mercoledì 19 settembre 2018

CANTI DELLA PRESENZA ASSENTE 1

 
 

                                            " Alle mie poete piace l'origine del nome " ( A.P. )



FLESSO DI GIUNCO                             Per Alejandra Pizarnik

Sei flesso di giunco avvolto
in memorie di telai ancora
in movimento, tessuti cosparsi d'occhi
e mani color della giada.

Vivi di una vivezza che cela e rivela,
le code spiegate al non vento - mosse
di vuoto lasciato dall'ala - la cura
di un tempo più caro allo sterno.

E' lì che si svela il mare allagato
degli affetti, la deriva delle carni prossime
all'imbocco del porto, ansiose nella loro
misura di simbolo giocato d'azzardo.


                                       ***


NELLA TERRA DEI FIUMI SECCHI         Per Ermelinda Oliva

Nel poco di un tempo screziato
essere minuta delizia, vivere
dell'altro il moto convettivo
verso il non so dove, la dispersione
dell'atomo raccolto di stella divina
biologicamente senza spiegazione,
se non nell'insistenza dello scrivere.

Nel quanto del quando raccogliere
gli ultimi frutti senza una stagione
dichiarata, senza un dire sbavato di polpa
a raccontare la predizione muta,
il dirsi di un luogo per essere dovunque,
anima femminile negata di una terra
agra, spicchio di speranza per i pochi.


                                          ***


VOLA   VOLA   VOLA                                 Per Sylvia Plath

Hai lasciato un vuoto d'aria
lì, dov'eri l'ultima volta che ti ho vista
tra lo stenditoio dei perdoni e la limonaia
aperta al gioco delle api.

Lo spazio non è bastato all'ossigeno
speso a conservarti i malanni, nel tuo
avvicinarti al battilemani delle bambine
in corsa nel cortile.

Sembrava l'inganno del Vola Vola Vola
invece eri tu che entravi e uscivi dalla porta
a vetri, che sbattevi come un colibrì
accecato e - forse già - non vedevi più.


                                      ***


NUMERO PRIMO                                       Per Hannah Arendt

Le tue algebre viventi per sottrazione
di combinazioni  - il tuo Libro della vita
attiva , il tuo sfidante numero primo -
l'intero, nella qabbalah della risposta -
tutto si spegne nell'arco dell'istante
ove la testimonianza si fa eco distante,
miraggio senza oasi a spiegare la sete.

Nemmeno le amicizie sostengono i tuoi piedi
in aria, nel rovescio che si arrotola
al bianco degli occhi, al non visto che si
lancia oltre il muro delle predizioni.
E nulla che spieghi l'esercizio, il suo svolgersi
secondo il rito delle parentesi, il tuo lento
avvizzirti di felce senza una carezza.


                                          ***


LA MONETA DELLA TERRA                   Per Desanka Maksimovic

Spendo la moneta della terra
carbonificando il nero trapassato
delle consistenze, passo
da linfa a fango senza segnarmi,
per la sola nostalgia dei petali
che hanno restituito un senso al giallo
di altre, più distanti primavere.

Completo nei tuoi fratelli minori
il dovere del sangue bambino, il gioco
delle mescolanze con il paesaggio tuo,
- interiore - in nome di un dio delle stagioni
come lo hai preteso e invocato,
quasi percepibile se visto da lontano
come la tua statua e la tua tomba.


                       Augusto  Pivanti      Inediti


2 commenti:

  1. Bello il brano musicale, mentre i versi non sono semplici da leggere e intendere...

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  2. Infatti.
    L'uso dei termini e i significanti/ti delle metafore- in questo poeta- si sono fatti più densi e pregnanti ( a volte ermetici ) nel corso degli anni e della maturazione personale e stilistica. Mi sembra comunque un autore interessante.
    Grazie per il tuo commento.

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