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sabato 14 novembre 2020

ADOVIOLENZA 1

 

 "Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, ma l'indifferenza dei buoni ".  ( Martin Luther King )

" Il mondo in cui i ragazzi e le ragazze di oggi sono immersi è un mondo in cui - in effetti - sono caduti tutti i sembianti e tutti i veli. Non sembra esserci più spazio per credere non solo nelle diverse figure dell'autorità, ma neanche negli ideali che hanno mosso le generazioni che li hanno preceduti: politici, religiosi, sociali etc. I tentativi di costruire dei movimenti ideali intorno cui aggrapparsi e che diano un senso all'esistenza, vengono immediatamente fagocitati e trasformati in nuovi oggetti che alimentano la macchina consumistica : ne sono un esempio la miriade di gadget all'insegna dell'ambientalismo che hanno invaso il mercato, fino alle prospettive di una nuova crescita economica o di un radioso futuro basato sulla green economy.  Come enunciava Lacan, già nel 1972 : " Il discorso capitalista è qualcosa di pazzamente astuto: esso ingloba tutto, trasformando in oggetto di consumo, e quindi in plusgodere, ciò che potrebbe tradursi in ideale". Non resta - per alcuni - che aggrapparsi a un Altro assoluto, autoritario, feroce : dai raggruppamenti settari ai fenomeni di radicalizzazione. Ma anche le aggregazioni di stoffa piuttosto immaginaria che si costituiscono per mezzo dei social : " Si nota come prendono piedi oggi le teorie del complotto, al punto che ci si stupisce del numero di scolari, di studenti liceali o universitari che vi aderiscono. Si tratterebbe del loro modo di evocare il grande Altro, ma in una forma degradata e molto cattiva".

Dunque, i ragazzi e le ragazze del nostro mondo contemporaneo si trovano sguarniti di strumenti per trattare la pulsione, per addomesticarla, per canalizzarla.".



Paola  Bolgiani  da  Adoviolenza ( La psicoanalisi e la violenza degli adolescenti)


* Testo prodotto ad opera di  GRiM ( Gruppo ricerca minori )



ADOVIOLENZA 2

 

" Nel testo " En direction de l'adolescence" , Jacques - Alain Miller si interroga e ci interroga : la violenza può essere considerata un sintomo? La sua risposta è No: la violenza non è un sintomo, intendendo il sintomo per come Freud lo ha messo in valore: una soluzione di compromesso, la risultante di uno spostamento, di una sostituzione del soddisfacimento pulsionale. Il sintomo così inteso produce sofferenza e può diventare motivo di interrogazione, se messo al lavoro dell'inconscio. Ma se la violenza non è un sintomo, allora non dovremmo attenderci né sofferenza né interrogazione. La violenza fra i giovani è - quando lo è - fondamentalmente un problema per il mondo adulto e per la società. Tuttavia ciò non comporta ancora che si traduca in " sintomo sociale", sempre attenendoci alla definizione or ora richiamata di  sintomo. Un problema è ciò che si cerca di rimuovere, di cancellare, di risolvere, di debellare. Le risposte che vediamo dispiegarsi a livello sociale rispetto alla violenza fra i giovani, in genere testimoniano i loro effetti di impotenza: né la comprensione , né l'autorità paiono infatti poter arginare questo tipo di fenomeno.

Un sintomo - come detto - può produrre interrogazione. Ed è questa la prospettiva: lasciarsi interrogare dal fenomeno della violenza, per mettere in rilievo - prima di tutto - che occorre fare dei distinguo. Un'azione violenta può essere un appello, un richiamo all'Altro, affinché introduca o faccia valere quel limite che manca. Può anche essere un modo per individuarsi, costituirsi un'identità riconosciuta dall' Altro, per esempio come " bullo" o " teppista " oppure come appartenente a un certo gruppo violento: un'identità che non si lega a un ideale, ma a uno specifico godimento. Un modo per dire, per riconoscere e far conoscere l'indicibile; una sorta di cortocircuito attraverso il quale provare a trattare quello che riguarda solo se stessi con un predicato universale ".



   Paola Bolgiani  da  Adoviolenza ( La psicoanalisi e la violenza degli adolescenti )


* Il testo è stato prodotto da  GRiM ( Gruppo di ricerca minori )


          

ADOVIOLENZA 3


 " In altri casi, l'azione violenta può essere un modo di rompere i legami che l'adolescente sente come insufficienti, un modo paradossale per uscire dall'impasse del rapporto con l'Altro vissuto come mancante o carente, o peggio, come impostore, rompendo ogni ancoraggio. Ancora, l'azione violenta può essere un modo per cercare di trattare, limitare, circoscrivere un'angoscia debordante o invasiva, che in tal modo viene localizzata ( per esempio attraverso agiti contro il proprio corpo, o azioni distruttive ) e che produce - come molti ragazzi testimoniano - un effetto di sollievo. Infine  - ma l'elenco non è esaustivo - la violenza è soddisfazione " diretta" della pulsione di morte: il bambino o il ragazzo violento trova una soddisfazione nell'atto stesso di distruggere. Ricordiamo che Freud aveva messo in rilievo nella sua opera che in certe condizioni " straordinarie", come quella della guerra, gli uomini potevano lasciarsi andare ad atti di crudeltà e brutalità incompatibili con la loro morale in situazioni " normali". Aveva attribuito questo scatenamento al venir meno della funzione regolatrice operata dalla cultura e dalla tradizione: cioè dagli ideali. Aveva anche messo in rilievo come la libido, cioè la funzione del desiderio, potesse fare ostacolo alla forza oscura del godimento che la guerra può scatenare".




Paola Bolgiani  da  Adoviolenza ( La psicoanalisi e la violenza degli adolescenti ) 


* Il testo è stato prodotto ad opera di  GRiM ( Gruppo di ricerca minori )