mercoledì 16 gennaio 2019

INIZIO FINE

 
 

                                                        Che cosa sia il tuo sonno adesso…


Giacomo, la tua voce
si spezza nelle generazioni vuote
che separano vite quasi uguali,
tra pochi fiumi, crinali che uniscono.
Sono a cercarti queste sparse nubi,
le pecorelle eterne, la tempesta;
vorrebbero risponderti le cose
che hai chiamato:
che cosa sia il tuo sonno adesso vedono
passeri ancora soli
e una nuova Nerina, che ora lei
vorrebbe te che muovi ad adunanze.
Viene a cercarti, per dirti a chi ride,
la Primavera, ma tu già lo sai:
ardi in tutte le cose che ragionano.
Sulle siepi ritorna ancora il fuoco
delle lucciole che dura sì poco.


                                         ***


Un soffio nel creato, senza centro,
che non leghi più altri alla catena
ma produca una maternità oscura
per le bestie smarrite, per le specie;
generi nuovamente ciò che c'è,
lo sollevi e distolga dal terrore.
Lascia che si riformi per passione
una bolla senza più genitura
che le accolga le cose - tutte quante -
orfane e smenticate, che le medichi,
le rialzi per essere mandate
libere nella favola di grani,
di girasoli che più non si bruciano,
di tempeste imminenti, ferme al soglio.


                                          ***


Ora è il tempo di entrare nell'inverno.
Sfiammata la stellata,
è la via battuta dai tordi,
dai tempestosi suoni dei colombi,
dai soffi delle tortore
che si ripetono al mondo.
Batteranno ore e ore alla torre
di un borgo, senza alcuno a
svegliarsi, senza l'alba
protetta da un chiamare.
Ora vieni, che è inverno,
scendi con noi a distendere ossa
dissaldate dal freddo,
il sangue morto dell'anima idraulica
sì che si svegli il soffio. O scenda immane
- doppia e senza fiammella - un'altra pace.


                                    ***


Ho toccato stanotte
i confini del cosmo,
di là una coltre lattiginosa,
il vuoto a confinarlo.
Qui cominciò la nenia, qui finisce:
il campo estremo non più coltivato
e poi più niente: il ricordo s'arresta
dove principia - sempre .
Fa' che chiuda, fa' che chiuda le mani
a stringere qualcosa, fosse pure
la mano di qualcuno andato via
ma che lasci la traccia nella mano;
fa' che ci sia - tra una traccia e l'altra -
ancora la mia vita.


                                           ***


Se il dolore fosse questa spina,
questa lunga dorsale della vita
forse non saremmo altro che niente,
e dobbiamo ringraziare
che ci venga a visitare e ci porti
notizia delle cose
che nell'ombra ci appaiono e nel turbine.



                         Daniele  Piccini   da      Inizio Fine


2 commenti:

  1. Música bella ma molto malinconica, come questi versi

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  2. Sì,è la "parola" dell'assenza definitiva, quella senza risposte e senza rimedi " Vengo cercarti fra queste sparse nubi"; quella che tocca il freddo e il dolore del tempo attuale " Ora è il tempo di entrare nell'inverno"; quella che spera di avere ancora - tuttavia - " qualcosa da stringere, fosse pure la mano di chi è andato via, ma che lasci la traccia nella mano…"
    Una " parola" che nasce da un cuore pieno di dolore e nostalgia e che ci tocca intimamente per la sua umana verità.
    Grazie

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