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lunedì 18 luglio 2022

STRAND CAMMINA UN PASSO DAVANTI AL BUIO




      Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine...





LA FINE


Non ogni uomo sa cosa canterà alla fine,

guardando il mondo mentre la nave salpa, o cosa sentirà

quando sarà preso dal rombo del mare, immobile, là alla fine,

o cosa spererà una volta capito che non tornerà più.


Quando il tempo è passato di portare la rosa, coccolare il gatto,

quando il tramonto che infiamma il prato e la luna piena che gela

non compariranno più, non ogni uomo sa che cosa scoprirà al loro posto.

Quando il peso del passato non si appoggia più a nulla e il cielo


non è più che luce ricordata, e le storie di cirro

e cumulo giungono alla fine, e tutti gli uccelli stanno sospesi in volo,

non ogni uomo sa che cosa lo attende, o cosa canterà

quando la nave su cui si trova scivola nel buio, là alla fine.



                                                ***


LA VITA TRANQUILLA


Sei in piedi alla finestra.

C'è una nube di vetro a forma di cuore.

I sospiri del vento sono caverne in ciò che dici.

Sei il fantasma sull'albero di fuori.


La strada è muta.

Il clima, come il domani, come la tua vita,

è in parte qui, in parte per aria.

Non puoi farci niente.


La vita tranquilla non dà preavvisi.

Consuma i climi dello sconforto

e compare a piedi, non riconosciuta, senza offrire nulla,

e tu sei lì.



                                  ***


L' IDEA


Anche per noi esisteva un desiderio di possedere

qualcosa oltre al mondo a noi noto, oltre noi stessi,

oltre quanto sapevamo immaginare, qualcosa in cui

nondimeno potessimo riconoscerci; e questo desiderio

veniva sempre di sfuggita, nella luce che svaniva e,

e un freddo tale che il ghiaccio sui laghi della valle

si spaccava e si rovesciava, e la neve soffiata dal vento

copriva tutta la terra che riuscivamo a vedere,

e le scene del passato, quando riaffioravano,

non apparivano più come una volta, ma spettrali

e bianche fra false curve e cancellature celate;

e neppure una volta sentimmo di essere prossimi

finché il vento notturno non disse : " Perché falo,

specialmente adesso? Tornate da dove venite",

e allora apparve, con le finestre accese, piccola,

lontana fra gli anfratti di ghiaccio, una baita;

e ci fermammo lì davanti, stupefatti dal suo essere

lì, e ci saremmo fatti avanti ad aprire la porta,

e saremmo entrati nel lucore, a scaldarci, lì,

se non fosse che era nostra proprio non essendo

nostra, e che doveva restare vuota. Quella era l'idea.



                                          ***


TENENDO LE COSE ASSIEME


In un campo

io sono l'assenza

di campo.

Questo è

sempre opportuno.

Dovunque sono

io sono ciò che manca.


Quando cammino

divido l'aria

e sempre l'aria

si fa avanti

per riempire gli spazi

che il mio corpo occupava.


Tutti abbiamo delle ragioni

per muoverci

io mi muovo

per tenere assieme le cose.



                                          ***


CIO' CHE RESTA


Mi svuoto del nome degli altri. Mi svuoto le tasche.

Mi svuoto le scarpe sul ciglio della strada.

Di notte metto indietro gli orologi;

apro l'album di famiglia e mi vedo bambino.


A che giova? Le ore hanno fatto il loro dovere.

Dico il mio nome. Dico addio.

Le parole si inseguono nel vento,

amo mia moglie ma la caccio.


I miei genitori si alzano dai troni

nella stanza delle nuvole. Come posso cantare?

Il tempo mi dice ciò che sono. Cambio e resto lo stesso.

Mi svuoto della mia vita e rimane la mia vita.




             Mark  Strand   da  L'uomo che cammina un passo davanti al buio ( Poesie 1964 - 2006 .  Trad. di D. Abeni )




martedì 12 aprile 2022

IL QUASI INVISIBILE DI STRAND

 


                                                           Mi sono stancato della luna...



NOTTURNO DEL POETA CHE AMAVA LA LUNA


Mi sono stancato della luna, stancato di quell'aria attonita, di quel ghiaccio azzurro del suo sguardo, dei suoi arrivi e delle sue partenze, del modo in cui avviluppa amanti e solitari sotto le sue ali invisibili, senza saperli distinguere. Mi sono stancato di così tante cose che un tempo mi incantavano; sono stanco di guardare l'ombra delle nuvole passare sull'erba illuminata dal sole, di vedere cigni che scorrono avanti e indietro sul lago, di scrutare nel buio, sperando di trovare l'immagine di un sé non ancora nato. Lasciamo che la semplicità penetri l'occhio, semplicità come un tavolo su cui non è apparecchiato niente, come un tavolo che ancora non è nemmeno un tavolo.



                                    ***


UNA LETTERA DA TEGUCIGALPA


Cara Henrietta,

visto che sei stata tanto gentile da chiedermi perché non scrivo più, farò del mio meglio per risponderti. Ai vecchi tempi, i miei pensieri sfavillavano come minuscole scintille nel buio quasi assoluto della consapevolezza e io li trascrivevo e, pagina dopo pagina, rispendeva di una luce che dichiaravo tutta mia. Sedevo alla scrivania, sbalordito di ciò che era appena successo. E persino mentre guardavo le luci affievolirsi e i miei pensieri diventare piccoli mausolei senza alcun senso nel lucore residuo di tanta promessa, restavo ancora sbalordito. E quando scomparivano - com'era inevitabile - io ero pronto a ricominciare, pronto a restare seduto al buio per ore ad aspettare anche un'unica scintilla, nonostante sapessi che non avrebbe quasi per nulla emesso luce. Quello di cui non mi ero reso conto allora, ma di cui mi rendo conto fin troppo bene adesso, è che le scintille portano dentro di sé il desiderio di essere sollevate dal fardello della lucentezza. Ed è per questo che non scrivo più, e che il buio è la mia libertà e la mia contentezza.



                                     ***


ARMONIA NEL BOUDOIR


Dopo anni di matrimonio, lui sta in piedi in fondo al letto e dice alla moglie che lei non lo conoscerà mai, che per ogni cosa che dice ch'è dell'altro che non dice, che dietro ad ogni parola che pronuncia c'è un'altra parola, e centinaia d'altre dietro a quella. Tutte le parole non dette - spiega - contengono il suo vero sé, che è stato tradito dal sé superficiale che le sta davanti. " Così, vedi, ", continua, scalciando dai piedi le pantofole " io sono più di quello che ti ho indotto a credere che sono." " Oh, che sciocco " replica la moglie, " ma è ovvio che lo sei. Io trovo che il solo pensarti con così tanti sé che recedono verso il nulla sia molto eccitante. Che tu a malapena esista così come sei non potrebbe darmi più piacere".



                                           ***


SULLA BELLEZZA OCCULTA DELLA MIA MALATTIA


Ogni volta che pensavo alla mia malattia, sentivo il suono malinconico di una viola. Quando la descrissi al mio dottore, anche lui sentì lo stesso suono. " Lei dovrebbe tenersi la sua malattia per sé", mi apostrofò. Un giorno sereno d'estate uscii all'aperto e uno stormo di corvi mi si raccolse attorno, in silenzio. Lo interpretai come un tributo occulto alla bellezza della mia malattia. Quando lo riferii al medico, lui disse : " Può darsi che la sua malattia si stia propagando e potrebbe rovinare tutto. Perciò, d'ora in avanti non sarò più il suo medico ". Ieri, mentre meditavo sulla mia malattia, ho visto i miei genitori, nudi nella calura infernale, che sussurravano e si baciavano. Mi preoccupai che la mia malattia mi stesse portando chissà dove, e rivolsi l'attenzione a una città lontana, al suo orologio dorato, alle sue ville di pietra bianca, ai viali affollati di angeli che si riparavano gli occhi dal sole.



                                       ***


IL TRIONFO DELL'INFINITO


Mi alzai nel cuore della notte e mi recai in fondo al corridoio. Sulla porta si leggeva a caratteri cubitali : " Questa è la prossima vita. Prego, entrate ". Aprii la porta. All'altro capo della stanza un uomo barbuto che indossava un completo verde, si volse verso di me e mi apostrofò dicendo : " Meglio che si prepari, prendiamo la strada più lunga."  " Adesso mi sveglio " pensai, ma mi sbagliavo. Intraprendemmo il viaggio in una tundra dorata e su lastre di ghiaccio. Poi intorno a noi non vi fu niente per miglia e miglia, e l'unica cosa che ero in grado di sentire era il mio cuore che pulsava, pulsava così forte che pensai che ero sul punto di morire di nuovo.




                 Mark  Strand  da   Quasi invisibile  Trad. di  D. Abeni



mercoledì 10 marzo 2021

L'OMBRA E IL DAVANZALE

 


                                                         Così sta l'amore dei vecchi...




L' OMBRA DELL'AVVERBIO


Rannicchiato dentro un forse

come in una gobba di luna.

Così sta l'amore dei vecchi.

Cede il bottone dell'abito

mentre lo allaccio : regge appena.

L' amore dei vecchi è quell'appena

che avaro s'annuncia alla porta.

A volte prende l'aria gentile di un adesso:

Buongiorno ti ho portato il giornale.


E' quasi l'ora di pranzo. Ti fermi?

Non posso risponde l'adesso

già per le scale. Allora a presto.

Può darsi senza impegno.

La porta si richiude quella

del non importa va bene.

Intanto il mai fa capolino

aspetta una distrazione per entrare.

Per poggiarmi una mano sulla spalla.



                                                  ***


QUANDO I SOGNI SONO SOGNI CATTIVI


Lame che feriscono il sonno,

i sogni che non vogliono morire:

costringono le ore della notte

oltre il tempo consentito,

oltre l'alba, per rimanere veri.


E diventa grazia il risveglio

con i giornali invecchiati sul letto,

il libro capovolto,

la tranquilla luce del mattino,

fra le stecche, alla solita finestra.


Per ascoltare il cuore

poggiamo sul petto il palmo della mano

e quel battere lento, risanato,

ci rassicura, la docilità del corpo

e dell'ora, con una propria vita.



                                                    ***


LE INSOLITE COSE


Capita che la domenica sfiorisca

dentro un vuoto balordo,

capita che mi perda

nell'umidore dell'accappatoio

nelle infradito del bagno.

E  capita in punta di sogno


che impari a respirare

con respiro di branchie

l'acqua della vasca, bolla

di schiuma, lasciando al pavimento

quasi un'assenza, 

il nulla di un alone.



                                           ***


IL PESO DEL QUASI


                                          Me ne stavo sdraiato a letto incapace di muovermi

                                          meditando - come si fa alla mia età -

                                          sulla natura della malinconia...


                                          ( Mark Strand - Quando ho compiuto cent' anni )




Era un vecchio poeta quasi bello

con il volto scavato di magrezza

come quasi sempre i vecchi.

Meditava sulla natura della 

malinconia quasi fosse

una sostanza vuota da riempire.


E per sogni viaggiava

quasi senza paura sulla morte

che per sé pretende nessun " quasi"

per poterla raccontare

con mani senza peso

come quasi nessun altro poeta.


Sopra ogni parola quasi invisibile

provò a camminare e sopra il tempo

fino quasi ad essere immortale.



                                         ***


TORNIAMOCI SOPRA


Passare come passa una mattina

di marzo quando tutto è indeciso

e potrebbe domani

ritornare la neve.


Come un caffè bevuto

lasciare un'aureola zuccherina

nel fondo della tazza

ancora calda


che possa dire : io c'ero

e un po' ci sono ancora.



                                        ***


( DA SOTTO IL GUSCIO DEL CIELO )


La foglia gialla

sotto il tergicristallo :

multa d'ottobre.


Tutto a suo tempo:

un haiku come il vino

deve posare.




               Anna  Elisa  De Gregorio   da   L'ombra e il davanzale



lunedì 28 dicembre 2020

L'UOMO SULL'ALBERO



                                                                           Mark  Strand



Sedevo tra i rami freddi di un albero.

Ero senza vestiti, soffiava vento.

Tu eri lì sotto con un cappotto pesante,

il cappotto che hai adesso.


E quando l'apristi, scoprendo il petto,

tarme bianche presero il volo, e ciò che dicesti 

in quel momento cadde a terra in silenzio,

la terra ai tuoi piedi.


La neve scendeva dalle nuvole sin nelle mie orecchie.

Le tarme del tuo cappotto volarono nella neve.

E il vento, sotto le mie braccia, sotto il mento,

piangeva come un bambino.


Non saprò mai perché

le nostre vite volsero al peggio, e neanche tu.

le nubi mi affondarono nelle braccia e le braccia

si sollevarono. si sollevano ora.


Oscillo nell'aria bianca invernale

e lo strido dello storno mi si stende sulla pelle.

Un campo di felci mi copre gli occhiali:li pulisco

per poterli vedere.


Mi giro e le foglie mutano colore con me.

Le cose non sono solo se stesse in questa luce.

Tu chiudi gli occhi e il cappotto

ti cade dalle spalle,


l'albero si ritrae come una mano,

il vento si adatta al mio respiro, ma nulla è certo.

La poesia che mi ha rubato queste parole dalla bocca

potrebbe non essere questa poesia.



                       Mark  Strand   da   Motivi per muoversi ( Trad. Natàlia Castaldi ) 



THE PASSION OF CREATION

 

                                              Leonid Pasternak  - The passion of creation



(...) Qualche mese fa mio figlio di quattro anni, mentre ero rannicchiato a pulirmi le scarpe, guardò in alto e mi disse : " Le mie traduzioni di Palazzeschi non vanno per niente bene! ".

Sorpreso, tirai subito indietro il piede: Non sapevo che tu traducessi!

" Non ti sei occupato molto di me negli ultimi tempi " disse ". Mi riesce molto difficile decidere che tono dare alle mie traduzioni. Più le guardo e meno mi sento sicuro di come devono essere. Inoltre, siccome sono solo un poeta principiante, più assomigliano alle mie poesie, più è probabile che non valgano nulla. Lavoro e lavoro, cambio questo e quello nella speranza di arrivare prima, e poi, per miracolo, a renderle in un inglese talmente al di là delle mie capacità, che non posso neppure immaginarmelo. Oh - papà - è dura ! ".

Vedere mio figlio che arrancava su Palazzeschi mi fece venire le lacrime agli occhi:

" Figlio - dissi - dovresti trovare un giovane poeta della tua età, uno che scrive poesie che non valgono nulla. Così se le tue poesie non sono un granché, non succede nulla ". (...)



      ( Brano di ) Mark  Strand   dal libro di Saggi  The Weather of Words


    

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELLA MORTE

 


                                                      Frida  Kahlo  -  Il Sogno ( Il letto )



Traduzione di una poesia di Patrizia Cavalli fatta da Mark Strand


Che tristezza un'ossatura rumorosa!

Ricordarsi ogni momento dello scheletro

che la carne, finché può, copre pietosa.


                        Patrizia Cavalli



                                             ***


The sadness of creaking limbs !

To be reminded again and again

of the skeleton, which the flesh,

as long as it lasts, mercifully covers.


                                 Mark  Strand



NEVE NELLA STANZA



                                                Alfred Sisley  -  La neve a Louveciennes        



           

FRAMMENTO DI TEMPESTA


Dall'ombra delle cupole nella città delle cupole,

un fiocco di neve, tormenta al singolare, impalpabile

è entrato nella tua stanza e si è fatto strada fino al bracciolo

della poltrona dove tu, alzando lo sguardo

dal libro, l'hai scorto nell'attimo in cui si posava. Tutto

qui. Nient'altro che un solenne risvegliarsi

alla brevità, al sollevarsi e ricadere dell'attenzione, rapido,

tempo tra tempo, funerale senza fiori. Niente altro

se non per la sensazione che questo frammento di tempesta,

fattosi nulla sotto i tuoi occhi, possa tornare,

che qualcuno tra anni e anni, seduta  come adesso sei tu, possa dire:

" E' ora. L'aria è pronta. C'è uno spiraglio nel cielo".




             Mark  Strand    da  Tutte le poesie ( Trad. Damiano Abeni )



 

sabato 23 marzo 2019

IL FUTURO DI MARK STRAND ( Presentazione )



(…) Nel grande paesaggio dell'immaginazione, il più kafkiano dei
       maestri americani si muove tra desiderio e disperazione,  tra
       possibilità che non possono che svanire e compiutezza
       assoluta,e lo fa  unendo alchemicamente allusività e precisione
       meticolosa, densità ed evanescenza. La sua scrittura si colloca
       in scenari struggenti di sconsolata felicità, presenze perdute,
       vita oltre la morte e morte in vita. In un'atmosfera
       eminentemente romantica, fatta di luce lunare, bruma, vento,
       notte, mari in burrasca e interni angusti e spogli, Strand ci fa
       assaporare " il miele dell'assenza", ci insegna che " fissare il
       nulla è imparare a memoria / quello in cui noi tutti verremo
       spazzati", dentro il futuro che " non è più quello di una volta ".
       (…)



                                      Enzo  Siciliano


IL FUTURO DI MARK ( STRAND ) 1

 
 

                      Di' loro che mi reggo su una gamba mentre l'altra sogna…


A VACANZA DAVVERO FINITA

Sarà strano
sapere infine che non si poteva andare avanti all'infinito,
con quella vocina a ripeterci sempre
nulla cambierà,

e ricordare anche,
perché allora sarà tutto finito, come stavano
e cose, e come abbiamo buttato via il tempo, come se
non ci fosse nulla da fare,

quando, in un lampo
il clima cambiò, e l'aria lieve si fece
d'una pesantezza insopportabile, il vento straordinariamente
taciturno
e le nostre città cenere,

e sapere pure
ciò che non avevamo mai sospettato, che era qualcosa come
l'estate
al massimo della magnificenza tranne che le notti erano più
calde
e le nubi parevano rilucere,

e perfino allora,
perché non saremo molto cambiati, chiederci
che ne sarà delle cose, e chi rimarrà a ripetere
tutto daccapo,

e in qualche modo cercare,
ma tuttora incapaci, di sapere cosa davvero
sia andato storto del tutto, o come mai
stiamo morendo.


                                               ***

RINUNCIARE A ME STESSO

Rinuncio ai miei occhi che sono uova di vetro.
Rinuncio alla mia lingua.
Rinuncio alla mia bocca che è il sogno perpetuo della mia lingua.
Rinuncio alla mia gola che è la custodia della mia voce.
Rinuncio al mio cuore che è una mela in fiamme.
Rinuncio ai miei polmoni che sono alberi ignari della luna.
Rinuncio al mio odore che è quello di una pietra che si muove sotto la pioggia.
Rinuncio alle mie mani che sono dieci desideri.
Rinuncio alle mie braccia che hanno voluto lasciarmi comunque.
Rinuncio alle mie gambe che solo di notte sono amanti.
Rinuncio alle mie natiche che sono le lune dell'infanzia.
Rinuncio al mio pene che in un sussurro incoraggia le mie cosce.
Rinuncio ai miei vestiti che sono mura agitate dal vento
e rinuncio al fantasma che le abita.
Rinuncio. Rinuncio.
E tu non ne avrai neanche un po' perché io sto già ricominciando da zero.


                                                ***

A QUESTO PUNTO

Abbiamo fatto quel che volevamo.
Abbiamo cestinato i sogni, privilegiato l'industria pesante
l'uno dell'altra, e abbiamo accolto il dolore a braccia aperte
e denominato rovina l'abitudine impossibile da spezzare.

E adesso eccoci qui.
La cena è in tavola ma non riusciamo a mangiare.
La carne resta lì nel lago bianco del piatto.
Il vino attende.

Arrivare a questo punto
ha i suoi vantaggi: nulla è promesso, nulla è sottratto.
Non abbiamo cuore né grazia salvifica,
non un posto dove andare, non un motivo per restare.


                                               ***

RESPIRO

Quando li vedi
di' loro che io ci sono ancora,
che mi reggo su una gamba mentre l'altra sogna,
che solo così si può fare,

che le bugie che dico a loro sono diverse
da quelle che dico a me stesso,
che con lo stare sia qui che oltre
mi sto facendo orizzonte,

che come il sole si leva e cala io so qual è il mio posto,
che è il respiro a salvarmi,
che persino le sillabe forzate del declino sono respiro,
che se il corpo è bara è anche madia di respiro,

che il respiro è uno specchio offuscato da parole,
che solo il respiro sopravvive al grido di aiuto
quando penetra l'orecchio dell'estraneo
e permane ben oltre la scomparsa della parola,

che il respiro è di nuovo all'inizio, che da esso
si stacca ogni resistenza, come il significato si stacca
dalla vita, o il buio si stacca dalla luce,
che il respiro è ciò che dò a loro quando mando saluti affettuosi.



         Mark  Strand  da    Il futuro non è più quello di una volta



IL FUTURO DI MARK ( STRAND ) 2



GUARDIANA

Il sole che cala. I prati in fiamme.
Il giorno perso. La luce persa.
Perché amo quel che svanisce?

Tu che te ne sei andata, che te ne andavi,
che stanze di tenebra abiti?
Guardiana della mia morte,

preserva la mia assenza. Sono vivo.


                                             ***

VECCHIO SVEGLIO NELLA PROPRIA MORTE

Questo è il posto promessomi
nell'addormentarmi,
sottrattomi al risveglio.

Questo è il posto che non conosce nessuno,
dove i nomi di navi e stelle
ci sfuggono via alla deriva.

Le montagne non sono più montagne;
il sole non è il sole.
Si è inclinati a dimenticare;

mi vedo, vedo
la tenebra risplendermi sulla fronte.
Un tempo ero compiuto, un tempo ero giovane.

Come se adesso importasse
e tu potessi sentirmi
e le intemperie qui potessero mai cessare.


                                            ***

LA NOTTE, LA VERANDA

Fissare il nulla è imparare a memoria
quello in cui noi tutti verremo spazzati, e spogliarsi
al vento è sentire l'inafferrabile luogo che si fa vicino.
Le piante possono ondeggiare o stare ferme. Il giorno o la notte
possono essere quello che vogliono.
Quello che desideriamo, più che una stagione o un clima, è la consolazione
di essere estranei, almeno a noi stessi. Questo è il nocciolo
della questione, ed è il motivo per cui anche adesso sembriamo aspettare
qualcosa la cui apparizione sarebbe il suo svanire-
il rumore, ad esempio, di qualche foglia che cade, o di una foglia sola,
o meno. Non c'è fine a quanto possiamo imparare. Il libro là fuori
non dice di più, e non è stato affatto scritto con in mente noi.


                                                  ***

IL CLUB DI MEZZANOTTE

Gli uomini di grande talento ci dicono da anni che vogliono essere amati
per quello che sono, che essi, qualsiasi pienezza sia la loro,
nel crepuscolo sono deperibili, proprio come noi. Così lavorano tutta la notte
in stanze fredde e intessute di luce lunare;
a volte, di giorno, si appoggiano alle loro auto
e fissano la valle infuocata, vitrea e dorata,
ma perlopiù stanno seduti, chini al buio, piedi sul pavimento,
mani sul tavolo, camicie con una macchia di sangue sul cuore.



              Mark  Strand    da    Il futuro non è più quello di una volta


domenica 31 dicembre 2017

LA LUCE CHE VIENE

 
 

                                                 L'amore che arriva, la luce che viene...



Perfino così tardi avviene:
l'amore che arriva, la luce che viene.
Ti svegli e le candele si sono accese forse da sé,
le stelle accorrono, i sogni entrano a fiotti nel cuscino
sprigionando caldi bouquet d'aria.
Perfino così tardi gli ossi del corpo splendono
e la polvere del domani s'incendia in respiro.


            Mark  Strand    da    The Late Hour

domenica 19 novembre 2017

MARK E LA NOSTALGIA

 
 

L'esistenza scorre e ciò che resta è il ricordo di ciò che siamo stati. Poter sorridere del proprio passato è un lusso di pochi.
                                               


DAL LUNGO PARTY TRISTE

Qualcuno stava dicendo
qualcosa riguardo le ombre che coprono il campo, riguardo
lo scorrere dell'esistenza, di come ci si addormenti verso il mattino
e il mattino passi.

Qualcuno stava dicendo
di come il vento muoia ma poi ritorni,
di come le conchiglie siano le bare del vento
ma il tempo continui.

Era una lunga notte
e qualcuno disse qualcosa riguardo a come la luna perdeva il suo
bianco
sul freddo campo, come non ci fosse nulla davanti a noi
oltre le solite cose.

Qualcuno menzionò
una città in cui era stato prima delle guerra, una stanza con due
candele
contro un muro, qualcuno che danzava, qualcuno che guardava.
Cominciamo acredere

che la notte non avrebbe avuto termine.
Qualcuno stava dicendo che la musica era finita e nessuno
se n'era accorto.
Allora qualcuno disse qualcosa riguardo i pianeti, riguardo le
stelle,
di quanto fossero piccole, quanto fossero lontane.

                             da     The Late Hour 



MARE NERO

Una notte chiara, mentre gli altri dormivano, ho salito
le scale fino al tetto della casa e sotto un cielo
fitto di stelle ho scrutato il mare, la sua distesa,
il moto delle sue creste spazzate dal vento, divenire
pezzi di trina gettati in aria. Sono rimasto nella lunga
notte piena di sussurri, aspettando qualcosa, un segno,l'avvicinarsi
di una luce lontana, e ho immaginato che tu venivi vicino,
le onde scure dei tuoi capelli mescolarsi col mare,
e l'oscurità è diventata desiderio,e desiderio la luce che approssimava.
La vicinanza, il calore momentaneo di te mentre rimanevo
su quell'altezza solitaria guardando il lento gonfiarsi del mare
rompersi sulla riva e in breve mutare in vetro e scomparire.
Perché ho creduto che saresti venuta uscita dal nulla? Perché con tutto
quello che il mondo offre saresti venuta solo perché io ero qui?

                 da    Man And Camel



FRAMMENTO DI TEMPESTA

Dall'ombra delle cupole nella città delle cupole,
un fiocco di neve - tormenta al singolare , implacabile -
è entrato nella tua stanza e si è fatto strada fino al bracciolo
della poltrona dove tu, alzando lo sguardo
dal libro, l'hai scorto nell'attimo in cui si posava. Tutto qui.
Niente altro che un solenne svegliarsi
alla brevità, al sollevarsi e al cadere dell'attenzione, rapido,
un tempo tra tempo, funerale senza fiori. Nient'altro
se non per la sensazione che questo frammento di tempesta,
fattosi niente sotto i tuoi occhi, possa ornare;
che qualcuno, tra anni e anni, seduta come adesso sei tu, possa dire:
" E' l'ora. L'aria è pronta. C'è uno spiraglio nel cielo".

                  da    Man And Camel


CIO' CHE RESTA

Mi svuoto del nome degli altri. Mi svuoto le tasche.
Mi svuoto le scarpe e le lascio sul ciglio della strada.
Di notte metto indietro gli orologi;
apro l'album di famiglia e mi guardo bambino.

A che giova? Le ore hanno fatto il loro dovere.
Dico il mio nome. Dico addio.
Le parole si inseguono nel vento.
Amo mia moglie ma la caccio.

I miei genitori si alzano dai troni
nelle tasche delle nuvole. Come posso cantare?
Il tempo mi dice ciò che sono. Cambio e resto lo stesso.
Mi svuoto della mia vita e rimane la mia vita.


             da    Man And Camel


                  Mark   Strand