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lunedì 13 maggio 2024

UN CANZONIERE PER DANIELE

 


                                                             Continuo a scrivere di te...




Giorni senza la conoscenza

la primavera serpeggia nel cuore

delle forre.

Ascoltavi gli Alunni del Sole,

nel millenovecentosettantaquattro,

la notte non aveva fine ed era

l'inizio della tua vita con me.

Adesso nei campi di grano visti

dall' alto devo leggere i segni:

parla il mondo creato dal tuo seme,

invade i paesi della terra

l'oscuro appartenersi

( giorni fulminei, fatti enormi

dalla sola apparizione della pioggia ).



                                                 ***


Nei pochi metri quadri tu sei

anche al principio dei venti,

punta dei temporali che ritornano

a portare terra alla valle, sabbia.

Le sconnessioni delle ore fanno

apparire il tuo volto

e lunghissimo è il percorso della mano

alla tempia.

Ore d'improvviso calme, sicure

dalla bellezza del mondo

le devo a te, che continui a insegnarmi,

a ripetermi.  Non dimenticare

dove sono nato, non dimenticare 

niente

che appena sia accaduto.



                                                  ***


All'improvviso la valle è più grande 

della valle, non vi stanno più chiusi

i segni che vengono,

si amplia, respira come un organismo

pieno di buchi

e vuoti.

Precipitiamo dietro le sue foglie,

dai suoi grani indietro dove riposa

la sera che non finisce.

Cielo, temporali, uccelli

sono i compagni

segnati sulle carte :

difficile, difficile sognare

il ritorno di cui lasciano tracce

elettriche nei campi.



                                                ***


Continuo a scrivere di te

come se tutto fosse in salvo...

a volte la sconfitta

mi sta davanti, mi guarda lasciva.

Un pomeriggio quasi d'estate

spunta una foto luminosa e aperta,

il mondo ancora corre, eppure tutto

è custodito oppure non lo è.

Mi chiedo se sia vero, cresce un'erba

vorticosa sugli occhi:

se non è vero niente,

se è così,

ritorni come una ferita aperta.

" La pace è questa ", ascolto

sussurrare,

le braccia aperte all'abbraccio di sempre.



                                           ***


Nella tua stanza sono entrati

l' ultima volta gli uccelli,

la mattina di luce in cui portammo

via le tue cose, ammassando amorosi

gli abiti, gli altri oggetti,

il ricordo di te.

Ho dato spazio dentro me a tutto :

troppo tardi o troppo presto eri venuto

al nostro appuntamento, 

dopo la nascita il primo in cui

dovevo io generarti dal fondo.



                                                ***


( Inedito )


Tra poco entro in territorio ignoto,

oltre la linea fissata da te,

di questo non so niente, questa stasi

dell'ora, della sorte,

un discendere lento, fino a dove

non so e non sappiamo.

Come potrei comprendere la storia

che non sia stata tua?

Io non voglio che approdare alla riva

del nostro essere pari,

come gocce che un benevolo nume

riunisce in stilla e poi lancia nel mare.




                          Daniele Piccini   da     Canzoniere scritto solo per amore



venerdì 2 febbraio 2024

CANZONIERE SCRITTO SOLO PER AMORE

 


                                                 Sotto il fiato del cielo sono rimasto solo...




Sotto il fiato del cielo 

sono rimasto solo

e guardo questa estate

senza leggenda andare.

Tu sei la mia fortezza, il grano alto

degli anni infiniti che non tornano,

e di quelli incalcolabili, dopo.

Solo non ti dimenticare e abbi,

anche solo un istante, quel tuo volto

di ragazzino punto da uno spino,

quel sorriso che buca la tristezza,

così ho imparato a vivere.



                                            ***


Fino dalla costruzione del mondo

era fissato che ti cercassi dopo

tra le figure, ombra 

che si accampa e m'accora.

Non troverai di lui che tracce incerte,

non troverai che segni

che è stato e che sarà : a te guardare

con occhi non ingombri,

con amore lontano.

Così qualcuno. E io a doppiare mete,

a fermare il respiro giunto a questa

età di limite oltre cui si stende

il non mai preso mare.

Non più del tempo tuo sarà il mio

ti ridicevo, e formulavo algebre

che trovano per scoglio il tuo paterno

volere la mia vita

all'infinito.



                                                     ***


Tornando presso un luogo, come in sogno,

chiedi di ritrovare la persona

con la quale vi fosti : all'improvviso

il tempo è obliato,

ti pare di toccare

la figura di ieri.

Ma stringerla è impossibile

e chiedi a Dio, ai sogni

dove alberghi la forma che hai cercato,

che hai sentito vicina,

richiamata dal nome,

dal seme del passato, del futuro,

mai come allora vicini, compressi

fino ad essere nodo del risorto.



                                                  ***


Toccavi anche tu quel limitare,

quello stare vicini alle ultime 

cose, a salutarle.

Le cose si tramutano in ostie,

a traverso ci vedi

primavere d'attesa,

vigilie delle storie

che non hanno mai fine.

Non c'è più quasi nessuno, animali

e nessun altro, a dare il fiato buono.

Anche tu traversavi questo lembo.

Dove sei mai: se potessi sfiorarti...

La forsizia si accende come folle,

emana luce da dove non so,

dà una felicità terrena ignota.

Presto sarà per noi soltanto il giallo

delle piante la squilla da ascoltare.

Tu che lo sai, non lasciare il mio fianco

per la volta più pura.



                                                      ***


Andrò via senza occhiali e non vedrò

il volto molto amato.

Così dovremo forse avvicinarci,

porgerci mano al viso,

ripercorrere il filo

di una somiglianza.

toccare i solchi discesi dagli avi

fino a una radice più remota.

Indivisi saremo, occhi negli occhi

spenti, abbagliati dall'identità.




                       Daniele Piccini   da   Canzoniere scritto solo per amore


             


mercoledì 16 gennaio 2019

INIZIO FINE

 
 

                                                        Che cosa sia il tuo sonno adesso…


Giacomo, la tua voce
si spezza nelle generazioni vuote
che separano vite quasi uguali,
tra pochi fiumi, crinali che uniscono.
Sono a cercarti queste sparse nubi,
le pecorelle eterne, la tempesta;
vorrebbero risponderti le cose
che hai chiamato:
che cosa sia il tuo sonno adesso vedono
passeri ancora soli
e una nuova Nerina, che ora lei
vorrebbe te che muovi ad adunanze.
Viene a cercarti, per dirti a chi ride,
la Primavera, ma tu già lo sai:
ardi in tutte le cose che ragionano.
Sulle siepi ritorna ancora il fuoco
delle lucciole che dura sì poco.


                                         ***


Un soffio nel creato, senza centro,
che non leghi più altri alla catena
ma produca una maternità oscura
per le bestie smarrite, per le specie;
generi nuovamente ciò che c'è,
lo sollevi e distolga dal terrore.
Lascia che si riformi per passione
una bolla senza più genitura
che le accolga le cose - tutte quante -
orfane e smenticate, che le medichi,
le rialzi per essere mandate
libere nella favola di grani,
di girasoli che più non si bruciano,
di tempeste imminenti, ferme al soglio.


                                          ***


Ora è il tempo di entrare nell'inverno.
Sfiammata la stellata,
è la via battuta dai tordi,
dai tempestosi suoni dei colombi,
dai soffi delle tortore
che si ripetono al mondo.
Batteranno ore e ore alla torre
di un borgo, senza alcuno a
svegliarsi, senza l'alba
protetta da un chiamare.
Ora vieni, che è inverno,
scendi con noi a distendere ossa
dissaldate dal freddo,
il sangue morto dell'anima idraulica
sì che si svegli il soffio. O scenda immane
- doppia e senza fiammella - un'altra pace.


                                    ***


Ho toccato stanotte
i confini del cosmo,
di là una coltre lattiginosa,
il vuoto a confinarlo.
Qui cominciò la nenia, qui finisce:
il campo estremo non più coltivato
e poi più niente: il ricordo s'arresta
dove principia - sempre .
Fa' che chiuda, fa' che chiuda le mani
a stringere qualcosa, fosse pure
la mano di qualcuno andato via
ma che lasci la traccia nella mano;
fa' che ci sia - tra una traccia e l'altra -
ancora la mia vita.


                                           ***


Se il dolore fosse questa spina,
questa lunga dorsale della vita
forse non saremmo altro che niente,
e dobbiamo ringraziare
che ci venga a visitare e ci porti
notizia delle cose
che nell'ombra ci appaiono e nel turbine.



                         Daniele  Piccini   da      Inizio Fine


lunedì 20 agosto 2018

IL DESIDERIO DI DANIELE

 
 

                                                     Sei un diamante che rompe la luna...



Sono colpevole di desiderio,
una ferita centrale che sanguina
di tempo in tempo e che non si rimargina,
fonte d'acqua battesimale e fango.
Tu, di tutte le cose la più pura,
non riesci a compiere la loro ansia
stai inchiodata alla povera fattura
vulnerata dai fuochi, rivoltata.
E non rimane angolo del tempo
sottratto al divenire della mente
che riconcilia, ridipinge, immagina
tutta la vita fatta e ricreata
dentro il buco della mancanza, il tondo
in cui respira, da cui ancora vieni.


                           ***


Oh se almeno nel sogno lei si facesse incontro,
ma non può: il creato
è desiderio che si sparge invano.
Vero è che appare spesso di tra i volti del tempo,
prende le fogge d'una
delle più ingenue o delle più sventate
che offrono la loro primavera,
ma come suscitate, così il vento le turbina
e spariscono agli occhi : non al cuore
che per mancanza tremola, vien meno.
Devi desiderare, fin che avrà fine il fuoco
e potrai - nella cuna - riposare.


                                ***



Se in qualche posto della terra sei,
forse è meglio saperti
al sicuro dalla prova finale;
rimani a lungo a preparare intrugli
per la sera terribile
del nostro incontro, un tavolo,
una sala operatoria, un caffè,
dovunque avremmo forse
avuto appuntamento.
Tieni a lungo segreta la ricetta
dell'odore del fieno del tuo seno,
nascondi i tuoi capelli sotto cuffie,
confondimi: così sono dette
per non essere intese le parabole.


                      ***


Parli all'orecchio del cavallo,
sussurri, soffi
nella cassa armonica
e lei diventa una conchiglia
che espande le lingue sottomarine:
porgo orecchio e non sento soffiare,
non ascolto il gorgoglìo che suona
internamente nel cranio, strumento
da fiato del cavallo che hai amato e ripeti
di amare anche adesso.
Mezzogiorno lunghissimo
di un lunedì che ci separa, mentre
prima i giorni ci univano:
continua a dare voce alle orecchie
pazienti che risuonano.
Ti sentirò un giorno,
ti sentirò.


                             ***


Dove sarai a quest'ora di sera,
la più dolce del giorno a chi pena…
Il desiderio è una fitta del sogno,
sospende il fiato, la gravitazione,
mentre i cani dalle aie si lamentano:
il tempo astrale si ferma nel cuore
senza che nulla si possa cambiare,
solo si rompe il ritmo delle ore,
il respiro si mozza alla tua immagine.
Sei un diamante che rompe la luna,
buca di colpo la quinta del petto
dove invecchiano solo vecchi amori.


                               ***


Sulla bergère di una stanza d'albergo
vedo il tuo corpo di spalle in ginocchio
aprire un arco colmo
come un dorso lunare: già mi spoglio
e le luci calano ( è un sogno? ) e nel punto
di essere al tuo dosso, con le mani
che premono, il respiro…
Sento un fiato di vento tremolare,
una scossa che fa di te una torcia
e di me - in tanta notte - un fil di fuoco
dentro il buio di te.


                      Daniele Piccini    da     Terra del desiderio


UN MONDO DI MARIONETTE 1

 
 
 

                                                Tornerai? Io non posso aspettarti, ma tremare…



Di te arrivano segni luminosi
non parole, ma aliti ventosi,
finestre che lampeggiano,
ore al riparo, ore della notte
in cui ti ascolto nel rosario d'anni,
di fatti annoverati alla leggenda.
Di te ormai non stringo che la foglia
senza fiore del puro desiderio,
infelice per sempre,
e in questo tuo fratello, fino a che
anche noi ci vedremo, oltre la fiamma.


                         ***


Di ogni nostra notte ci rimane
una sonora ombra o un'onda vuota
dove il divino o il doppio dell'umano
si specchiano, rompendo le catene.
In ogni notte è il segno di una vita
possibile, futura o andata via;
compaiono animali che hanno avuto
per pochi anni il bene della vita.
Cercando di afferrarli, vedi bene
di che materia inferma sono i segni
e quale lieve trama è il nostro essere.
Eppure impressa a fuoco è la visione
del volto amato che riprende forma,
già risorto nell'ombra della mente.


                            ***



Quando nei sogni appari non più cinta
da spine nere, vengo
al tuo cospetto, davanti all'orgoglio
del corpo nudo che splende sicuro.
Allora è bianco il quadro:
decidi di voltarti e di allacciarmi,
di prendere con te il desiderio
e farne un pane che poi piano lievita,
fino a riempirti, a darti con l'oblìo
un antico, antichissimo sorriso.



                              ***



Negli attimi del tempo è difficile
perderti, risucchiati da Speranza
che non vuole morire. Tornerai?
Io non posso aspettarti, ma tremare
che è la mia strana e più vera preghiera.
Tra ciò che esiste e ciò che non esiste
c'è una cortina di ricordi eterni,
di attese morte e perciò anche più vive-
di desideri - sì, verrai, col passo
mortale di quegli anni a conciliarmi
il sonno grande.


                         ***



Ho fatto male ad uscire alla luce
per te: nel buio, nella notte cava
del ricordo che mèmora,
che inventa la sua fiaba,
dovevano restare le parole.
Forze remote, brocche di acqua incauta
si offrivano alle labbra risospinte
verso l'origine buona del tempo.
Invece ho dato corpo all'ossessione
che gira con il mondo, con le notti
che vanno dietro ai giorni. Invece ho tolto
a me ogni maschera per essere io:
inesperto di mancare così
all'assoluto del bene pensato .



                         ***


Gli interminabili volti
con cui mi togli il fiato
sono le sentinelle
di una chiara venuta:
tu che compari - con passo insensibile -
e sciogli i nodi in petto.
Tu che la treccia oscura -
di donna in donna, di età in età -
dissolvi con un soffio
divenendo la sposa primigenia,
la sposa da cui scivola l'affanno:
tu che solvi i sigilli del creato
troppo a lungo velato.


                        Daniele  Piccini    da       Regni

UN MONDO DI MARIONETTE 2

 
 
 

Oh tenera, ci sono
più cose nei tuoi occhi
che sotto il cielo… nelle carte fitte…
dentro le lingue materne e paterne…
più cose nei tuoi occhi
che nei milioni di segni graffiti.
Ci sono nei tuoi occhi i duri verdi
di primavera che frange l'inverno
e nel tuo corpo la valle distesa,
aperta per la pace
e il desiderio - ancora.
Ci sono nei tuoi occhi
i primi segni
della creazione che trema nel petto
teneramente - come appena nata .


                           ***


Se tu ti volterai sarò perduto.
Prosegui per la curva
del fiume nella valle
lungo i campi di sonno.
Non appartengo più
al possibile dono,
all'evento che preme oltre l'adesso:
sono nel cuore buio
di tutte le esistenze. Non sfiorarmi
e non chiamarmi a quello che sognavo,
non esisto se non come si deve,
chiuso al domani, che ti batte in petto
come una canzone .


                         ***


Il corpo della donna splende amaro
come una pasqua d'azzimi:
veduto o intraveduto dietro i sogni
è la chiave di un cosmo che si piega.
Sostienilo con braccia trapassate
dalla necessità del desiderio.
Il fuoco non si spegne, il fuoco cova
nella parte che manca del sentiero:
da ogni punto inganna la tua immagine,
doppia o molteplice che insegue il fiore
del padre e di altri avi già passati
per l'amara spianata della sete.


                             ***



La gioia è così breve: in queste storie
entra come un abbaglio,
sempre per lei che appare, che ci aspetta
nella notte votata ad un segreto.
Così diceva. E l'estate infuriava
di nuovo dentro i sensi.
Così, e io non seppi che rispondere.
Né se volesse dire che la gioia
non è altro che un fiato;
o che inseguirla costa sangue e lacrime.
Vedevo la Perduta e in lei i beni
promessi tutti quanti.
Vedevo, tormentavo la mia fede
nell'incompiuto perché ritornasse.


                           ***


Non potrai mai pensarlo come perso
sebbene non risponda e la figura
si faccia grigia, o fioca.
Anche quando la nenia delle stelle
ne avrà disfatto il volto
che fu più caro dei tuoi stessi giorni,
egli riposerà dove potrai
sentirlo tuo, da capo.


                        ***


Con la mia solitudine
curerò, saldando le ferite:
nuda come la povertà è la fede
e io ti aspetto, forma
dove adagiarsi il tempo
di attendere un ritorno.
Sulle ossa il freddo passa
poi soffia l'alito che io nemmeno
posso sapere, soffia
dentro di me lasciando mura vuote.


                             Daniele Piccini    da     Regni


  

mercoledì 6 dicembre 2017

IO CHE NON CREDO AL MONDO

 
 

                                                             e neanche lì posso vederti, adesso.


Io che non credo al mondo
penso tu sia dentro di me da sempre,
ma forse occorre il soffio di una morte
lo schiaffo del presente
perché tu dica " io"
perché tu venga sopra
a questa nullitudine; e vedrai
come ancora si scrollano
i rami della neve
o tornano alla tana gli animali.
Io non ho fede in niente che ci accada,
guardo nel petto nascere le nubi
e il punto dove il buio fa il suo nido:
neanche lì posso vederti - adesso.


      Daniele Piccini    da     Terra dei voti