Visualizzazione post con etichetta Viviane Ciampi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Viviane Ciampi. Mostra tutti i post

lunedì 23 maggio 2022

IL FEMMINILE LUNARE DI VIVIANE

 


                                                               Siamo strani bambini...



Ahi, quanto mi spingo

fin quassù e quanto mi affido

e come mi affido

- non per sfizio bislacco -

e quanto procedo e come procedo

nel tuo pieno - vuoto silenzio

che non ha da essere


in attesa che il giorno sopraggiunga.



                                      ***


L'unica certezza sei tu,

che provi l'afflizione delle cose


ma non sempre i vetri di casa sono limpidi

compaiono aloni


qualche volta manca il tempo

per pulirli fino alla completa trasparenza.



                                           ***


Siamo strani bambini

finché con le stagioni 

ci guastiamo

e qualcosa sfugge

e infatti non siamo più

strani bambini

restiamo strani e basta.

Col tuo arcaico sguardo

ne sei testimone.



                                          ***


Qui per qualche tempo


della luce

- dell'origine della luce 

e il suo funzionamento -

nessuno sa più niente.



                                       ***


Luna piena stasera,

femmina fino al midollo.

Così voglio sognarla.

Invece, ho sognato me senza midollo.



                                        ***


Nello spazio irrespirabile

- detto fatto -

lei scioglierà le braccia azzurre

nascoste - nascostissime -

dietro la schiena

e forse cingerà le nostre spalle

e forse le sue carezze pioveranno.



                                       ***


Il meteo prevede cielo stellato

nottetempo,

domani ci sarà il sole

e nebbia tenace sulla Val Padana.

Della luna il meteo non parla

forse perché interrotto dalla pubblicità.

Allora lei si toglie gli occhiali

legge d'istinto le vicende.



                                    ***


Ha naso di segugio

veglia sulle cose che non durano a lungo.

" Buonanotte" dice la luna.

" Buonanotte" rispondiamo noi.


Lei luccica però,

noi siamo fiochi lumi del nonostante.




                   Viviane  Ciampi   da    Femminile lunare



lunedì 26 aprile 2021

L'ENFER ( di Bernard ), DIT- ON

 



                                                                       Bernard  Noel




" Il sesso ha bisogno dell'occhio perché pretende lo sguardo dell' Altro. Ma lo sguardo implica la distanza. Il sesso - quindi - chiama chi lo allontana e fà di lui un segno o un'immagine. Poi la situazione si capovolge perché il segno, creando il desiderio, suscita lo slancio che sta per percorrere la distanza e abolirla.
Gli amanti chiudono gli occhi e la loro unione costruisce allora un corpo d'amore, dove circola l'unità. Lo spessore fisico, aprendosi all' Altro, diviene  - all'interno - uno spazio analogo a quello dello sguardo, ma a rovescio. Lo spazio della fusione, dell'indistinto, dell'indicibile.
Gli amanti mantengono gli occhi aperti, e la distanza rimane presente fra i loro corpi. Questa distanza è - all'esterno - lo spazio dello sguardo nel quale i sessi cercano una sistemazione, delle figure, un gioco - tutte cose dicibili poiché le parole - eventualmente -  le prolungano o le sistemano.
Le immagini erotiche sono degli sguardi caduti dagli occhi aperti di Eros, ma abitano anche gli occhi chiusi del corpo d'amore. Corpo d'amore o corpo di Eros, che si amano per l'amore o per il piacere, il loro sesso è la rispesa individuale praticata contro la specie.
Ma la specie rende fittizio ogni atto sessuale che non ha come meta di riprodurla.
Eros non è il dio che crediamo.
Eros è il dio della finzione ."

                               ( Viviane  Ciampi  )






divino fu il triangolo
e ora
in broccato di peli

una lunga storia
lei qui cerca
l'umano passaggio

un grido
poi l'azzurrità
d'essere sulla terra

colei che porta il segno
nuda incede
la superficie la guarda

e lassù 
niente
un buco complice.


                                           ***

l'oscuro lavoro
sfiora la tenera pelle
annerisce la schiena

nessun volto
il tu s'inarca
un muro d'amore

e l'apparato gode
da dietro
il leggìo delle spalle

sorregge piegati
tutti gli sguardi
che non scambieremo

dimmi dici tu
ma l'intimità
è come la sirena.


                                         ***

l'aria si corica
e sul pavimento
muove la notte del tempo

oppure la marea verticale
innalza una campitura di memoria
un appannarsi di lingua

si scorgono membra
e qualche immagine crollata
nel suo stesso riflesso

la bellezza
un sesso sotto le acque
una barba di pietra

due gambe più strette
delle palpebre
della morte.


                                             ***

una lacrima di vita
l'origine che sgorga
come latte

dall'altro a noi
un solo cordone
l'attesa

ogni erezione
cagiona al cielo
una nidiata di sogni

che il solo sia solo
il sangue che batte in lui
è più denso dell'ombra

nella cripta
ove l'occhio s'addentra
vergine è la notte.


                                              ***

il fiato degli dei
genera montagne d'aria
nuda è la terra

sotto
come un coltello
o la piega adultera

il lavoro dell'amore
chiazza le bianche alture
e la maschera dei fianchi

copre il cielo
la brama d'ingannare la morte
è il volto

oh il segno
dal più in basso eretto
per gridare no.


                                             ***

ogni specchio
è la tomba del cielo
oh nuvole

tante natiche
inutili al desiderio
così che il sesso è franto

dentro la sua stessa immagine
dove va la carne
che s'immagina

moriva un dio
di non essere che quello
e il riflesso

costruito da tutto
il nulla
segreto.


                                        ***

una pietra piana
il congegno delle lacrime
l'ombra delle chiome

si è contato troppo
troppo sferruzzato l'ore
la luce soffusa

il mondo è negli occhi
come il sesso
è nel ventre

lo sguardo sgrava
di se stesso
vede

a perdita d'occhio
l'ala
e il presente ch'essa è.




                              Bernard  Noel   da    L' enfer, dit- on




mercoledì 28 ottobre 2020

DISTURBO E FOLLIA IN VIVIANE



 "La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro Io."

                                             (  C. G. Jung )


CAPPUCCETTO ROSSO


Madre, non c'è un solo lupo

ma tanti lupi in questo bosco

e carne di bambine prediligono.

E' forse un male ai loro occhi?

Madre, dopo il fatto

un gendarme m'interrogò.

Chiese:

Con quale lupo hai parlato?

Com'eri vestita?

Quale svago ti propose?

Il lupo ansimava?

Ti tolse il cappuccio?

Ti fece spugnature?

Ammettilo, un po' ti piaceva il gioco!

Madre il gendarme dall'aria vischiosa

le ginocchia mi teneva

con occhi da lupo e ragione annebbiata.

Al palato aggrovigliai la lingua.

Dapprima rispondevo con candore di bimba

poi muta restai

a nuove domande.

S'offese il silenzio.

( Scrivila tu - lettore - la morale )



                                           ***




SETTE NANI BIPOLARI


Sette. Non uno di meno.

Così dolci e perdonabili.

Eccitati talvolta

oppure distaccati.

Rovinati dalla simpatia intermittente

affabulatori impenitenti

o bugiardi seriali.

Camminano in fila

- elongazione dei passi tra i pioppi -

fino alla casetta dall'architettura allusiva.

Un'improvvisa luce ingigantisce l'ombra

un secondo abbaglio la rimpicciolisce.

Biancaneve li chiama bipolari

pensando siano folli

ma la ragazza - confusa -

fa di tutta l'erba un fascio.

Loro - rispetto alla follia -

mancano di logica.



                                                ***


LA MATRIGNA DI CENERENTOLA


Fatti le unghie per il ballo a corte

- mia figlia di risulta -

passerò a picchiarti sul collo del piede

sulla nervatura delle dita

ti strapperò l'imene

- stupido roditore

in attesa solenne -

lo strapperò coi denti

ricucirò i lembi

lo farò mio

e tornerò operativa

per gioire

o per drenare il mio rancore.



                                                ***

CENERENTOLA DOPO UN ANNO DALLE NOZZE


Ho l'alluce valgo

non porto più scarpette

mio principe.

Perverso narcisista

enigmatico e tortile

indebitato dell'io.

La tua follia è crederti re.

Tu canti come si uccide.

Capriccio

         vezzo

            automatismo

oppure malattia.

Ognuno si fa scudo della propria storia

ognuno ha le proprie ragioni

che come sai sono tutte ottime ragioni.



                                             ***


BARBABLU'


E questa non è una fiaba

solamente neve - ma tanta

una triplice dose

ospitata a iosa nelle gabbia.

Stipati gli ardori

non sollevate il coperchio dei segreti.

L'orco qui

- fogliolina sulla fronte -

al tavolo delle congetture.

Provo di orologio al polso.

Li ha buttati via tutti

prima di inghiottire il tempo

su fogli di focaccia

e la lingua - la lingua -

approdata nell'irrevocabile.

L'odore indugia nella barba

neppure il sigaro lo porta via

e quello sguardo nel dipinto

è dardo foriero di brutture.

Barbablù enigma.

Barbablù enigma di chiavi macchiate di sangue

provenienti da una stanza proibita.

Le ha lasciate in bella vista:

saranno l'ultimo oggetto

stretto nella mano di spose curiose.



                                           ***


POLLICINO SUL SENTIERO DI CASA


L'arte di cavarsela 

col pane stavolta.

Usa la furbizia

a suon di briciole

sarai sempre innocente.

Ma perdersi era una

così brutta idea?

Qui taccio

affinché risposta esulti.




                                           Viviane  Ciampi      Inediti


giovedì 12 settembre 2019

I FINTI AFFETTI DI VIVIANE

 
 
 
          Chiedendoti l'ora e il giorno…
 
 

FINTI AFFETTI

Non ci giurerei sono sincera
non ci giurerei ma era l'alba
e non so chi parlasse nella stanza
per il chiasso del Rodano
il vaso dei fiori qualcuno lo aveva spostato
di questo sono certa
il profumo si allontanava
e aveva riempito meravigliosamente il mio angolo
in precedenza.

Ora le ombre si muovono piano
una soltanto si avvicinò
farfugliandomi qualcosa vicino all'orecchio
senza toccarmi.
Smisi di respirare
come in uno strano dormire
allora la voce si fece nitida :
regalami un fiore
ti mostro il mare.

E io in bilico sulla finestra.


                                             ***

PICCOLO INGANNO

Nell'unica foto che possiedo di te
sei ritratta che guardi una foto di me.

Nelle foto c'è come un inganno
dicesti quel giorno
oscurando lo sguardo.
Infatti non ti riconosco
oggi
in quel fissare l'immagine mia
nel silenzio d'erba alta
con occhi gravi, gravissimi,
già forieri d'altro destino.


                                               ***

DI QUEL CIELO

Eccoti sospesa
in un'amaca confortevole

piccolo movimento
lento
appena un'idea che ondeggia.

Corso d' eloquenza
d'una farfalla
già tornata
al gran ballo d'estate.

Una distanza ti separa
da ciò che brucia
e ciò che brucia non ha nome.

E' come entrare
in un libro dell'infanzia
senza foresta, senza fate,
senza eroi,
senza storia.


                                           ***

INCONTRO

Che vieni a fare sull'orlo del mio letto?
Cigolano le molle
che la vita aveva fiaccate.
Guarda - per la strada - il manifesto
della crudeltà
marchiato di scritte sagaci
per due terzi della sua altezza.
Questo mondo soprappensiero
tira inenarrabili colpi di tosse
vuole troppa concretezza:
chiodi bulloni e viti.
Fai finta di non vederla
la spada
che scende dalle stelle veritiere.
Io, per mio difetto,
non intendo fino in fondo il tuo pensiero.


                                        ***

L' ORA E IL GIORNO

Ho freddo alle natiche
a furia di star seduta
sulla mia stessa pietra tombale
di purificarmi nel lavacro
chiedendoti l'ora e il giorno
della rinascita.



                       Viviane  Ciampi    da    Pareti e famiglie