scrittrice, rompe l'omertà :

     " Viaggiare è un'arte e richiede un talento che non tutti hanno.
        Io, ad esempio, ne sono priva. Già partire mi mette in ansia;
        figuriamoci arrivare in un luogo dove non sono mai stata e
        si parla una lingua che non conosco e si mangiano cibi che
        non somigliano a quelli cui non sono abituata e perfino i
        letti sono diversi e i rumori non sono gli stessi.
        Ma naturalmente,come al cieco piacerebbe vedere, al muto
       parlare e allo zoppo correre,così io non faccio che fantasticare
       su quell'organo che mi manca, e vagheggiare le meraviglie di
       cui il mio handicap mi esclude. Immagino partenze comode e
       arrivi avventurosi, fantastiche scoperte, incontri esotici. Come
       appunto leggo nei libri di viaggio, dove non trovo mai
       descritti quei momenti che ritengo invece assai probabili ( o
       solo a me capitano? ), quando al crepuscolo la nostalgia di
       casa si fa insopportabile, e la vita odiosa in una stanza d'
       albergo sordida, e si vorrebbe solo morire alla vista degli
       scarafaggi a New York, delle rane in India, dei topi sul Nilo.
       Da sola come sopportare tutto ciò?
       Per questo ci vuole sempre  compagno di viaggio… "   (…)



                        Andrea  Bocconi     da     Viaggiare e non partire

mercoledì 5 giugno 2019

ANNA, ENRICO E L'AMORE 1


 

( …)Non c'è prova certa della nascita di Anna,se sia nata nel 1501,
       nel 1504 o nel 1507. Così non sappiamo quanti anni abbia
       esattamente quando Enrico si invaghisce di lei. Alcuni
       sostengono che lui fosse intorno ai trenta, mentre lei era una
       giovane ragazza da marito. Secondo un certo Sanders ( 
       religioso britannico, n.d.r. )accecato dal pregiudizio cattolico, 
       Anna era brutta e cattiva, una sfacciata, e se il padre l'aveva
       mandata in Francia da piccola, era perché se la intendeva col 
       maggiordomo e anche col cappellano. La madre di lei aveva
       avuto un " affair " con Enrico, e così anche la sorella Mary, sì
       che torbida è la loro liason e odora di incesto.
       Anna è alta di statura - troppo - segno per Sanders,di tendenze
       libidinose. E' scura di pelle - annuncio di malvagità: solo le
       streghe e le donne plebee hanno quel tipo di incarnato. Sul
       collo ha una mostruosa escrescenza, evidenza corporea dei
       suoi segreti commerci con il diavolo. In bocca ha un dente
       sporgente, altro marchio associato alle streghe.E sei dita
       sulla mano destra.
      Chiunque la incontri esalta la sua vivacità espressiva, la sua
      grazia nei modi e la prepotente voglia di esistere, l'ambizione
      di contare e l'abilità linguistica. E' svelta di lingua, precoce 
      di intelletto e  affinata di gusto. Margherita d' Asburgo, grande
         principessa, la chiamava " ma petite Boulin " e forse proprio
       la frequentazione della sua corte stimolano in lei l'amore
       per la poesia e la letteratura. Come che sia, Anna si ritrova
       damigella di Caterina d' Aragona.
       La sua prima apparizione pubblica è in un " pageant", festa
       mascherata in cui impersona la Perseveranza, mentre la
       sorella Mary, che è già l'amante del re, persona la Gentilezza, 
       e un'altra dama, la duchessa di Sulfolk, sorella del re, la
       Bellezza. Dal che si deduce che la bellezza non è la sua
       qualità più propria, anche se in tutte le descrizioni si esalta
       la sua carica sensuale - quello che viene definito il suo
       "magnetismo  animale ".
       Usando un'espressione meno antiquata, potremmo dire che
       Anna aveva " sex appeal "  .  (…)



Nadia Fusini  ( Saggio introduttivo a  Lettere d'amore di Enrico VIII ad  Anna Bolena )




ANNA, ENRICO E L' AMORE 2



(…) Ha vent'anni, poco più, poco meno e non ha ancora marito. Ha
       avuto dei flirt, ma niente di serio.Poi, d'un tratto, abbocca all'
      amo il re.Non è cosa da poco.Anche se,per altri versi, potrebbe
      non essere un gran che,visto che il re - è risaputo - cerca sfogo
      tra le dame, e forse anche la conferma della  sua potenza
      sessuale così provata. Anna potrebbe fare così come fan tutte.
    E invece no.E' una donna moderna,una donna dei tempi nuovi.  
    Non sarà nobile abbastanza per essere regina, ma lo è troppo -
    troppo nobile e troppo intelligente - per fare la concubina.
    Così tiene a bada la voracità dello spasimante pur capendo che
    nel letto regale soffre di astinenza, e costringe il re vorace,
    addirittura bulimico, a stare sospeso su quel filo teso del
    desiderio: non si concederà a lui, a meno che in cambio non le
    siano concesse le nozze. Qui non c'entra il pudore: c'entrano l'
    orgoglio e l'ambizione. E c' entra intuito: Anna intuisce che non
    di facili amori quest'uomo è alla ricerca: Enrico non è un
    libertino; è un'altra la sua magnifica ossessione. Si annida 
    sempre nell'orizzonte del coito, ma lo trascende nella tensione
    ideale di chi intende assolvere il suo compito, che è quello di
    copulare perché copulare il re " deve" : è un suo atto.  Anna non
    è affatto avversa all'idea di praticare tale esercizio, con senso
    del dovere  magari anche con fantasia, ma comprende bene che
    tale atto, inteso al servizio della dinastia e dunque della specie,
    troverà il punto di massimo orgasmo se la copulazione produrrà
    il suo frutto- un brutto però che non sia bastardo.
    Ecco la vera domanda di Enrico,il motore segreto del suo
    desiderio :Anna ha intelletto d'amore e si impegna nel soddisfare
    quel desiderio: darà ad Enrico il maschio per la corona. Per
    questo - però - affinché il frutto della copula regale sia legittimo.
    Enrico dovrò divorziare da Caterina. Si badi bene, non è gelosia
    servile, né per vendetta sociale - Anna non ce l'ha con Caterina:
    ma non vede altra strada nè la vede Enrico, per realizzare il
  sublime scopo dinastico:bisogna che Enrico abbia l'annullamento
  incestuoso… Così ragionano i due amanti.  (…)



Nadia  Fusini  ( Saggio introduttivo a Lettere d'amore di Enrico VIII ad Anna Bolena )


   

ANNA, ENRICO E L'AMORE 3



(…) Tragica è l'odissea ginecologica di Anna:ella sa benissimo che
       la salverà solo la nascita di un maschio, ma il miracolo non
       accade. Il 7 Settembre 1533, in un pomeriggio di domenica, a
       dimostrazione che non siamo in una fiaba,ma nella dura realtà
       della ragione di Stato, non nasce un bel bambino, ma una
       femmina: Elisabetta, ed è una delusione immensa.
       Nel febbraio dell'anno seguente, Anna è di nuovo gravida, ma
       in luglio abortisce per cause ignote. Nella testa di Enrico
       ritorna l'antico rovello: Dio lo punisce, lo umilia nella sua
       virilità perché copula nel letto di una donna impura.
       Nell'autunno del 1534 la relazione è in crisi: Enrico non sente
       più niente per lei, la tratta come una cavalla da monta. Per lei
       ha rotto con Roma, la rimprovera. " Ma ti sei arricchito", le
       risponde lei, che ha la lingua lunga.E' vero:Enrico ha razziato
       i  monasteri, i conventi, le chiese, non paga ù i tributi a Roma ,
       mentre è il suo popolo che li paga  a lui.
       Al terzo aborto, Anna è davvero nei guai. Se questa volta non
       ha portato a termine la gravidanza - si difende - è perché 
       aveva il cuore colmo d'angoscia, perché ha temuto per il re,
       per la sua salute, per via dell'incidente in cui ha perso 
       conoscenza e pareva morto, e per colpa dei suoi tradimenti.
       Ma questa volta c'è un'aggravante : si vocifera che il feto di
       sesso maschile sia deforme, e se il feto è deforme è perché è
       il frutto di una copula innaturale. Nelle conoscenze 
       ginecologiche del tempo prevalevano credenze mistiche,
       esoteriche nelle quali non credeva solamente la gente comune,
       incolta e analfabeta, ma anche il re. Nella superstizione, il re
       affoga la rabbia, l'insicurezza, l'angoscia della propria
       impotenza, del proprio fallimento come uomo. E cresce la
       voglia di vendetta. Tratta Anna in modo infame. La denuncia
       come strega. E' una libertina, dedita a pratiche sessuali contro
       natura. E' un'eretica. Lui un cornuto, lei un'adultera.
       Elisabetta una bastarda. Pubblicamente Enrico afferma che è
       Lord Rochford, e cioè il fratello di Anna, il genitore
       consanguineo dell'unica figlia sopravvissuta. L'accusa ad
       Anna di aver commesso incesto col fratello, è ratificata da un
      atto del Parlamento del 1536. Con il quale atto, quanto mai  "
      ad personam" , si stabilisce che ogni uomo che sposi la sorella
      di sua moglie se ne dovrà separare.
      E mai più in futuro si celebreranno tali matrimoni .  (…)



Nadia Fusini ( Saggio introduttivo a Lettere d'amore di Enrico VIII  ad Anna Bolena )


              
 

giovedì 18 ottobre 2018

UNA FRATELLANZA INQUIETA ( Prefazione ) 1

 
 

" L'amicizia, tra persone di sesso diverso, è una nobile pianta artificiale, ma richiede doti di giardiniere " , ( Lou Salomé )


(…) Riprendo in mano un libro, nelle mie intenzioni di allora un
       pamplhet veloce, scritto anni fa, in cui mi chiedevo: chi sono
      gli uomini?chi le donne?quale la relazione tra loro?lotta dura,
      completa inimicizia? Oppure una fratellanza inquieta?
      Lo rileggo e mi trovo insieme d'accordo e in disaccordo con me
      stessa e decido che sì, vale la pena di ripubblicarlo, se però
      sarò capace di ripensare i punti del disaccordo. E lo potrò fare
      solo scrivendo. Io - del resto - penso solo così, scrivendo.
      In questo atto scopro chi sono: sono una donna che non ha
      altro modo di scoprire quello che pensa, se non lo scrive.
      Così leggo quello che ho scritto, e comprendo che non voglio
      ripubblicare lo stesso libro, voglio riscriverlo. Perché non mi
      soddisfa. Del resto, non mi soddisfa mai quello che ho fatto,
      quello che faccio. Penso sempre che ci sia dell'altro, qualcosa
      che sempre sfugge alla presa.
      Anche in questo sono una donna: non mi ritrovo e non mi
      riconosco mai sazia, mai soddisfatta, sempre china semmai
      intorno al mio manque, per riprendere un termine impiegato
      per dire un tratto esemplare del femminile. Ben sapendo che il
      mio manque riarticola la partita. Che lo manque , come dice
      Rachel Bespaloff, è la molla del divenire.
      In più, io vorrei sempre una seconda chance. E la dò anche ai
      miei lettori, se vorranno inoltrarsi con me nei meandri del
      labirinto cui mi avvia la stessa domanda di allora. Rovesciando
      però il sottotitolo nel titolo, entrerò nell'inquietudine della
      fratellanza tra uomo e donna, partendo dall'oggi, che è molto
      cambiato da ieri. Non si può certo negare come in ogni aspetto
      della vita quotidiana si sia ormai diffusa un'idea positiva dell'
      esistenza femminile, che ha profondamente trasformato i valori
      dell'esperienza tutta, degli uomini e delle donne.E se c'è sempre
      stato un lato fallico del femminile, come c'è sempre stata un'
      invidia del femminile da parte del maschio, oggi la medesima
      confusione di pulsione e di desideri di un tempo, si esprime
      senz'altro con più libertà e meno remore. Da tempo ormai
      abbiamo riconosciuto la qualità mitica della differenza sessuale
      e, come la differenza di genere, sia una favola già chiara fin
      dalle società primitive. Entrando in una società, il corpo
      subisce una traslazione, una metamorfosi, anche se non
      necessariamente di natura spirituale nè strettamente
      escatologica: è l'evento di una seconda creazione.
      Come si narra nella Lettera di Paolo ai Galati, grazie a una
      nascita seconda, in quel caso nel segno di Gesù Cristo:
    " Non c'è più né Giudeo né Greco, né schiavo né libero,né uomo
       né donna" (3, 28 ); allo stesso modo, l'identità umana è
      reimmaginata passando appunto dall'ordine del genere,
      inscritto nel campo semantico della natura e della generazione,
      all'ordine del Nome. All'impero della Lingua . (…)


 Nadia  Fusini  da  Una fratellanza inquieta ( Donne e uomini oggi )

UNA FRATELLANZA INQUIETA ( Prefazione ) 2


(…) In quanto donna, e nel nome di Eva, so che la coscienza etica
      nasce da un atto di trasgressione - che la formazione della
      coscienza avviene grazie all'azione trasgressiva. E riconosco
      senza nessun sentimentalismo che l'azione umana significativa
      è sempre necessariamente trasgressiva - per quanto sia in
      partenza innocente e ben intenzionata. L'indipendenza, la
      soggettività, sono il frutto di azioni che strappano,sconvolgono,
      trasformano, deformano e riformano i modi e le convenzioni e
      i costumi della società e della socialità. Senza possibilità di
      trasgressione, la soggettività umana appassisce. Deperisce.
      Mi prenderò perciò di volta in volta la responsabilità di
      esercitare la mia soggettività e lo farò in nome non del
      potere,ma della sovranità.
     Parlerò di una sovranità intesa come potere di potere. Niente
     volontà di potenza. Piuttosto volontà di creazione. Perché si
     possa essere tutti, uomini e donne, liberi, e ognuno e ognuna di
    noi, differente; perché si possa ogni uno e ogni una farsi artisti
    della nostra propria esistenza.
    Sono una donna - ripeto . Una - non tutte - insisto. Non
    rappresento nessuno, non sono l'esponente di un movimento.
    Sono me stessa, singolare, unica. E tuttavia consapevole della
    differenza che, in quanto donna, rappresento. Al contrario di
    tante donne inconsapevoli, non rifiuto le stimmate della
    differenza sessuale; non faccio il calcolo meschino che perderò
    le prerogative dell'universalità, se accetto quelle insegne.
    Assumo la mia parzialità in piena coscienza di intendere e volere
   Conosco molte altre donne così e ne sono fiera e sono orgogliosa
   che esistano. Mi aiutano personalmente a riconoscere che dal
   fatto di essere una donna, se non lo si combatte, può crescere una
   possibilità migliore dell'esistenza. L'essere donna in tal caso è
   una chance in più. Perché il rispetto della dignità umana una
   donna ce l'ha per istinto. Perché in una società fondata sul
   privilegio, sull'orgoglio di nascita, sull'arroganza del sesso - le
   donne rappresentano l'elemento veramente umano. Perché una
   donna che riconosca la propria differenza non rinuncerà mai al
   suo grande amore per un'esistenza libera. (…)



            Nadia Fusini   da   Una fratellanza inquieta ( Donne e uomini oggi )

mercoledì 17 ottobre 2018

UNA FRATELLANZA INQUIETA ( Donne e uomini di oggi )

 
 

 
"Essere donne è così affascinante! E' una continua sfida che non finisce mai". ( Oriana Fallaci )


(…)E' proprio vero che ogni donna desidera un fascista - come con
      accorata disperazione e tragica ironia recita una poesia di
     Sylvia Plath rivolta al Babbo?E ogni uomo una Lulù ?( graziosa
     quindicenne che inizia a scoprire il sesso - dal romanzo di
     Almudena Grandes - n.d.r. ). O non sono entrambi i desideri l'
     espressione naif di una profonda incapacità di interpretare il
     bisogno di identità ancorandosi in modo ingenuo all'identità di
     genere?. Sforzo da cui sortiscono vergognose caricature, parate
     ridicole, un carnevale da quattro soldi:tra gli uomini,il virilismo
     esagerato, compensando la paura dei loro stessi desideri
    femminili.Tra le donne l'esagerazione della femminilità servendo
    forse a punirsi di voglie e ambizioni da maschio.
    Ciò che scopro, se osservo con attenzione il mondo che mi
    circonda,è che il sapere della differenza sessuale -del taglio,cioè
    che l'appartenenza all'uno o all'altro sesso scava nel corpo
    umano - coincide con ciò che nell'esperienza veniamo a
    conoscere della nostra radicale, disperata distanza da una
    sicura identità. E' per ripararsi da quell'angoscia che assumo
    come identità la ripetizione mimetica di certi tratti convenzionali
    e convenienti. Perché - è evidente - io nasco con un organo
    sessuale:quello è il mio sesso.Ma la mia sessualità non è un dato
    che mi resti consegnato a quel fondamento anatomico. Quel che
    è davvero interessante è ciò che ne farò di quell'appartenenza
    biologica. Rispetto ad essa, quanto giocherà la mia adesione o
    meno ai modelli culturali che su tale differenza i sono
    storicamente costituiti?. E quanto conterà la mia libertà da
    convenzioni stantie?. Libertà che affermerò rivendicando nel
    modo della conoscenza stessa un nuovo paradigma, che
    partorisce teoria a partire dall'esperienza. E' un paradigma in
    cui la conoscenza e l'esperienza si sostengono in modi
    assolutamente vitali, che derivo da donne che prima di me sono
    esistite, e hanno rovesciato in concreto e in positivo carismi
    come l' ascolto e la compassione, imposti alla donna per
    comodità dalla cultura viriloide.Come è accaduto con donne che
    ci hanno mostrato la strada, le più famose - Lou Salomé, Sabine
    Spielrein, Anna Freud e Emma Jung e Maria Bonaparte e
    Hélène  Deeutsch, Melanie Klein e Françoise Dolto. Tutte donne
    che all'inizio del secolo XX hanno con coraggio rovesciato
    luoghi comuni e disobbedito alle facili e prevedibili attese di
    corrispondenze illusorie tra organo e mente, imponendo un altro
    sguardo sulla realtà dell'amore,della sessualità, della maternità,
    dell'infanzia. Tutte donne che insieme a molte altre scrittrici e
    artiste e donne anonime, comuni, hanno denunciato il fatiscente
    e mostruoso apparato patriarcale, che sul piano politico, negli
    stessi anni dava prove efferate di demenza e violenza; e in un
    secolo misogino e violento hanno affermato comunque la loro
    volontà di indipendenza e il loro senso della vita umana. (…)


      Nadia Fusini  da   Una fratellanza inquieta ( Donne e uomini di oggi )

giovedì 30 agosto 2018

HANNAH E LE ALTRE ( Introduzione )


                                                                  

 
 
Hannah Arendt
 
 

 
 
Rachel Bespaloff
E' questo un libro sulla differenza femminile. Simone, Rachel e Hannah sono tre donne, diversamente grandi, che con il loro sguardo hanno illuminato le tenebre del Novecento e hanno saputo leggere il mondo. Tutte e tre hanno vissuto gli stessi anni di guerre, totalitarismi e barbarie. Hanno affrontato  le tempeste e i momenti più bui senza mai sottrarsi alla riflessione, all'impegno e alla ribellione. Simone e Rachel si sono sfiorate, Rachel e Hannah appena incontrate, eppure un forte quanto esile filo rosso ha intessuto la trama dei loro destini. Tutte e tre si sono confrontate con i grandi temi della violenza e del potere, ognuna secondo la propria indole e mettendo in campo la propria biografia. Simone, Rachel e Hannah hanno scritto e trattato i propri testi come se fossero sogni, scritture della mente e del cuore, personalissime elaborazioni dell'atto di vivere che tratteggiano una strada verso l'esistenza. E sono arrivate a toccare la materia pulsante della vita. Simone Weil è la più " strana" del gruppo, né brutta né bella, insolente e tenera, ardita e timida insieme. Fin da bambina si esercita al sacrificio, al digiuno e rifiuta i privilegi della sua classe. Non prende più zucchero quando sa che scarseggia per la povera gente, non porta le calze d'inverno perché non tutti ce l'hanno. E' intransigente e radicale, a costo di apparire ridicola. Ha una sincera aspirazione di giustizia e ha bisogno di verità in modo fanatico.Muore il 24 Agosto 1943, a 34 anni nel sanatorio di Ahford.
 
 
 
Simone Weil
 

Rachel Bespaloff è la più misteriosa, la più segreta, sfuggente e riservata. Non ha titoli accademici ed è priva di riconoscimenti se non all'interno di una cerchia di filosofi di cui si sente sorella e amica. Tutto in lei è obliquo: Rachel è straniera, nomade, autodidatta. E' una donna di una bellezza patetica che suona benissimo il pianoforte, si nutre di libri e scrive continuamente, in controcanto. Perché di tutto quello che accade intorno a lei e di tutto ciò che legge, si sente chiamata a rispondere. Muore suicida nell' Aprile del 1949 a 54 anni.
Hannah Arendt è la più conosciuta delle tre, forse la più forte, certo la più fortunata. Sfrontata e- a volte - arrogante in pubblico, in privato è gentile e attenta, fedele e profonda nell'amicizia. Scrive e riflette sempre a voce e a testa alta. Muore il 4 Dicembre 1975 a 69 anni, negli U.S.A.


                       frida

L'ASCOLTO DI HANNAH, SIMONE E RACHEL


(…) L'altro mi parla e si apre a me nell'atto di parola; e io stessa
       mi apro grazie all'altro a una forma di trascendenza. E al di là
       della realtà che si mostra, ne scopro un'altra a cui giungo per
       immaginazione, per immedesimazione, per fede. La lettura è
       un'apertura sull'essere, una finestra sul mondo.
       E se i Greci sono gli uomini del Mito, queste donne ebree
     ( Simone Weil, Hannah Arendt, Rachel Bespaloff ) sono " gli
      uomini del Libro".Uso il termine" uomini"come lo usa Hannah,
       al di là del sesso, per dire però che ci sono momenti in cui quel
       termine universale ha un volto di donna. Qui sono delle donne
       a leggere e a pensare, ed è un pensiero nuovo,che tocca altezze
       e profondità inaudite.Nell'intreccio,nel rimbalzo musicale delle
       differenti voci, la nota femminile si leva in tutta la sua
       differenza, nell'acuto modulato alto e sostenuto del soprano,
       secondo una frequenza di ritorni, ripetizioni, variazioni che
       introducono a una meravigliosa diversità.
       Ecolalie, le chiamo. In certe afasie,l'ecolalia si manifesta come
       la ripetizione meccanica di parole, spesso in fine di frase,
       quasi che ripetendo l'ultima parola, chi parla prendesse la
       rincorsa verso parole nuove… Quasi che masticare in bocca
       vocali e consonanti servisse a tenere in funzione il meccanismo
       del pensiero. Ecco, questo a me accade in compagnia di
       queste tre donne,che illuminano la mia vita con i loro pensieri.
       Ma lo stesso accade a loro, tra di loro: il loro è pensiero in
       conversazione, sempre in dialogo, mai monologico.
       Magistrale in tal senso è il loro apporto: perché una donna sa
      - se ascolta la propria umanità - che l'ideale non sono né la
       potenza né il potere - ma la cura - la protezione del niente che
       c'è. E del niente che non c'è - per riprendere l'immagine del
       poeta Wallace Stevens. Una donna sa che nella capacità di
       fare il vuoto, di accettare il vuoto, c'è la chance dell'estasi.
       E nell'obbedienza della ripetizione la libertà dell'ascolto.
       L' opera brucia al fuoco della realtà, ma questo sacrificio è il
       modo per fuggire " dalla vuota regione della bellezza ",afferma
       Hannah con una manifesta ripresa di un tema caro a Simone.
       La quale direbbe che solo la letteratura che passa dalla parte
       della realtà ha la grandezza della poesia -dove l' Io si consuma
       per accedere all' " essere ".  (…)


               Nadia Fusini   da      Hannah e le altre

mercoledì 7 marzo 2018

L'AMORE NECESSARIO 1

 
 

" L'amore è una forza selvaggia: quando tentiamo di controllarlo ci distrugge; quando tentiamo di imprigionarlo ci rende schiavi; quando tentiamo di capirlo ci lascia smarriti e confusi " ( P.Coelho )



(...) L'amore ha i suoi differenti toni, i suoi variegati registri, non
      sta quasi mai in silenzio. Non è taciturno, ma parla, strepita,
      canta, inveisce. Ferisce, non solo l'orecchio. L'amore talvolta
      è violento, non è solo l'infante Cupido con le sue frecce, lievi
      come una punta di spillo, che accendono nella carne un'
      eccitazione leggera, quasi un prurito. L'amore può essere forte
      e solido come quello di Vulcano, che forgia catene, forte e
      irruento come quello di Marte che prepara alle guerre... ha
      mille nomi e mille tipi di frecce, l'amore. E potrei descrivertele
      tutte, una ad una, ma oggi cerco il vero volto del mio amore
      per te, un amore diverso dagli altri che ho conosciuto. Tanto
      diverso, che a volte a me pare addirittura che non sia Amore,
      ma un altro lo spirito, o il demone che mi lega a te, nel modo
      tormentato di un vincolo che insieme scelgo e subisco.
      Se ogni amore ha una sua propria musica, il nostro a volte
      risuona stranamente vuoto, cavo. E' un amore privo di
      vibrazioni, non rimanda echi, ha piuttosto la potenza silenziosa
      della forza di attrazione della calamita. (...)


                  Nadia  Fusini   da      L'amore necessario

L' AMORE NECESSARIO 2


(...) Com'è nato - lo ricordi - il nostro amore? Ricordi il primo
      incontro? Prima ancora dell'abbraccio, già l'incontro
      appartiene al mistero di Eros. Se mi sono mossa verso di te, è
      perché così voleva Eros. In ogni nostro spostamento, anche
      quando andiamo in cerca del silenzio e della solitudine, c'è
      qualcosa del desiderio dell'more, della curiosità dell'amore.
      Le prime immagini, le prime sensazioni dell'incontro - quel
      momento quando l'amore è ancora una ricerca senza brama,
      un'ingenua mescolanza di confidenza e timidezza -sono gravide
      di significati, come se il futuro non fosse che lo sbocciare
      successivo, lento o veloce, di un'incubazione di malattie che
      una dopo l'altra ci attaccheranno quando - inermi e fiduciosi -
      meno ce l'aspetteremo. Ma intento senza attesa, fermi, avvolti
      nell'ottusità dell'animale, nella purezza dell'angelo,
      fronteggiamo l'incontro, quasi che fosse un'annunciazione dell'
      infinito. Lo salutiamo, preparandoci all'abbraccio che
      l'incontro promette e noi desideriamo: perché viviamo di
      nostalgia del contatto. Come se credessimo che
    - abbracciandoci - l'altro ci riporterà alla pace che ci manca, di
      cui crediamo di aver memoria. Ma non è già questa un'
      illusione? Siamo davvero mai stati tutt'uno con l'altro? (...)


             Nadia  Fusini     da     L' amore necessario

martedì 11 ottobre 2016

L ' AMORE NECESSARIO




(...) Una cosa così la si capisce d'un tratto, in un luogo qualunque
      - un aeroporto, ad esempio; in questo bar semideserto, seduta
       su una sedia precaria quanto questo spazio, con un uomo
       all'altro capo del tavolo, uno sconosciuto che beve solitario
       una birra, e l'odore forte mi dà un leggero disgusto, come
       fossi incinta. E' curioso come un luogo estraneo può portarci
       dentro di noi, così nel profondo, al centro di pensieri che non
       riusciamo a formulare quando ci aggiriamo in spazi che ci
       sono familiari. Mi sento sola, e penso che lo sono perché tu
       non mi tieni, e questa libertà non è che il vuoto della tua
       presenza, un fatto negativ o, in fondo, un'assenza in cui tu mi
       spingi. Una cosa così la penso adesso, e tale è  l'urgenza, che
       cerco un quaderno e ti scrivo come fossimo lontani da tempo
       e non da poche ore. Tu sei partito ieri, io parto oggi, per
       destinazioni diverse. Quel che capisco riguarda l'amore,
       l'amore di cui a te non piace parlare, perché sei un uomo
       taciturno, ironico. Hai in sospetto il sentimento; anzi, lo
       ignori, come fosse una malattia di cui è bene tacere.
       Sei prudente - tu - in questo.  (...)



         Nadia   Fusini   da   L' amore  necessario