domenica 23 settembre 2018

MEGLIO SOLE CHE NUVOLE 1

 
 

                                 Non sono stati forse decenni di comico disastro ?


(…) No. Non ho veleggiato sui mari. Ho guidato verso sud sulla
      I- 95 per giorni finchè non è finita, e mi sono ritrovata di
     nuovo a Miami.
     Non è un paese per vecchie.
     Io non sono ancora vecchia,ma ho il cuore malato di un vecchio
     desiderio, e sono tornata in questo luogo di musica sensuale
     per capire se non sia arrivato il momento di congedarmi dall'
     amore .
     Che delizia essere liberi dal mostro che toglie il senno, la
     lussuria!
     Così diceva Socrate secondo Platone.
    
     Potrebbe essere.

     Sono quindi schizzata verso sud pensando: devo veramente
     dargli un taglio.
     Ma dare un taglio a cosa, di preciso? Questo devo chiedermi.
     Non sono stati forse decenni di comico disastro?
     Dovrebbe essere una buona cosa dare un taglio a un disastro.
     Mi sono fermata vicini ad Annapolis per andare a trovare mia
     madre. Lei sì che ha veleggiato sui mari dell'amore, fin dalla
     lontana Australia. La sua è stata una lunga carriera con gli
     uomini e mi ha trascinato con sé attraverso una sfilza di mariti,
     séguiti di fidanzati, seguìti da quella razza di uomini che
     spariscono all'alba, finchè - alla fine - i mari si sono prosciugati
     e lei è approdata a riva da sola. Mia madre è al corrente di
     tutti i miei vagabondaggi. L'andare errando, così lo chiama lei.
     Anche tu? mi ha detto una volta. Oh, povera cara.
     Quando ho parcheggiato davanti a casa sua, è venuta alla porta
     ondeggiando come un'acacia australiana: mia madre oscilla e
     si inclina anche da seduta. Ha perso la funzione labirintica,
     dicono i medici: una frase che ci ha stregato. Lei sostiene di non
     soffrire di vertigini; un giorno, all'orizzonte, ha cominciato a
     pendere e non è più riuscita a farlo smettere: tutto qui.
     Sono entrata e l'ho guardata sbandare e barcollare dalla parete
     al frigo, poi è crollata su una sedia circondata dai suoi uccelli
     intagliati e dipinti, aggrappandosi al tavolo per sicurezza.
     Guardati, le ho detto. Questa storia deve finire. Ti serve un
     progetto. Mi senti? Il progetto di dove andare a vivere nell'
     immediato futuro. E' arrivato il momento.
     Si è girata, guardando altrove. Non parliamo di me, ha detto.
     Parliamo di te, ragazza prepotente, com'è andata ?

     Che malattia il bisogno! Non ha fine?  (…)


                Jane  Alison   da   Meglio sole che nuvole

     

2 commenti:

  1. Molto interessante questo estratto, racconta con ironia cose che non saranno state semplici da vivere... Cambiare aria, anche per poco, fa molto bene, specie quando soffri ed hai la tentazione di fare il bozzolo nel letto, però ovunque si va ci si porta dietro la nostra storia, sofferenza, vita, cuore... Non si riesce a fuggire da noi stessi, anche se molti vivono ignorandosi anche per tutta la vita...

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  2. Come ho già sottolineato nella precedente risposta al tuo commento, non manca una certa venatura ironica che a volte salva la vita. E non è affatto semplice fare dell'ironia su se stessi ( specie in situazioni di difficoltà, dove la tentazione sarebbe quella di piangersi addosso…).
    Grazie del passaggio

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