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sabato 20 febbraio 2021

VENEZIA VA FORTISSIMO

 


                                                        E' un dolore a livello del mare...




6 GENNAIO


Spesso non misuriamo quanto ci siamo allontanati e viviamo a vista d'occhio. Forse per quella stupida possibilità di ritorno, di abbracciarci e perdonarci insieme, per- donare. Non diamo peso alla speranza. Quando muoiono - però - è l'abbandono. Non c'è ragione che menta.



                                         ***


30 GENNAIO


Anche se dietro i finestrini non potevi vedermi, ti osservavo ( già col sorriso stampato per la tua discesa ) dal basso dell'auto all'alto della finestra illuminata. Infilavi il cappotto e arrotolavi la sciarpa intorno al collo, raccoglievi i capelli trafelata.

Mi piace seguirti da una camera all'altra scalza e pensierosa con il plaid a scacchi sulle spalle, o prenderti ai fianchi quando meno te lo aspetti, mentre lavi i piatti e ti vanti di essere più brava di me.



                                           ***


15  FEBBRAIO


Ora come potrei rivolgerti la parola, che mi tiro a lustro per sopperire al vuoto dello specchio e rivedo sul nastro l'istante in cui, durante il nostro primo bacio, mi hai buttato le braccia al collo, un sabato sera ubriaco. Chissà come campa chi è sopravvissuto al patibolo e ha salvato il tutto a scapito di una parte, o cara storpiatura. Non volevo restare indietro: tu ambiziosa e sgombra, io bisognoso delle tue cure. Rischiavo di versare troppo sangue e la mia voce non doveva finire al vento, non poteva : ci riconoscevamo a stento in mezzo al mercato del pesce a Rialto nella bora, nella solita bufera neanche sapevo perché fossi lì.



                                           ***


1  APRILE


Finalmente vi ho fregati. Ho compreso che dopo il segmento - la retta, se vi fa stare meglio - ha senso solo la circonferenza: ho sentito sotto i piedi che la terra è tonda e gira su se stessa come me, a differenza vostra che dentro credete che sia piatta. Dopo la prima non ci potrà essere la seconda, la terza e via dicendo, ma soltanto l'ultima che chiude il cerchio.



                                         ***


29  APRILE


Comunque sia , Euridice, ogni cosa succede per sempre dentro di noi, ma c'è chi non se ne cura, non riesce a notarlo. C'è chi toglie il respiro all'eternità di un momento - non riconoscendolo - e lo priva così della dignità. Comunque sia, Euridice, non svanirò in un gesto, tanto meno in un canto. Mai. Io resto e resterò persino muto, se sarà necessario. Metto sul piatto della bilancia ciò che mi è più caro, sapendo che non mi abbandonerà, ma se anche fosse, che è servito alla mia Euridice. Se Orfeo fosse uscito al buio a mano con lei, non avrebbe più avuto motivo di cantare, ma l'avrebbe salvata dagli Inferi. A me non interessa compensare. Orfeo si è girato perché non ci credeva abbastanza - codardo - io sì.



                                          ***


31  AGOSTO


Sono complicati, articolati, e spesso vengono dati per scontati, vengono trascurati i legami di cuore. Forse è per questo che ci si infiamma per tutt'altro, per timore di perderli. Dentro di sé ognuno lo sa dal primo giorno di sole che di occupazioni e passioni pratiche ne avremo sempre per le mani e non si muore, ma le persone alle quali ci si affida sono un tenero salto nel buio, ciò che scade e ha la durata più incerta.




                      Matteo Bianchi   da       Fortissimo



giovedì 31 dicembre 2020

FIN QUI VISSE UN UOMO

 


                                                   E' segreta la frase dei nostri deliri...



Non ha senso

e ne dà. Come un giglio

che gridi a chi passa,

da un ciglio di via:

" Fin qui visse un uomo ".



                                               ***


Ti ho vista salire le scale

nei passi di un'altra

e del tuo riflesso ho colmato

un istante di vuoto.

Quando, edere muta, tu invadi

le crepe di questo mio muro,

non mi resta di me che maceria.



                                                   ***


Certo il mio amore è la colpa

di un liuto scordato

che rischia la nota,

ma vivo di te o già morto

io non posso durarti oltre.



                                            ***


Eccomi, adesso tramontano

scarti di luce

tra i ruderi delle mie ciglia,

dove - scalzo - l'esilio del buio

costringe alla resa.


Di là dal confine diradano

la mia dogana

i dazi di questo dolore.


E qui, invece, accanto alle mie

attendono - chine - i tuoi occhi

le due lenti, sull'orlo del letto.



                                            ***


E' segreta la frase

dei nostri deliri:

non una, però, neanche questa

notte

può ferire col buio l'aurora.


Un sorriso

reclama a chi piange

il passo del tempo.




                             Gerardo Masuccio  da   Fin qui visse un uomo



sabato 26 dicembre 2020

AMARTI NELLA FINE ( La sposa )

 


                                                  Che dell'amore riconosce solo la fine...




AMARTI NELLA FINE


Taci se non ricordi il mio nome.

Inventatene tanti nei tuoi sogni,

ma taci.

Rinnegherai una donna tanto acerba

poco rivoluzionaria,

di cui ti servirai

per dare una forma alle ombre

che rincorrono

tutti coloro che se ne vanno.

Vedi,

senza immaginazione sarei spietata,

una donna dalle mille occasioni.

Ma io sono nata terra arida

e solo la mente può salvarmi

dalle intuizioni di un cuore

continuamente sospeso.

Abbi fiducia

e lasciami altrove.

Seduta a parlare con gli angeli

in questa stanza che tutto ricorda di me.

Abbandonami senza rimpianto.

Cùciti addosso i tuoi abiti innocenti.

Non tornare.

Non temere.

So nascondermi più degli altri.

Ho la poesia che mi protegge

senza esitare.

E tutta quella forza

che mai mi attribuiresti,

all'improvviso

m'incendia in un istante,

e la primavera mi sveglia

dall'incubo di una passione

che dell'amore riconosce

solo la fine.



                   Maria Grazia Natta    da    Le brutture dei cuori scalzi



LE SPEZIE DI LEONARD

 


                                                            E ti lascio partire per sempre...



SOTTO LE MIE MANI


Sotto le mie mani

i tuoi piccoli seni

sono i petti rovesciati

di passeri caduti, ansimanti.


Ovunque tu vada

io sento il suono di ali che si schiudono,

di ali che cadono.


Non ho parole

perché mi sei caduta accanto,

perché le tue ciglia sono la spina

dorsale di animali minuscoli e fragili.


Mi spaventa il momento

in cui la tua bocca

comincerà a chiamarmi cacciatore.


Quando mi chiamerai accanto a te

per dirmi

che il tuo corpo non è bello,

io voglio chiamare a testimoni

gli occhi e le bocche nascoste

di pietra e luce e acqua

contro di te.


Voglio

che consegnino ai tuoi piedi

la rima tremante del tuo volto

estratta dal profondo dei loro scrigni.


Quando mi chiamerai accanto a te

per dirmi

che il tuo corpo non è bello,

voglio che il mio corpo e le mie mani

siano piccoli laghi

per il tuo sguardo e il tuo riso.



                                             ***


DONO


Mi dici che il silenzio

è più vicino alla pace delle poesie,

ma se in dono

ti portassi il silenzio

( perché io conosco il silenzio )

diresti allora

" Questo non è silenzio

è un'altra poesia".

e me lo restituiresti.



                                           ***


COME LA BRUMA NON LASCIA CICATRICI


Come la bruma non lascia cicatrici

sul verde scuro della collina,

così il mio corpo non lascia cicatrici su di te, 

e non ne lascerà in futuro.


Quando vento e falco si incontrano,

cosa resta da impedire?

Così io e te ci incontriamo,

poi ci voltiamo, cominciamo a dormire.


Come molte notti resistono

senza stelle né luna, noi restiamo

quando l'altro va via e s'allontana.



                                              ***


UN AQUILONE E' UNA VITTIMA


Un aquilone è una vittima di cui puoi star certo.

L' ami perché tira

piano quanto basta a chiamarti padrone

forte quanto basta a chiamarti pazzo:

perché vive

disperato come un falco ammaestrato

nell'aria alta e dolce,

e puoi sempre richiamarlo

e rinchiuderlo in un cassetto.


Un aquilone è il pesce che hai già preso

nella vasca dove i pesci non vengono,

così ci giochi con attenzione, a lungo,

e speri che non si arrenda

o che non cali il vento.


Un aquilone è l'ultima poesia che hai scritto,

così l'affidi al vento,

ma non la lasci andare

finché qualcuno non ti trova

qualcos'altro da fare.


Un aquilone è un patto di gloria

da stipulare con il sole,

così ti fai amici il campo

il fiume e il vento

e preghi, per tutta la notte precedente,

sotto la luna che vagabonda va senza una corda,

così da renderti degno e lirico e puro.



                                             ***


I FIORI CHE HO LASCIATO NELLA TERRA


I fiori che ho lasciato nella terra,

quelli che non colsi mai per te,

oggi li richiamo tutti alla memoria :

che crescano per sempre,

non nelle poesie né nel marmo,

ma dove caddero e marcirono.


E le navi nei loro imponenti bacini,

immense e transitorie come eroi,

le navi che non potei mai comandare,

oggi le richiamo alla memoria:

che veleggino per sempre,

non in modellini né nelle ballate,

ma dove fecero naufragio e affogarono.


E il bambino sulle cui spalle sto,

la cui brama piegai

con pubblica, regale disciplina,

oggi lo richiamo alla memoria:

che si strugga per sempre,

non in confessione né in biografia,

ma dove fioriva,

crescendo scaltro e peloso.


Non è il rancore che mi porta lontano,

verso il rifiuto, verso il tradimento:

è la stanchezza, vado via perché sono stanco di te.

Oro, avorio, carne, amore, Dio, sangue, luna -

sono diventato il più esperto nel catalogo.


Il mio corpo un tempo così avvezzo alla gloria,

il mio corpo ora è un museo:

questa parte ora è ricordata grazie alla bocca di qualcuno,

questa per via di una mano,

questa per l'umidità, questa per il calore.


Chi possiede qualcosa che non creò?

La tua bellezza mi lascia indifferente

come le criniere dei cavalli e le cascate.

Questo è il mio ultimo catalogo.

Esalo l'esangue

Ti amo , Ti amo - 

e ti lascio partire per sempre.




                             Leonard  Cohen   da   Le spezie della terra



mercoledì 16 dicembre 2020

IL RIMPIANTO DI FABRIZIO

 



                                                 Forse è più dolce piangermi che avermi...


L'ERBA


L'erba, il silenzio, il muovere dell'ombra,

soli, nel pianto tuo della mattina,

l'erba, il silenzio, il muovere dell'ombra

e gli steli del vento. Il tuo sollievo

è di vederti calma nell'attesa

ch'io giunga da lontano; il tuo riposo

è la speranza di incontrarci a sera

per caso in un inverno.

Lasciarti per sparire,

per essere il tuo cielo dove guardi

senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,

la tua memoria, le tue mani vuote...

Forse è più dolce piangermi che avermi.



                    Alfonso Gatto    da     Tutte le poesie


sabato 5 dicembre 2020

DA UNA CREPA DI ELISA

 


                                                           Mi si vede solo in controluce...



Se l'asse cede, se la

voce affonda, 

                    c'è qui

nell'aria, la 

parola - ramo

che ci tiene.



                                            ***


Le mie, le tue

labbra, sono

feritoie

dove cadono

monete, chiavi

di porte che

si aprono altrove.



                                              ***


Quando la bocca 

sputa la parola,

c'è un tempo, un

" tra me e te"

che è una zolla

affettata dalla lama,

verme che poi

ritrova vita.



                                            ***


Mi si vede solo

in controluce,

materia come

chiara d'uovo,

patina gocciolata

dalla crepa

un alfabeto braille

d'ossa che vogliono

uscire.



                                                 ***


Tu racconti dell'erba

travolta, della piuma

incastrata alla

finestra, della pioggia

raccolta dentro

l'orecchio

( e il silenzio - qui -

perde peso ).




                         Elisa  Biagini    da      La crepa



L' UOMO SECONDO GERARDO

 


                                                    Dove non c'è più dove e tace il quando...



E' segreta la frase 

dei nostri deliri :

non una , però, neanche

questa notte

può ferire col buio l'aurora.


Un sorriso

reclama a chi piange

il passo del tempo.



                                                 ***


Non ha senso

e ne dà. Come un giglio

che gridi a chi passa

da un ciglio di via:

" Fin qui visse un uomo "



                                          ***


In fondo è l'attesa perenne

che sia primavera,

è il passo tremante che segue -

fuggendo - la stasi.


Ma tra i colpi del vero sorprende

- premura inaudita -

che di là dal tempo e dai luoghi

noi siamo reciproca cura.



                                              ***


Ritorna la memoria al corridoio,

alla tua stanza

foderata d'ombra.

La porta austera, in vetro,

ci separa:

di là forse riponi una collana

nel portagioie,

di qua mi stringo al dubbio del silenzio.


Cos'è l'averti amata, se non la tregua

dal desiderio d'essere?

Cos'è, se non dolore, oltre la porta

saperti - inerme - attendere 

l'appello dell'assenza?


Io serbo una speranza e cedo al vuoto,

dove non c'è più dove

e tace il quando:

amarti senza l'onore

di chi - ferito, stanco - 

ama ed è.



                                            ***


E non mi scuote il punto di domanda :

che il peccato sia un dono o una colpa

è il dilemma del folle,

che l'amore sia un fiume

cui manca la foce - o la fonte -

è l'inganno del mite.


Questo mio sopravvivermi invece

non trova risposta

tra la polvere e i piatti di carta,

nell'istinto dell'acqua e del sonno.


E si nutre - spiraglio taciuto -

del tiepido gelo

d'esser qui, ma per sbaglio.



                                             ***


Eppure nei recessi del pensiero

dove mi è ancora dato

di tradirmi,

l'impermanenza annoda le radici

a superfici incerte,

al provvisorio.


Il numero di chi non ha più voce

è ancora - inerte -

nella rubrica dei vivi,

la polvere insegue l'assenza

e nel cassetto dell'infanzia

trattengo un'ultima biglia.


Prodotti correlati.




                 Gerardo Masuccio    da    Fin qui visse un uomo



venerdì 6 novembre 2020

I CHIODI DI AGOTA



Eppure continuo a cercarti nera e amorfa...


CHIODI


Sopra le case e la vita

nebbia grigia lieve


con le foglie a venire

degli alberi nei miei occhi

aspettavo l'estate


più  di tutto

dell'estate amavo la polvere bianca

calda polvere

insetti e rane vi morivano soffocati

se non cadeva la pioggia

per settimane


un prato e piume viola sull'erba

crescono

gli uccelli il collo dei pozzi

il vento stende sopra una sega


chiodi 

puntuti e smussati

chiudono porte montano grate

tutt'attorno sulle finestre

così si edificano gli anni così si edifica

la morte.



                                          ***


NON MORIRE


 Non morire

non ancora

troppo presto il coltello

il veleno, troppo presto.

Mi amo ancora.

Amo le mie mani che fumano

che scrivono.

Che tengono la sigaretta

la penna

il bicchiere.

Amo le mie mani che tremano

che puliscono nonostante tutto

che si muovono.

Le unghie vi crescono ancora

le mie mani

rimettono a posto gli occhiali

affinché io scriva.



                                           ***


ANCHE TU TE NE VAI


Si è spenta la luce niente

ha più senso informi

figure si allungano fino al mio cuore adesso

pronuncia le parole che

tra colpi e paure

non riuscivi a pronunciare.


Ti ricordi le immobili

strade morte sulle quali

un uomo camminava nella pioggia e piangeva


dove sei finito amore mio non oso

guardarti così dura ormai

è la distanza tra te e me

eppure continuo a cercarti nera e

amorfa cammino per la città

di chi sa essere felice e villaggi

mestamente silenziosi dove nessuno mi conosce

mi fermo su soglie estranee appoggio

la fronte bagnata a porte chiuse.


Su immobili strade morte

un uomo camminava nella pioggia e piangeva.


E ti ricordi i nostri dubbi.


Bianche silenziose volavano via le sere

sedevo sulle panchine fedeli

guardavo l'acqua e sapevo

che ormai anche tu te ne saresti andato.



                                            ***


LA FINESTRA DELLA NOTTE


La finestra era aperta era la finestra

della notte piena di buio e di vento

eppure l'estate fluttuava sopra le strade e pensavo

che domani non sarai più qui.


Non piangevo solo temevo le vertigini

nel vuoto che ti lasci dietro

non c'è niente a cui possa aggrapparmi

neanche la tua mano sarà qui domani.


Non che tu valga più di chiunque altro ma

per un qualche caso ho attribuito a te

ogni bellezza e tristezza e adesso che

te ne vai ho perso l'appoggio sto ferma non so

in quale direzione girare il viso.


Che importa tanto a tutti i costi devo continuare a vivere

domani uscirò in strada morti camminano

per queste vie anche io sarò pallida se solo sapessi

dove andare da chi e perché.



                                       ***


TI ASPETTAVO


Ti aspettavo in fondo alla strada nella pioggia

andavo a capo chino ti vedevo lo stesso

ma non riuscivo a sfiorarti la mano.

Ti aspettavo su una panchina le ombre degli alberi

cadevano sulla ghiaia fresca

come anche la tua ombra mentre ti avvicinavi.

Ti aspettavo una volta di notte sul monte

crepitavano i rami quando li hai scostati

dal tuo viso e mi hai detto che non potevi restare.

Ti aspettavo a riva con l'orecchio incollato

a terra sentivo il tonfo dei tuoi passi

sulla sabbia morbida poi si fece silenzio.

Ti aspettavo quando arrivavano i treni lontani

e le persone tornavano tutte a casa

mi hai fatto un cenno da un finestrino il treno non si è fermato.




                           Agota   Kristof   da      Chiodi


Scrive  Agota Kristof  :  "  Non ho ancora trovato la parola per qualificare ciò che è capitato. Potrei dire dramma, tragedia, catastrofe, ma nella mia mente chiamo tutto questo semplicemente " la cosa " per la quale non c'è parola."

Agota Kristof ha preferito andare in fabbrica come operaia piuttosto che consegnarsi a una carriera di insegnante. Ha affermato che la fabbrica - per scrivere poesie - va benissimo : " Si può pensare ad altro e le macchine hanno un ritmo regolare che scandisce i versi.".

" La poesia, prima di essere poesia, è una posizione poetica, è un abitare stabilmente in un non luogo, in un " vuoto", un abitare spaesante ".

Per la nostra poeta, quella " zona spaesante" del mondo è stata l' Ungheria del comunismo sovietico, quel regime dispotico e capillare di controllo e di educazione delle coscienze, l'ideologia della felicità promulgata per decreto poliziesco e il conseguente abbandono da parte della poeta del suo paese e della sua lingua, il trovarsi perciò " senza lingua", o meglio, " spodestata" tra due lingue ( la propria  e quella  francese di Neuchatel che assunse come lingua - madre ).



                                                 (  f.  )




sabato 24 ottobre 2020

SI TU NO VUELVES

 


                                          Restò soltanto un tocco di addio sulle guance...



TRATTATO DI BACI


Mi baciavi con tutta la bocca

tanto da pensare che nulla avresti lasciato per te.


Con la robusta freschezza della frutta turgida, le tue labbra

la tua lingua, un mollusco abile

e sorridente.


Il tuo alito mi baciava nelle orecchie

e il rumore sibilante, oscuro

dei tuoi inviti.


Talvolta mi baciasti nella distanza del corpo.


Sono stata nella tua bocca, nelle tue labbra, nella tua saliva,

nella breve pressione dei tuoi denti,

nel saggio percorso del tuo olfatto.


Mille volte sono stata nei tuoi sorsi di idromele,

fino a quando restò soltanto

un tocco di addio

sulle guance.



                                       ***

A VELA SCIOLTA


So che contravvengo quando ti percorro,

il mio tatto sincero,

la mia bocca inondata,

tutto il mio essere nei sensi.

Nave di vela ardente su di te,

tu, mio porto assetato,

- vorrei io -

di chiarezza.



Rassegnati, 

non sarò mai donna convenzionale nel nostro letto.


Non mi temere per questo.

Sciògliti.



                                          ***

NOSTALGIA GROSSA NELLA GOLA


Quando mi mancano le tue mani ai miei fianchi,

quella risata piena e vibrante,

il tuo impeto di ragazzo innamorato,

quel fascino per la luna degli zingari letterari

e i nostri giochi segreti con nomi propizi,

le nostre lettere d'amore,

i messaggi sotto la porta

e la tiepidezza dei tuoi richiami...

mi consolo pensando che fu un delizioso miraggio,

una fantasticheria in liquore di miele,

un grappolo di delizie mescolate

a saltelli e sorrisi

di acrobati innocenti.



                                                  ***

QUESTA SPERANZA


Vado sempre pensando che mi diluirei

anziché lasciarti.

Così goffa è la mia pazzia

e più ancora la speranza che tu cambierai.


Per questo rimango - ostinata -

benché giorno dopo giorno ti guardi come sempre,

deambulando verso il tuo sovrano gusto

in notti erratiche,

soltanto con la tua stessa presenza

in differita.


Se resto qui è per puro vizio

di aspettare miracoli.



                                                   ***

( per i buoni ex amanti )


Se un giorno qualsiasi

arriverò a vederti- estraneo e insensibile -

come se non avessimo mai goduto

il nostro incontro,

sarà di sicuro

un incubo crudele.




                            Magda  Zavala  da     Triptico de las mareas



martedì 20 ottobre 2020

L'AMORE CON DUE BRACCIA DI DONATELLA

 


                                                              I sogni sono finiti...


Mi hai lasciata.

L'avevi annunciato

fin dall'inizio 

solo io

non ti avevo creduto

pensavo tu lo dicessi per scherzo

per sbadataggine

perché volevi darti delle arie.

Invece no: lo dicevi sul serio.

Questa fine te la portavi dentro

sin dal principio.

Così ostinato

come un bambino che si accanisce

a non voler lasciare il suo gioco.



                                                ***


Hai sbattuto la porta

senza dire perché.

Forse non lo saprò mai :

non ritornerai indietro

a spiegarmelo.

Io dietro la porta chiusa

alle tue spalle

nella stanza vuota

sento questo vuoto

che mi stringe alla gola

mi soffoca

il pianto.



                                       ***


Torna dico non tornare

non ti voglio più vedere

era tutto sbagliato non eri

quello che sembravi

è così chiaro adesso che non mi amavi

forse non mi hai amata mai?

O giocavi? Mi ingannavi?

Eppure anche tu devi averci creduto

se no non saresti fuggito

lasciando i tuoi libri sparpagliati - un vestito

il pennello da barba la vestaglia

tutte queste povere cose così abbandonate

sul campo di battaglia.



                                           ***


Io sono colpevole quanto te.

Tu sapevi che niente di quanto dicevi era vero.

Anch'io lo sapevo ma mi piaceva illudermi

che fosse vero.

Tu volevi ingannarmi.

Io volevo farmi ingannare.

Nessuno dei due era migliore dell'altro.

Invece di vivere preferivamo sognare,

poi un giorno ci siamo dovuti svegliare :

eravamo arrivati al capolinea,

bisognava scendere,

ricominciare a camminare.



                                               ***


E' stato bello finché i sogni sono durati

guardare come bambini

nella lampada di Aladino

poi i sogni sono finiti,

la lampada è stata svenduta.





                    Donatella  Bisutti    da     Un amore con due braccia


lunedì 5 ottobre 2020

GLI AFFARI DI CUORE DI PAOLO




                                                           Infelice della mia felicità...


TUTTO IL CONTRARIO


E mentre vai dicendo

che non è giusto,

che non c'è niente

da fare

per noi due

e ci dobbiamo

per forza separare,

lo so che stai mentendo

e sento

che non credi

neppure a una parola

e vuoi che ti risponda

che non è vero,

affogando la tua nella mia carne

cucita e abbottonata,

che non rimanga

nessuna parte di te

da me scollata :

a fondo e per intero

tutta completamente a me

inchiodata.



                                          ***

OCCASIONE


E via, confessa

che nell'amare me

ami te stessa.

Che non sia proprio

per vivere davvero

dentro di sé il resto,

sentirsi il palpito

dell'emozione

scivolare nella carne

e farne l'occasione

per ritrovarsi uniti

a quel poco che ci si oppone

in una eterna guerra

di posizione.



                                           ***

LE UNGHIE E I DENTI


Sono tornato solo

per morderti e graffiarti

e per colpire

a schiaffi e pugni

la tua carne

e farti usare

infine su di me

le unghie e i denti.

Che siano ancora

più evidenti

le facce del dolore

nei segni e nelle tracce

di lividi e rossore

delle tue ire,

porte aperte

della spinta urgente

a resuscitare

da questo mio morire.



                                       ***

DI TESTA


Lo sai, mi piace.

Sarà il mio modo

tutto di testa.

Che tu tenga

le scarpe...

almeno una,

questa che ti porti

dietro;

sentirla addosso a me,

toccarla intanto

che mi calpesta.



                                         ***

A RATE


Mi concedi a rate:

incontri, lettere,

telefonate...

E sempre controllato

è il modo

che hai tu di amministrare

gli imprevisti dell'amore

organizzato

per qualità e per date,

senza contare affatto

sul mio piacere

degli abusi.

Mi vedi istigazione

e rischio insieme

dentro le certezze

del tuo impero.

E' vero,

sì hai ragione,

che prendo tutto

mentre intanto 

non mi accontento

mai di niente

nel mio volere solo

l'assoluto.

E' per questo

che mi stai perdendo...

anzi, no, se

ancora non lo sai,

mi hai già perduto.



                                                 ***

PASSIVITA'


Mi chiami

quando hai voglia

per riempire il vuoto

di affetto e vanità.

Tanto lo sai

che sono pronto

a venirti incontro

perché per me

è importante

che ti ami io

e ti ringrazio comunque

per il modo

che hai di amarmi

tu, in passività.

Prenditi pure

quello che ti pare :

certo che

lo puoi fare.

Ti vengo

tra le braccia

per trovarmi

e - guardandoti -

per guardarmi 

in faccia

in tutta libertà

senza indulgenza, sì,

ma con pietà.

Infelice

della mia felicità.




                                   Paolo Ruffilli   da    Affari di cuore

                    


mercoledì 30 settembre 2020

IL TEMPO DI UNA COMETA

 


                                                             L' eternità è il nostro nominarsi...


Non avessi avuto gli occhi

e queste orecchie

e ciò che mi rende pari a questa terra

sarei rimasto intrappolato in questo corpo


solo


con me stesso

senza dolore a questo mondo

nessuno a piangermi.


Oggi rimetto tutto alle radici

torno corpo

tra i corpi che non sono.



                                          ***


Non piangerò

per qualcuno che non sia

morto.

Ci ho pensato anch'io, sparire

non essere più, a quell'ops, sembrava

felice. L' ho fatto

credendo nel sollievo della fine

scoprire il valore

del sonno, incidere la fine

della frase.



                                            ***


Non ti hanno visto

che nelle foto a colori

nelle storie

che racconti modificate di volta in volta

per non dimenticare.

Ma avremmo detto tutto di te

le stesse linee degli occhi

la certezza di esistere.



                                             ***


Questa è l'età che non esiste

l'interminabile calcolo

quando a raccontare ai bimbi

saranno le ginocchia. E nel  silenzio

sarà l'ora che ci è data e il risalire

questa stessa strada.



                                         ***


Cosa dicono le vene

fatte ad albero sui polsi e il pulsare

che ferma il respiro?

L'eternità è il nostro nominarsi

nei secoli

come una carezza

una promessa.




                  Stella  N' Djoku    da      Il tempo di una cometa



lunedì 21 settembre 2020

SETTEMBRE


 


                                    E ancora loderai il Settembre che avvicina l'inverno...



Il calore di un giorno di Settembre

è un bene che non devi lasciar perdere;

ogni foglio del calendario che stacchi

se ne porta via un po' come si porta

via la tua vita giunta al suo settembre.


E ancora loderai tu il Settembre

che avvicina l'inverno, poi che il sole

nascente dalle sua albe tranquille

e fùmide entro i cieli del meriggio

arde di un fuoco che ha solo Settembre?


Così le foglie bruciano in Settembre

e si fanno metallo, fulva lamina

fragile, che spezzano le tue

dita smagrite, del colore perso

che hanno le foglie alla fine di Settembre.




                     Attilio  Bertolucci     da    Viaggio d'inverno




ARIA DI SETTEMBRE


 


                                             Spera che il suo lento declino sia l'amore...



Mortale al suo bel volto,

come declina annoso

l'autunno e per ascolto

la chiama al suo riposo,


la sera spoglia il vento

dell'ultimo colore

e spera che il suo lento

declino sia l'amore


nostalgico del fuoco.

Il freddo autunno rade

le foglie, strema un fioco

riverbero di strade.


E l'ombra reca odore

di bosco perché trami

la sera anche il chiarore

delebile dei rami.


Come una voce invita

nel canto delle case

si rendono alla vita

convinte le persuase


dolcezze della luna.





                 Alfonso  Gatto    da     Tutte le poesie