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sabato 14 marzo 2020

UN'OCCASIONE...








                                                                            ...per riflettere...
                                        Siamo isolati, non soli...


                                                    frida


      

giovedì 20 dicembre 2018

RIPRESA DEL DESTINO ( e della diagnosi ) 1

 
 
 
Foto di Marcel Proust sul letto di morte
 
 
(..) Non penso certo che l'insorgere di una malattia neoplastica opl
       possa essere riconducibile a fattori psichici ( come accade
       ancora di leggere in qualche presuntuoso scritto di
       impostazione psicosomatica ), né considero le neoplasie alla
       stregua di malattie incurabili e fatali. Temo però che alcuni
       degli argomenti usati da Sontag per de - psicologizzare la
       malattia - nella convinzione che questa possa essere guardata
      in modo puramente " oggettivo", possano rivelarsi dei
      boomerang. Con l'acqua sporca della spiegazione psicologica,
      Sontag getta via il bambino dell' " implicazione psicologica"
      della malattia, la necessità di comprenderla nel confronto con
      la mortalità e il limite, sciagurata occasione di conoscenza di
      sé e possibile paesaggio, - passaggio - trasformativo.
      All'appuntamento con la malattia, non tutti arriviamo tenuti per
      mano dalla razionalità dell'evidenza scientifica e dalla laicità
      di un pensiero non metaforico. Non si tratta- come direbbe
      Sontag -  di separare materia e spirito, ma di capire che, oltre
     alla malattia ,c'è il malato con la sua storia personale e sociale,
     le sue metafore e rappresentazioni. E se non è dal malato che
     dipende l'esito della malattia( la famosa " volontà di guarire " ),
    da lui possono dipendere il percorso,la narrazione e l'esperienza
     E' l'inevitabile confronto soggettivo tra l'umano e le sue malattie
     Ammalarsi è un fatto che mette in azione il nostro sistema di
     difese psichiche, non solo immunitarie. Chiama in causa la
     nostra personalità e le nostre conoscenze, il nostro sviluppo
     psichico e il nostro sistema cognitivo. Non si tratta di sposare il
     paradosso che fa scrivere a Kafka :"Nella malattia rivelo tutto il
     mio essere. Nella malattia mi sviluppo, cresco come un fiore,
    trovo la mia vera vita ". Né significa metaforizzare la malattia
    idealizzandola fino ad affermare con T.Mann che "nella malattia
    consiste la dignità dell'uomo " o addirittura " la sua nobiltà " e
    che, in poche parole " l'uomo è tanto più uomo quanto più è
    malato ". (…)


                  Vittorio Lingiardi    da    Diagnosi e destino
  

RIPRESA DEL DESTINO ( e della diagnosi ) 2


(…) Se nobilitare la malattia può essere un modo di difendersi -
       identificandosi con l'aggressore -, anche minimizzare il lavoro
       psichico e l'elaborazione fantastica che la malattia sempre
       richiede, mi sembra un modo di proteggersi, una difesa che
       punta solo al lume della ragione. Nell'affermazione di Sontag
      per cui " la comprensione psicologica"di una malattia ne erode
      la realtà, sembra di cogliere l'ombra del diniego. Intendiamoci:
      se per comprensione psicologica intende la ricerca -
      evidentemente autopunitiva - dell'origine o dello sviluppo della
      malattia nella propria biografia psichica e relazionale, non
    posso che essere d'accordo con lei.Ma se intende invece l'ascolto
     di un immaginario - personale e collettivo -, lo sviluppo di una
     relazione psichica con la propria salute e la propria malattia,
     allora siamo di fronte a qualcosa che non può essere liquidato
     equiparando - come lei fa - la psicologia a una forma di
    " spiritualismo sublimato". Né sostenendo, con accanimento anti
     psicologico, e direi a questo punto, una forma di " materialismo
     non sublimato", che gran parte del pensiero psicologico iniziato
     con Freud e Jung, altro non è che " l'illusoria promessa di un
     temporaneo trionfo sulla morte".
     La tubercolosi - come fatto medico - non è certo la metafora
     idealizzante della consunzione intellettuale di Hans Castorp
     nella Montagna magica o della consunzione amorosa di Mimì
    o Traviata. Ma sul fatto che " il genio della malattia " come
    scrive T. Mann " sia più umano di quello della salute ", vale la
    pena di fermarsi a pensare .(…)


            Vittorio Lingiardi   da    Diagnosi e destino



martedì 18 dicembre 2018

DIAGNOSI E DESTINO ( Presentazione )


Tutti - prima o poi - riceviamo delle diagnosi:un giorno arriva un esperto che, con una parola, ci dice qualcosa che modifica la nostra vita, in peggio o in meglio.
Momento chiave della relazione medico- paziente, la diagnosi non è solo un processo compiuto da chi lo formula, è anche un'occasione importante della conoscenza di sé. Ed è sempre un incontro: con il corpo, la chimica dei farmaci, la cura di sé, la scienza medica, la (s) fiducia nella medicina, il passato dell'anamnesi, il futuro della prognosi, la nostra personalità, le nostre paure e difese.
Sulla malattia e l'essere malati si è scritto molto, meno sulla diagnosi e l'essere diagnosticati.( O con Internet, sull'autodiagnosticarsi, solitari esploratori dei nostri sintomi.) Le diagnosi - tuttavia - non sono sentenze e le malattie non hanno un significato: non sono metafore o colpe, ma possono abitare le nostre vite come narrazioni e mitologie personali.


                          f.

DIAGNOSI E DESTINO 1

 
 
 
" La paura della sessualità è il nuovo registro dell'universo di paura - sponsorizzato dalla malattia - in cui ognuno vive. " . (S. Sontag )


 MALATI SECONDO SONTAG ( Scrittrice americana nota per il suo impegno nella ricerca e a livello civile ).


(…)Alla fine degli anni Settanta, Susan Sontag scrisse un pamphlet
    ( Malattia come metafora. Cancro e Aids ) per ribellarsi all'idea
     della malattia come metafora, affermando che " non c'è niente
     di più primitivo che attribuire ad una malattia un significato",
     poiché tale significato è inevitabilmente moralistico".
     Un libro importante, che ha influenzato tutti i successivi studi
     nel campo della medicina sociale e della psicologia medica.
     Sontag ci mette in guardia dal pericolo di metaforizzare la
    malattia ma,rivolgendo il suo pensiero tagliente a malattie molto
    diverse tra loro, corre il rischio di generalizzare.
    Ha però ragione quando afferma che  " persino i nomi di queste
    malattie sembrano avere un potere magico ".
    Nel primo romanzo di Stendhal, Armance ,  la madre del
    protagonista si rifiuta di pronunciare la parola " tubercolosi"
    perché - pronunciandola - teme di affrettare il corso della
    malattia del figlio. Questo romanzo è ambientato all'epoca della
    Restaurazione, ma anche agli inizi degli anni Ottanta, quando
    mia madre si ammalò di cancro, erano molti quelli che 
    preferivano dire che " aveva un brutto male".
    Quindi,è anche grazie al libro di Sontag se il potere ingannatore
    delle metafore applicate alle malattie è diminuito. Ma le
    metafore, anche quelle che non ci piacciono, fanno parte di noi.
    E' difficile pensare al " mal sottile" della Signora delle Camelie,
    all' Aids di Foucault, all'epilessia di Dostoevskij, alla psicosi di
    Van Gogh e al cancro di Terzani ( " Ormai mi incuriosisce di
    più morire. Mi dispiace solo che non potrò scriverne "), senza
    la scia di metafore che queste diagnosi portano con sé. E pur
    prendendo le distanze dalle dimensioni collettive della metafora,
    non possiamo ignorare che le malattie sono anche metafore e
    rappresentazioni personali. Eppure Sontag è irremovibile:
   nessuna metafora,nessuna mitologia,nessuna psicologia,nessuna
   interpretazione. L'immaginario della malattia - dice - non fa che
   peggiorare la vita del malato e spesso è più difficile da debellare
   della malattia stessa:

   " Si parla della malattia come di qualcosa che ti dona nuova
     profondità.  Io non mi sento più profonda, mi sento appiattita. 
     Sono diventata oscura a me stessa "

 
         Vittorio  Lingiardi   da   Diagnosi e destino




DIAGNOSI E DESTINO 2



(…) Il ricorso alla psicologia e alla cultura sociale- dice Sontag - è
       punitivo e sentimentale e ci porta a sovradeterminare il
       significato della malattia.Poiché una malattia - prosegue -altro
       non è che una malattia:un virus, un batterio,un errore genetico
       Farne una metafora equivale ad usarla in modo malato per
       colpevolizzare  il malato. Ogni pensiero metaforico sulla
       malattia va evitato. Ogni suo elemento di identificazione con la
       morte, viene attaccato da Sontag in quanto espulsione del
       concetto di guarigione da quella malattia. Per mostrare l'apice
       di questo atteggiamento, cita la definizione che Kafka assegna
       alla tubercolosi: " il germe della morte stessa ":

    " Sono arrivato alla conclusione che la tubercolosi, come ce l'ho
      io, non è una malattia particolare, un male degno d'un nome
      speciale, ma soltanto una maggiore intensità - per ora non
      valutabile nella sua importanza - del germe generale della
      morte "

      Ma è veramente possibile,umanamente possibile espellere dalla
      malattia il concetto di morte? Ad esempio  "il cancro è una
      malattia,non una sentenza",e non tutte le malattie sono mortali,
      ma ogni malattia non contiene forse un elemento depressivo,
      inevitabilmente legato se non alla morte, almeno al morire, alla
      caducità? Che cosa dobbiamo farne? Combatterlo con il
      diniego? Con il vitalismo, la maniacalità? Arrendersi oppure
      dichiarare guerra alla malattia, come Oriana Fallaci?:

    " Dopo l'operazione chiesi di vederlo.A colpo d'occhio sembrava
       una pallina di marmo, innocua, quasi graziosa. Dopo alcuni
       giorni lo esaminai al microscopio, e mi resi conto di che cosa
       fosse capace riproducendosi.Capii che avevo un nemico dentro
       di me:un alieno che aveva invaso il mio corpo per distruggerlo
       Ora abbiamo un rapporto di guerra: lui vuole ammazzarmi, io
       voglio ammazzare lui "    (…)



               Vittorio  Lingiardi    da     Diagnosi e destino

mercoledì 2 maggio 2018

LA PRECISA CONFUSIONE




                                                         Persone che coniughi in " amare"...



CI CERCHIAMO NEL SONNO

Ci cerchiamo nel sonno
a manate pesanti - il mattino -
con i piedi nel caos.
Poche cose da dire:
che siamo due ragazzi,
due vecchi -
a turno, un ragazzo,
un vecchio.
Non siamo qui per caso.
La confusione è precisa
in amore.


                                ***



NON POTREI VIVERE

Non potrei vivere
senza lo scambio termico
senza tenerti i sogni nelle mani.
Sei tu la mia temperatura,
tu sei il maestro del tempo di cottura.


                                ***




MI PIACCIONO LE PERSONE CHIARE

Mi piacciono le persone chiare
percorse da sguardi trasparenti
persone che coniughi in " amare"
con un vago sorriso in mezzo ai denti.

     
                                            ***




STRINGIMI AL COLLO

Stringimi al collo
monili avvelenati
le serpi e gli scialli.
Lanciami addosso
un brano di sciacalli.
Stracciami il sonno
scavalcandolo dagli occhi.
Gettami spilli e polvere
a manciate.



                                        ***



SCELGO LA PORTA STRETTA

Scelgo la porta stretta
il lato d'ombra del rasoio.
Sfiorarti per non romperti
toccare la parete più sottile.
Non fecondarti. Leggere.




           Vittorio Lingiardi     da    La confusione è precisa in amore



domenica 15 ottobre 2017

LA VERITA' - VI PREGO - ( sulla psicoanalisi )




(...) Pensare poeticamente mi sostiene e spesso mi governa. Ho
      iniziato a scrivere poesie intorno ai vent'anni: mia madre si era
      ammalata e morì di lì a poco. Poi ho capito che la poesia era
      un modo per dare una forma al dolore, quindi per contenerlo e
      anche conoscerlo. Come scrive il poeta Robert Frost : A poem 
      is an arrest of desorder. Con il tempo ho scoperto che ogni
      grande affetto ha una sua forma e così ho iniziato a scrivere
      anche per l'amore e non solo per la morte.
      La poesia, la costruzione del verso, è diventata il mio modo di
      osservare il mondo. Qualcosa che al tempo stesso mi tiene nel
      mondo, il " punto fermo del mondo che ruota", mostrandomi la
      sua bellezza, e mi distrae dal mondo, lasciandomi in compagnia
      delle immagini. Uno stato della mente che a volte può aiutare
      in seduta, e comunque facilita il compito di stare in contatto
      con la memoria, i ricordi, le attese, i sogni. Hillman parla di
     " Una base poetica della mente ". Quando hanno chiesto a
       Bromberg quali aspetti della sua storia personale avessero
       maggiormente interessato il suo interesse per la psicoanalisi,
       ha risposto :" Penso che il fattore più importante sia stato il
       rapporto con mia madre. Che non solo scriveva poesie, ma era
       poetessa per natura".
       Quello di poeta è stato il mio secondo coming out, quasi più
       difficile del primo. Il poeta è nudo. La poesia non vuole
       infingimenti. La verità. vi prego...... è un incipit poetico che
       investe l'altro del nostro bisogno di conoscenza. L'invocazione
       di Auden riguarda l'amore, ma è egualmente appropriata per
       la psicoanalisi. Analista e poeta sono figure in ascolto, alla
       ricerca di una verità personale, idioma, origine di sé e dell'
       altro. L'architetto catalano Antonio Gaudì diceva che la
       originalidad es volver ad origen.

      Si alzò e andò in bagno
      la giacca lasciando
      timida sullo schienale.
      Mossi la mano
      cercandone il segreto:
      tasche trovai cucite.
      Tornò la faccia lavata
      in sorriso. Non aveva segreto.
      Era come la giacca:
      superficie pura. Tutta faccia.


     Vittorio Lingiardi    da   La vocazione della psiche



           

venerdì 13 ottobre 2017

CAREZZE




                                                                    La dolce carezza ( Mimmo De Pinto )



                            " Alcuni sciocchi chiamano freddezza
                     il precipizio che sovrasta la carezza".


                                    Vittorio Lingiardi